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Fonte:
http://www.ilbrigante.com

IL MERIDIONALISMO MEDIATICO
SECONDO ANTONIO TAGLIAMONTE

Intervista realizzata da Giammarino per il numero di ottobre 2004 de Il Brigante cartaceo

Acerra (Na). Dopo aver parlato nello scorso numero di meridionalismo storico con un’eminente personalità del nostro mondo quale Nicola Zitara, in questo nuovo appuntamento incontriamo un acquisto più recente, ma non per questo meno battagliero, per la causa del Sud: Antonio Tagliamonte. Molti lo avranno visto dalle frequenze televisive della sua emittente (Tele Akery-Napoli Nova), oggi visibile anche sul satellite (11.179 Polarizzazione Orizzontale), bandiera delle Due Sicilie alle spalle, chiamare il popolo, tra una canzone classica del repertorio napoletano e una citazione della nostra storia, alle problematiche attuali dei nostri territori collegando la colonizzazione piemontese ai misfatti dei governanti d’oggi.

Tagliamonte

Senza dimenticare di rimproverare i politici meridionali che, giunti al potere, dimenticano chi erano e, soprattutto, da “dove” vengono. Tagliamonte ha una passione sfrenata per la comunicazione che parte dall’età di otto anni.

“Il pallino dell’informazione e della comunicazione - esordisce - l’ho avuto fin da bambino. Facevo lezioni di teatro nel cortile dove si giocava con tra amici, in seguito, con una macchina da 32 millimetri a manovella. Ho sempre tentato di modificare l’ambiente nel quale ero nato”.

Se è per questo, ce ne sono tanti che hanno contribuito, chiaramente in peggio, a modificare l’ambiente di Acerra…

Guardi, io una volta diventato un po’ più grande, attorno ai 10/11 anni, mi divertivo a disegnare questi luoghi – pensi a questo bambino che fa la mappa della sua terra - con i fiumi che la circondavano, e che oggi la Montefibre e l’Alfasud hanno ingoiati, compresa l’autostrada Caserta/Camerelle, facendola diventare una terra arida. Alla fine le battaglie portate avanti con il giornale che fondai nel ’67, nome della testata “Il Democratico”, la radio, “Radio Suessola” realizzata con aparecchiature militari dismessse e interamente “ri-fatte” in casa negli anni ’70 sfociarono, com’era logico che fosse, nell’attività politica, diventando consigliere comunale nel 1985.

Quindi, una carriera politica e televisiva che parte da lontano…

Senza falsa modestia, stiamo parlando del 1985: Berlusconi sarebbe arrivato “soltanto” nel 1994…


TeleAkery

Mi sta dicendo che l’ha copiata?

No, sto dicendo soltanto che c’avevo pensato prima. Ma io sono fortemente avvantaggiato dal fatto di essere del Sud! Comunque, scherzi a parte, pur militando in un partito fortemente organizzato come era la Democrazia Cristiana di quegli anni, non sono mai stato uno yes-man. Pur facendo parte di uno schieramento di 19 consiglieri su 40, facevo l’opposizione nella maggioranza. Ed era l’opposizione a tutto il consiglio comunale, tant’è vero che, quando seppi che ad Acerra volevano trasferire tutte le concerie di San Giovanni, Barra e così via, reagii a questa decisione e, nonostante l’assenso già dato da tutti i partiti ed i consiglieri comunali, riuscii a sovvertire quella decisione organizzando, grazie allo strumento di cui disponevo, una sommossa popolare e la raccolta di 25.000 firme di cittadini che rifiutavano la realizzazione di questo polo conciario.

Per questo fui scacciato dal partito, dissero che “non ero in linea”…Ma ebbi la soddisfazione di vincere una battaglia che sembrava già persa in partenza.


Insomma, lei è il figlio della passione per la comunicazione e per la politica?

Secondo me, la comunicazione dev’essere al servizio della corretta informazione e non dell’informazione “corretta”. Io ho vissuto in un’epoca in cui la politica governava, mentre oggi non governa più la politica, ma governano i padroni, e chi è in Parlamento è al servizio del padrone.

Lei è un uomo che viene da una cultura di centro: che idea si è fatto dei due schieramenti della destra e della sinistra di oggi?

Sono due scatole vuote: in quella di destra ci sono i padroni, in quella di sinistra ci sono i servi dei padroni. Nulla cambia, lo abbiamo visto proprio nell’avvicendarsi degli ultimi due Governi, uno di centrodestra, uno di centrosinistra, entrambi con la stessa risultante. Il nulla più completo.

Le botte, le “mazzate” come diciamo da noi, le prendono i disoccupati e i lavoratori. Questa è la verità.

Prima di arrivare ad oggi, lei ha anche fondato un movimento che, se ben ricordo si chiamava “Terra e Libertà”: qualcosa cominciava già a sentire?

Si, ma a livello di sensazione e di passione per la mia terra, per l’appunto, e per la libertà del mio popolo, dei miei concittadini che vedevo e vedo, tuttora, trattati da sudditi e non da uomini liberi.

Che posizione ha preso sulle recenti vicende ambientali?

Studiando la carte, scoprii che il vecchio sindaco non aveva fatto il suo dovere fino in fondo: se non si vuole fare una cosa, bisogna combatterla fin dall’inizio, non accettarla prima e dopo prendere posizione contro. Così, partecipai in prima persona al fronte del “no” all’inceneritore cercando di convincere gli altri che bisognava bloccare le vie d’accesso verso il CIS e, soprattutto, verso l’Alfasud di Pomigliano, per tagliare i rifornimenti allo stabilimento della FIAT che, poi, è quella che realizza i vari termovalorizzatori attraverso una società collegata.

E’ andata bene fino ad un certo punto, poi non hanno voluto seguire chi aveva maggiore esperienza di trattativa sindacale…


Arriviamo ad oggi: la televisione, il nuovo giornale in distribuzione da qualche giorno, “L’urlo del Sud”, gli appelli dal video alle radici ed all’identità meridionale: dove vuole arrivare, oggi, quel bambino di otto anni con la sua macchina da 32 millimetri che si chiama TV satellitare?


Fare quel programma mi ha portato a conoscere tante persone, anche se in tanti, sbagliando, mi definivano un neoborbonico, che mi hanno fatto leggere dei libri, vedere dei film, conoscere una storia che mi è stata nascosta per tanti anni. Ed è stato bello scoprire che non eravamo degli straccioni, non eravamo dei “caffoni” ed “Affricani” come dicevano loro, i fratelli-coltelli dell’alt(r)a Italia quando, nel 1860, vennero ad invaderci ed a farci guerra vigliaccamente, senza dichiararla. Ma mi ha fatto anche arrabbiare, in positivo, però, è nato il progetto di formare un movimento politico che si chiamerà “Uniti per il Sud”.

L'urlo del Sud


Ma questo è un progetto che è stato già tentato in passato, e con risultati non proprio confortanti…

Io penso, invece, che oggi i tempi siano maturi. Grazie a tanti amici preparati che mi possono aiutare sotto il profilo della “mente”, io penso di poter essere il braccio di un qualcosa che non riguarda solo le sette regioni meridionali. Siamo in tanti, siamo milioni e milioni, e non solo in Emilia, in Lombardia, nello stesso Piemonte, ma anche in Europa; milioni e milioni di nostri compatrioti che vivono all’estero, ma sono più meridionali di noi: lo sono nell’anima. Si può cambiare un accento o una pronuncia, ma l’anima, no! Quella rimane inalienabile.

Ed è arrivato il momento di avere una rappresentatività autenticamente meridionale, che eviti ai meridionali di fidarsi degli ascari che militano nei grandi partiti nazionali che nulla fanno per il nostro Sud perché nulla possono fare, vincolati come sono ai diktat delle segreterie.

Basta con la colonia che compra tutto quello che fabbrica e pubblicizza il nord, ma soprattutto, e questa è davvero una rivoluzione per il Sud, basta stare divisi: ci hanno fregato per più di centoquarant’anni tenendoci l’uno contro l’altro in una squallida guerra tra poveri. E’ ora di mettere da parte le beghe ed i distinguo in nome di un ideale più alto, ma che non rimanga troppo in alto. La politica è anche la realizzazione delle cose, il braccio e la mente debbono stare uniti. Uniti per il Sud.


Gino Giammarino

 


 

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