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Fonte:

Nazione Napoletana Anno XIII Giugno 2005
A NAZIONE NAPULITANA

UN PADRE DELLA RISORGENTE PATRIA NAPOLETANA

Un vero napoletano: Silvio Vìtale

di Carmine Palatucci 



Silvio Vitale ha terminato la sua lunga, instancabile vita di battaglia il 25 maggio scorso. Silvio Vitale è stato uomo politico (e non di quelli che fanno parlare di sé per vari scandali o per aver collezionato sterline e lingotti d'oro) e studioso (di quelli che non si fanno belli delle ricerche dei loro "negri", ma che sudano sulle carte pubblicate a loro firma; e ricerche innovative, non rimaneggiamenti in diverse salse delle stesse, stantie pietanze) serio, autore di centinaia di articoli e curatore di decine di pubblicazioni.

Suo è stato il merito dell'impresa non semplice di tradurre in italiano la grandiosa opera di Francisco Elías de Tejada Nápoles hispánico. Magari ci fossero a Napoli e in tutto il Sud altri cento o anche solo dieci uomini come Silvio Vitale, a cui sarebbe il caso di intitolare quanto prima una strada o una scuola!

Avvocato, scrittore e giornalista, oratore fascinoso, già consigliere regionale della Campania e deputato europeo, ha diretto dal 1960 L'Alfiere, pubblicazione napoletana tradizionalista.

Napoli era la sua passione. Nell'articolo di presentazione de L'Afflere dei luglio-agosto 1960 scriveva: "Ci accosteremo alla storia, al costume, alle conquiste del Meridione d'Italia come agli argomenti da trattarsi con maggiore impegno. Ci terremo d'altro canto costantemente avversi a quel culturame che ha come suo precipuo obiettivo il mettere in luce una umanità miserabile, sguaiata, ridicola, riducendo sotto questo comune denominatore ogni cosa di Napoli.

Noi abbiamo altro concetto di Napoli e del Meridione, non cenerentola della penisola, ma vanto e decoro di un'Italia migliore.

Ed a questo concetto ci terremo costantemente stretti come intorno ad una bandiera di combattimento".

Il primo articolo de L'Alfiere era dedicato a Ferdinando 11: parlando dell'esercito napoletano curato da questo sovrano, Vitale scriveva che l'avrebbe senz'altro ridotto in polvere i temerari garibaldini, se la propaganda liberale non vi si fosse infiltrata dopo la morte di Ferdinando Il, minandone la struttura e favorendo la mala pianta del tradimento".

Impossibile elencare tutte le opere di Silvio Vitale; ricorderemo solo le più importanti. Nel 1969 aveva pubblicato per Berisio Il Principe di Canosa e l'Epistola contro Pietro Colletta. Del Principe di Canosa aveva poi curato per Controcorrente anche la ristampa del volume Sulla corruzione del secolo circa la mutazione dei vocaboli e delle idee; nell'introduzione scriveva: "Riemerge nel grande principe napoletano la tradizione cavalleresca della Napoli antica, di quella Napoli dimenticata nel sonno d'oggi, che era capace delle rette e univoche decisioni".

Dal 1992 ha animato i Convegni di Gaeta, organizzati per ricordare l'eroismo dei difensori della fortezza di quella Fedelissima città durante l'assedio (in realtà bombardamento) da parte dei Piemontesi, terminato nel febbraio 1861: da allora erano diventati un importante appuntamento per tutti i cultori della storia del Sud. Nel 1993 aveva voluto la costituzione dell'Editoriale Il Giglio, il cui primo testo è stata La Tragicommedia di Giacinto de' Sivo.

Nel 1995 aveva pubblicato I congiurati di Frisio. Un tentativo di insurrezione borbonica a Napoli durante l'occupazione piemontese (Il Cerchio); ancora per le edizioni Controcorrente ha curato la riedizione del classico della letteratura reazionaria dell'Ottocento I pifferi di montagna del Principe di Canosa, le Memorie storiche sulla vita del Cardinale Fabrizio Ruffo di Domenico Sacchinelli, la più completa contestazione delle opere di Cuoco, Botta e Colletta, La Monarchia di Napoli di Michele Farnerari, ricostruzione appassionata dei fasti e della caduta del Regno, nonché i primi tre volumi della Napoli spagnola di Francisco Elías de Tejada: del grande studioso carlista era stato amico e lo aveva ospitato nei mesi durante i quali era stato nella Capitale del Sud per le sue ricerche, da cui sarebbero usciti i cinque tomi di Nápoles hispánico.

Da anni si era tirato fuori da certi meccanismi partitici, distributori di molte poltrone ma dimentichi di ogni principio ideale, di ogni fede e fedeltà, dedicandosi interamente alle sue ricerche e ai suoi studi.

Nel novembre 2004 era uscito Attilio Mordini e il senso della tradizione di Paolo Rizza (Controcorrente edizioni), con una prefazione di Silvio Vitale, e di recente ha pubblicato un volume, Lo Stemma del Regno delle Due Sicilie (sempre per Controcorrente edizioni), che ne ripercorre le origini e la storia. A conclusione di questo ultimo lavoro, Vitale scriveva:

“Possiamo affermare che lo Stemma del Regno delle Due Sicilie è testimonianza di una storia non provinciale, ma europea, mediterranea e ultraoceanica, legata dapprima, con gli Svevi ai destini dell'impero e di Gerusalemme, con gli Angiò ancora alle vicende di Gerusalemme e dell'Ungheria, poi, con gli Aragonesi, a quelle della Catalogna; con i Re Cattolici alla Riconquista, con Carlo Ve Filippo II alla dura lotta in difesa del Cattolicesimo contro i musulmani e, in tutti i campi d'Europa e d'America, contro i protestanti. Questa storia, con gli ultimi Borbone, è la vicenda di un regno indipendente, pacifico e civile, che, pur tra mille insidie e tradimenti, prende il suo posto di lotta contro la sovversione generale e si schiera a difesa, soffocato però da un'Europa che ha smarrito, tra rivoluzioni e tirannidi, ogni regola di diritto delle genti.

Anche col suo Stemma sulla candida bandiera trasmette un'idea di incontaminata dignità".

Silvio Vitale, come di recente è stato scritto su Nazione Napoletana, può essere considerato un vero Padre della Patria risorgente napoletana: suo infatti è stato il merito di aver suscitato o ravvivato in numerosi studiosi l'amore per la Patria napoletana.

A lui possono essere applicate le parole che Monaldo Leopardi aveva dedicato ad Antonio Capace Minutolo, quel Principe di Canosa da Vitale per decenni studiato: "era un gran dotto, un gran politico, un vero galantuomo e un vero cristiano".

E un vero napoletano.




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