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Fonte:
Rivista Massonica - n. 3 - maggio 1978 vol. LXIK - XIII della nuova serie

Il socialismo nelle Logge napoletane del 1867


IL giornale Libertà e Giustizia, organo della omonima associazione diretta da Saverio Friscia e composta in maggior parte di massoni, è la prima espressione del socialismo a Napoli.

Nasce il 3 aprile del 1867: in data 8 luglio dello stesso anno comunica il questore che l'associazione ha preso contatto col “signor Dolfi per impiantare a Firenze un'associazione consorella e per riuscire si servirebbe dell'aiuto del deputato Fanelli.” In data 7 giugno “pare che l'associazione per ora non accetti le idee di Garibaldi sulle cose romane; non ha però nulla deciso e si rimette a quanto qui sarà deciso in occasione della riunione massonica”.[1]

Questo punto pare che non abbia bisogno di commenti: Mazzini non vede certo di buon occhio la svolta sociale e definisce “mire interamente diverse dalle sue” quelle dei repubblicani di Napoli che vedrebbero, al contrario del Maestro, il socialismo anche sotto la Monarchia.

Basta leggere un elenco degli aderenti all'associazione per notare che mazziniani, garibaldini e socialisti formano una specie di fronte unico sotto l'egida della Massoneria. L'associazione infatti si rimette alle decisioni da prendersi durante la riunione massonica che si tiene a Napoli il 21 giugno del 1867.

Che cosa dovesse venir fuori da quella riunione, non c'è riuscito di appurarlo. Il duca di Vastogirardi scrive: “La Massoneria spinta si prepara per la riunione generale che deve aver luogo a Firenze ove davrà trattarsi la riforma dell'Istituzione, elevandosi ogni loggia a padrone del suo operato”.[2]

IL duca non è molto informato e nemmeno i documenti che abbiamo reperiti ci dicono gran che: la riunione ebbe luogo il 21 giugno ed una settimana prima nell'ambiente massonico regnava una certa confusione.

Alcuni asserivano che la data era stata spostata “con circolare di Garibaldi” altri invece “ad onta del dissentimento dei massoni di Sicilia con quelli del continente” asserivano che la riunione si sarebbe tenuta e che Garibaldi ove mai fosse stato impedito dalle sue precarie condizioni di salute si sarebbe fatto rappresentare.

Il questore dava per “probabilissimo” che “i Massoni più conosciuti ed influenti nel partito rappresentato a Firenze dal centro insurrezionale e repubblicano” avrebbero seguito Garibaldi a Napoli sia che questi venisse per partecipare alla grande riunione, sia che venisse “con l'intendimento di spingere la sua azione sugli stati pontifici”.

“E così (continua il questore) il Pianeiani, il Cattaneo, il Pederzoli ed altri, uniti a quelli di queste meridionali contrade, pare che si siano dato la posta in Napoli in un tempo più o meno lontano, ma non al certo differito”.

Il 21 giugno, in seduta preparatoria, i lavori si aprono presso l'Hotel de Rome, “stabilendo  di ritrovarsi ed aprire la grande Sezione all'Egeria, ma peto non dichiararla aperta senza un  novello invito di Garibaldi”.  Abbiamo parlato prima di democratici uniti sotto l'egida massonica, ma purtroppo  si tratta di unione molto particolare. 

Il giorno precedente si riunisce “il Concistoro del Grande Oriente di Napoli” in cui Bona  ventura Jacobelli dichiara traditori dell'ordine tutti quelli che, soggetti a Palermo, prendessero parte ai lavori di quella Assemblea”. 

Secondo lui il solo Garibaldi poteva riuscire “personalmente a conciliate le diversità del  sentire” mentre i suoi delegati non meritavano alcuna fiducia. 

Dopo l'anatema, l'invito ad astenersi “dall'accedere alle lusinghe di quelli appartenenti al  l'Oriente di Milano, che seconda(va)no le mire del De Luca”.

“IL Gavarone e lo Sperandio  ,grandi funzionari dell'Oriente di Napoli lamentavano “la scissura che mantengono Friscia,  Scarrozza, d'Albero ed altri”.  Mentre la grande assemblea sta per riunirsi per “discutere le riforme e poi venire alla no  mina del Gran Maestro che si designa nella persona del Cordova... circola una lettera del  Zuppetta la quale tende a screditare questa riunione”. 

Il Grande Oriente di Palermo è sulle stesse posizioni di quello di Napoli cioè di opposizione  a quella riunione.  Riunione che rischia di sciogliersi prima ancora di costituirsi, un pò per “la dissidenza” ed  un pò per lo scarso numero dei convenuti... i rappresentanti di loggia sono appena 34 e degli  80 deputati che dovevano intervenire ne sono presentati solo 43.[3]

Scrive Ulisse Bacci che “mai si era visto in Italla un concorso di Delegati di Loggia più  numeroso, mai si era tenuto un convegno con maggior dignità e benevolenza fraterna”.[4]

IL rapporto del questore di Napoli concorda solo nell'ultima parte; egli informa infatti che «  si discute coll'ordine del giorno alla mano e non vi furono proposte provocanti che venisse  ro a turbare la tranquillità”.  Il questore informa ancora che è priva di fondamento la notizia secondo la quale Ausonio  Franchi si sarebbe regolato come i fratelli di Napoli e di Palermo.[5] 

A quanto pare il motivo della baruffa sarebbe da ricercarsi solo nella regolarità perché poi li  ritroviamo nuovamente uniti. Infatti verso la fine del 1869 nasce a Napoli la “Rigenerazione” una “Loggia modello” destinata a raccogliere “i migliori della Massoneria napoletana». 

Lo scopo non è solo questo: secondo il prefetto questa Loggia, all'obbedienza di Frapolli,  sarebbe nata con l'intento di “opporre alla Massoneria avversa al Governo presente una  Massoneria del tutto favorevole al Governo medesimo”. 

Dignitari di questa Loggia: Venerabile onorario: generale Avezzana, Venerabile effettivo: il  deputato Nicotera, Oratore: il professor Zuppetta, 1° Sorvegliante: il deputato Asproni, 2°  Sorvegliante: il generale Delli Franci, Tesoriere: Le Piane.[6]

In un precedente articolo abbiamo riportato alcune lettere di Frapolli dirette a Nicola Le  Piane e pare che questo avvalori la tesi del prefetto, ma lo stesso Le Piane è tra i mèmbri  dell'Alleanza Repubblicana “scelto e nominato da Mazzini” con il professor Zuppetta e  Domenico Mauro, mentre “Nicotera e Asproni hanno relazioni dirette con Mazzini e in  fluenzano il Comitato”. 

Secondo la questura napoletana (molto bene informata) Mazzini scrive a Campanella e questi consegna le lettere ad Asproni perché le passi a Le Piane; quando Asproni è a Firenze allora le spedisce alla ditta Scaletta e madre.

Asproni dunque sarebbe l'organo di trasmissione delle lettere che il Comitato spedisce a Mazzini. Il Nicotera poi terrebbe “le fila della cospirazione” a Salerno avvalendosi della collaborazione del fratello Della Monica.

La Questura vede giusto quando ordina di sorvegliare Zuppetta, Avezzana, Lepiane, Gambuzzi, Procaccini, Scarpellini, Caporusso, Scartata, Laboccetta, Saetta, Gatto, Lapolieri, Pantano, Giorgio Imbriani, in una parola l'intera Massoneria napoletana. Diciamo l'intera massoneria perché parecchi di questi nomi li troveremo nel corso del nostro lavoro intimamente legati alla Istituzione. Nell'aprile del 1870 la questura non perdeva di vista il fratello Scarpellini che cercava di organizzare Logge in Terra di Lavoro.[7]

 Degli altri, come ad es. del fratello Giorgio Imbriani o dell'altro fratello Salvatore Morelli di Lecce parleremo fra breve dando alle stampe un elenco delle Logge napoletane del 1838 con piedilista purtroppo incompleti, ma con chiaro indirizzo politico. Poche Logge in provincia che però si riunivano a Napoli.

Di queste Logge sono solo riportati i nomi dei Venerabili. Castellammare: Troiano Raffaele, Molari Luigi, Ferrara Nicola.

Torre Annunziata: Cesare Angelo, Lauro Tito, Paluzzi Francesco, Palmieri Domenico, Letizia Francesco, Cacace Federico. S. Agnello: Ciampa Giuseppe.

“Gli statuti sarebbero solamente con tendenza umanitaria, ma però non è improbabile che vi abbiano intromesso la politica giacché i principi politici de soci contro scritti sono piuttosto ultra liberali...”.

LOGGE NAPOLETANE

L'Egeria: Sperandio e Sebastiano De Luca.

La Libbia d'oro: Cons. De Donno, Principe Moliterno.

L'Associazione tedesca universale: Oppenain Gul, Hostereff Stol.

La Sebezia: Abate Angherà.

I Vesuviani: Dott. Giuseppe Frezza.

I Propugnatori dell'Unità massonica: Sampieri Domenico.

“Queste Logge non s'ingeriscono di politica repubblicana”.

J.q Nuova Alcinoe: Serra Caracciolo Francesco.

Questa Loggia “si occupa della politica del partito d'azione e come il Caracciolo è segretario del Consiglio Provinciale così fanno parte di questa Loggia i Consiglieri dell'opposizione e della camorra amministrativa. I più influenti sono: Mazza Giacomo, Caracciolo Avellino, Castello Luigi e Sandonato.

Hanno per iscopo speciale il far riuscire le elezioni politiche ed amministrative sempre nel senso di opposizione ed in favore degli individui che fin oggi hanno costituito nel Consiglio provinciale e comunale la cennata manovra politica.

La sua influenza si estende tra le Guardie Nazionali adoperando i Forieri Maggiori e gli Uffiziali nullatenenti”.

Marco Aurelio Severino: De Luca Domenico, fratello del deputato.

“Questa Loggia tiene affiliati molti Calabresi residenti in Napoli ed ha estese le sue fila nel quartiere Montecalvario. Si occupa principalmente delle elezioni politiche ed amministrative per farle riuscire sempre contrarie al Governo”.

L'Unità e Libertà: Dott. Raffaele Valieri.

“Era il Valieri famigerata spia della polizia borbonica alla dipendenza dei commissari De Feo e De Spagnolis ed ora, camuffato da audace repubblicano. La Loggia ha le sue fila nella Sezione Pendino fra i popolani e le Guardie Nazionali del quartiere. Nelle sedute si occupa sempre di opposizione al Governo contro il quale sparge il malcontento ed intriga per far risultare

nell'elezioni i candidati del partito d'azione”.

La Masaniello: De Luca Francesco e Impisso Domenico.

Il primo è noto come avversario del Governo ed il secondo come garibaldino che cerca di mestare imbrogli politici. La Loggia si occupa esclusivamente dell'opposizione al Governo ed ha un programma repubblicano, adoprandosi nel contempo di far risultare le elezioni nel senso del programma e secondo gli intendimenti politici del De Luca e si estende fra i mastri di taglio, gli artigiani e la borghesia industriale.

La Fenice: Caccavale Leopoldo.

Questa Loggia è ligia alla precedente e divide lo stesso programma.

La Fede Italica: Ruta Michele.

I Costanti alla fede italica: Miranda Luigi... diramazione.

I Figli di Garibaldi: Maresca Mariano.

Altra diramazione della Fede Italica che ha i suoi affiliati nelle guardie nazionali, ha la gente di mare ed i popolani della Dogana. Agiscono nell'elezioni per far risultare persone del partito d'azione e pigliano interesse per tutt'i movimenti garibaldini.

Roma Redenta: Praus Michele.

Il Praus è un borbonico con la maschera di mazziniano esaltato. La Loggia si occupa di elezioni e di politica repubblicana. I suoi affiliati appartengono alla classe dei giovani avvocati e studenti.

I Partenopei Risorti: Ferrare Francesco.

T Figli dell'Etna: Belmonte Giuseppe.

Hanno i medesimi intendimenti della Loggia Masaniello e dipendono dal cennato De Luca Francesco. Pochi però vi sono affigliati.

I    Figli di Masaniello: Valeriano Gaetano.

II  Valeriano è un tipografo, un impostore ed uomo di nessuna fede politica. La Loggia recluta bassi popolani ed è favorevole al partito d'azione. Ha però poca influenza.

La Massoneria Popolare ovvero La Vita Nuova: Friscia e Gambuzzi.

Questa Loggia è la più temibile perché raccoglie tutt'i popolani e tutti i più riscaldati repubblicani delle altre Logge. In essa agiscono i caporioni del partito d'azione, come i Calicchio, De Martino Domenico, Amatrice Paolo, De Luca Pier Luigi, Caporusso Stefano. Bossa Luigi, Gizzi Domenico ed i Migniona.

Si riunisce in casa di Bossa, il quale è direttore di una Chiesa evangelica alla salita Maenocavallo e si discute di repubblica, di Garibaldi, di elezioni, di eresia, di comunismo e di quanto altro possa eccitare il popolo napolitano alla ribellione contro il Governo. Il piedilista della Vita Nuova può arricchirsi di qualche altro nominativo che ci fornisce il duca di Vastogirardi: Caloaero. Procaccini. Attanasio Dramis, Mileti, Buano, Giorgio Imbriani, G. Antinori, Fanelli, Rizzo, Morelli.

Che si tratti del leccese Salvatore Morelli, deputato al Parlamento e forse il primo in Italla a presentare un progetto di divorzio non c'è dubbio perché il suo nome figura nell'elenco degli iscritti a Libertà e Giustizia.

Una Massoneria strana che guazza in alleanze ibride: non a caso ci sono tanti borbonici nelle Logge. Come vedremo in seguito e se ci riuscirà lo documenteremo, una parte dei fondi borbonici va a beneficio degli alleati repubblicani che in definitiva perseguono lo stesso fine cioè la cacciata dei Savoia.

La forma istituzionale successiva è da vedersi, scrive un commissario in una sua relazione: chi riuscirà più forte imporrà la sua!

E per tornare al problema dell'unità dobbiamo notare che la sera del 20 marzo del 68 i fratelli napoletani sono riuniti in Concistoro per festeggiare l'onomastico dei “due Profeti”.

Ci sono Zuppetta, Scariano, Carlo e Raffaele Mileti, Bonaventura Jacobelli, Francesco Pavia, Giovanni Marescca, Giuseppe Cicolesi ed altri.

“Si fecero brindisi, si tennero discorsi più o meno impossibili, più o meno sovversivi in cui con piglio irato si distinse Procaccini e si gettarono le basi della fusione di tutte le società democratiche”[8].

Quanto a comunismo e basso popolo è un discorso particolare che merita una trattazione più ampia specie per quanto riguarda il basso popolo napoletano.

Il popolo in genere, cioè quello dell'intera Italia non capiva certo la distinzione fra destra e sinistra, del patriottismo poi aveva un concetto molto nebuloso non andando le sue aspirazioni molto al di là del regionalismo e spesso del campanilismo paesano.

Quanto poi alle teorie marxiste e bakuniniane, la cui portata era ancora confusa ed imprecisa nella stessa mente dei banditori, esse rappresentavano ancora lo studio e il diletto di pochi borghesi intellettuali[9].

GIUSEPPE GABRIELI







[1] A.S.N. Prefettura Fs. 713.

[2] A. Genoino: Napoli, Calabria e Sicilia fra il 67 e il 70, Milano 1925.

[3] A.S.N. Prefettura Fs. 713.

[4] U. Bacci: IL libro del Massone italiano, Forni, Bologna 1972.

[5] A.S.N. Prefettura Fs. 713.

[6] A.S.N. Gabin. di Prefettura Fs. 60 e 56.

[7] A.S.N. Gabin. di Prefettura Fs. 58.

[8] A.S.N. Prefettura Fs. 932.

[9] X.Y. 33: L'espiazione massonica, Milano 1927.








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