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"…ecco dove finivano i soldi della Cassa del Mezzogiorno!"

di Bruno Pappalardo


10 Febbraio 2012

Nessun archivio segreto è stato scardinato, nessun pentito ha svelato macchinazioni occulte, nessun uomo dei servizi ha spifferato segreti.

È sotto gli occhi di tutti ma nessuno ha mai voluto abbassare la testa, inforcare degli occhiali spessi per la miopia e capire ciò ch’era evidente.

Osserviamo, oggi, che succede e neppure attentamente. La politica, l’imprenditoria, servizi, media e amministrazioni pubbliche e private e tant’altro, hanno imbrattato d’inchiostro putrido la faccia degli onesti attraverso i giornali irreggimentati dal potere e complici della diffusa immoralità.

Ieri si è scoperchiato il conto cassa di AN; I prestiti al PDL? Spariti 26 milioni di euro. Pare sarà impossibile ricostruire il buco e risistemare i bilancio o la cassa. Scomparsi! Han superato il Lusi, tesoriere della Margherita, che non esiste più se non proprio per i ladri. Spariti 13 milioni di euro e un’altra manciata di questi molto vicino alla prima; dal 2007, goccia dopo goccia, giungono nelle banche in Canada e in altri immobili e ville hollywoodiane; Ma a che servono tutti questi denari in sopravanzo? A mantenere l’apparato e soprattutto le Regioni e i propri assessori e consiglieri da cui pure traggono altro denaro!

Il Governatore della Lombardia,Formigoni, possiede un’amministrazione decimata daarresti e avvisi di garanzia e qualche mandato di cattura di qualcuno che risiede in Parlamento. Una montagna di denaro in buste e valigette gonfie, bussano alla porta dei suoi assessori e consiglieri. Lo chiamano il Presidentissimo e intorno a lui, si muove il cosiddetto Sistemone, un modo raffinato di corruzione. Fare dei nomi? Ma a che serve!?? Sono centinaia di migliaia in tutt’Italia e non basterebbe neppure tutta l’estensione della memoria di Facebook.

Mi riferisco a quasi tutte amministrazioni Regionali. Per esempio quella del Trentino Alto Adige? Stipendi d’oro! Hanno anche il sistema delle “porte girevoli” un assessore si dimette prendendo una buonuscita e un piccolo vitalizio e ne entra un altro tra i primi 8 non eletti. La Val D’Aosta? Quale quella della “Casta dei tutti parenti”?! IL Friuli Venezia Giulia? Quella che ha blindato con un emendamento nella legge finanziaria del 2012 i propri stipendi dei consiglieri e assessori, legati con il 70% a quelli dei parlamentari e che dunque non verranno tagliati. La Regione Lazio? Ma vogliamo scherzare? La Polverini? Parenti e pensione a 55 anni a 14 assessori esterni e, …pure a tre consiglieri decaduti. Lasciamo stare le spese pazze. Si salvano, incredibile, sole talune del Mezzogiorno.

Non vorrei entrare, a piedi uniti, su tutta quella corruzione politica dell’imprenditoria per evitare di far mattino. Il San Michele, i Grandi Eventi, le infinite Caste e addirittura la Chiesa col suo IOR che non dovrebbe avere nulla a che fare ne con l’una (politica) ne con l’altra, (business) et cetera. A proposito il nostro 1X1000 è andato ad un presepe in Vaticano costato inizialmente 500mila euro e successivamente quasi un milione: Quanto italiani immobili, come zampognari, sono su quel presepe?

Insomma come avvenne che la Cassa del Mezzogiorno fallì.

Nel ’50, grazie a meridionalisti come Pasquale Saraceno, Donato Menichella, Giordano, Morandi venne di aiutare il Sud attraverso una Cassa con l’intento di rifarsi alle agenzie di sviluppo USA sull’esperienza del New Deal. D’allora, fino alla metà tra gli anni ’60 e ’70 la cassa funzionò come un treno. Si realizzò di tutto, di tutto quello che il programma poteva esprimere, in particolare risorse idriche e viarie che rappresentava la “prima fase”dello schema.

La Sinistra cominciò una forte propaganda contro la DC. ritenendo colpevole di usare la Cassa per fini elettoralistici e di scambio. Scambi realmente avvenuti attraverso imprese (del Nord) scelte per la realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche. Erano i primi segni di degrado inarrestabile e di una corruzione esplosa. Tutto l’apparato partitico della politica mise mano al saccheggio. Bassa qualità della spesa e d’un colpo riescono riccamente ad autofinanziarsi. Si aprono squarci di illegalità. Per far denaro si rinuncia alla “seconda fase”; la ricerca di risorse produttive adatte al territorio mentre, invece, si preferiscono opere gigantesche perché queste dovranno prevedere appalti miliardari e realizzare le cosiddette cattedrali nel deserto. Ci furono anche dighe inutili che hanno fatto ritirare le spiagge. Costruire a tutti i costi per arricchire imprenditori. Ci furono coste avvelenate dall'industria, a Gela, Taranto, Brindisi e Bagnoli, che non ha mai generato l'indotto atteso. Ma che importa se non hanno alcun senso con l’economia e la peculiarità sociale dei luoghi?!! Ma i numeri spesso chiariscono meglio i concetti:

Gli investimenti al Sud, in quegli anni, tra la fine degli anni ’70 alla prima metà degli anni tra gli ’80, rileva che, se pur speciali, al Sud arrivano al 5% del PIL mentre al Nord, nella forma di investimenti ordinari, sono del 35% del PIL.

La cosa parrebbe strana ma è invece ovvia, dato che il Nord rastrellava tutti i denari delle concessioni per le nostre infrastrutture nei primi 11 anni e successivi. Ma negli anni ’70 nascono gli Enti Regione. Chi credete avesse l’incarico di provvedere alle risorse per la crescita? La Regione! Dal ’70 al ’95 gestione DC (come sopra).

Un colpo l’assesta più tardi “Mani Pulite” ma invano. Rastrelli divenne il successore di Giovani Grasso. La Cassa cesserà nel ’96. Dal ’62-64 non si innescò mai più alcun virtuoso investimento grazie alla corruzione tra Roma e il Nord e qualche deputato straccione delle nostre terre. Il Sud non trovò più sbocchi per la produzione industriale e neppure i mercati, anzi spinse in avanti quella del Nord perché da esso comprò, con sacrifici in debito, solo macchinari usati.

Da dove nacque la fine del Casmez?... è quasi banale, offensivo chiederselo.

Le nostre vere risorse sono il nostro straordinario capitale umano e a breve nuove e a politiche avvincenti di rinvigorimento di un capitale sociale e dei beni dell’universo creativo.

Bruno Pappalardo




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