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CORRIERE DEL MEZZOGIORNO - 04 Maggio 2005

NON E' UN DERBY BORBONIA-PADANIA

di SALVATORE PRISCO

Il Mezzogiorno torna in pompa magna nell'agenda politica nazionale. Ci ritorna perché la Casa delle Liberta, in attesa di affasciarsi in un improbabile partito unico, scopre che il dualismo vero sta intanto nel persistente deficit di sviluppo delle regioni del Centro-Sud del Paese. Siccome i suoi principali guai elettorali qua si registrano, e cosa dunque buona e giusta far resuscitare, benché sotto altro nome, la buonanima del ministero che dovrà occuparsene.


E ci ritorna perché il presidente della Campania Antonio Bassolino ha promosso un forum di tutti i suoi colleghi, abitualmente in carica sotto il Garigliano. Non un nuovo soggetto istituzionale, si e tenuto con cautela a dire nella conferenza stampa che ha concluso I'incontro. cui s'intende dare seguito, ma una riunione periodica per inventariare problemi, programmare azioni, rivendicare spazi e visibilità comune nei confronti di Roma e del Nord.


Un Senato delle Regioni continua a mancare; una finanza perequativa tra aree italiane ricche e povere latita tuttora. Se perde questo non e un evento dal sapore finalmente federalista. non sapremmo in che cos'altro questo modello si può incarnare. Si vedrà col tempo, quando le divergenti esigenze elettorali metteranno a dura prova l'asse Napoli Palermo oggi avviato, quanto respiro di prospettiva conserveranno i buoni propositi odierni; ma che siano in ogni caso benvenuti.


Chi scrive non ama la Lega Nord e la percepisce, come molti da queste parti, come volutamente urticante nei confronti delle nostre tradizioni e della cultura che il Sud esprime.


Onesta intellettuale vuole pero che si riconosca alla nota prontamente emessa dai senatori bossiani, a commento di questa giornata partenopea, la sua parte di venità e al tempo stesso si distingua. Gli studiosi che seguono da anni questi temi sanno infatti bene (e i lettori di più lunga memoria lo ricorderanno) che anni la furono prima la Fondazione Agnelli e poi più decisamente Gianfranco Miglio, col suo "Gruppo di Milano", ad immaginare la scomposizione e riaggregazione dell'Italia in poche macroregioni, ciascuna col suo parlamento, con un governo, un presidente e via attribuendo apparati e funzioni.


Oggi non siamo per fortuna a questo e bisogna stare attenti a marcare le differenze con quell’idea e coi progetti che ne derivarono. Non siamo insomma al derby Padania contro Borbonia, di cui all'irridente nota leghista che si è rammentata, con il sottinteso che – se è entità artificiale la prima – anche il Regno delle Due Sicilie è stato da tempo sepolto lungo le strade di una storia che è andata in un altro modo e se invece si rivitalizza la soggettività meridionale, anche quella settentrionale può stare bene.


Unita e differenziazione sono in realtà la scommessa di un Paese che ha superato ormai un secolo e mezzo fa, sul piano politico e istituzionale, la sua precedente frammentazione. che era all'epoca divenuta insostenibile.


Oggi al contrario non potrebbero essere compresi il centralismo e l'uniformità forzata che appiattisce, ma  ecco il punto chiave  ugualmente non si può proporre, se vogliamo salvaguardare livelli omogenei di diritti civili c sociali diffusi su tutto il territorio nazionale, un orizzonte di promozione dell’egoismo territoriale, cioè una competizione senza raccordi e senza solidarietà.


Se e chiaro il quadro d'assieme, un po’ di sana concorrenza interna non può tuttavia che far bene all’organismo sociopolitico complessivo. Al di la di divisioni spesso tutte politicistiche, molto artificiose e che non possono appassionare la gente comune. ma semmai e soltanto il ceto che dall'esercizio del potere trae sussistenza, l’intento di rinvenire e di sostenere un comune denominatore progettuale tra aree specifiche. pur all'interno di un quadro d"interessi nazionali che deve restare saldamente presidiato. e uno di quei momenti in cui la politica parla un linguaggio di verità e di coraggio.




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