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L'ALBA DI UN NUOVO MERIDIONALISMO

Enzo Riccio

31 Gennaio 2009


Le ultime vicende che hanno coinvolto il variegato mondo meridionalista, purtroppo ancora frammentato in troppi movimenti, partiti e gruppetti, impongono una riflessione che evidenzia alcuni aspetti positivi e altri negativi, quest’ultimi sono errori di cui spero potremmo far tesoro.

Da un lato notiamo con soddisfazione che sono nati parecchi gruppi che iniziano a distaccarsi dal “neoborbonismo” classico fatto di sola azione culturale e di convegni, questa parte del nostro mondo è fondamentale, ma, secondo me, ha i suoi limiti nel non proporre azioni efficaci per lo scenario politico di oggi e per un coinvolgimento dei più giovani. Alla fine, con la sola azione culturale, non si cresce più di tanto e si viene facilmente rinchiusi nel ghetto dei “nostalgici”, perdendo pure troppo tempo in sterili polemiche e sospetti, ad esempio con le solite accuse ad altri gruppi di “giacobinismo” o peggio ancora di “scarsa purezza neoborbonica”; forse alcuni nostri amici sono fermi al 1861 e non hanno ancora capito che il nostro glorioso Regno delle Due Sicilie è finito (purtroppo!) e non potrà mai più rinascere nei modi e nelle forme dell’800, seppur rimanendo un importantissimo riferimento culturale e di rivendicazione storica per la “questione meridionale” nata dopo l’Unità d’Italia e la truffa del Risorgimento, e non prima come ci insegna la “Storia” ufficiale.

E’ inutile continuare a parlare in modo velleitario di ristabilire il Regno delle Due Sicilie o di ristabilire gli antichi confini o di “ricostruire la nazione”; bisogna invece parlare al cuore e al portafogli del nostro popolo meridionale che, ancora schiavizzato dopo quasi 150 anni di colonizzazione, non avrà mai la forza di risollevarsi se non è anche coinvolto sulle scelte politiche contemporanee e sulla costruzione di un futuro diverso dal presente fatto di sottosviluppo, di potere criminale ed emigrazione.

Quando si capirà che l’azione culturale non esclude, anzi rafforza, l’azione politica? Quando si capirà che, nel rispetto delle differenze s’intende, si deve, oltre che diffondere la verità storica, manifestare insieme e scendere nelle nostre piazze, presentare liste congiunte alle elezioni, insomma essere visibili come movimento unitario di liberazione del Sud? Quando ci sarà un’unica associazione culturale e un unico movimento politico che lavorano in sinergia?

Sul versante politico assistiamo a tanti lodevoli tentativi, ma tra quelli più pragmatici distinguiamo almeno due atteggiamenti, chi pensa che da soli non potremo mai farcela (ma se non potremo mai farcela da soli che speranze di libertà possiamo mai avere?) e prova qualche “scorciatoia”, alleandosi con i partiti tradizionali italiani o peggio ancora inserendosi nelle sue fila credendo o meglio illudendosi di portare una ventata di meridionalismo identitario; e poi c'e' chi pensa a costruire un movimento nuovo, autonomo dai vecchi partiti e dalle vecchie logiche, soprattutto libero dalla vecchia classe politica meridionale che è stata complice fondamentale della colonizzazione italian-padana della nostra terra, costruita sul sottosviluppo e sul potere politico-mafioso.

Ovviamente noi del Partito del Sud abbiamo scelto la seconda strada, ritenendo che la prima sia foriera di delusioni e disillusioni, pensando di “prendere un partito come prendere un taxi come passeggero” come diceva Enrico Mattei e poi diventando ben presto il conducente per qualcun altro. E’ una strada molto più lunga e difficile e sappiamo che siamo ancora all’inizio del cammino, ma questa ci pare l’unica via che ha qualche probabilità di successo nel lungo periodo e che ci permette di conservare la nostra dignità di uomini liberi. Le ultime recenti delusioni sulla strada dell’aggregazione, non ci dovranno far cambiare idea, dobbiamo continuare a radicarci sul territorio e scegliere alleanze tattiche e programmatiche sul singolo territorio che non vanno in contraddizione con una strategia complessiva, ad esempio con liste civiche e altri movimenti meridionalisti autonomi.

Sperando quindi di essere all’alba di un nuovo meridionalismo, non piagnone, non lamentoso e non solo nostalgico dei “bei tempi andati”, ma un movimento unitario che possa proporre alternative alle scelte del governo coloniale sugli inceneritori e sulla politica energetica, alternative alle cattedrali nel deserto tipo il Ponte sullo Stretto che finirebbe per arricchire l’Impregilo e non il popolo siciliano o quello del Sud in generale, proporre un federalismo diverso da quello proposto dalla Lega Nord, una lotta vera alla criminalità organizzata, politiche economiche di sviluppo che non tengano conto solo delle esigenze delle aziende del Nord ma di quelle specifiche del nostro territorio e della nostra gente…su tutto questo faccio un appello agli altri gruppi e movimenti …uniamoci, conservando le nostre specificità e le nostre diversità di strategie, lottiamo insieme contro il nemico comune e non tra di noi!

Già nel 1925 Guido Dorso nel suo libro “Rivoluzione Meridionale” avvertiva l’esigenza di un movimento politico meridionalista autonomo dai partiti italiani tradizionali, troppo legati agli interessi del centro-nord; venendo a tempi più recenti un altro grande e compianto maestro del meridionalismo, il nostro caro Angelo Manna, ci ha detto: “Uscite dai partiti e dai sindacati italiani”…quanto sono ancora attuali questi avvertimenti!

Enzo Riccio - PdSud sez. "Lucio Barone" Roma












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