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Il Giornale - 7 AGOSTO 2001

Quattro ore per capire

le differenze tra nord e sud

MARCELLO VENEZIANI

Se cercate la differenza tra il nord e il sud, visitate adesso, nel pieno dell'estate, la provincia del sud tra le due e le sei di pomeriggio.

La differenza abissale tra due modi di vedere e di vivere è consegnata ad una parola che sentivo sussurrare dopo pranzo quando ero bambino: la controra.

L'ora dolce e proibita che dura un pomeriggio. Ignorata dai dizionari e dai linguaggi commerciali, la controra è la chiave d'accesso ai misteri del sud, di tutti ì sud dei mondo, a cominciare dal nostro.

E  là, nella controra, il tabernacolo antico di una mentalità che si è fatta paesaggio, di un tempo morto che si è fatto luogo; la controra è l'estrema difesa dalla globalizzazione che marcia veloce sulle ali della tecnica e dell'economia; mentre la controra è il trionfo dell’andamento lento, anzi immobile, fuori dalla tecnica e da ogni criterio economico.

Puro spreco, un contro﷓summit rispetto a quello di Genova, lo trovate negli assolati e interminabili pomeriggi del sud, nel meriggiare e cazzeggiare pallido e assorto sotto un rovente muro d'orto; o tra le panchine in ombra della villa comunale, sala d'attesa del camposanto.

I vecchi che non si vedono più alla villa comunale a godersi l'ultimo sole del loro meriggio sono al di là dal cancello, che evoca già nel suo nome la cancellazione.

La controra è lo splendore del sud e anche il suo vizio peggiore. La vita si ferma nel cuore della giornata per un periodo di quattro, cinque ore. La chiassosa esuberanza della mattina e della sera, abitate da rumori, clacson loquaci, vociare incessante e gesticolazione teatrale, si ritrae per quel lungo sipario di ozio e silenzio.

 In quelle ore c'è il Niente Radioso, la resa dorata al caldo, alla digestione, alla stasi antica del sud. Pure le movenze si fanno flemmatiche.

Di recente perfino Chirac è sceso in campo per scrivere la prefazione apologetica all'Elogio della siesta di Bruno Comby. La siesta è la variante spagnola, aggravata dai messicani e imbecillita dalla pubblicità, della controra.

Non a caso il sud è profondamente spagnoleggiante nei caratteri e negli orari, nelle cene tardive a ridosso della notte, nell'abuso di pane a tavola e nei negozi che aprono e chiudono tardi. Perché la controra è più implacabile di un'ordinanza sindacale: i negozi aprono quando al nord si accingono a chiudere.

Quanta vita si dissipa nella controra, lunghe ore sprecate a cercare solo un riparo d'ombra, un leggero refolo di vento, un'interminabile granita da centellinare ai tavolini, o più perdutamente un letto in cui affondare nel sonno, o su cui esercitare una sudata sessualità.

Del mio sud ricordo infiniti pomeriggi di sole, arsure lucenti, seduti al gradino o nell'auto a seguire gli arabeschi dell'ozio con una musica da stereo. Ricordo gruppi di ragazzi accampati sulle scalinate di una chiesa, o giocare l'antico gioco della cinque lire al muro, o scemare nelle sale da bigliardo, o dotarsi di pelose e lupini (i pop corri dell'antichità provinciale) per spaparanzarsi al cinema in un dormiveglia e dormimangia collettivo.

Qui l'elogio della lentezza non è letteratura ma realtà quotidiana, anzi pomeridiana.

RIVINCITA SUL CALVINISMO

Alla controra non si può essere bruschi, veloci, intraprendenti, è violazione di quiete pubblica, anzi di stasi comunitaria; non si può telefonare né bussare a nessuno che non sia preavvertito, è profanazione di riposo. 1 più attivi li trovi alla fontana che si lavano l'auto con la spugna e il secchio o nella campagna del nonno, a tastare frutti e foglie del campo.

Ma niente attività produttive, solo estetiche, ornamentali.

Nel pomeriggio della controra si recupera l'insonnia accaldata della notte, le cene sfinite nelle ore piccole, le difficili digestioni, i meloni d'acqua e di pane (come si chiamano al sud le angurie e i meloncini) che galleggiano nella propria pancia e inducono sonnolenza.

Come i morbidi fioroni, merenda deliziosa della controra.

La controra è la rivincita del sud sul calvinismo, rivalutata persino dagli impreriditori del nord come sosta necessaria per rigenerarsi e rendere di più. La pennichella romana è la sua sorella minore.

Nel suo libro Se la Puglia non è la California, Franco Tatò, il leader dell'Enel, ricorda le sue ore pomeridiane a Barletta rubate all'ozio e impiegate a studiare o a frequentare deserte biblioteche: il vero spartiacque tra il sud che va e il sud che resta è proprio sul crinale della controra.

«Qui non esiste

il do ut des, ma il dono

e l'abuso, tutto viene

concesso e negato

per favore,

un intercalare

meridionale del resto

assai frequente»

Là è la linea di confine tra chi ha impiegato quel tempo per sapere, per fare, per conoscere e chi invece lo ha dissipato secondo natura e tradizione, seguendo le regole della controra. Il sud si divide in figli dell'ora e figli della controra, ovvero figli del proprio tempo e figli del proprio luogo, nec﷓otium et otium.

Ma per entrambi sud viene dal verbo sudare: per fatica o per calore, il sudore è la traccia primitiva del sud, sfuggita alle arie condizionate e ai climatizzatori della globalizzazione.

L'afrore delle ascelle e gli odori intensi del pomeriggio segnano l'olfatto di tutti i sud del mondo.

Certo, il tempo passa anche al sud, che si adegua al mondo. Però nella calma della controra riaffiora sorniona l'anima antica del sud. Trovi le case linde e le strade sporche, divise da una tenda gonfiata dal vento; alla controra i bagnanti occasionali vengono via e le spiagge restano popolate da carovane venute dai paesi interni e costituite da famiglie verticali, dai 2 ai 92 anni, come ormai non si usa più: quattro generazioni che si dividono la tiella di pasta al forno e lasciano sugli scogli e i lapilli bucce di pomodori, scorze di cocomeri e da ultimo buste e lattine.

Si usa ancora la frutta al sud, e questa è una bella abitudine non perduta.

IL MARE GRATIS

Il mare per la gente del sud è gratis, pagare un pedaggio o un parcheggio è contronatura. Al mare la nonna ha la sedia, i nipoti sono accovacciati sulle pietre, le ragazze sono distese e le mamme sono in piedi a dividere razioni e mazzate o a lanciare ululati per il figlio che è «andato in mezzo» e ha mangiato da poco.

Non si fa il bagno alla controra, ripete la nonna col tono di oracolo inascoltato.

A differenza dell'Occidente globale dove le mamme sono in dieta e i figli sono obesi per cattiva ipernutrizione, a sud accade l'inverso: trovi ancora mamme sformate già prima dei quarant'anni e bimbi ancora magri, selipur allevati a dieta mediterranea.

Donne così vengono chiamate Facaldo, perché soffrono il calore e lo emanano. Ritrovi in questi gruppi parentali una figura scomparsa in città e al nord: il cugino.

Qui i cugini esistono ancora e convivono intensamente.

Del resto la principale industria del sud sono i matrimoni, le cresime, i battesimi che rafforzano i legami familiari: il giro di milioni che spremono agli invitati e ai festeggiati è vertiginoso e al di sopra delle loro possibilità.

Se al sud si va meno in vacanza non è solo per scarsità di risorse, amor di stasi o perché già vivono in posti estivi; ma soprattutto perché c'è sempre qualche prima comunione o nozze in calendario.

E là, in quegli interminabili pranzi di nove ore, che la controra per un giorno scompare, provocando crisi violente nei vecchi e nei bambini, che si addormentano sulla tavola.

A sud non esiste il do ut des, ma il dono e l'abuso, tutto viene concesso e negato per favore, che è del resto un intercalare meridionale assai frequente.

Alla controra raggiungono il loro top d'ascolti le radio locali con le loro infinite dediche e il cicalare sconnesso dei disc jockey indigeni, strani centauri che vivono mentalmente tra gli sms e lo struscio. La radio locale è l'esempio perfetto di un media che produce glocalismo, ovvero musiche globali e linguaggi tribali,. cadenze americane e dialettali, pregiudizi e pettegolezzi planetari e paesani.

La radio locale è l'eterno ritorno dell'identico in forma di nenia rituale. Modernità kitsch.

Ti accorgi che la controra è finita quando i balconi si aprono e accaldate signore, scampate al pomeriggio, si siedono nella sopraggiunta ombra con i loro ventagli, le loro gambone, le loro granite, spumoni o spongate e latte di mandorla; o quando rivedi le sedie fuori dai circoli, o dalla bottega del sarto e del barbiere.

Sempre gli stessi, che raccontano le stesse cose; o per dir meglio i logorroici raccontano e i convitati di pietra ascoltano muti e assorti, sempre nella stessa posa.

Ci sono sagome al sud di cui si conoscono solo due o tre parole in una vita intera. Servono ineffabili password per accedere in questi club esclusivi: soprannomi, parole dialettali, conoscenza topica, gesti rituali. Tra i ragazzi, ad esempio, segno di comunicazione simbolica e generazionale è grattarsi il pacco mentre si parla o passa una procace minenna.

Senza quei gesti, quelle parole chiave, quegli sguardi complici, non si entra in rete. C’è un internet primordiale per accedere al branco.

IL RITO DELLO STRUSCIO

Con la fine della controra si riaprono negozi e comincia l'interminabile s a. File ai benzinai perché nella provincia del sud è ancora d'uso prevalente fare diecimila lire di benzina, pellegrinaggi tra i negozi perché quello ha il provolone buono e quell'altro ha i fioroni «più a mercato».

Quasi tutto si svolge in macchina, a volte persino il passeggio, con auto che strusciano a tre all'ora e che non partono mai col verde ai semafori ma solo quando sta per tornare il rosso, e il clacson altrui lo ha avvertito; lungo la strada poi si fermano,, bloccano il traffico per salutare i passanti o gli automobilisti in direzione opposta, e nessuno osa protestare, fa parte del galateo paesano.

Ma la controra resta il segreto del sud, la sua privacy più inviolata, la sua divinità.

Sarà stato alla controra che il meridionale Zenone pensò che il movimento fosse illusione e che l'altro meridionale Parmenide intuì l'inesistenza del divenire. Anche il Primo Motore Immobile di Aristotele è un Dio meridionale nella beatitudine luminosa dell'Eterna Controra.


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