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Fonte:
http://www.corriere.com/ 16-11-2011

L’altra verità storica dietro l’Unità d’Italia

«La questione meridionale ha radici storiche e lo Stato 

non è riuscito in questi anni ad affrontarla e risolverla»


Di CATERINA ROTUNNO


TORONTO - «Ci sono cose che nessuno ti dirà …sei nato nel Paese delle mezze verità». Così recita una canzone di successo di un cantautore italiano molto famoso tra i giovani. Quante volte la verità su fatti dolorosi, stragi, massacri, attentati è stata nascosta dalla logica del “segreto di Stato” che - come si legge dalla sua definizione - si tratta di un veto posto per “non danneggiare gravemente gli interessi di un Paese”. A volte anche l’analisi storica, a distanza di tanti anni, fa fatica a rivelare e a far conoscere certe verità perché contrastanti con i miti e con un credo storico ormai diffuso che compiace e soddisfa le masse popolari, dando versioni ricche di eroi buoni e di gesta indimenticabili. I segreti e le verità non dette hanno radici lontane per l’Italia e proprio i fatti relativi all’Unità del Paese del 1861 ne sono uno dei tanti esempi.

Questo è stato il tema del Convegno dal titolo “Operazione Terronia” che si è svolto a Toronto, la scorsa domenica 13 novembre presso Villa Colombo. Protagonisti di questo incontro il giornalista Pino Aprile e l’assessore al Comune di Gaeta, Antonio Ciano venuti direttamente dall’Italia, affiancati dall’avvocato Rocco Galati di Toronto che ha svolto un’interessante disamina dei fatti storici italiani di 150 anni fa alla luce degli attuali istituti della moderna giurisprudenza utilizzati per giudicare atti criminali avvenuti durante i conflitti di guerra. Moderatore del convegno e dell’acceso dibattito tenutosi nel pomeriggio tra i relatori e il pubblico presente, il giornalista e scrittore Antonio Nicaso.

Il titolo stesso del convegno ha preso lo spunto dal libro Terroni - Tutto quello che è stato fatto perché gli abitanti del Sud diventassero terroni di Pino Aprile, di recente pubblicazione, a cui si va ad aggiungere il libro I Savoia e il massacro del Sud, scritto da Antonio Ciano.

Al centro degli interventi dei relatori l’annosa “questione meridionale”, che ha le sue origini proprio nel momento in cui si voleva riunificare il territorio italiano diviso tra un Nord dominato dai Savoia e un Sud dove Ferdinando II di Borbone era il re delle Regno delle due Sicilie. «Non esiste un Paese al mondo - ha esordito Pino Aprile - dove ci sia una questione interna irrisolta che duri da così tanto tempo», riferendosi ad esempio a Paesi come l’Irlanda, che hanno saputo affrontare e risolvere problemi interni causati anch’essi da episodi storici di unificazioni dei territori.

Ma da dove prende origine questo dualismo che ancora oggi divide l’Italia tra un Nord ricco e industrializzato e un Sud povero e afflitto da seri problemi sociali, di delinquenza dove le organizzazioni della criminalità organizzata che vanno sotto vario nome con mafia, ndrangheta o camorra, la fanno da padroni?

Le tesi avanzate dai relatori del convegno hanno ribaltano completamente ciò a cui fino ad oggi eravamo stati abituati a credere, perché lo abbiamo appreso dai nostri insegnati, perché i libri scolastici hanno sempre scritto la storia in un certo modo e perché in tutti questi anni non c’è mai stata la volontà di “aggiornare” la verità storica. E perché ci sono «delle verità che fanno fatica ad affermarsi in quanto - dice Aprile - incompatibili con il potere». «Ma forse le oltre 250 mila copie vendute dal libro Terroni - afferma Antonio Ciano - sono il segnale che qualcosa sta cambiando e che il nostro Paese è pronto a conoscere un’altra verità storica».

Da documenti e analisi di studiosi risulta evidente che prima del 1861 non c’era nessun divario tra il Nord e il Sud dell’Italia ma, anzi, il meridione presentava una struttura economica, industriale e uno stato sociale superiore a quello dell’Italia settentrionale. Il prodotto interno lordo pro capite era uguale, così come la quantità degli addetti all’industria, con un numero leggermente più elevato per il Regno delle due Sicilie e con la presenza nelle fabbriche di molte donne. Identico anche il numero degli addetti al settore dell’agricoltura e del terziario. L’industria più sviluppata era quella metalmeccanica e tessile, mentre si contava la presenza di cantieri navali e flotte mercantili tra le più grandi e importanti d’Europa e del mondo. Il meridione d’Italia - prima del 1861 - aveva già un consolidato commercio internazionale e circa l’85% delle sue merci era destinato agli Stati Uniti e ai Paesi del Nord Europa. Già nel 1839 venne costruita la prima ferrovia a Napoli e per gli anni seguenti erano già stati prevista la costruzione di altri tratti ferroviari nell’area campana. «Il Sud d’Italia prima dell’unificazione - fa presente Antonio Ciano - aveva anche un sistema fiscale moderno e all’avanguardia per quell’epoca tanto che lo stesso Conte di Cavour aveva mandato a formare alcuni suoi ragionieri. Quattro erano le tasse che dovevano pagare i cittadini e il fenomeno dell’evasione era molto raro. Venivano realizzate numerose opere pubbliche - continua Ciano - con la costruzione di strade e bonifiche delle terre che poi venivano date in uso ai contadini. Esistevano centrali idroelettriche e l’elettricità era presente in molte case; molte di queste centrali furono distrutte dall’esercito dei Savoia e in tante zone si ritornò alle lampade a petrolio. Anche la scuola pubblica era molto efficiente insieme a numerose iniziative rivolte alla cultura all’arte e alla musica. Il teatro San Carlo venne costruito in 270 giorni e appena i piemontesi entrarono a Napoli lo chiusero immediatamente».








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