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S. MESSA PER FRANCESCO II DI BORBONE

SABATO 27 dicembre alle ore 11, nella Chiesa Madre di Siderno (RC), in Piazza Portosalvo, sarà celebrata una messa in suffragio delle anime di Francesco II, ultimo Re di Napoli e di Sicilia, dei soldati caduti a difesa della nostra terra e delle decine di migliaia di prigionieri di guerra napoletani lasciati morire di fame e di freddo nei campi di concentramento piemontesi.

L'Associazione Culturale Due Sicilie si raccoglie in preghiera e ringrazia coloro che vorranno partecipare al mesto rito.

Francesco II morì il 27 dicembre 1894 ad Arco di Trento, al tempo provincia austriaca. Sebbene fosse cognato dell'imperatore e sebbene appartenesse a una delle più antiche dinastie d'Europa, visse l'esilio e morì in dignitosa povertà.

AUGURI DI BUON NATALE


ASSOCIAZIONE CULTURALE DUE SICILIE - GIOIOSA JONICA

Testi e foto seguenti a cura del webmaster - 24 dicembre 2008

Ma chi era davvero Francesco II? La storia ci ha abituati a conoscerlo come “Franceschiello”, un epiteto dispregiativo per sminuirne la figura e renderne insignificante l’operato: l’ultimo Re delle Due Sicilie era stato capace, in meno di un anno, di perdere regno e ricchezze, combattendo dalla parte sbagliata. Perché è sempre sbagliato stare dalla parte di chi perde, quando la storia la scrivono i vincitori. E Francesco, pur consapevole della fine imminente, non si era voluto piegare a nessun compromesso. Perciò, aveva perso. 

Non aveva cercato facili alleanze: avrebbe potuto salvare almeno se stesso, conservare le fortune personali, ereditate dagli avi  o, persino, usare quelle ricchezze (che nessun altro stato italiano poteva vantare di possedere in tale quantità) per corrompere quanti, nell’ora più difficile del Regno, preferirono abdicare alla propria dignità, barattando la patria napoletana con l’oro piemontese e massonico. Invece, non fece nulla di tutto ciò. Non si oppose alla storia, ma non abdicò mai al ruolo che la storia gli aveva assegnato: morì da Re, assolvendo fino alla fine il suo compito, con coraggio e dignità. 

tratto da "Francesco II di Borbone, l’ultimo Re di Napoli" di Mariolina Spadaro

(articolo pubblicato sul settimanale "La Riviera" - dicembre 2007)

«Da questa piazza ove difende, più che la corona, l’indipendenza della Patria comune, il vostro Sovrano alza la voce per consolarvi delle vostre miserie e per promettervi tempi più felici… quando veggo i miei amatissimi sudditi in preda a tutti i mali della dominazione straniera… il mio cuore napoletano bolle d’indignazione nel mio petto…Io sono napoletano, nato tra voi, non ho respirato un’altra aria, non ho visto altri paesi, non conosco altro suolo che il suolo natale. 

Tutte le mie affezioni sono nel Regno; i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua è la mia lingua, le vostre ambizioni sono le mie ambizioni…II mondo intero l’ha visto; per non versare sangue, ho preferito rischiar la mia corona. I traditori, pagati dal nemico straniero, sedevano nel mio consiglio, a fianco dei miei fedeli servitori; nella sincerità del mio cuore, non potevo credere al tradimento…In mezzo a continue cospirazioni, non ho fatto versare una sola goccia di sangue, e si è accusata la mia condotta di debolezza. 

Se l’amore più tenero per i sudditi, se la confidenza naturale della gioventù nella onestà altrui; se l’orrore istintivo del sangue meritano tal nome, sì, io certo sono stato debole. …Ho preferito abbandonare Napoli, la mia cara capitale, senza essere cacciato da voi, per non esporla agli orrori d’un bombardamento, come quelli che hanno avuto luogo più tardi a Capua e ad Ancona. 

Ho creduto in buona fede che il re del Piemonte, che si diceva mio fratello e mio amico, che si protestava disapprovare l’invasione di Garibaldi, che negoziava col mio governo un’alleanza intima per i veri interessi dell’Italia, non avrebbe rotto tutti i trattati e violate tutte le leggi per invadere tutti i miei stati in piena pace, senza motivi né dichiarazioni di guerra. 

…Avevo dato un armistizio, avevo aperto la porta a tutti gli esiliati, avevo accordato ai miei popoli una costituzione e non ho certo mancato alle mie promesse…Vedete la situazione che presenta il paese. Le finanze non guari sì fiorenti, sono completamente minate, l’amministrazione è un caos, la sicurezza individuale non esiste. 

Le prigioni son piene di sospetti, in luogo della libertà, lo stato d’assedio regna nelle provincie e un generale straniero pubblica la legge marziale decretando le fucilazioni istantanee per tutti quelli dei miei sudditi che non s’inchinano innanzi alla bandiera di Sardegna. 

L’assassinio è ricompensato, il regicida ottiene una apoteosi, il rispetto al culto santo dei nostri padri è chiamato fanatismo; i promotori della guerra civile, i traditori del loro paese ricevono pensioni che paga il pacifico suddito. L’anarchia è dovunque. 

Gli avventurieri stranieri han messo la mano su tutto per soddisfare l’avidità o le passioni dei loro compagni…in luogo delle libere istituzioni che vi avevo date e che desideravo sviluppare, avete avuto la dittatura più sfrenata e la legge marziale sostituisce ora la costituzione…le Due Sicilie sono state dichiarate provincie d’un regno lontano. Napoli e Palermo saranno governate da prefetti venuti da Torino»

tratto dal proclama di Francesco II - Gaeta, 8 dicembre 1860

Francesco II - Maria Sofia - Gaeta


Francesco IFrancesco I
Francesco IIFrancesco II in esilio











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