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Pubblichiamo l'articolo del Direttore de "ilbrigante", Gino Giammarino, che ringraziamo per averci autorizzato a pubblicare. Un articolo da meditare, per tutti noi che da anni ci battiamo per una rilettura del passato del Sud-Italia in vista di un futuro migliore.

Grazie e tornate a trovarci.

[email protected] - 25 maggio 2005

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Fonte:
ilbrigante - Anno V  Numero 03  Aprile 2005

Alt, meridionalismo! Usare cautela

di Gino Giammarino

Oramai anche i ciechi potranno vedere quello che andavamo sostenendo da tempo: il partito del Sud è maturo. E, come pure abbiamo detto da queste colonne, a realizzarlo non sarà la galassia di quelle associazioni meridionaliste o borboniche che da anni si dedicano a convegni autoreferenziali, pubblicare libri e sfornare giornali di sterile e piagnucolosa rivendicazione. Ma andiamo per ordine.


Punto primo, il partito del Sud. Nel pantano della politica italiana, la credibilità degli schieramenti di controdestra e di centrosinistra è ai suoi minimi storici: bisogna inventarsi qualcosa di nuovo e la cosa più logica, per un Paese che si avvii a passare - con tutta la fatica e gli attriti del caso - dal medioevo al federalismo, è la composizione di coalizioni rappresentative di aree geo-politiche e non di idee morte, distrutte dalla storia.


Questo può dare nuovi credits sia all'esausto elettore, non solo meridionale, ma italiano, sia all'Europa dove da anni le associazioni come la fiamminga "Europa Ven Der KuIture", che rifiutò la giovine Lega di Bossi e Miglio in quanto la Padania non risultava nel loro archivio storico delle identità, attendono - invano - la costituzione di una rappresentatività dell'ex territorio delle Due Sicilie.


Senza dimenticare il - non trascurabile - dettaglio per il quale le élites, abituate a "giocare" con gli umori ed i consensi delle masse, hanno bisogno che la divisione in due schieramenti opposti sia netta, che il nemico (hostis) da odiare sia immediatamente riconoscibile. Con la sovrapponibilità raggiunta dal centrodestra e dal centrosinistra, favorita dal fatto che, ormai, le politiche vengono deciso a Bruxelles e non a Roma, questo gioco del consenso al bilancino è sempre più difficile, sempre meno interessante.


Punto secondo, il merìdionalismo. Purtroppo, le associazioni di cui sopra sono, effettivamente, rappresentative del Sud e del suo endemico e sfrenato individualismo. Ne viene fuori un risultato paradossale: le associazioni non riescono a fare associazione tra loro e a far passare all'esterno la genuinità di alcune, costituite da personaggi veramente innamorati della propria terra, al punto che meriterebbero il consenso e la fiducia per rappresentarla anche in una sede istituzionale. Ma, paradosso numero due, hanno scritto tanti libri, saggi ed articoli sul 1861 senza mettere a frutto la lezione che venne dal Nord: mettersi insieme in nome di un ideale più alto.


Risultato finale, il Partito del Sud verrà creato dal Nord ed affidato a politici di mestiere, magari meridionali, e chiarisco subito che non mi riferisco alla recente riunione napoletana organizzata dal presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, con gli altri presidenti delle Regioni meridionali: parliamo di scenari, dove anche Berlusconi si organizza rispolverando il ministero per il Mezzogiorno.


Dunque, per chiudere lo scenario, è necessaria un'ultima osservazione sul bipolarismo, la cui rovina è stata la confusione con il bipartitismo. E' possibile che in tutta la vicenda ci sia un errore di base, quello di aver lasciato i democristiani, che avrebbero dovuto essere i "conservatori" (torìes), sciolti sia nel centrodestra che nel centrosinistra, mortificando la nascita di un polo progressista o riformista che ne bilanciasse, di slancio, gli antichi bizantinismi che hanno portato problemi al suddetto Bassolino nel Governo della propria Regione quanto al suddetto Bérlusconi nella propria coalizione?


Se questo è vero, allora ha ragione chi definisce il sistema politico italiano come un falso-bipolarismo" non 'meno di chi parla della realizzazione di un "falso-federalismo" in assenza di una Camera delle, Regioni.


La domanda finale è talmente intricata che non ne saprebbe uscire neanche il mago Houdìni: da chi è riuscito, fatta salva la buona volontà di tutti, a darci un falso-bipolarismo ed un falso-federalismo, che tipo di "meridionalismo" possiamo aspettarci?

ilbrigante




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