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Dal pensiero meridiano all'azione meridiana

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a cura di Giorgio Assennato

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Come mai il CIMEDOC, un Centro che per statuto e per vocazione fa della modernità il suo credo, la sua bandiera, si preoccupa di evidenziare le assonanze tra passato e presente, di rimarcare il carattere non effimero ma strutturale, di antica data, dei problemi presenti? Non sarebbe più semplice limitarsi a fornire servizi, quando si riesce, ritenuti innovativi?

Non bastano la gestione del server, delle banche-dati, il servizio di document delivery, l'orgoglio di essere stati tra i primi ad attivare il collegamento a Internet, l'uso della posta elettronica, l'aula multimediale aperta agli studenti? Non basta il supporto all'Osservatorio Epidemiologico Regionale, con il nostro settore di Metodologia della Sperimentazione?

La gestione biblioteconomica del software delle biblioteche di tutte le facoltà scientifiche?

Temo proprio di no ( si legga l'articolo a pag. 2). L'innovazione corre il rischio di ridursi a semplice operazione di facciata, e di non incidere minimamente sulla "filosofia aziendale".

E' possibile persino che induca atteggiamenti di estraniamento, di fuga psiconevrotica in mondi diversi, ritenuti migliori, mondi nei quali sia più gratificante identificarsi. In casi non isolati, le meravigliose opportunità offerte dall'accesso in rete alimentano condizioni di alienazione.

Se si ha la possibilità, per esempio, di collegarsi on-line al sito della Johns Hopkins di Baltimore, e di assistere in diretta ai famosi Grand-Rounds di Internal Medicine del sabato, è forte la tentazione, per i più giovani, di costruirsi un proprio mondo virtuale, completamente avulso dalla nostra comunità, un mondo nel quale ci si illude di esprimere la propria creatività, la propria libertà .

Si sta creando una situazione simile a quella che colpiva i visitatori nell'Albania negli ultimi anni del regime comunista: case fatiscenti dappertutto, ma una quantità impressionante di antenne paraboliche: l'effetto di perdita della propria identità culturale e nazionale, è stato devastante, il contatto virtuale con la modernità ha prodotto più effetti perversi che liberatori.

Dobbiamo invece capire bene le ragioni dei nostri ritardi, la filosofia del sistema medioevale, che ancora ci contraddistingue, in modo da interpretare la modernità recuperando le esperienze vive e positive della nostra comunità, ma senza indulgere nel " giocar melmoso con i propri vizi"(1).

"Al contrario si ha il dovere di "maggiore rigore e durezza", per elaborare il passato e operare una trasformazione vissuta e condivisa dalla comunità. Così si può sfuggire alla falsa dicotomia (1) tra erodianismo (imitare passivamente modelli culturali moderni ma estranei) e lo zelotismo (l'integralismo medioevale che vede nel nostro sistema il trionfo del principio del cuius regio eius religio). "Occorre smettere di vedere le patologie del Sud solo come la conseguenza di un difetto di modernità, perché abbiamo mostrato come una modernità di facciata possa portare ad una ulteriore caduta di identità", senza scalfire minimamente la natura arretrata del sistema.

"Non cediamo all'idea depressiva che il meglio sta alle spalle e che si trovi di fronte solo a repliche scadenti di un inarrestabile imbarbarimento del mondo" (2) ( nel nostro mondo la nostalgia degli antichi baroni e delle loro scuole), ma non cediamo nemmeno alla scorciatoia erodiana (basta assumere come valori di riferimento Impact Factors, citation index, DRG etc. per entrare nel mercato e trasformare la realtà).

Se non saremo capaci di fare i conti con la nostra storia, se non saremo capaci di recuperare un percorso autonomo e positivo, ripeteremo sempre gli stessi errori. In questa fase delicata, in cui è stato reciso il cordone ombelicale del potere centrale, se la gestione locale dell'Università sarà meramente localistica, saremo condannati ad una squallida emarginazione.

A riguardo, è illuminante l'intervista al prof. Vacca pubblicata in questo numero del Notiziario.

Spero di aver chiarito l'utilità dei riferimenti storici e dei confronti temporali. A mo' di sintesi finale, mi sembra opportuno riaffermare con Cassano che "al pensiero meridiano spetta di mostrare questa continuità tra il passato e il futuro senza nessun disprezzo o risentimento per il presente" (1).

"Non si tratta di archeologia, ma di una grande operazione creativa" (2): l'azione meridiana.


(1) Franco Cassano, 1998, Il pensiero meridiano, Laterza, Roma-Bari.
(2) Franco Cassano, 1998, Paeninsula - L'Italia da ritrovare, Laterza, Roma-Bari

Giorgio Assennato


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Il Sud e l'Unità d'Italia (9. La Sicilia)

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