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INVERTIRE L'AGO DELLA BUSSOLA

Daniela Binello incontra Franco Cassano

Se il soggetto del pensiero è il Mezzogiorno la prima cosa da fare, per niente facile, è mettersi a pensare a Sud. Franco Cassano lo sostiene e lo spiega, per renderlo comprensibile, da molti anni.

[...]


Ma, in realtà, che cosa vuole dire pensare a Sud?

"Se si vuole ricominciare a pensare il meridione - sostiene Cassano - bisogna rovesciare l'ottica corrente. Pensare meridiano significa interrompere una lunga sequenza in cui il Sud è stato pensato da altri, quelli che hanno, quasi tutti, una formidabile ossessione magnetica, come l'ago della bussola, verso il nord. Non è affatto scontato che dove c'è più ricchezza si è più aperti. E finiamola con lo stereotipo del Sud come categoria fondamentalmente negativa, a causa dell'incubo mafioso, o tutt'al più come paradiso turistico. Stanno per diventare obsoleti, finalmente, slogan del tipo l'Italia è un'Europa compiuta e l'italiano è un europeo imperfetto. Per questa via sono stati rimossi la gran parte dei problemi che ci ritroviamo di fronte oggi. Esauritasi, già venti anni fa, la spinta che pensava di poter diffondere in modo uniforme al Sud la civiltà industriale, negli anni successivi abbiamo assistito ad una complementarizzazione marginale del Sud allo sviluppo. Il meridione si è modernizzato rendendo tutto vendibile. La mobilità sociale si è esercitata in forme perverse attraverso la crescita delle attività malavitose. Questo destino è comune a tutti i Sud del mondo che pagano il loro ingresso nelle zone sporche dellla riccheza attraverso un'autentica prostituzione di quote rilevanti della propria popolazione".


Ma l'abitudine ad agire nell'illegalità, questa specie di mal di levante che Lei ha trattato nel suo medesimo compendio editoriale è una malattia incurabile?


" Il levante non è solo un male, è anche una direzione, un area di riferimento molto importante. Non è un errore di geografia essere al centro del Mediterraneo. Il Sud dell'Italia è un crocevia essenziale: la vocazione all'incrocio è la storia del nostro Paese. I segnali di una nuova imprenditorialità, dove emerge uno spirito privato, cioè più orientato al mercato e meno agli appalti pubblici, ci sono. Da qui potrebbe ricominciare a funzionare qualcosa. L'idea dell'impresa è strettamente collegata al modo in cui lavorano i comuni, la loro vitalità contribuisce a costruire un tessuto che riconnette la fiducia nello Stato. Ed è un dato di fatto che la vitalità dell'iniziativa meridionale si esprime a macchie, cioè in maniera diseguale sul territorio. Il meridionale moderno è orgoglioso e vuole dimostrare la sua capacità di fare impresa. Occorre far leva anche su questi aspetti psicologici perchè chi investe ha molta fiducia nel futuro, se no non lo farebbe. Inoltre, il Sud possiede forze lavoro giovani, piene di vita e disperazione, alla ricerca di opportunità per la loro stessa sopravvivenza. Il Mezzogiorno assistito è ormai finito. Occorre riavviare questo senso civico per favorire lo sviluppo economico, come stanno facendo molti sindaci delle città del sud. Il "fenomeno sindaci" che sta interpretando con orgoglio meridionale il senso civico, l'attenzione alla cosa pubblica, l'identificazione con la città, il rispetto della bellezza, è forte, ma anche la forza non può durare in eterno. Chi è stato legittimato da un voto locale, deve essere legittimato di un potere vero. Antonio Bassolino, il sindaco di Napoli, non è solo riuscito a fare delle cose molte buone, ma è riuscito anche a farlo sapere. Questa è l'altra faccia della medaglia che non bisogna dimenticare".

E, per non fare nomi, il sindacato, secondo Lei, può fare di più?

"Se il sindacato è da solo a fare tutto - risponde Cassano - è dentro il ricatto. Devono essere anche le altre istituzioni a fare la loro parte. Ad esempio, le forze politiche. Una forza politica è capace di costruitre le condizioni per far coincidere l'amministrazione della legalità con il mantenimento della salute dell'impresa, non deve certo provocarne il suo fallimento o la delocalizzazione della produzione. E' un appello, insomma, a fare cose impossibili. Il futuro ci riserva sempre qualcosa di diverso e straordinario".


Riprendiamo la tematica della rete digitale e l'informazione. La rete funziona se ha più nodi. Attraverso la comunicazione digitale si possono scavalcare quelle lungaggini fra rapporto locale e globale. C'è già una parte che lotta e che sperimenta nuove iniziative ma non trova lo spazio per comunicare. Quello che si deve evitare è che si consolidi, dopo la delusione per l'insuccesso di un'iniziativa, la depressione, che impedisce di uscire da sè. Ci sono cose che si possono fare solo insieme e non si può prescindere da un minimo livello d organizzazione.


"Non si può, anche qui, fare tutto da soli - afferma Cassano - perchè quando si smette di nuotare si va a fondo.

Siamo consapevoli del fallimento di molte imprese fragili perchè non si collegano fra di loro . Mettersi in rete vuole dire anche misurarsi con gli altri: il piccolo protettorato asfittico rassicura, ma è destinato a fallire. Il Sud ha una sua specificità d'interazione, dove spiccano l'immaginazione, la creatività. Se, accanto a questo, fosse possibile sviluppare una capacità di usare la tecnologia delle nuove forme di comunicazione si renderebbero possibili imprese che durino nel tempo e assicurino l'identità con il proprio territorio e la globalizzazione. Occorre progettare una prospettiva, investire ogni anno nei giovani più capaci, anche nella pubblica amministrazione, mandarli a a studiare negl Stati Uniti. Però, quando tornano devono trovare un lavoro adeguato per non farli scapppare via. Finora si è sfruttata pigramente una forza inerziale che li obbliga a rimanere qui. Dobbiamo valorizzare le risorse sul nostro territorio. Il telelavoro, ad esempio, è una soluzione a questi problemi perchè ridà significato al luogo in cui si vive. E' così che locale e globale si ridefiniscono nel loro rapporto. Stiamo attraversando uno dei passaggi più delicati della nostra storia, il gioco non è a somma zero, ma a somma variabile. Se riusciremo a coordinare tutte queste forze, qualcosa cambia nel Mezzogiorno".

L'esodo dei cervelli è un altro problema: lo ha ricordato Massimo D'Alema, segretario nazionale del PDS, nella sua relazione introduttiva al convegno per la nascita dell'Unione dei Democratici di Sinistra, rivolgendosi agli intellettuali di valore stabilitisi ormai all'estero e richiamandoli in Italia. Ribaltato nel contesto meridionale, il fenomeno è lo stesso: se non si fugge è solo perchè non si può. La politica è un'idrovora, porta tutti a Roma. Molti docenti del Nord vincono il concorso nelle Università del Mezzogiorno, i primi tre anni si danno da fare, poi se ne vanno. La scommessa intorno alla quale tutto ruota è che il Sud riesca a pensarsi, a guardare a se stesso con la forza di un sapere che già possiede. Ma occorre considerare obiettivamente che, salvo poche eccezioni, tutti i nord del mondo sono più sviluppati. Com'è possibile, allora, invertirte questa tendenza così netta?

"Non c'è solo un passaggio a Nord ovest, - chiarisce Cassano - c'è anche un passaggio a sud est. Siamo noi che costruiamo i paradigmi, le idee preconcette. Il confine è un luogo disseminato di punti bianchi che stanno fuori. Chi sta al centro è un punto bianco in mezzo a tanti altri punti bianchi. Ci si deve riappropiare di questa dimensione, altrimenti l'idea che da una parte c'è lo sviluppo e dall'altra c'è un insieme di ritardi ci farà diventare sempre più una fascia degradata. Occorre riflettere con maggiore umiltà sul fatto che anche altre culture hanno elaborato molte idee. Uno dei valori principali della nostra è l'immaginazione, che può essere valorizzata come premessa per un investimento".

E' sempre Massimo D'Alema che dichiara al giornalista Alberto Orioli del Sole 24 Ore nell'Aprile del 1997: "Al sud non serve dire che si deve ridurre l'orario di lavoro perchè ciò crea nuova occupazione. Non è vero, non è realizzabile. Servono nuove forme di sviluppo, l'emersione del sommerso, le infrastrutture e forse anche una terapia d'emergenza fatta di quei 100mila nuovi posti nei lavori di pubblica utilità, un'iniziativa che garantisce anche coesione sociale laddove non vi è alcuna forma di assistenza".

Dare la speranza di un futuro migliore ai molti giovani in estenuante attesa che quest'evento si compia, in momenti come quello che stiamo attraversando, e che uno dei guru dell'Europa sociale, Jaques Delors, definisce "la terza rivoluzione industriale indotta dalla mondializzazione dell'economia", potrebbe essere molto crudele o almeno eccessivamente demagogico. Ma questo non è il proclama degli uomini di potere, che possono, se vogliono, realizzare quelli che possono apparirci come sogni dentro il cassetto delle nostre ingenue speranze. E' invece una considerazione che si basa sull'analisi concreta delle opportunità che si stanno palesando. Non coglierle non avrebbe solo il sapore di una scommessa perduta, ma di una tale stoltezza che renderebbe inaccettabile, alle generazioni che stanno soltanto attendendo d'incominciare a fare, credere ancora nelle istituzioni.

Sullo scenario culturale, è da citare un interessante esperimento editoriale realizzato da Goffredo Fofi, autore e critico, una specie d'attestato di fiducia alla giovane creatività meridionale che il curatore ha realizzato per opporsi, come spiega nella prefazione, all'ossessività dei modelli che l'Occidente vuole portate avanti con accanimento, a dispetto della prima ricchezza dell'Italia che consisteva proprio nella varietà delle sue culture e delle sue tradizioni. Nella raccolta "Luna nuova" - scrittori dal sud" (Argo) troviamo un'antologia di racconti scritti da autori, sconosciuti o poco più, che riescono ad esprimersi con la creatività meridiana tipica del sud, che è forse l'unico spazio geografico dove l'esigenza della modernizzazione riesce a convivere con la tradizione, tralasciando volutamente trend letterari e modelli narrativi ormai consunti.

Un altro volume, altrattanto alternativo, è "Mangiare meridiano" curato da Vito Teti (Carical) il cui titolo sembra fare il verso al lavoro di Franco Cassano "Il pensiero Meridiano", (Sagittari Laterza).

"Penso anche a Tornatore. Amelio, Martone, Troisi e tanti altri - commenta Cassano - o all'ottimo saggio di Carlo Trigilia "Cultura e sviluppo" (Meridiana Libri). Perchè non è archeologia la faccia con cui ci presentiamo al mondo, non è un imbalsamarsi nella propria storia, ma è offrire la nostra ricchezza".

 
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Il Sud e l'Unità d'Italia (9. La Sicilia)

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