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Fonte:
http://www.nazionenapulitana.org/

Napoli, città d'arte... sperperata

di Gabriele Marzocco

Napoli ha un patrimonio artistico immenso ed unico al mondo, ma i suoi amministratori troppo spesso hanno dato e danno prova di una ignoranza, di una incompetenza e di un provincialismo semplicemente disgustosi. In occasione del cosiddetto "risanamento" tardo-ottocentesco furono demolite ben 64 chiese; la cappella di Sant'Aspreno, primo Vescovo di Napoli, si salvò per un pelo (ma nel 1891 fu inglobata nelll'edificio della Borsa!). E dire che nel 1874 era stata nominata una Commissione per la ... conservazione dei monumenti! Per fare un altro esempio, qualche decennio fa una delle più belle ville vesuviane del Settecento, il palazzo Buono di Portici, a causa del crollo parziale del cornicione, invece che restaurata, fu completamente demolita! In compenso ci sono sciagurati che pensano di attirare i turisti appendendo due neon al colonnato di Piazza Plebiscito, com'è stato fatto di ecente e come abbiamo denunciato sull'ultimo numero di Nazione Napoletana.


Non mancano, purtroppo, esempi di scempio ambientale: sulla collina di Posillipo, tra il verde della Gaiola, la Soprintendenza Archeologica (come se non bastassero le distruzioni operate da privati!) sta tagliando gli alberi per mettere bene in vista i resti della Villa di Vedio Pollione; lungo via Caracciolo, la più bella strada del mondo, centinaia di posti barca (con relativo inquinamento) e pontili "provvisori" stanno per essere calati in acqua provvisti delle "dovute autorizzazioni", come denunciano Alda Croce, Mario De Cunzo e Guido Donatone.


Questo provincialismo che non sa apprezzare e valorizzare il nostro patrimonio artistico-ambientale è stato stigmatizzato da Vittorio Sgarbi, con dichiarazioni pienamente condivisibili.


"Trovo che puntare sull'arte contemporanea - ha dichiarato il 13 gennaio scorso il sottosegretario Vittorio Sgarbi intervistato da Pasquale Esposito per Il Mattino - costituisca una forma di provincialismo patetico, a cominciare da quanto fece negli anni scorsi un mercante sia pur bravo, competente e simpatico come Lucio Amelio, per finire alla recente installazione firmata da Kosuth a piazza del Plebiscito. Queste cose fanno precipitare la città - che è al primo posto per la capacità di organizzare mostre di qualità, come quelle presentate a Capodimonte è - al ruolo di fanalino di coda...


Mi spiace per Bassolino, ho paura che si sia messo nelle mani dei sostenitori dell'avanguardia, che ha i santuari in ben pochi musei... È una mafia.. Ma che bisogno c'era di chiamare il critico d'arte della modernità Achille Bonito Oliva?! Non vorrei che Napoli diventasse come Basilea, come Kassel, ed entrasse nel mondo della globalizzazione artistica, smentendo anche quella bella immagine di Pasolini su questa splendida città ricca di storia e di arte, che mantiene una cifra autonoma, senza farsi inglobare, omologare. Se proprio si voleva chiamare un esperto, perché non dare un incarico ad un grande studioso di arti decorative ed applicate come Àlvar Gonzales Palacios? Oltre tutto ha lavorato spesso a Napoli con Spinosa: i due insieme avrebbero potuto fare cose ben più importanti; il futuro della città sul piano artistico secondo me non può prescindere dalla sua storia, dal suo passato, dall'arte antica e classica, dai suoi straordinari Musei. [Niente hanno] aggiunto alla grandezza culturale ed artistica di questa città artisti come Warhol, Beuys, Kounellis: è un discorso che trovo di un provincialismo insopportabile quello dell'arte contemporanea in una città che, ripeto, è al primo posto per la capacità di presentare mostre di arte classica (penso a quelle sulla Civiltà del Seicento, del Settecento, dell'Ottocento, a Luca Giordano, a Lanfranco), che poi vengono ospitate dai musei stranieri: vorrei sapere quale museo straniero ospiterà il neon di Kosuth presentato a piazza del Plebiscito...


Napoli deve puntare sull'arte antica. Non può essere diversamente, visto il patrimonio prezioso a livello mondiale che la città può vantare: punterei al recupero ed alla riapertura delle chiese, che custodiscono tanti capolavori, per tre-quarti chiuse; eviterei gli orrori commessi nello spirito del modernismo come la cancellata della Villa comunale... punterei ad esaltare la Napoli barocca, quella sotterranea: una ricchezza incredibile, una risorsa non sfruttata. E poi, Napoli non deve lasciar andare in rovina l'Albergo dei Poveri...


E ricordatevi: l'arte contemporanea è quella con cui viviamo, è San Gregorio Armeno, Santa Chiara, altro che Kosuth e Bonito Oliva". I nostri Governatori, Sindaci, Amministratori, Sovrintendenti faranno tesoro di queste esortazioni di Vittorio Sgarbi?












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