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CONTINUA NOTA : il prof che ci raccontava...

di Bruno Pappalardo



28 febbraio 2012

Chiedo scusa a tutti coloro a cui non ho saputo trasferire correttamente il mio pensiero vanificando un concetto ma lasciandone un'altro insulso e  visto che, ho ricevuto annotazioni che mi hanno lasciato pensare alla poca chiarezza, ebbene, era mia volontà dire, soprattutto per coloro che non si sentono propriamente affascinato, come me, dal meridionalismo attivo o scritturale che faccio una doverosa distinzione su coloro che rubano la mela (esempio) e chi invece s’arricchisce sulla pelle degli altri lasciando costoro più poveri che mai perché colpiti dall’infame gioco di poteri forti, ossia quelli genericamente appartenenti ad altre aree del paese e diventate ricche da 150 anni a scapito del resto della penisola:

Dunque, Il senso dello nota sul mio vecchio professore di Italiano alle medie, era:

Chi è ricco o ricchissimo ha verosimilmente o certamente rubato!

Se il Sud non è ricco vuol dire che non ha rubato. Certamente non siamo orbi, come il mio amato insegnante, e certo vediamo lo scippo dei rolex e una abbiamo una camorra che ci dissangua ma evidentemente se il Nord è ricco è perché ha rubato presumibilmente come il macellaio sotto casa.

Come? Con le proprie banche all’interno delle quali siedono AD di altre società pubbliche e private, ossia  quel generalmente detto “poteri forti”. Stratosferiche consulenze, accordi con la delinquenza, ovunque si trovava, per intossicare le nostre terre con i rifiuti ammalando la comunità e pagando 100 volte in meno il costo dello smaltimento di materiali speciali restando, così, ricchi. Quote latte del Veneto pagate con i soldi destinati al Sud, i cosiddetti Fas, e, dunque, affossando il Sud che resta più povero di prima, truffe della Parmalat, Fiat, Cirio, l’Antonveneta, l’Unipol-Banca d’Italia-Bnl le Caste di gente che ride mente l'Aquila crolla et cetera e una Protezione Civile coinvolta in truffe allo Stato. Parentopoli da Roma in su. Ve ne ricordate qualcuna del Sud negli ultimi anni? Si impoverisce un Sud anche in questo modo precludendo l’accesso a concorsi che no vengono fatti. Il fallimento di banche, Geronzi, Fazio, Consorte, Caltagirone, Colaninno Romita et cetera. Il banchiere Fiorani che accumula 70 milioni traendo, illecitamente, dai conti correnti pochi euro per renderli invisibili.

E' ovvio che non rubano alcuna mela o Rolex ma ci scippano il Banco di Napoli (N. Zitara, l’invenzione del Mezzogiorno- pagg.480) depauperando la nostra economia.

Da dove passano 180 miliardi di euro all’anno di evasione se non attraverso società offshore di grandi industriali e azionisti e aziende,… ma del Sud? E dove sarebbero queste industrie e aziende al Sud che hanno a che fare con queste società fantasma? Come si chiamano? Dove sono? Insomma tutto sto tessuto economico vibrante, voi, al Sud, dove lo vedete? 180 miliardi sono quasi 10 Finanziarie dello Stato ossia noi, ossia soprattutto Sud perché più affamato, disoccupato e povero, dunque, doppio danno!

Dunque, chi ruba una mela è ladro? Chi ruba una mela è ladro quanto un'altro che ruba una pera!

Non esiste alcun rapporto con coloro che generano danno alla società e agli onesti sottraendogli denaro,   dunque, benessere e servizi, ovvero ciò che no riesce una mela.

Resta il fatto che chi ruba una mela, per principio è un ladro o, forse solo un affamato! Spesso è gente senza via d'uscita come certi ragazzi in aree a rischio, in lager urbici e della società che non hanno alternative.

La Santa Rita di Milano, invece, che s’inventava tumori al seno, aveva delle alternative, i brogli sulla sanità e cliniche private al nord hanno delle alternative...Certo hanno necessariamente anche la mostruosità e l’ obbrobrio nel DNA! Certo, come Don Luigi  Verzè al San Raffaele hanno anche il falso in bilancio come l’80% delle società private dalla Capitale in su. Sono fatti riportata dalla stampa e non demagogia. Un po di retorica scappa sempre e di ciò chiedo umilmente il vostro perdono, tuttavia la nota, come le argomentazioni,  potrebbe essere infinita.

Beh, non continuo pensavo che ciò affiorasse comunque dalla memoria, pensavo di non dover ripetere tutta la lungagnata,...pensavo che si leggesse tra le righe.

Grazie sempre della vostra attenzione! Bruno Pappalardo, 25.02.2012 -  SUDVOX,

 

Il Prof. che ci raccontava dell’onestà e della ricchezza…

di Bruno Pappalardo



24 febbraio 2012

Era una piccola scuola media, la “Benedetto Croce” in via Foria, quì a Napoli. Lui, invece, era così grosso che le due alte ante in legno massiccio dell’ingresso dovevano essere aperte sia per l’accesso degli studenti che per lui, poco più tardi di quell’ora quando aveva lezione. Era una montagna di briosa sapienza, …questa era la percezione di noi 11-13enni. Zoppicava e s’aiutava con un bastone era orbo e s’aiutava con degli occhiali spessi che toglieva raramente rivelando dei cristalli di cielo plumbeo. Era quasi calvo. Aveva un testone che scagionava il viso tondo come il sole e di quella luce era il suo stupefacente sorriso. Quando accadeva, accennando ad un risolino compiacente e generoso per noi, si rideva tutti in classe tanto era il suo contagio.  Una giacca blu lustra e un pantalone grigio consunto sul retro per l‘usura, lo ricoprivano sempre allo stesso modo. Veniva, però, nobilitato da una immacolata camicia in “terital”, in fibra di poliestere e vanto italiano. che andava molto in quei tempi, dal ’50 al ‘70. Era la compagna dei suoi innumerevoli viaggi durante i quali portava lo spazzolino, la sola camicia indosso e un ombrello. Ne andava fiero. Si lavavano asciugavandosi in pochi minuti (veniva prodotto a Casoria) Una cravatta, spesso rossa, completava il collo taurino strozzandolo. Il silenzio nasceva d’incanto quando entrava nonostante mai avesse osato sgridarci.  Ci faceva sentire come lui pur se ci conteneva tutti nella sua grande ombra.

Si chiamava Placido Valenza, pare avesse un doppio passaporto per via della madre americana  (?) con cui aveva vissuto e studiato proprio con lei. Insegnava irripetibile “lettere italiane”. Aveva un suo metodo. Era stato, insieme ad un affoltato gruppo di studiosi, tra i fautori e realizzatori della “scuola media unificata” obbligatoria. Nella stessa scuola il suo caro e allampanato amico Nino Sensale (credo esistono dei saggi redatti a quattro mani) le cui dita della mano destra erano due bastoncini di cioccolata nera che stringevano irremovibili sigarette bianchissime. Ma c’era anche il grande Aniello Chianese che insieme ai due costituirono un gruppo di studio che “…fornì alla scuola italiana e soprattutto napoletana esperienze preziose in merito alla socialità e all'integrazione dell'adolescente e del preadolescente nella società e nel gruppo” (professoressa Amelia Luca) Era spesso in viaggio per il ministero e l’estero. Da quella sensibilità e passione nacque poi dal grande Chianese la Fondazione che porta il suo nome, “unica nel suo genere sull'intero territorio nazionale, evidenziando il suo forte e caratteristico impegno di strategia educativa a favore dei minori in "difficoltà e rischio con esperienze  reclusorie desiderosi di risalire la "china"

Ma dove va a parare tutta questa encomiabile storia di tre uomini?

Su una frase che mi rimase nella mente come granito scolpito e che nel mio modesto divenire, è stata un solco che non mi ha mai abbandonato segnando molte scelte della mia esistenza.

Diceva: “ se vedete il macellaio sotto casa che dalla propria botteguccia ricava un altro vano per una seconda vetrina, ebbene, vorrà dire almeno due cose; …o ha lucrato sulla carne o sta smerciandovi carne marcia” Per lui che veniva dalla Grande America quella era una verità indubitabile.

Una terza ipotesi poteva essere che il commerciante, senza famiglia e altri oneri di qualunque genere, avesse tanto risparmiato con sacrificio per investire nella propria attività ristrutturando l’esercizio. E’ una possibilità, diceva, ma che non avrebbe mai prodotto, per sé, una ricchezza tale da ritenersi milionario. (all’epoca la sola locuzione “milionario” ci lasciava sgomenti)

Che il consulente del Ministero all’Istruzione non fosse depositario della verità o unico pensiero è certo possibile ma è altrettanto verosimile che, il macellaio, potesse dirsi “agiato” ma non ricchissimo e che mai lo sarebbe diventato.

Insomma un ministro, la Severino che si perde una lussuosa villa di 10mln., per distrazione, beh, è stranuccio, però minacciando di denuncia i giornali che hanno solo chiesto di quell’immobile.

Viene in mente una quarta ipotesi: non tanto vale, dunque, la corruzione ma, soprattutto, quella rete di amici interessati e interessanti che salvano se stessi, nella piena legalità, non come casta ma, per meglio dire alla Luca Telese, come “elite” che, a differenza del predetto non so veramente quale sia peggio. Ma mi giunge prepotente una lubranica domanda?

Ma se il Sud ha rubato, lucrato, corrotto amministratori, colluso delinquenza, pubblico e privato ma, allora, perché è così povero e arretrato? E se il Nord è ancora la vera risorsa del paese per il forte tessuto connettivo di aziende, PMI, industria pesante, commercio, design e creazione perché è, dunque, così ricca? 

Bisognerebbe chiederlo agli esperti di questo governo tecnico,… ricchissimi.

Ma il problema è chi ruba di più o di chi ruba meglio??

di Bruno Pappalardo, SUDVOX, 24.02.2012









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