Eleaml


From: "Alessandro Romano"
To: eleaml
Subject: MSG 04 - 253 - La nuova emigrazione
Date: Sun, 7 Nov 2004 23:38:36 +0100
Stemma Due Sicilie Rete di Informazione
delle Due Sicilie

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La nuova emigrazione
Un esodo che spopola la nostra Terra
 
Il fenomeno che attanaglia, impoverisce e mortifica il Meridione italico da 143 anni ha avuto nel corso degli anni vari aspetti e diverse proporzioni.
All'indomani della conquista militare piemontese, meglio conosciuta come risorgimento, l'emigrazione ebbe una vera e propria dimensione biblica.
Migliaia di contadini e pastori presero la via delle Americhe.
Essi, infatti, scacciati dagli antichi usi civici demaniali, loro assegnati dalla Riforma Borbonica, cercarono di abbozzare quella che fu una tragica e disperata resistenza, dalla storiografia ufficiale dispregiativamente chiamata "brigantaggio". Ma la feroce repressione delle truppe di occupazione Sabaudo-piemontesi che vide la distruzione di paesi, lo sterminio di interi nuclei familiari ed il carcere ed il regime di domicilio coatto di centinaia di migliaia di poveri disperati e della migliore classe intellettuale Meridionale, rese vano ogni legittimo tentativo di difesa nazionale.  
Nella nuova patria americana trovarono da sopravvivere richiamando intere generazioni che anno per anno spopolarono l'antica e ridente Patria Napolitana.
La tranquillità agreste delle contrade meridionali "lasciò il posto ad un silenzio sepolcrale", indice di una morte sociale causata e voluta dal nuovo ordine costituito.
Il boom economico degli anni sessanta sembrava volesse invertire il flusso ma, in realtà, vi fu solo un rientro di coloro che, ormai alle soglie della vecchiaia e, spesso, devastati nel fisico da malattie contratte nelle impossibili miniere di mezzo mondo e nelle fabbriche di veleni del nord opulento, aspettavano la "pace eterna" nell'antica Terra dei Padri.
Un vero e proprio freno del lento ma "inesorabile partire" verso "terre assaje luntane" si è avuto in qualche modo a partire dal 1990. Un fenomeno che ha incuriosito non pochi addetti ai lavori. Un fenomeno che si racchiude in un postulato semplice quanto tragico: "Meglio sopravvivere in casa che morire lontani".
Ma ulteriori guai all'orizzonte per gli italiani di serie "B".
Grazie agli effetti diabolici del globalismo liberal-massonico, recentemente si sono riversati sul territorio italico migliaia di disperati provenienti dal sud del mondo, occupando quelle stesse "nicchie economiche di sopravvivenza", ritagliate nelle maglie di un'economia totalmente settentrionale, da quei "terroni testardi" che, piuttosto di emigrare a Milano ed in Germania, hanno preferito restare a casa accontentandosi di un lavoro spesso sommerso e fuori dai controlli.
Una nuova tragedia che, da pochi anni, sta scacciando verso il nord anche i più tenaci sostenitori del lavoro a casa propria.
Negli acclusi articoli di giornale, forniti dal compatriota Sebastiano Gernone, si evince più che altro la disperazione degli amministratori locali che continuano da decenni nella sterile e rassegnata litania del "dobbiamo fare qualcosa".
In assenza di una concreta politica di rilancio e non di assistenza per un Sud in agonia, siamo più che convinti che il sistema è quello di avere, a fianco al nordistico progetto del federalismo fiscale, la sudistica necessità di un federalismo commerciale.
Il teorema è semplice quanto efficace: "Generiamo posti di lavoro acquistando e consumando solo prodotti Meridionali". 
Tutto il resto sono solo chiacchiere. 
   
  Cap. Alessandro Romano
 

 
 
 
A D E S S O    B A S T A !

Cari conterranei,

leggerete dagli articoli ripresi dal Messaggero del 31 ottobre 2004  una prospettiva  già reale dei problemi delle nostre regioni. In Sicilia emigrano e contribuiscono moltissimo ai 200.000 (duecentomila) meridionali che l'anno scorso dai  dati ufficiali (spesso di gran lunga errati per difetto) si sradicarono per lavoro al nord italia, europa e americhe; inoltre si noti la politica economica dei colonizzatori: la Barilla ottenne fondi per i propri impianti al Sud e ora di fronte alla crisi economica li smobilita proprio nelle zone più povere : arrivederci e grazie per l'affare ci insegnano lor signori(sic)... sg  ( Sebastiano Gernone)

 


p.12 IL MESSAGGERO 31 ottobre 2004

Dalla Sicilia in Germania, per un posto fisso

Il miraggio tedesco torna a spopolare l’isola. Un sindaco: "Nel mio paese non ci sono più operai"

dal nostro inviato

MARIO MENGHETTI


AGRIGENTO - ’U travagliu. Il lavoro. Dicono che se ne vanno per stare meglio, che qui non si può vivere. Ma quando è ’u travagliu che trova loro, allora ci sono mille difficoltà. E’ sconsolato il sindaco di San Biagio Platani, Santino Sabella, "sono un centrista, simpatizzante dell’Udc". Guida da circa quattro anni questo paese aggrappato alle colline dell’Agrigentino, seimila abitanti ufficiali, poco più di duemila quelli reali. "Se ne stanno andando tutti ripete amaramente sembrava una storia passata, è tornata attuale, come nei peggiori incubi. Muratori, carpentieri, idraulici. Sono spariti tutti gli operai specializzati. Qui ormai non è rimasto più nessuno". Uno sfogo in piena regola, contro cui Sabella e alcuni sindaci dei comuni vicini stanno tentando di porre un rimedio. "Insieme ad altri cinque municipi limitrofi abbiamo creato una società racconta per centralizzare tutta una serie di servizi che altrimenti sarebbero spariti, come la macellazione delle carni e la Pro Loco. Qui sono rimasti ormai solo vecchi e bambini".
E’ vero. Basta farsi una passeggiata, qui come a Palma di Montechiaro o Sant’Angelo a Muxaro nell’Agrigentino, a Barrafranca o Pietraperzia in provincia di Enna, oppure in alcuni comuni intorno a Mazara del Vallo, tanto per fare qualche nome, per rendersi conto che chi aveva un mestiere e poteva dare uno sviluppo economico a questa parte della Sicilia si è portato conoscenze e speranze nel Nord Italia o in Germania (le due mete più gettonate), per andare a ricoprire anche incarichi di rilievo e guadagnare stipendi elevati. In queste località molte case sono ristrutturate ma chiuse, pochi i laboratori artigiani, ancora meno le piccole imprese. "Chi rimane è solamente perché è riuscito ad intrufolarsi nel turn over dei lavori socialmente utili precisa un imprenditore del Trapanese, che preferisce non esporsi con nome e cognome lavori che sono ormai diventati una piaga sociale: consentono ai politici locali di crearsi un piccolo consenso personale ma immobilizza quel po’ di giovani che sono rimasti". E così tutti ricominciano a pensare di andare oltre l’isola. "Negli ultimi cinque, sei anni le aziende che trasportano lavoratori e i loro familiari nel nostro Settentrione e nel Centro Europa afferma Antonio Natale, direttore di Anav Sicilia (l’associazione di questo tipo di vettori) sono aumentate circa del quaranta per cento. Le grosse imprese che hanno ottenuto le varie concessioni governative per questo trasporto sono una decina ma quelle interessate al business sono circa una sessantina". Non è tutto oro. Anche qui troviamo gli "irregolari", i cosiddetti abusivi. Si parla di circa una quindicina di imprese che cerca di approfittare del boom offrendo prezzi più bassi a fronte però di viaggi ancora più massacranti con autobus per niente all’altezza. "In Germania spiega Emanuele Faraone, direttore della Salemi, una delle aziende leader i controlli sono sempre più rigorosi. Se non sono in regola, scatta subito il sequestro del mezzo". Attualmente sembrano tre i pullman fermi e bloccati in qualche stazione della polizia tedesca, soprattutto in Baviera.
Il fenomeno quindi va avanti. Alimentato anche dal nuovo tipo di immigrazione "mordi e fuggi" che sta caratterizzando questo nuovo esodo di lavoratori dal Sud Italia. Operai, impiegati, tecnici, laureati e diplomati che partono per occupazioni nel Nord Italia e in Germania ma senza spostare la propria famiglia. Facendo però ritorno a casa ogni tre o quattro settimane o anche più, in una sorta di pendolarismo allungato. E così un’azienda di trasporto arriva a far viaggiare in un anno anche dieci-dodicimila persone. Staccando fino a ventidue-ventiquattromila biglietti. "Quello che più mi tormenta spiega il sindaco di Ribera (Agrigento), Giuseppe Cortese è la fuga dei nostri laureati. Non ne resta neanche uno. Dobbiamo fare di tutto per creare di nuovo le condizioni affinché i nostri giovani non fuggano più". Così come si fece alla fine degli anni Ottanta, per chi voleva coltivare la terra della sua Sicilia. "Sono stati molti gli emigranti di ritorno dall’Europa, una decina di anni fa ricorda Cortese per comprarsi un pezzo di terra e coltivare le arance. Che qui sono le più buone del mondo. Ora dobbiamo fare la stessa cosa anche perché in possesso di una laurea o di una specializzazione. Il problema è che adesso tornano ad emigrare anche quei contadini che erano tornati. Stretti da mancati guadagni per la recente crisi idrica da una parte e la mancata assistenza regionale dall’altra. "Raccoglievo olive e arance racconta Calogero, trenta anni, giovane di Raffadali, sempre nell’Agrigentino ma la concorrenza dei clandestini rumeni e nord-africani qui ha fatto scendere a dismisura i salari. Due anni fa erano novecento euro al mese, ora appena cinquecento. Agli irregolari ne danno appena quattrocento, rigorosamente in nero". Calogero ha iniziato così a lavorare da muratore a Parma, prendendo il pullman andata e ritorno una o due volte al mese. "Non è proprio così ribatte il primo cittadino di Ribera, Cortese è che il siciliano è ancora innamorato del posto fisso, specialmente se statale. Mi arrivano richieste del genere ogni giorno. Ma di lavoro temporaneo, stagionale, specie se in agricoltura, qui nessuno ne vuole sapere". E così, paradossalmente, i clandestini e gli extracomunitari vanno ad occupare gli spazi lasciati vuoti dai nuovi emigranti siciliani, che sembrano mettere il posto fisso statale, come detto, davanti a tutto. Anche se non sempre è così. Un esempio? Un’altra delle aziende leader nel trasporto dei nuovi emigranti, quella di Giuseppe Cuffaro, fratello del presidente della Regione Sicilia, ha rischiato di chiudere i battenti qualche anno fa perché, come ci ha raccontato lui stesso, "sei si sono licenziati dalla sera alla mattina, contemporaneamente, perché avevano vinto un concorso da bidelli nelle scuole elementari del Nord Italia. Se ne sono andati pur perdendo circa ottocento euro al mese...".

dal nostro inviato

 FAMIGLIE ALL'ESTERO

AGRIGENTO -
 
Spariti i muratori e gli idraulici a San Biagio Platani, svanita nel nulla una squadra di calcio di II Categoria a Sant’Angelo Muxaro, scuole elementari a Ribera e nei paesi limitrofi che alcuni anni fa hanno rischiato la sopravvivenza per le improvvise defezioni di decine di alunni. Cartoline e immagini della nuova immigrazione in alcuni comuni dell’Agrigentino, la zona più colpita dal nuovo esodo di forza lavoro. C’è poi anche la mancanza di forza lavoro in diversi settori dell’agricoltura, in cui sono ormai a farla da padrone gli immigrati extracomunitari, regolari e non. Situazioni queste determinate dalla nuova fuga di lavoratori specializzati ma anche di laureati e diplomati che spesso hanno conseguito il titolo di studio nel Nord Italia e da lì non se ne sono voluti più andare via.
Ma. Me

p.19

Agitazioni a Matera e Termoli, dove sono a rischio almeno 160 posti di lavoro

Tagli alla Barilla, i sindacati annunciano battaglia

ROMA "Contrastiamo con forza una scelta ingiusta e dannosa per il territorio di Matera e devastante sotto il profilo produttivo e sociale". È la presa di posizione dei sindacati lucani sull'annunciata chiusura del pastificio Barilla di Matera, dove lavorano 120 persone, a partire dal primo gennaio del 2006. Per Cgil, Cisl e Uil la scelta conferma il malessere e le difficoltà in cui versa il sistema produttivo italiano, mentre a pagare puntualmente sono le realtà più deboli del Paese".
Per i segretari generali regionali, Michele Delicio (Uil), Nino Falotico (Cisl) e Giannino Romaniello (Cgil), la volontà del gruppo è "inaccettabile, perché non è possibile che processi di riorganizzazione e ridefinizione di assetti produttivi possano essere assunti senza tener conto del contesto sociale, economico e di mercato del Mezzogiorno". Il sindacato lucano farà della questione un motivo aggiunto per lo sciopero generale del 30 novembre "per impedire che si consolidi un processo ormai avanzato di deindustrializzazione del territorio lucano".
"Aumentano le chiusure di aziende. Il settore industriale è in gravissima difficoltà. Non è finita. È anche per questo che facciamo lo sciopero e non solo per una Finanziaria diversa", avverte dal canto suo il leader Cgil, Guglielmo Epifani.
Ed è delicata la situazione anche a Termoli , in Molise, dove oltre 60 persone rischiano il lavoro a causa, anche qui, dell'annunciata chiusura del mulino Barilla, che dà lavoro a 22 dipendenti, mentre circa 40 persone operano nell'indotto. E i sindacati, anche qui sul piede di guera, chiedono un incontro urgente con i vertici Barilla e il presidente della Regione Michele Iorio (Fi).

 





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