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Fonte:
http://www.ilgiornale.it/ - 4 Settembre 2006 pag. 34 - La parola ai lettori

Nemmeno un volontario per gli immigrati del Sud

Egregio Dott. Paolo Granzotto, sono nero, anzi nerissimo: su La Stampa on line di questi giorni un «Instant Poll» recita: «Per Messori l'immigrazione del Sud ha dato maggiori problemi di quella odierna proveniente dai Paesi arabi».

Risultati al 26 agosto: NO 1155 (78%), SÌ 315 (21%).

Questa è stata la mia risposta alla Stampa: «I lettori della Stampa sono più intelligenti di Vittorio Messori che è ignorante (nel senso etimologico del termine) per sapere che l'uomo che venne dal Sud alla fine del secondo conflitto mondiale fece la ricchezza della Fiat e del Nord in genere; e ridicolizzato continuamente con il termine «terrone» gli toccava pure leggere sugli annunci economici della Stampa o della Gazzetta del Popolo di allora: «Non si affitta a meridionali» e Stampa e Gazzetta andarono avanti così sino agli anni Settanta inoltrati. Prima di pontificare Messori si informi.

Mio padre arrivò a Torino con una valigia di cartone legata con lo spago e visse solo in una soffitta mantenendosi pulendo i vetri e i vagoni dei treni in sosta alla stazione ferroviaria di Porta Nuova, fino a quando non gli fu possibile accogliere degnamente la sua famiglia e iniziare il suo vero lavoro di maestro artigiano sarto.


ilgiornale4sett2006

Quando arrivò nella città sabauda nessuno lo accolse con una Moka fumante di caffè (Torino non è Lampedusa) né si preoccupò di trovargli un tetto.

Scrivo questo in sua memoria, per l'amore e il rispetto che gli porto e a vergogna dei tanti Messori e delle falsità che scrivono. Gradirei un suo commento.

Lettera firmata

Non è questione di intelligenza, caro Todaro, ma di memoria. Come lei, che l'ha vissuta sulla sua pelle, i torinesi non hanno certamente perso il ricordo di quella che fu, negli anni Cinquanta e Sessanta, l'ondata migratoria dal Meridione.

Dicono tanto del calvario degli emigranti che sbarcavano a State Island, ma metter piede alla stazione di Porta Nuova di Torino non era poi così diverso.

Non c'erano Ong e Onlus, Centri sociali, Consulte, organizzazioni di volontariato o fondazioni caritatevoli che s'occupassero di quella gente.

Non c'erano nemmeno i Cpt, i centri di permanenza temporanea oggi definiti gulag, ma che a chi arrivava con la valigia di cartone dalla Sicilia o dalla Calabria sarebbero parsi alberghi a cinque stelle.

Il «Non si fitta a meridionali» era la regola così come era regola della Stampa precisare nei titoli che l'autore dell'omicidio era un meridionale e meridionale era lo scippatore, meridionale il truffatore, meridionale l'ambulante arrestato in flagranza di delitto.

Nel caso l'omicida, lo scippatore, il truffatore o l'ambulante fossero stati originari di Pinerolo o di Udine, l'austero quotidiano non riteneva necessario darne conto.

Era razzismo? Era retaggio dello spirito unitario che animò il Risorgimento? 

(Tutti «briganti», a sud di Roma o meglio, a sud di Roma nord: «Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Affrica: i beduini, a riscontro di questi caffoni sono fior di virtù civile», scriveva il Luogotenente Farini a Cavour. Ma lasciamo perdere).

Qualsiasi cosa fosse, l'immigrazione dal Sud - e questo i torinesi lo sanno benissimo, lo ricordano benissimo - non creò problemi: la durezza subalpina mise subito in riga i nuovi arrivati i quali, con le solite, inevitabili eccezioni, nelle righe rimasero. Sia alla catena di montaggio sia in libera uscita.

Coi «beduini», con chi proviene dall'«Affrica», tut-t'altra musica. 

A vederli e a sentirli i torinesi, che con i meridionali non volevano dividere nemmeno la panca del tram, smaniano per integrarsi, per multiculturizzarsi e multietnicizzarsi e per far prima hanno loro appaltato due intieri quartieri: Porta Palazzo e San Salvario.

Dove caso mai si possono leggere sui portoni avvisi di questo tono: «Non si affitta né si vende a crociati imperialisti».

Un calamento di braghe insospettabile nei savoiardi tutti d'un pezzo e orgogliosi della loro identità vecchio Piemonte.

Calamento di braghe politicamente correttissimo, ad alto valore sociale, ma che ha portato i gentili ospiti a ritenersi esenti dal rispettare non solo i costumi, le consuetudini, l'educazione e la cultura degli ospitanti, ma anche le loro stupide leggi.

Creando così quei problemi, seri, che per carità cristiana il buon Messori nega o comunque minimizza. E a forza di negare, a forza di minimizzare magari vedremo realizzarsi il sogno d'ogni buon terzomondista: la Mole trasformata in moschea.

Pensi che bello, caro Todaro.

Paolo Granzotto







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