Eleaml


Pubblichiamo la risposta del Presidente de laltrosud alla lettera aperta
di Mino Errico, responsabile del sito eleaml.org, 

Fonte:
http://www.laltrosud.it/ - Filo diretto

Gentile Signor Errico,

Leggo con un certo stupore alcune Sue affermazioni. La storia personale di molti appartenenti a l'Altro Sud-UDS testimonia una lunga militanza operata in favore del Mezzogiorno, durata anche vari decenni, fino a costituire, in molti casi, un motivo di vita. Ma, come si dice in queste situazioni, se non ci si conosce è possibile fare valutazioni precipitose e, dunque, imprecise.

Come Lei avrà letto dai nostri documenti, la nostra Organizzazione si collega al cosiddetto regionalismo europeo e, cioè, a quel processo culturale e politico che viene prodotto da una collettività dotata di un forte sentimento d'appartenenza territoriale.

Per noi il regionalismo è un'ideologia specifica e, soprattutto, dinamica, che trasforma in programma d'azione politica la cultura locale e la territorialità. A motivazioni di natura storica, culturale e politica i regionalismi aggiungono l'obiettivo di un più equilibrato sviluppo economico e sociale. Di un'emancipazione complessiva delle comunità d'appartenenza, specialmente nella nuova dimensione unitaria europea, recuperando e rilanciando, nel contempo, le identità delle popolazioni di riferimento, alimentate da etnia, lingua e tradizioni storico-politiche.

Attraverso la reinterpretazione dell'esperienza passata s'individuano i legami occultati dall'ideologia integratrice che ha cancellato quell'insieme di elementi che nelle culture tradizionali costituiscono un vero e proprio sistema di senso.

La nostra azione, come avrà, dunque, compreso, non si riduce ad una semplice, sterile e talvolta lamentosa e vittimistica rivendicazione storica, che, tra l'altro, non ha mai prodotto nulla di valido e di duraturo.

Il nostro progetto politico-culturale, formulato dal centro di elaborazione dottrinale della Scuola di Politica "Guido Dorso", abbina l'ideologia del territorio – sostenuta dall'azione parallela di associazioni culturali e da pubblicazioni specifiche – con la grande richiesta di partecipazione presente nella società civile, rinsaldando quei legami di comunità essenziali per una rinascita complessiva del nostro Meridione.

Dunque, identità storica e culturale si, ma anche tanto, tanto pragmatismo.

Il Sud non verrà mai fuori dal suo "ghetto storico" fino a quando non si agirà in modo organizzato, unitario, seguendo le logiche e le dinamiche proprie del sistema democratico. Emarginando, nello stesso tempo, quei gruppi di potere politico-affaristici collegati spesso alle organizzazioni malavitose, e nemici dichiarati della cultura della legalità.

La nostra strategia ci ha permesso, in breve tempo, di raccogliere intorno a l'Altro Sud -UDS un vasto consenso, trasversale ed appassionato – per certi versi insperato – a conferma della validità della nostra mission.

Un caro saluto e ringraziamento a Lei e al prof. Nicola Zitara, autore straordinario di testi meridionalisti.

20/06/2008

  Antonio Gentile
 Presidente nazionale de l'Altro Sud- UDS


Ringraziamo Antonio Gentile, Presidente nazionale de l'Altro Sud- UDS, per averci onorato della garbata risposta [alla nostra lettera aperta datata 15 giugno 2008] pubblicata sul sito www.laltrosud.it in data odierna.

Noi abbiamo scritto la lettera proprio perché stimolati dall'entusiasmo e dalla passione con cui laltrosud si è affacciato sulla scena politico-culturale del Sud.

Il grande limite della straordinaria lezione dorsiana, a nostro modesto avviso, sta proprio nel non aver messo in discussione le modalità di costruzione dello stato unitario, non tanto per decretarne la fine bensì per rifondarlo su nuove basi, più solide e condivise fra le due Italie.

Questo non può avvenire senza rivisitare, sotto nuova luce, la vicenda storica della dinastia borbonica e il suo tracollo politico-militare.

Magari siamo schematici, ma fu il dualismo economico innescato dalla "liberazione" garibaldina a creare un problema di classe dirigente e non viceversa. La classe dirigente meridionale, impersonata in un primo momento dagli esuli, ha raggiunto sempre i più alti vertici dello stato ma non è mai riuscita a rappresentare gli interessi della propria terra.

Un processo deleterio per il nostro Sud che finì per consolidare una visione romantica della rivoluzione del 1799, idealizzato come momento cruciale della rottura fra monarchia e popolo da un lato e classe borghese dall'altro. Una rivoluzione che, se non fosse stata mitizzata, sarebbe passata alla storia per quella che fu realmente: un aneddoto, come ebbe a definirla Benedetto Croce:

 "E quale tentativo fallito ebbe più feconde conseguenze della Repubblica napoletana del Novantanove? Essa servì a creare una tradizione rivoluzionaria e l'educazione dell'esempio nell'Italia meridionale... Così, per effetto del sacrificio e delle illusioni dei patrioti, la Repubblica del Novantanove, che per sé stessa non sarebbe stata altro che un aneddoto, assurse alla solenne dignità di avvenimento storico."

Oggi non possiamo seguire la scia tracciata dagli esuli napoletani che spianarono la strada alla sottomissione del paese meridionale. Dobbiamo riappropriarci di tutta la storia nostra, periodo borbonico compreso, senza vergognarcene, come purtroppo ci hanno insegnato a fare nelle scuole e nelle università.

In bocca al lupo.

RdS, 20 Giugno 2008

Mino Errico – www.eleaml.org


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