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Banca del Sud alias Banca del Mezzogiorno

Oggi abbiamo trascorso il pomeriggio a cercare informazioni su questa "banca" di cui tutti chiacchierano e di cui molto si ignora!


Intanto due ringraziamenti, il primo a "red" che sul sito http://www.corrierediaversaegiugliano.it/ fa un po' di chiarezza sulla "banca" e il secondo al sito http://www.ambientediritto.it/ dove abbiamo trovato copia in formato html della Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29-12-2005- Suppl. Ordinario n.211 nella quale si trovano gli articoli che istituiscono la "Banca del Mezzogiorno".


Questo il nome ufficiale della costituenda banca (oggi 2 marzo 2006 il divin Giulio firma il relativo decreto) di cui si parla dal 2004, quando fu lo stesso Tremonti con un articolo "La banca che il Sud non ha" sul Corriere della Sera dell'11 settembre 2004 a rilanciare il dibattito sul sistema bancario nel Mezzogiorno.


Tornando all'oggi, ecco gli articoli della legge finanziaria - Legge 23 dicembre 2005, n.266 - che istituiscono la "banca":


376. Con l'obiettivo di sostenere lo sviluppo economico del Mezzogiorno e' costituita, in forma di societa' per azioni, la Banca del Mezzogiorno, di seguito denominata "Banca". Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con il decreto di cui al comma 377, e' istituito il comitato promotore con il compito di dare attuazione a quanto previsto dal presente comma.


377. In armonia con la normativa comunitaria e con il testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono disciplinati:

a) lo statuto della Banca, ispirato ai principi gia' contenuti negli statuti dei banchi meridionali e insulari;

b) il capitale della Banca, in maggioranza privato e aperto, secondo le ordinarie procedure e con criteri di trasparenza, all'azionariato popolare diffuso, con previsione di un privilegio patrimoniale per i vecchi soci dei banchi meridionali. Stato, regioni, province, comuni, Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, altri enti e organismi hanno la funzione di soci fondatori;

c) le modalita' per provvedere, attraverso trasparenti offerte pubbliche, all'acquisizione di marchi e di denominazioni, entro i limiti delle necessita' operative della stessa Banca, di rami di azienda gia' appartenuti ai banchi meridionali e insulari;

d) le modalita' di accesso della Banca ai fondi e ai finanziamenti internazionali, in particolare con riferimento alle risorse prestate da organismi sopranazionali per lo sviluppo delle aree geografiche sottoutilizzate.


378. E' autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l'apporto al capitale della Banca da parte dello Stato, quale soggetto fondatore.


Abbiamo raccolto una serie articoli apparsi su varie fonti di informazione che direttamente o indirettamente affrontano la questione aperta da Tremonti col suo articolo.


Noi non possiamo fare a meno di commentare che il sistema bancario del Sud prima è stato liquidato (se lo son pappato le banche del centro nord) ed ora lo si vuol far rinascere con una sorta di bacchetta magica dal nulla, con una iniezione di soldi da parte dello stato centrale.


Se si tratta di una trovata elettorale o di qualcosa di più sostanzioso lo dirà il futuro, un dato positivo lo rilevavamo proprio oggi guardando il TG1: per la prima volta in cinquant'anni (e crediamo senza tema di smentite dalla caduta di Gaeta, 13 febbraio 1861) una fonte di informazione ha citato il termine "borbone"  non per denigrare ma per dare una semplice informazione!


Non è poco ma speriamo in qualcosa di più.


Chiudiamo con le parole di uno storico borbonico - il De Sivo - che ci sono appena state inviato da un amico e che sono tratte da "L'Italia e il suo dramma politico nel 1861" pag. 11:

Niuno ignorava il dissesto delle finanze del Piemonte, tuttocchè i commissari della rivoluzione andassero assicurando che fossero le più felici del mondo; ma a niuno era noto che in quel Regno la parola/manza si confondesse con la sfinanza: nessuno conosceva che i debiti gravavano in tal modo quello Stato che a mala pena l'introito delle rendite equiparava gl'interessi che si pagavano sulle somme capitali. Per cui restammo come trasognati, allorquando vedemmo i rigeneratori d'Italia piemontizzare ed unificare a Torino il tesoro dei nostri Principi e quelli degli Stati; e poi insultarci con far pubblicare dalla spudorata Opinione che Torino ha dovuto soccorrerci di denaro! Peccato! quanti sacrifici ha fatto per noi il Governo dei Galantuomini! Ma il Governo aveva patteggiato con i suoi satelliti: quindi non era solo all'atto dell'espoliazione! Ciò è storico, fatalmente storico, e sotto i nostri occhi medesimi consumato! Come le cavallette che Jehova il Dio degli eserciti mandò sulle terre d'Egitto per punire le peccata di quel popolo, così ci piovve sopra un nuvolo di cavallette politiche; infelici! avean fame: era d'uopo ricompensarli, quindi a centinaia di migliaia uscirono dalle casse pubbliche i ducati convcrtiti in lire ed andarono a consolare i frementi, che intascavano quel danaro somigliante ai trenta danari che si ebbe Giuda pel tradimento fatto a Cristo!


Grazie per averci letto e tornate a trovarci.

Zenone di Elea - 2 marzo 2006

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