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Fonte:
http://www.lastampaproibita.net/

Le torri di guardia cilentane

Monumenti dell’alto medioevo hanno resistito al tempo ed ai bombardamenti, anche americani, molti in buono stato di conservazione malgrado l’indifferenza e gli attacchi al territorio

La torre di guardia di Case del Conte


Cilento: le torri di guardia dell’alto medioevo che per più di un millennio hanno resistito al tempo e ai bombardamenti delle varie epoche, rischiano di non resistere agli attacchi speculativi di questi ultimi decenni.

Torri in uno stato più o meno buono di conservazione si trovano a Santa Maria di Castellabate, San Marco, Fasano Alto, sulla spiaggia di Case del Conte, su quella di San Nicola, ad Agnone, in località Mezzatorre, ad Acciaroli e a Pioppi e così via fin quasi a Sapri.

Una delle migliori per conservazione è quella di Case del Conte nel comune di Montecorice. Questi monumenti sono stati costruiti tra la fine dell’ 800 e la prima metà del 900 quanto gli arabi si istallarono ad Agropoli.

Le torri erano collocate lungo la costa ad una distanza l’una dall’altra di circa un miglio. La loro posizione era studiata in maniera tale che tra l’una e l’altra ci fosse sempre una visuale diretta. Qualora la conformazione della costa non lo consentisse, veniva costruita una torre in altura dalla quale erano visibili quelle adiacenti. Una di queste si trova in località Fasano Alto, nel comune di Castellabate.

Questi presidi non servivano solo a difendere la costa, ma anche a segnalare pericoli vari dando l’allarme a grande distanza grazie all’accensione di fuochi o all’esposizione di segnali. Un sistema di comunicare rapido ed ecologico, al pari com’è descritto nel “Signore degli anelli”, esattamente al primo capitolo del quinto libro.

Questi fortini hanno la forma di un tronco di piramide con una base quadrangolare. Il lato al suolo è lungo undici metri mentre in cima è di otto metri. Sono costruite con ciottoli di origine fluviale o marina, oppure con pietre locali a secondo dei materiali disponibili. Le mura perimetrali hanno uno spessore alla base di due metri e mezzo e di un metro e mezzo alla cima. L’unico ingresso è costituito da una porta situata al centro del muro rivolta verso terra o più raramente da uno dei due lati paralleli la costa.

All’interno c’erano due piani, un piano terra e uno superiore o d’avvistamento. Ogni torre era completamente autosufficiente ed era attrezzata in modo da resistere a lunghi assedi. Infatti al suo interno c’era un pozzo molto profondo per l’approvvigionamento d’acqua anche nei periodi secchi.

Si racconta che nella torre di Case del Conte vi fosse un pozzo profondo 120 metri. Prima della guerra gli abitanti del paese solevano divertirsi buttando una moneta da una lira ormai consumata ed inutilizzabile, e che una volta lanciata contassero quanto tempo passava prima di sentire il rumore e la fine dell’eco. Gli anziani contavano con cadenza regolare fino a venti, prima che il rumore smettesse. Il fatto che fossero usate solo le monete consumate la dice lunga sulla povertà di quel tempo, quando le monete erano poche e sempre le stesse. Queste torri finita l’influenza araba furono usate per lo più come granai. L’unica che fu adoperata ancora come fortino anche nei secoli successivi è quella all’ingresso d’Acciaroli.

Si racconta che durante l’ultimo conflitto mondiale una nave americana per divertimento tirò un colpo di cannone verso la torre di Case del Conte centrandola in pieno, ma la costruzione non ne risentì minimamente. Quanto i marinai americani sbarcarono penetrando nella costruzione per accertarsi degli effetti del colpo, solo allora una grossa pietra si staccò dal soffitto colpendo uno di loro e uccidendolo sul colpo; come se l’edificio avesse avuto un’ anima e si fosse vendicato.

Questi monumenti spesso si trovano in buono stato di conservazione malgrado l’indifferenza della gente ed i continui attacchi al territorio. In altri contesti (non sempre al di fuori dalla Campania) sarebbero state un’attrattiva per turisti provenienti da tutto il mondo, testimonianza di un’ epoca difficile per le nostre popolazioni che hanno dovuto lottare per sopravvivere e per non essere annientate fisicamente e culturalmente. Queste torri sono anche un monumento all’ingegno dell’uomo.


Giuseppe Savoia












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