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Don Giuseppe Rassello, dalla Sanità a Santità

di Marina Salvadore

Ringraziamo la redazione de IL GOLFO per aver amplificato dalle sue pagine, sabato 8, la campagna per la riabilitazione pubblica dell’immagine di don Giuseppe Rassello, parroco martire della Sanità. Ribadiamo la singolare circostanza che ha visto lievitare, nello spazio di poche ore, il numero dei contatti e dei sostenitori di don Giuseppe Rassello, dando luogo ad una catena infoernegetica d’amore, sviluppatasi sull’onda della memoria, che ha coinvolto - quasi esotericamente - tantissimi testimoni dell’opera di Giuseppe, sconosciuti tra loro e - quel ch’è più bello - lontani tra loro per fatto generazionale.

I suoi ragazzi, cresciuti e padri di figli, del quartiere Sanità, i suoi allievi della III A del Liceo Genovesi, i suoi amici della natìa Procida, il gruppo “AMICI DI DON RASSELLO su Facebook, sorto dal niente, i parrocchiani della Basilica di Santa Maria e quelli di S.Severo del quartiere ch’è - dicesi - il più malfamato di Napoli.

Tutti, di ogni censo e d’ogni categoria sociale. chi ha avuto una buona vita e chi se la fatica ancora. si sono magicamente incontrati nello stesso luogo ideale, alla stessa ora, per ricordare i tanti miracoli ch’Egli ha compiuto in vita, distraendo dalla cultura della morte - che impera nei quartieri cosiddetti “degradati” della nostra bellissima città - molti giovani, per riportarli sul sentiero invitante della VITA.

C’è chi, grazie a Lui, già figlio di un destino preordinato è, oggi, un luminare, un uomo importante in società. Ce ne sono tanti altri. che hanno imboccato la strada giusta e - proprio nel medesimo quartiere - operano attraverso strutture, organismi forse un po’ naif (stante i mezzi) ma incisivi per la collettività: giovani che hanno il merito di aver trasformato una “terra di nessuno” nel quartiere più palpitante di Santità della. Sanità.

Sì, è vero quanto il cardinale Ursi pronosticava, nel vedere all’opera quel giovane “prete in jeans”: da Sanità a Santità! Ed è proprio la santità di Giuseppe Rassello che desideriamo svetti come un vessillo su tutta Napoli, avendo ferma l’idea - e non solo la mistica suggestione - ch’Egli E’ SANTO e che merita, da martire, l’onore degli altari di Partenope!

Per il suo sacrificio, per il suo forte spirito identitario, per la VERITA’ fatta bandiera, er il dono di se’. Per la sua personale VANDEA, laddove le assenze, le mancanze, i tradimenti della politica locale, della società dei vampiri, degli assassini della Tradizione, imperversavano. Maciullavano sotto gli zoccoli del tempo l’anima mundi di Partenope, la vergine.

Con Lui noi perdoniamo cristianamente il suo accusatore, Tonino Borgo, ch’è stato strumento del disegno Divino: se non ci fosse stata l’opera di Giuda, Gesù Cristo non avrebbe potuto adempiere al suo Destino. Ma non perdoniamo il “Sinedrio”, quella cafonissima setta metropolitana impastata di spicciola massoneria - anche diocesana - e ruspante politica locale.

La Camorra, sì. anche quella c’entra, come in ogni cosa napoletana. Ma è da ridimensionare a braccio armato, cane da guardia. Passano gli anni, siamo in un nuovo secolo, in un altro millennio ma Napoli, con le sue storie da Piccolo Mondo Antico è ferma, come l’acqua stagnante, come il percolato delle discariche abusive!




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