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“UNITA’, ma giammai…”

di Andrea Balìa

L’articolo di Zenone di Elea tocca un tasto a me caro: ovvero se questi meridionalisti dei nostri tempi decidano d’unirsi uscendo dal proprio orto; sia che quest’orto sia più di destra o di sinistra. Credo la cosa meriti un approfondimento.


Punto primo: essere meridionalisti, cercare il riscatto del Sud attraverso ed in primis il recupero della memoria e della verità storica porta conseguenzialmente ad una conclusione ritenuta ovvia, quasi un dogma.


Quale? Si viene tacciati subito d’essere di destra, o quantomeno viene ritenuto inevitabile il doversi sentire di destra, pena il sentirsi etichettati di essere in stato confusionale. Ciò, intendiamoci subito, avviene sia da quella parte della sinistra che (con un ritardo ingiustificato) poco ha capito, poco sa e si rifiuta di rianalizzare la storia, e molto viene proprio da destra che s’arroga un’appartenenza frutto d’una presunta vicinanza agli ideali monarchici.


Questa pregiudiziale confesso mi fa imbestialire! Perché?


Da un lato perché la sinistra quando sente parlare di reali e simili esclude subito analisi di qualsiasi tipo, e dall’altro lato perché la destra dovrebbe riflettere sul fatto che la tanto propensione agli ideali patriottici della destra ci ha regalato il fascismo, i Savoia, ma ancor prima la cara Italia unita, che ha decretato la fine del nostro ex amato Regno!


E che poi le lotte dei briganti furono vere lotte di popolo assimilabili a qualsiasi altra resistenza partigiana di popolo. Il vero problema è che i tanto bistrattati Borbone avevano realizzato e gestito qualcosa di imperfetto ma molto vicino all’ottimo. E poco importa che a farlo siano stati dei reali, in effetti è il fine che conta: uno stato autonomo, ricco e, pur se con inevitabili difetti, con un futuro, il tutto in piena autonomia e dignità!


Quindi la sinistra faccia le sue oneste analisi e colmi i suoi ritardi di lettura storica, ma la destra tolga il cappello e le mani da una sua presunta appartenenza genetica.


Ora io non ho paura a dire di sentirmi per storia, studi, e convinzioni vicino alla sinistra, ma dirò di più: più che di sinistra sicuramente, e senza dubbi, non sono di destra!


Ho simpatia per tutti i meridionalisti: i neoborbonici, le varie associazioni, per quelli destra e quelli (in verità pochi!) di sinistra!


Ho tanti amici, in questo ambito e non, di destra, con i quali parlo e mi confronto. C’è però un atteggiamento dove, secondo me, casca l’asino: qualsiasi tentativo di partito o fac/simile viaggia sempre nell’aria di destra, pronto a farsi fagocitare dall’area parlamentare della stessa parte, legandosi o facendosi rappresentare da improbabili o quanto meno discutibili personaggi tipo Cito, Maiorana, ecc…, o con tentativi stile liste autonomiste catanesi. Io non ho mai auspicato o richiesto alleanze, ad esempio, con i Ds o Bertinotti!


Quindi O. K. al dialogo, alla ricerca d’un ideale più alto, ma staccandoci realmente dalle magagne politiche italiane. Invece i meridionalisti di destra, pur in buona fede, tramutano quest’amore per il Sud nello sport nazionale: il dileggio quotidiano di Bassolino e company, che pur nella loro criticabilissima gestione del potere non possono d’altro canto rappresentare l’obiettivo quotidiano della critica meridionalista! Facendo ciò somigliano più ad AN e a FORZA ITALIA che a dei meridionalisti.


Non è possibile che appena si critichino le comiche berlusconiane la gran parte dei meridionalisti di destra si rizeli come si fosse attaccato il loro capo! Non c’è bisogno di arrivare ad essere di sinistra o comunista per criticare Berlusconi!


Insomma il male è ovunque, ma vorrei che i meridionalisti di destra fossero tali e non dei portatori d’acqua del parlamentarismo di destra.


Io rivendico ideali vicini alla sinistra: solidarietà, tolleranza, una società premiante per certi versi ma che non dimentichi i meno abbienti e capaci, ma senza portare acqua o voti a Fassino o Cossutta, ma anzi realizzati in un progetto politico del Sud per il Sud, attraverso (come detto da Zitara) un socialismo dal volto umano.


In fondo Ferdinando, pur essendo un re, realizzò qualcosa di simile e forse perfino troppo avanzato in San Leucio.





Unità vo’ cercando, ch'è sì cara (Zenone di Elea) 13/06/2005



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