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Una aggregazione si, ma seria.

di Fiore Marro

L’Italia ha 150 anni e li dimostra tutti. La nazione di papà con il tricolore nel sussidiario e le filastrocche patriottiche all’asilo non c’è più. Il tempo in cui i napoletani ardevano di spirito dannunziano con Scarfoglio nazionalista, è una curiosità per studiosi. E’ lontano l’idillio patriottico in orbace che faceva di Napoli il porto dell’impero di faccetta nera, un sogno seppellito dalle bombe degli americani.

Gli italiani si sono divisi dopo la guerra senza il sentimento di unità di destino nell’universale di cui parlava Josè Antonio Primo De Rivera, senza quel plebiscito quotidiano che faceva la nazione.

Vani sono gli sproloqui di Napolitano come erano patetici gli sforzi di Ciampi e Pertini. L’Italia s’è rotta nell’arroganza egoistica del nord ma anche nel nichilismo delle classi dirigenti del Sud. E’ una semplice constatazione dello stato di fatto quella che facciamo: l’Italia è una espressione geografica che mantiene per inerzia la sua sovrastruttura.

Le politiche ideologiche sono venute meno e con esse ogni solidarietà transregionale. Esiste solo la politica territoriale e la lega ha il merito di averlo espresso senza infingimenti

Noi invece al Sud viviamo in bilico tra astrattismo pseudopolitico e clientelismo affaristico. Alcuni rincorrono le chimere ideologiche senza comprendere che i fantasmi del socialismo, del comunismo,del fascismo sono spettri vuoti nello scenario meridionale, altri pensano a riempirsi le tasche senza scrupoli.

C’è anche un sentimento strano che pervade molti meridionali, una sorta di iperrealismo che ritiene troppo concreto e ragionevole lo status quo, fatto di stato, istituzioni, unità nazionale, etc. Per costoro l’irrazionalità bossiana è inconcepibile perché metterebbe in discussione le certezze storiche fatte di impieghi pubblici (per chi ce li ha), di rappresentanze politiche tradizionali, di bandiere ed inni, di sicurezze (apparenti) del simulacro di stato che regge le sorti del paese o di una sua parte.

Purtroppo per quanti sono al palo degli avvenimenti, gli scenari rassicuranti degli anni del dopoguerra sono finiti e la situazione è mutata.

L’irrazionale accoppiato al concreto, al terragno, l’elemento conio ha preso il posto degli schemi illuministici o tardo apollinei. Occorrono nuovi metodi e nuove analisi. La persistenza degli aggregati mantiene in vita ancora lo stato italiano in maniera meccanica e pensare a scissioni non risulta realistico anche per la modestia attuale del movimento del comitato duosiciliano.

L’unica scelta strategica è quella di alimentare e far crescere una forte componente culturale, sociale e politica che influenzi e determini scelte a favore del Sud ed a difesa dei meridionali ovunque residenti. Per fare questo occorre forza, studio,continuità e credibilità.

Una aggregazione ma seria a difesa dei diritti dei nostri corregionali, campagne di autostima per il meridione, scelte programmatiche ed obiettivi incalzanti sulla classe dirigente (sic), manifestazioni di piazza ma anche la presentazione ed il perseguimento di piani di elaborazione economica, produttiva e sociali .

Vogliamo una scuola seria per i nostri giovani dove non ci sia il gap che ci mette a mal partito con l’Europa, vogliamo infrastrutture per il territorio, vogliamo tutela per l’agricoltura, sbocchi professionali per i nostri giovani, servizi pubblici con standard europei, il tutto in una strategia di rinascita del Meridione. Questi obiettivi sono essenziali alla nostra sopravvivenza come entità geopolitica e dobbiamo portare l’accento su tali argomenti.

La gente deve capire che bisogna uscire dal guscio e mettersi alla prova per il futuro della nostra terra. Per questi risultati occorre toccare tutte le corde da quelle attivistiche a quelle intellettuali. Il Sud ha bisogno di forza per meritare rispetto, questa è la parola d’ordine.

Molti criticheranno questa impostazione che riterranno speculare alla Lega ma noi avremo la risposta pronta nella necessità di una difesa organica del nostro interesse in una politica degli interessi. Il mondo sta tornando all’epoca di ferro non c’è posto per soste o inadeguatezze. Le inerzie, i voli pindarici e le false aspettative si pagano con la fine di ogni prospettiva per i nostri figli.

Fiore Marro

Segretario Nazionale

Comitati Due Sicilie




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