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LETTERA APERTA AL PRESIDENTE 

DELLA REGIONE PIEMONTE On. Roberto Cota

6 Maggio 2010

Illustre Presidente della Regione Piemonte, on. Cota

Le scrive un cittadino dell’antico e nobile ex Regno delle Due Sicilie che, prima della conquista da parte dell’esercito di suoi conterranei, aveva toccato tale valore di sviluppo industriale da occupare, nel 1856, il terzo posto di importanza nel panorama europeo (dopo Inghilterra e Francia).

Non intendo annoiarLa con l’elenco dei primati economici e finanziari che quel Regno vantava rispetto a tutti gli altri Stati preunitari (Piemonte compreso). Tutti cancellati da un’unificazione fatta a suon di esecuzioni sommarie senza processo, tangenti e collusione con le organizzazioni mafioso-camorristiche. Potrà liberamente approfondire la “questione” dando un’occhiata alle tantissime pubblicazioni (accreditate e documentatissime) edite a riguardo, il cui marketing, oggi, è sostenuto esclusivamente dal grido di dolore (quello vero e non quello sognato dal suo conterraneo sovrano “galantuomo”) delle popolazioni meridionali che lentamente stanno ri-prendendo coscienza del proprio passato valore.

Questa mia breve nota solo per informarla che, nel Capoluogo della Sua Regione e antica capitale del Regno sabaudo, esiste un carcere, denominato Museo, ove, caso unico al mondo, i contadini-combattenti, antesignani di un ideologia che riconosceva alla terra d’origine la supremazia finanche sulla vita, sono “detenuti” pure da morti. Ideologia, se non sbaglio, piuttosto simile a quella che Le ha permesso di essere eletto prima Onorevole della Repubblica figlia della predetta Unità e, quindi, Presidente della Regione Piemonte.

Non credo che il Movimento politico cui Lei appartiene avrebbe mai tollerato che, per esempio, a Napoli fossero esposte le teste mozzate (e misurate con il compasso) di cittadini padani.

E allora perché noi “terroni”, non avendo seri e/o preparati esponenti meridionalisti al governo o nei posti chiave di questo stato, dobbiamo assistere impotenti allo scempio che si fa continuamente dei poveri resti ossei di “persone” del Sud esposte al pubblico ludibrio che, invece, meriterebbero semplicemente una cristiana e doverosa sepoltura nella propria terra?

Esseri umani vergognosamente uccisi più volte: con la fucilazione e lo smembramento, con la cancellazione delle loro identità, con l’oblio della loro esistenza, con l’offesa delle gesta ed infine con l’umiliante esposizione dei resti delle loro sembianze alla curiosità a pagamento.

Certo, in tanti decenni, sono passati fior di “galantuomini” meridionali nelle stanze dei bottoni e nessuno si è mai degnato di sollevare la questione. La prego però di comprendere che tutta questa gente, oltre che ignorare la storia del proprio nobile passato, era lì perché aveva trovato un mezzo con il quale sbarcare il lunario. Tant’è che il mondo meridionalista non se li vuole ricordare considerandoli, tutto al più, dei turisti del Sud. Gente, cioè, che è “passata” sulla propria terra con indifferenza e cercando di agguantare quanto più le era consentito. Indubbiamente oggi la situazione non è molto migliorata dal punto di vista dei cosiddetti “eletti” (ai vari livelli della vita pubblica) ma, come può capire, il “Meridionalismo Consapevole” solo da pochi anni, e senza i mezzi mediatici di cui dispone il Suo movimento, è riuscito a suscitare il risveglio delle coscienze dal torpore intellettuale. E di questo ne sono prova evidente le tantissime pubblicazioni sulla nostra Vera Storia che, però, non può ancora essere del tutto raccontata perché, non so se ne è a conoscenza, ancora a distanza di 150 anni esiste e vige il segreto militare sui fatti e sulle operazioni belliche relative alla conquista del sud. Questo fatto strano e assurdo intorbida ancor più le nostre coscienze ed è certo motivo della scarsa voglia che abbiamo dalle nostre parti, di festeggiare l’unificazione.

Ma la prova del risveglio meridionale è data anche e, soprattutto, dal fatto che il prossimo 8 maggio dalle terre dell’ex Regno delle Due Sicilie, tantissimi eredi e conterranei di quelle teste mozzate, saranno a Torino per chiedere la liberazione di quei resti. E ci saranno anche tanti emigrati e figli di emigrati nelle regioni settentrionali (“categoria” alla quale appartiene anche Lei). Emigrazione che nel tanto vituperato Regno delle Due Sicilie era praticamente inesistente e addirittura al contrario, in direzione Nord - Sud, come Lei certamente sa.

Le chiedo: in nome dello spirito dell’ideologia di cui Le accennavo sopra, che spinse contadini meridionali a ribellarsi ai soprusi “unitari” e che fu antesignana dei principi che traspaiono dai programmi del Suo Movimento, perché non viene a stringerci la mano davanti al carcere (pardon: museo) lombrosiano?

Sarebbe il vero incontro tra il nord ed il sud. Non nella finzione risorgimentalistico-obbligatoria mai avvenuta a Teano, ma per un nuovo spirito di dialogo franco e leale. Ma, soprattutto, per la stima della rispettiva autentica innegabile ed irrinunciabile peculiarità storica e culturale.

Con sincera passione

Francesco Laricchia
Coordinatore Nazionale della Rete Sud (Network Associazioni Meridionalistiche)








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