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La discentralizzazione padana

(decentramento amministrativo - federalismo)
di Zenone di Elea
(se vuoi, puoi scaricare l'articolo in formato o PDF)

RdS, 5 gennaio 2011


Finora sono stati approvati in via definitiva tre decreti attuativi del federalismo fiscale:

Tutto lo scontro politico di questi giorni ruota intorno ai restanti cinque decreti attuativi:

Si tratta di una rivoluzione epocale rispetto al vecchio impianto costituzionale sorto dalle ceneri dello stato sabaudo dopo la seconda guerra mondiale. Dopo aver riconosciuto alle regioni la capacità legislativa ora viene loro riconosciuta seppur parzialmente una capacità impositiva.

Si dovette aspettare la Costituzione Repubblicana del 1° gennaio 1848 per avere un riconoscimento giuridico alle regioni in Italia. Ci aveva provato ottantasette anni prima Marco Minghetti, con la sua proposta di legge presentata nel parlamento subalpino il 13 marzo 1861 - due giorni prima che venisse proclamato ufficialmente il Regno d'Italia con Re Vittorio Emanuele II.

Non ci interessa il rammarico a buon mercato, nel senso di affermare “ah, quella di Minghetti fu una occasione sprecata, oggi l'Italia sarebbe migliore”. Potremmo cavarcela dicendo che i tempi non erano maturi, ma presuppone una visione giustificazionista del passato, una adesione filistea ai dati di fatto.

La situazione era complessa, prevalsero le istanze centralistiche perché in taluni si fece strada la paura dello sfascio di ciò che si era appena compiuto, la unificazione del paese.

Le premesse, checchè se ne dica sul grande statista (Cavour) che aveva dominato la scena orientando la unificazione sotto la guida della dinastia sabauda, portavano in una direzione centralistica. Accordi sottobanco, violazione palese di trattati (a Villafranca si era parlato di federare e comunque si era preso l'impegno formale di evitare attacchi ingiustificati a qualsiasi stato della penisola – questo impegno era stato ribadito nel trattato di Zurigo) erano stati la caratteristica principale dell'operato della diplomazia piemontese. Puntare ad una Italia a base regionale con tali premesse non era scelta semplice.

Le elites sabaude che dominavano la scena politica del tempo e condizionavano la monarchia piemontese preferirono allearsi con gli elementi più retrivi della borghesia liberale che aveva contribuito all'abbattimento dei vecchi regimi.

Nelle provincie meridionali ci si sarebbe potuto alleare con la componente più moderata dei garibaldini e dei sostenitori della caduta monarchia borbonica allettandole con la offerta di una riforma amministrativa che puntava sulla valorizzazione delle differenze invece che sul bonapartismo.

Anche a Napoli vi erano uomini sensibili alle istanze autonomistiche, nelle stesse file dei liberali.

Probabilmente la guerra di resistenza che divampava nell'ex-Regno delle Due Sicilie e l'assenza di una classe politico-ammnistrativa capace di gestire un paese tanto grande rispetto al piccolo regno sabaudo impedirono al nuovo stato di imboccare una strada meno accentratrice.

Il sistema borbonico usciva sconfitto sul piano militare e politico e questo non favorì – nei primi anni di vita unitaria – l'immissione negli alti livelli della pubblica amministrazione di quei funzionari che avevano una esperienza certamente superiore nella gestione della cosa pubblica rispetto a molti funzionari padani.

La lunga marcia dell'impianto federale iniziata nel 1948 in questi giorni dovrebbe giungere a compimento con la approvazione degli ultimi importanti cinque decreti. Se non salta per aria il governo.

Finiani, casiniani e opposizione di centro sinistra non hanno alcuna intenzione di regalare alla lega nord senza contropartite questo importante traguardo, anche perché cosa vanno a raccontare ai loro elettori meridionali?

D'altro canto se tirano troppo la corda la lega è costretta ad invocare il voto e questo li terrorizza in quanto probabilmente in padania subirebbero un ulteriore salasso elettorale. A favore del senatur.

Uno scenario che tra crisi economica e centocinquantenario non entusiasma nessuno.

Bossi memore dello smacco al referendum sulla riforma costituzionale si muove con circospezione sperando che il berlusca raccatti qualche altro deputato per far passare i decreti, ma la situazione nelle commissioni è critica e si rischia lo stallo.

Questo paese rischia di finire come è nato: con una compravendita di uomini. Anche stavolta di mezzo ci sono i meridionali, seppur in buona compagnia.

Onde permettervi di farvi una idea di come si è evoluto o involuto questo paese, vi proponiamo i seguenti contributi:




La discentralizzazione padana di Zenone di Elea - 5 gennaio 2011
Delega al Governo federalismo fiscale attuazione articolo 119 Costituzione
DOCUMENTO PRESENTATO DAL GRUPPO DEL PARTITO DEMOCRATICO
I ritardi e le inadempienze del Governo nell’attuazione della legge sul federalismo
L. 16 maggio 1970, n. 281
Provvedimenti finanziari per l'attuazione delle Regioni a statuto ordinario
Legge 17 febbraio 1968, n. 108
Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale
Costituzione della Repubblica Italiana - Edizione del 1° gennaio 1948
Repartizione del regno e autorità governative.
Progetto di legge presentato alla Camera il 13 marzo 1861 dal ministro dell'interno
Marco Minghetti di Giuseppe Saredo (Torino, 1861)
Pace di Zurigo - 10 novembre 1859











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