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Fonte:
http://partitodelsud.blogspot.com/

Fare il contadino è molto più difficile che scrivere scemenze

di Antonio Ciano

27 aprile 2010

Comunque Rizzo e Stella sono dei bravi giornalisti, ma anche loro, per la pagnotta, sono costretti a difendere quella Casta che li foraggia. Peccato!!

Ah, il sottoscritto è cresciuto in campagna e mio padre, morto a 97 anni sui campi, e mi ha insegnato l'arte contadino e quel mestiere ho fatto fino al Diploma, preso a pieni voti.

Poi sono stato emigrante in America, da clandestino, poi ho navigato sulle navi mercantili da Ufficiale per dieci anni, poi ho venduto veleno (tabacchi e valori bollati), poi ho fatto il giornalista dal 2001 fondando la prima telestreet meridionalista d'Italia (TMO Gaeta) senza pubblicità, senza paga, mi chiamavano il brigante dell'etere, Tv nata contro la Casta televisiva voluta dal potere massonico.

Nel 1985 pubblicai il mio primo libro dal titolo "Per il sangue di Tata", uno spaccato di vita contadina; nel 1996 pubblicai "I savoia e il massacro del Sud" che diventò libro "Cult"; nel 1998 assieme a Barone, Pagano e Romano pubblicammo "Briganti & Partigiani"; nel 2006 ho pubblicato" le stragi e gli eccidi dei Savoia- esecutori e mandanti".

Il sottoscritto non è uno storico, fa ricerca storica per diletto e per amore del Sud, nè è nato tabaccaio, nè è nato marinaio, nè clandestino. Il sottoscritto è nato contadino.

Ha anche un appezzamento di terra che coltiva, vi produce per la casa le famose olive di Gaeta, pomodori freschi, verdura, e frutta. Insomma di fame non morirò mai.

Spero che i due bravi giornalisti del Corriere abbiamo anche loro un appezzamento di terra, se non ce l'hanno, potremmo dare loro in uso dei terreni comunali da zappare. Ma fare il contadino è molto più difficile che scrivere scemenze.

Oggi sono assessore del Comune di Gaeta per il Partito del Sud, e qui casca l'asino, ho acquisito alla città ben 25 mila mq di terreno della camorra, ho fatto ritornare alla città la caserma Sant'angelo, la villa borbonica, la Chiesa di San Michele Arcangelo, la palazzina degli ufficiali.

Siti demaniali che i piemontesi ci avevano rubato.

Inoltre, su mia proposta, la giunta comunale ha deciso di denunciare gli eredi dei savoia, per i danni procurati alla mia città nell'assedio del 1860-61.

Fu un attacco criminale verso il Regno delle Due sicilie, senza dichiarazione di guerra.

La causa si farà quanto prima, l'avvocato è il Prof Pasquale Troncone di Napoli.

Ecco perchè i due giornalisti e il prof Della Loggia sono incazzati, per fare questo ci voleva uno che vendeva Veleno, un tabaccaio. Loro, vendono fumo.

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Vi sono dei giornalisti che campano la vita servendo il loro padrone, altri giornalisti ritenuti farabutti dall'attuale regime devono arrangiarsi.

di Antonio Ciano

Conoscevo un ricercatore storico, si chiamava Tonino Cervone, padre di Sandra, giornalista de" Il Messaggero" era un topo d'archivio, di quelli che quando dava delle notizie sulla nostra storia, sul nostro passato, rimanevi allibito. Un giorno mi sono imbattuto in libro di Giacinto De Sivo " Storia delle Due Sicilie", avevo letto di cose nefande, di stragi e di eccidi perpretati dai piemontesi. Quelle stragi mi venivano raccontate da mio nonno, contadino in Gaeta, non mi venivano raccontate dai giornali, nè dagli storici.

Tutti o quasi a raccontar bellezze del Risorgimento, tutti a raccontare delle gesta di Garibaldi, di Cavour, di Vittorio Emanuele II, e dei savoia in genere.

Leggendo quel libro mi colpì la storia nefanda di Pontelandolfo, andai in quella città, chiesi al Sindaco Perugini notizie, mi rispose che i piemontesi incendiarono la città e non avevano niente nei loro archivi, anch'essi bruciati. Rimasero in piedi solo tre palazzi, erano dei liberali del tempo.

Mi indicò la biblioteca provinciale di Benevento, e lì mi recai.

Fotocopiai atti del processo per i fatti di Pontelandolfo descritti da scrittori del beneventano, e ricostruii l'eccidio, quello che avvenne giorno per giorno nella città martire al pari della mia, del risorgimento piemontese.

Presi tanti appunti, li misi in ordine e pensai di scrivere un libro, per dare a quella città la dignità che le spetta, in quanto, ancora oggi è marcata sulle carte bollate come città di briganti.

Quel libro ha venduto più di 200 mila copie., oggi, clonato, si vende sulle bancarelle a poco prezzo. Divenne "Cult", lo scrissi con rabbia, e fu oggetto di contestazione da parte massonica, da parte dei professorelli di regime del tempo.

Trovai contro un muro di gomma. Sapete chi erano i miei avversatori? Molti professori delle scuole nostrane. Ma come si permette questo signore di confutare i nostri insegnamenti?

Come fa a mettere in dubbio le gesta del nostro padre della patria Garibaldi?

Garibaldi non era il nostro eroe, era solo un mercenario, un terrorista, un negriero.

Da capitano della "Carmen" trasportava "Coolies" da Canton in Cina a Callao in Perù, vicino Lima. Non era un socialista ma nazista, faceva fucilare solo contadini ed operai, mettendosi agli ordini dei baroni e dei padroni.

Era un massone e da che esiste quella setta, è sempre stata al servizio dei potenti.

Un editore delle mie zone non volle pubblicarmi il libro, anche se entusiasta della bozza, un suo amico di destra, era missino, disse che era un libro antiitaliano.

Non era vero, è un libro italianissimo, era antisavoiardo, anti risorgimentale.

La mia patria è nata il 2 giugno del 1946, è questa santa repubblica e quando sento parlare dei 150 anni di unità nazionale mi ci incazzo di brutto.

In Francia non festeggiano la monarchia precedente, festeggiano la repubblica, il 14 luglio di ogni anno. In Francia hanno fatto una rivoluzione, ha vinto la repubblica e inneggiano alla repubblica, non a Luigi XVI.

In Italia,vogliono festeggiare una monarchia accentratrice, quella che ha causato milioni di morti, l'emigrazione di milioni di meridionali, guerre a ripetizione; quella che ha causato stragi, eccidi, non solo contro i meridionali, ma contro città del Nord a cominciare da Torino per finire a Milano. E quando sento che dei Presidenti della Repubblica si accingono a festeggiare questa genia di malfattori mi ci sento male.

Vi sono dei giornalisti che campano la vita servendo il loro padrone, vi sono altri giornalisti ritenuti farabutti dall'attuale regime e devono arrangiarsi come possono.

E qualcuno può.

Pino Aprile era direttore di "Gente", ha dovuto dimettersi. Quel settimanale vendeva 3.700.000 copie a settimana, ma aveva una linea politica che non si addiceva al padrone del vapore.

In America un personaggio come Pino sarebbe stato coperto d'oro, da noi ha dovuto fare le valigie. Pino, forse anche per questo episodio, ha scritto un altro capolavoro, e non è uno storico, è una penna micidiale, si è informato, ha preso appunti, ha consultato migliaia di libri e ha scritto "Terroni" che consiglio a tutti di leggere.

Intanto, grazie a "I savoia e il massacro del Sud" è nata una nuova coscienza, molti di quei professori che mi contestavano son tornati all'ovile, anzi, qualcuno ha scritto testi molto importanti contro il risorgimento che ritengo sia stato il vero cancro del Sud, e cari giornalisti ed opinionisti del Corriere, contestatemela questa considerazione e questa mia opinione.

Io ho messo nero su bianco le stragi e gli eccidi dei savoia, quelle della monarchia sabauda, voi, esimi giornalisti, ditemi che non sono vere, che mi sono inventato tutto, ma basta andare negli archivi di Via Lepanto, basta leggere i resoconti della "Civiltà cattolica" del tempo per accorgersi delle verità nascoste.

Molti di noi non sono degli storici, nè lo era Lucio Barone, nè lo era Mimmo Ciaramaglia, nè lo era Angelo Manna (tutti morti, nuovi briganti) nè lo è Alessandro Romano che percorre migliaia di Km con la sua mostra itinerante, nè lo è Antonio Pagano la cui rivista "Due Sicilie" è stata considerata al livello di cattedra universitara da Paolo Granzotto giornalista de" Il Giornale", nè lo è Erminio De Biase, nè Gennaro De Crescenzo, nè Valentino Romano, nè Nando Dicè.

Gli storici appartengono alla Casta risorgimentale, gli altri fanno altri mestieri, ma questi soloni, devono convincermi, non possono ergere a Padre della patria Cialdini che ordinò la strage di Pontelandolfo e che massacrò la mia città sotto una coltre di 160 mila bombe mietendo 5 mila morti. Esimi giornalisti, esimi storici, io a Gaeta ci vivo e sento ancora le cannonate piemontesi, cammino sulle macerie prodotte da quelle cannonate, i nostri figli sono costretti ad emigrare da 149 anni.

Prima del 1860 al mio paese arrivavano operai e contadini dal Piemonte, dalla Lombardia perchè si puzzavano di fame. Gli ultimi disoccupati li ha portati Mussolini, forse centomila, dal Veneto di Stella, che ben conosce la storia dell'emigrazione.

Quella regione fu ridotta alla fame dal regime savoiardo. Emigrarono dal veneto 4 milioni di persone. Dalle mie parti, in provincia di Latina, vi sono più veneti che laziali.

Tanti saluti, tolgo il disturbo, non ho mai preteso di essere uno storico, la cosa, garbatamente, non mi interessa, son nato contadino e morirò Brigante di questa terra martoriata dal regime savoiardo che odierò sempre.










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