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Fonte:
Il Corriere del Mezzogiorno - Domenica 7 agosto 2005

Il sogno di riqualificare officine e industrie

per far splendere di nuovo il Miglio d'Oro

Dalla riconversione degli ex Mulini Marzoli alla nuova sede dell’università
i progetti per una costa che ha «smarrito» il mare. Ed è divisa da municipalismi

di CARLO FRANCO

Il mare non bagna Napoli». Il titolo del libro più famoso di Anna Maria Ortese diventa grido disperante quando si naviga lunga la costa vesuviana. Bordeggiando tra scheletri di industrie che non sono più tali e orribili colate di cemento illegale che hanno invaso e deturpato la strada che i viaggiatori del Grand Tour battezzarono del Miglio d'oro per la bellezza dei luoghi, si ha una percezione più netta di quella provata lungo la costa flegrea e a Posillipo: tra Napoli e il mare e stata alzata una barriera. Che solo ora. a causa del crollo dell’illusione industriale. comincia a sbriciolarsi.


In barca, scortati dall'architetto Fabrizio Mangoni che per conto della Tess e del Miglio d'oro ha coordinato il Piano strategico della costa, viviamo sensazioni che cambiano di spiaggia in spiaggia.


Sono gradevoli a Pietrarsa, anche se intrise di rimpianto per le occasioni mancate, ma sono di segno opposto al Granatello che pure fa rima con gioiello e tale potrebbe essere se solo imparassimo a voler bene al mare. E sarà così fino alla foce del Sarno e all'albergo che si e insediato a Pozzano realizzando U più massiccio investimento pubblico-privato del Mezzogiorno, settanta miliardi a quota. E una scia di polemiche spesso pretestuose.


Ma procediamo per ordine seguendo la scia non certo profumata che lascia la nostra barca. “Le officine di Pietrarsa”, spiega Mangoni, irraggiungibili da terra devono avere un accesso da mare e un collegamento con le Ferrovie dello Stato che potrebbero diventare il braccio costiero del metro regionale. Sono state progettate cinque stazioni nuove, ma e'e bisogno di un arredo a misura turistica.


Qui e altrove, nel corso della breve crociera, la fantasia fertile e sapiente della nostra guida ci farà sognare ad occhi aperti. Per Pietrarsa e il Granatello. ad esempio. l'architetto immagina di ingaggiare Santiago Calatrava per commissionargli una serie di ponti architettonici che collegano la terra e il mare, con giardini ed altre amenità mediterranee.


Mangoni. che non si innamora delle parole ma ha le idee ben chiare, indica un punto lungo il litorale porticese. Qualcosa di nuovo si sta realizzando, il lungomare cammina reggendosi sul gigantesco collettore i che precede quasi dentro 1'acqua. Cosi si conquista la linea di costa, dopo i disastri , che sono stati combinati, e ci riappropria j mo delle spiagge utilizzando bene i venti i miliardi che sono stati stanziati per Ercolano, Torre del Greco e Castellammare.


La chiave di tutti i discorsi, insomma, è il piano, un'idea sovracomunale che superi la cultura del municipalismo esasperato. Mentre siamo impegnati in questi discorsi a meta strada tra il possibile e il fantastico, ci appare la sagoma gentile di Villa Del Beuf e più avanti quella della Reggia con il suo giardino monumentale. Ecco le occasioni mancate. Villa Del Beuf e l’edificio della Peschiera borbonica devono diventare strutture ricettive al servizio di un nuovo progetto che trova il suo punto di raccordo nella Reggia.


Nello spessore del muro borbonico, si deve sperimentare il turismo del terzo millennio utilizzando al meglio il porto storico del Granatello e quello moderno nell’area davanti alle concerie e alle ex officine Fiore dove si insedierà l’Università. Certo, serve un bel po' di coraggio perchè bisogna buttare via quei piccoli sconci spuntati come funghi e restaurare le cose belle sopravvissute. Che, per fortuna, sono ancora tante.


Tra i pochi esempi virtuosi c’è l'utilizzazione dl Villa Bruno che gia ospita una libreria di successo alla quale si aggiungeranno un caffé letterario, una enoteca con annesso Museo del vino e una piccola foresteria. Cominciamo a sognare, non fa male. Il mare del pomeriggio e più fresco e chiediamo alla nostra guida se e possibile immaginare un ritorno alla belle epoque del Miglio d'oro. “Questa è la strada”.


Un passo avanti lo faremo con Villa Aprile che Ferlaino farà diventare un resort con annesso centro di benessere, ma il sogno è un altro, un percorso attraverso l'agricoltura vesuviana, i suoi fiori, villa Favorite, gli scavi di Ercolano che potrebbero raddoppiare il numero dei violatori, villa dei Papiri. Con approdo al bosco reale. Un business da 800mila visitatori l’anno.


La barca accelera verso Torre del Greco ma la fantasia corre ancora più veloce. E si aggrappa a Bohigas e ad Alvaro Siza, i profeti della nuova scienza turistica. Entriamo nel piccolo porto di Torre del Greco e qui e'e la prima proposta: per liberare la rada invasa dalle piccole imbarcazioni da diporto — quelle fino a sette metri — si potrebbe costruire a terra una griglia gentile con deci-ne di box. Le barche verrebbero prelevate dal mare con un braccio di gru e rimesse nel posto loro assegnato al termine di ogni uscita.


Non c’è da storcere il muso per queste proposte, bisogna solo saperle e volere applicare. A Barcellona si sono inventati il mare finto, noi potremmo fare altrettanto utilizzando al meglio quei laghetti che la spiaggia forma nell'arenile dei lidi storici torresi, dall'«Incantesimo» al Lido Azzurro». Tutto quello che è stato stoltamente abbandonato può ridiventare oro, anche quei silos di cemento che quasi ci investono con la loro mole e che hanno provocato I'insabbiamento della spiaggia.


La meraviglia aumenta nella zona archeologica di Villa Sura, con le masserie in disarmo e la torre di Bassano che non riesce a coprire la vista di un altro »mostro» di cemento lasciato a marcire. Il piano della costa può valorizzare il ciarpame e imprimere una sterzata allo sviluppo segnato dall'inerzia politica e dalla prepotenza della camorra. Che può impedire la nascita di un parco tematico per la valorizzazione dei fiori nelle officine ferroviarie di Santa Maria La Bruna. ma non l'insediamento di strutture ricettive negli ex Mulini Marzoli e, in quell'oasi miracolosamente scampata al disastro che è la “piccola Cannes” — Mangoni la chiama cosi  tra le Terme Nunziante di Torre Annunziata, il molo di soprafflutto e Villa Inglese dove se chiudi gli occhi ti sembra di essere sbarcato su una isoletta greca.


Avviandoci al termine del nostro viaggio il discorso diventa più impegnativo. E incoraggiante. Il grande porto turistico di Marina di Stabia (1400 post! barca) sarà pronto nella prossima primavera e potrà cambiare, insieme al ridisegno del lungomare che Massimiliano Fuxas ha già disegnato lungo i quattro chilometri della bellissima costa riconquistata e all’insediamento turistico di Pozzano,  il futuro di Castellamare. E di Pompei  offendo prospettive nuove ai croceristi condannati all’inferno della statale sorrentina.


L'ultima immagine è la sintesi ideale di quello che abbiamo detto: i pescatori di Rovigliano depongono le reti nelle acque in prossimità della foce del Sarno.


Non è un bel vedere, anche se la situazione è migliorata. E Fabrizio Mangoni ci regala l’ultima speranza. il mare può di nuovo bagnare Napoii.








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