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Fonte:
Istat - Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2005

LE EVIDENZIAZIONI SONO NOSTRE - WEBMASTER 2 GIUGNO 2006

Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2005 presentato dal Presidente dell 'Istituto nazionale di statistica Prof. Luigi Biggeri mercoledì 24 maggio 2006 a Roma presso la Sala della Lupa del Palazzo di Montecitorio 

Pag. XXIII-XXIV

Nella media complessiva i redditi pro capite possono risultare anche elevati e molte famiglie con due o più percettori di reddito godono di una situazione soddisfacente, ma nel Mezzogiorno e in altre zone in molte famiglie vi è un solo percettore di reddito e un numero consistente di famiglie (circa 650 mila, di cui più di due terzi nel Mezzogiorno) è, come suol dirsi, senza occupati.


Ci sono oltre 4 milioni di lavoratori a basso reddito (al di sotto dei 700 euro mensili), di cui circa 1,5 vive in famiglie in condizioni di disagio economico. Si tratta in prevalenza di giovani con redditi da lavoro autonomo; ma bassi redditi da lavoro sono anche presenti tra i dipendenti con orari standard e a tempo determinato.


Il fenomeno dei bassi redditi da lavoro è più frequente tra le donne (28 per cento contro il 12 degli uomini), tra i giovani al di sotto di 25 anni (36 per cento), tra le persone con un grado di istruzione inferiore alla licenza media (32 per cento) e tra i lavoratori che operano nel settore privato (21 per cento contro il 5 degli impiegati del settore pubblico).


I redditi da pensione costituiscono una fonte importante — in alcuni casi prevalente — per molte famiglie (circa un terzo del totale beneficia di soli redditi da trasferimenti pubblici). I livelli medi sono però diversi nelle aree del Paese: al Nord le famiglie beneficiano di importi maggiori (pensioni di anzianità e vecchiaia) che permettono anche trasferimenti intrafa-miliari a beneficio dei più giovani (soprattutto se "precari" o con occupazioni a basso reddito).


Nel Mezzogiorno, invece, i redditi da pensione sono un'integrazione di quelli da lavoro nei casi più favorevoli; nelle famiglie in cui questi rappresentano invece la principale fonte di reddito si osservano situazioni di povertà. Per le famiglie degli anziani, insieme ai trasferimenti pubblici, anche il possesso dell'abitazione rappresenta, di fatto, un forte elemento di "protezione sociale".


Infatti, se si tiene conto del possesso della casa nel calcolo del reddito, la disuguaglianza si riduce. Il costo dell'abitazione incide in misura maggiore per le famiglie dei giovani. Sono soprattutto queste famiglie a vivere in affitto (pagando in media nel 2004 oltre 500 euro al mese). Tra le famiglie proprietarie delle abitazioni che pagano un mutuo (circa il 13 per cento), sono ancora una volta le famiglie giovani che più frequentemente (oltre il 30 per cento) devono sopportare questo costo indubbiamente rilevante per il bilancio familiare. In questo contesto appaiono evidenti le difficoltà dei giovani e la loro esitazione a formare nuove famiglie è ovvia.


Il numero di famiglie e di persone relativamente povere (individuate sulla base di un valore convenzionale del livello della spesa per i consumi) si è modificata poco negli ultimi otto anni.


Tali informazioni sono importanti per capire quando la vulnerabilità si trasforma in povertà. In termini generali si può dire che la povertà relativa è concentrata nel Mezzogiorno, nelle famiglie con un elevato numero di componenti, tra gli anziani soli, nelle famiglie con disoccupati. Si possono individuare quattro gruppi caratteristici di famiglie povere: le coppie anziane (circa il 33 per cento del totale delle famiglie povere), le donne anziane sole (circa il 20 per cento), le famiglie con persona in cerca di occupazione nel Mezzogiorno (circa l'8 per cento) e le famiglie con lavoratori a basso profilo professionale (quasi il 40 per cento).


Il disagio economico si traduce anche in situazioni di deprivazione materiale e di insicurezza. È così possibile stimare l'ammontare di famiglie che sperimenta difficoltà nel consumare un pasto adeguato ogni due giorni (il 7,5 per cento), quelle che trovano difficoltà per arrivare a fine mese con il reddito conseguito o che non riescono a far fronte a una spesa imprevista di mille euro (in entrambi i casi oltre il 30 per cento). Tra le famiglie in condizioni economiche meno favorite, ci sono quelle dei giovani che hanno prevalentemente redditi da lavoro autonomo, le famiglie numerose e quelle residenti nel Mezzogiorno.


Come detto, la presenza di più redditi riduce fortemente il rischio di disagio: il modello verso cui si tende è quello in cui entrambi i coniugi lavorano, ma ciò mette sotto pressione i tempi di vita in assenza di una forte rete di servizi sociali, in particolare nel Mezzogiorno.


Servizi e interventi sociali nel territorio: divari e fragilità

Queste condizioni di difficoltà e disagio, unitamente alle trasformazioni demografiche, in particolare per quanto riguarda l'invecchiamento della popolazione, e all'emergere di nuovi equilibri tra famiglia e lavoro, accrescono e qualificano la domanda di protezione sociale, al cui soddisfacimento è preposto il sistema di welfare.


Tra i nuovi bisogni non vanno sottovalutati quelli espressi dall'aumento della popolazione immigrata a cui l'Istat, in un recente convegno, ha dedicato analisi approfondite. Il ruolo dei servizi sociali è importante nel dotare tutti i cittadini di livelli minimi uniformi di accesso a sanità, istruzione e assistenza sociale. Il processo di decentramento in corso deve avvicinare l'offerta di servizi ai bisogni dei cittadini, salvaguardando la coesione. Inoltre, la spesa sociale può contribuire a determinare le condizioni per attivare processi virtuosi di sviluppo, anche attraverso investimenti in infrastrutture sociali. I forti squilibri territoriali nel nostro Paese, da questo punto di vista, sono infatti un ostacolo allo sviluppo.


Tabella contenuta a pag. 14 del rapporto
(eventuali errori sono nostri e ce ne scusiamo)
webmaster - 2 giugno 2006

Le dinamiche territoriali delle esportazioni tra il 2000 e il 2005

La dinamica delle esportazioni italiane nell'ultimo quinquennio risulta molto differenziata per regione e ripartizione territoriale di origine. Tra il 2000 e il 2005 le vendite all'estero sono cresciute a tassi superiori a quello medio nazionale (pari al 13,5 per cento) nell'Italia insulare (+41,0 per cento) e nel Nordest (+15,7per cento); incrementi inferiori a quello medio si registrano invece nel Nordovest (+14,3 per cento), nell'Italia meridionale (+9,5per cento) e nell'Italia centrale (+4,3 per cento) (Tavola 1.5).

 
Tavola 1.5 - Esportazioni complessive e scomposizione della variazione percentuale (a) delle esportazioni (b) per ripartizione geografica e regione - Anni 2000 e 2005

 

2005

 

Variazioni

Componenti della variazione

RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE

 

 

2005

2000

 

 

 

REGIONI

Valori in     Composizione

(c)

Componente

Effetto

Effetto

 

milioni

di euro

%

 

nazionale

specializzazione

territoriale

NORD-CENTRO

257.064

86,9

14,9

13,5

-0,5

1,9

Nord-ovest

120.895

40,9

14,3

13,5

1,1

-0,3

Piemonte

31.768

10,7

7,8

13,5

-0,1

-5,6

Valle d'Aosta

494

0,2

27,9

13,5

10,6

3,7

Lombardia

84.419

28,5

16,3

13,5

1,5

1,4

Liguria

4.214

1,4

24,2

13,5

2,3

8,4

Nord-est

91.588

31,0

15,7

13,5

-2,7

4,9

Trentino-Alto Adige

5.199

1,8

22,8

13,5

1,6

7,6

Veneto

39.621

13,4

8,5

13,5

-4,7

-0,3

Friuli-Venezia Giulia

9.639

3,3

8,9

13,5

-3,6

-1,0

Emilia-Romagna

37.129

12,6

25,6

13,5

-0,7

12,8

Centro

44.581

15,1

4,3

13,5

-4,2

-5,0

Toscana

21.570

7,3

1,8

13,5

-7,6

-4,1

Umbria

2.782

0,9

22,0

13,5

4,0

4,5

Marche

9.370

3,2

26,4

13,5

-5,0

17,9

Lazio

10.858

3,7

-8,6

13,5

0.8

-22,9

MEZZOGIORNO

33.671

11,4

18,2

13,5

9,7

4,9

Sud

22.592

7,6

9,5

13,5

22.5

-1,4

Abruzzo

6.299

2,1

24,1

13,5

-3,5

14,1

Molise

605

0,2

23,8

13,5

-2,3

12,7

Campania

7.536

2,5

-1,5

13,5

-1,7

-13,3

Puglia

6.739

2,3

12,0

13,5

-2,1

0,6

Basilicata

1.100

0,4

1,0

13,5

-7,3

-5,2

Calabria

314

0,1

5,6

13,5

3,3

-11,2

Isole

11.079

3,7

41,0

13,5

41,7

-14,1

Sicilia

7.277

2,5

34,3

13,5

37,1

-16,2

Sardegna

3.802

1,3

56,1

13,5

51,9

-9,3

Province diverse e non specificate

5.004

1,7

11,3

ITALIA

295.739

100,0

13,5


Fonte: Istat, Statistiche del commercio con l'estero
(a)    L'approccio adottato scompone la variazione delle esportazioni di ciascuna regione in una componente che misura l'andamento complessivo delle esportazioni nazionali, in una che dà conto della diversa composizione settoriale delle esportazioni della singola regione (effetto specializzazione) e in una componente residuale (effetto territoriale) che dovrebbe incorporare i fattori di competitività specifici della regione in ciascun settore.
(b)    I settori considerati corrispondono alle seguenti sezioni dell'Ateco 2002: 1) Agricoltura, caccia e pesca; 2) Alimentari, bevande e tabacco; 3) Tessili e abbigliamento; 4) Cuoio; 5) Legno; 6) Carta; 7) Prodotti petroliferi raffinati; 8) Chimica e farmaceutica; 9) Gomma e fibre sintetiche; 10) Minerali non metalliferi; 11) Metalli e prodotti in metallo; 12) Macchine e apparecchi meccanici; 13) Apparecchi elettrici, ottici e di precisione; 14) Mezzi di trasporto; 15) Altri prodotti manifatturieri.
(c)    Variazioni percentuali dell'anno 2005 rispetto all'anno 2000, dati resi comparabili.



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