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Fonte:
http://www.lafabbricadelprogramma.it/ - 11 febbraio 2006

Il Mezzogiorno: una grande opportunità
tra l'Europa e il Mediterraneo

Il Mezzogiorno: una grande opportunità tra l'Europa e il Mediterraneo 212
Una nuova rete di infrastrutture per lo sviluppo   213
Per una etica della convivenza civile. Il contrasto alle povertà e l'inclusione sociale 215
I motori della crescita: capitale umano e ricerca scientifica  217
Le porte del nuovo Mezzogiorno: le aree urbane 219
Ambiente e territorio aiutano la crescita economica 220
Una politica industriale per il Mezzogiorno 221
Le risorse per le politiche di coesione 222
 
Il Mezzogiorno: una grande opportunità tra l'Europa e il Mediterraneo

Lo scenario in cui si collocano le nostre politiche di coesione territoriale prescinde dai confini nazionali: è quello di un Mezzogiorno come ponte tra l'Europa e il Medi terraneo.

La globalizzazione, l'approfondimento e l'allargamento dell'Unione Europea hanno cambiato gli stessi termini della questione meridionale: essa non va più letta in relazione esclusiva con lo stato nazionale, ma nei suoi rapporti con il sistema-mondo.

Queste trasformazioni possono creare nuovi problemi competitivi al Mezzogiorno, ma offrono anche una straordinaria opportunità. In particolare, il cambiamento dei flussi delle merci a livello mondiale ha creato una nuova centralità del Mediterraneo: il Mezzogiorno può e deve diventare la piattaforma di interconnessione fra Asia e Europa. 

Una regione aperta, per la quale le vie del mare, del cielo, del ferro non saranno solo le vie degli scambi commerciali, ma anche della cooperazione, della cultura dell'integrazione. D'altra parte, il Mezzogiorno vive un momento particolarmente difficile della sua storia. Sta risentendo profondamente delle sue debolezze strutturali, delle difficoltà complessive dell'economia italiana, delle conseguenze dell'azione del Governo Berlusconi.

Sul piano economico sta sperimentando una vera e propria stagnazione: per la prima volta in tempi recenti il Mezzogiorno registra un tasso di crescita addirittura inferiore alla modestissima media nazionale. Si è fermata la crescita dell'occupazione: la domanda di lavoro al Sud appare del tutto insufficiente sia quantitativamente che qualitativamente e la sua grande offerta non è valorizzata.

Noi crediamo che, nell'interesse dell'intero paese, il Mezzogiorno rappresenti una priorità dell'agenda politica dell'Unione. Non è infatti possibile superare il declino dell'Italia convivendo con i problemi del Mezzogiorno, ma solo portandoli progressivamente a soluzione: ricevendo quindi dal Mezzogiorno un contributo importante per il rilancio.

Il Mezzogiorno è una grande opportunità da valorizzare per l'intera Italia. È per questo che le politiche per la coesione territoriale sono parte a pieno titolo della strategia di crescita economica e civile e sociale, di una visione d'insieme del futuro dell'Italia, centrata sul lavoro e sul suo valore. L'obiettivo delle nostre politiche per la coesione territoriale è trasformare progressivamente il Mezzogiorno in un territorio nel quale la qualità della vita dei cittadini e la competitività delle imprese siano alti, simili alla media europea: qualità della vita dei cittadini e competitività delle imprese; qualità del suo territorio, dei suoi lavoratori, dei suoi prodotti e dei suoi servizi. 

Coesione sociale e crescita economica non sono obiettivi in conflitto: solo un territorio che include tutti i suoi cittadini, a cominciare dai più deboli, può crescere in maniera sostenibile. Solo un territorio che cresce può generare risorse sufficienti a garantire la sua stessa coesione sociale. Per raggiungere entrambi questi obiettivi è prioritario aumentare la dotazione e la qualità dei beni e servizi collettivi disponibili per i cittadini e per le imprese che operano nel Mezzogiorno: legalità e sicurezza, sanità e servizi pubblici, scuola e ricerca, trasporti e connessioni, servizi urbani. Tre sono per questo le scelte di fondo dell'Unione:

-    puntare più sul rafforzamento dei beni collettivi, dispo nibili per tutti, che su trasferimenti ai singoli;

-    puntare più su azioni che cambino strutturalmente le condizioni sociali, ambientali, produttive che su azioni che compensino le difficoltà;

-    puntare su investimenti nel Mezzogiorno che, per quantità e qualità riducano, nel lungo periodo, la necessità di trasferimenti statali.

Non è possibile raggiungere questi obiettivi in tempi brevi. Ma è possibile dare una chiara indicazione dello scenario cui si tende, proponendo una "profezia credibile", cioè creando e alimentando la fiducia dei cittadini e delle imprese sulle prospettive di rilancio del Mezzogiorno. Una "profezia credibile" sul suo futuro immediato e sullo scenario a lungo termine, che faccia rinascere la speranza e accelerare gli investimenti: per questo noi crediamo che abbiamo un'importanza fondamentale i concreti segnali di cambiamento che il Governo di centrosinistra saprà dare già nel suo primo anno di attività, attraverso un preciso elenco di "progetti guida".

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Una nuova rete di infrastrutture per lo sviluppo

Il primo dei progetti guida sui quali investire fin dal primo anno di legislatura riguarda la realizzazione di una rete di infrastrutture logistiche per lo sviluppo. Le politiche di coesione territoriale avranno come scenario di riferimento un Mezzogiorno che si affaccia sul Mediterraneo e una politica estera che sostenga l'ulteriore allargamento dell'Unione Europea, specie verso i Balcani. A tal fine occorrono sufficienti risorse di bilancio per rilanciare un'intensa cooperazione paritaria euro-mediterranea. Per questo saranno prioritari:

-    i collegamenti via cielo, mare e ferro;

-    i completamenti delle opere in corso e le loro interconnessioni;

-    i raccordi fra le reti locali e le reti "lunghe";

-    la diffusione e l'utilizzo delle nuove tecnologie logistiche.

In particolare crediamo che sia necessario - rivendendo radicalmente le logiche della Legge Obiettivo - intervenire sulle strutture portuali, ma anche sulle strategie integrate per lo sviluppo di servizi, logistica e aree retroportuali attrezzate per operazioni di assemblaggio.

Inoltre, crediamo che i porti debbano essere collegati fra loro e con le reti ferroviarie.

A tal fine, massima accelerazione sarà data al progetto comunitario delle Autostrade del Mare, tanto nel Tirreno quanto in Adriatico, e ad una politica nazionale - sul modello del progetto comunitario Marco Polo - che preveda premi all'avvio di nuovi servizi di trasporto intermodali e marittimi. Inoltre, ci impegniamo a completare i raccordi mare-ferro, con i grandi assi verticali ferroviari tirrenico e adriatico. Nella stessa ottica, saranno privilegiati gli interventi sulle strutture che agevolino gli scambi modali, come gli interporti e le piattaforme logistiche: pochi e di dimensione sufficiente a raggiungere l'economicità.

Quanto al potenziamento delle reti ferroviarie, crediamo che debba essere realizzato secondo un quadro pluriennale di investimenti, prioritariamente orientati agli interventi lungo il Corridoio 1 e il Corridoio 8, in modo da determinare: da un lato la progressiva velocizzazione della Battipaglia-Reggio Calabria, della Battipaglia-Potenza e della Palermo-Catania-Messina; edall'altro il nuovo tracciato appenninico della Napoli-Bari, interconnessione orizzontale fondamentale fra la penisola iberica e i Balcani.

In questo quadro, riteniamo inutile e velleitario il progetto del Ponte sullo Stretto: per il suo rilevantissimo costo, che annullerebbe la possibilità di altre opere, e per il suo impatto economico assai limitato, per la Sicilia e la Calabria, rispetto al potenziamento dell'accessibilità marittima e aerea.

La bassissima accessibilità dell'aerea penalizza straordinariamente il Mezzogiorno, rispetto a molte regioni di pari sviluppo. Per potenziarla noi crediamo che non occorrano soltanto grandi investimenti in strutture, ma soprattutto nuove politiche.

Per esempio, una politica pubblica a sostegno dei collegamenti fra aeroporti e dei voli a basso costo, anche attraverso l'istituzione di un Fondo nazionale che, compatibilmente con le normative comunitarie, cofinanzi lo start-up di voli fra le città del Mezzogiorno e il Nord Europa, i Balcani e il Mediterraneo. Analogamente, puntiamo ad accelerare il completamento della rete a banda larga nel Mezzogiorno, con fondi pubblici laddove non vi è immediato ritorno di mercato per gli operatori privati.

 

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Per una etica della convivenza civile. Il contrasto alle povertà e l'inclusione sociale

Grave e allarmante è oggi la situazione di molte aree del Mezzogiorno, sul piano etico e civile.

A determinarla negli anni più recenti hanno contribuito la debolezza dell'economia, la precarietà del lavoro, la difficoltà nelle scelte di vita. Ma anche le scelte di governo che hanno promosso l'evasione fiscale con i condoni, che hanno alimentato il sommerso, che hanno allentato la tensione etica e la lotta operativa alla criminalità organizzata.

E' necessaria dunque una forte azione, non solo repressiva, ma anche politica e culturale per ricostruire una diversa etica della convivenza civile, degli affari, della politica. Presupposto irrinunciabile per aumentare la qualità della vita dei cittadini e la competitività delle imprese nel Mezzogiorno è creare condizioni diffuse e permanenti di legalità e sicurezza, infrastrutture immateriali decisive per lo sviluppo.

Daremo voce a tutti coloro che in questi anni -come gli studenti calabresi e le organizzazioni della società civile -hanno sostenuto la bandiera della legalità, in modo da creare una pressione sociale vasta, condivisa e permanente per un comportamenti individuali e collettivi.

Noi crediamo contribuirà al rafforzarsi di quel recupero di identità, di autostima, di amore dei luoghi, che è in corso da tempo al Sud, che si è tradotto ad esempio in un sensibile sviluppo dell'associazionismo o in grandi manifestazioni condivise come quelle di Scanzano. Contribuirà a rafforzare progressivamente un rapporto di fiducia fra società, politica e istituzioni, restituendo autonomia alla società, cancellando la domanda e l'offerta di politiche e misure particolaristiche e clientelari. Garantirà ai cittadini come diritto quello che spesso è concepito come un favore. Il Governo dell'Unione metterà in atto un'azione di contrasto alla criminalità organizzata non difensiva ed episodica, ma forte e costante, anche attraverso un coordinamento assai maggiore delle forze di polizia. 

E un più forte contrasto sarà posto alle forme di criminalità internazionale che attraversano e permeano il Mezzogiorno, dal traffico internazionale di droga alla tratta di esseri umani, che dà luogo a inaccettabili forme di schiavitù. Sarà evitato il rischio che il Mezzogiorno si trasformi in una zona franca del Mediterraneo a forte controllo criminale. Non si punterà a contenere la criminalità organizzata; ma, progressivamente, a debellarla. Lo Stato, grazie all'azione repressiva da un lato, e alla cooperazione e la partecipazione attiva dei cittadini e delle loro rappresentanze dall'altro, riprenderà progressivamente il pieno controllo delle città e del territorio.

Per questo sarà anche indispensabile un intervento immediato, tanto sul fronte dei mezzi quanto dell'organizzazione della giustizia al Sud che ne incrementi l'efficienza, in modo progressivo ma monitorabile rispetto ad obiettivi prefissati e ne riduca i tempi. Ma ciò significherà anche una più decisa azione di contrasto dell'evasione fiscale e contributiva, degli abusi ambientali e delle ecomafie, delle violazioni sulla normativa del lavoro e del lavoro sommerso e irregolare. Si interverrà per difendere le Amministrazioni locali dalle pressioni criminali, per ridurle e poi cancellare definitivamente le capacità di influenza della criminalità anche attraverso regole che garantiscano sempre maggiore trasparenza, verifica e controllo dell'azione pubblica.

Gran parte della povertà italiana si concentra del Mezzogiorno, ed è cresciuta negli ultimi anni.

E' povertà monetaria, specie per le famiglie numerose, con genitori disoccupati o sottoccupati, con figli piccoli. E' povertà di servizi pubblici, troppo spesso carenti sotto il profilo quantitativo, qualitativo, dell'accessibilità. E' povertà di prospettive: difficoltà di accesso al mercato del lavoro, precarietà sul lavoro e mancanza di certezze sui percorsi professionali. Priorità per l'Unione sarà rafforzare la coesione sociale nel Mezzogiorno ed intervenire sulle aree di povertà. Il problema della povertà e dell'esclusione sociale del Mezzogiorno è un problema nazionale e sarà affrontato con politiche e risorse nazionali.

Per il contrasto generalizzato alla povertà e il sostegno al reddito il Mezzogiorno trarrà vantaggio dalla progressiva riforma degli ammortizzatori sociali nazionali, come quella prevista dal programma dell'Unione, che ne renderà le coperture sempre più universalistiche; e dalle politiche nazionali di sostegno ai diritti di cittadinanza e di sostegno alle fasce deboli. Saranno progressivamente attuate forme di reddito di inserimento, con caratteri di temporaneità, di universalità e di finalizzazione all'autosufficienza reddituale attraverso il lavoro, del tipo di quelle varate di alcune regioni del Sud.

L'aumento del tasso di occupazione nel Mezzogiorno, complessivo, ma in particolare giovanile e femminile, è la strada maestra per ridurne la disgregazione sociale, per dare nuove chances di vita ai suoi cittadini, per ridurre il peso dei necessari trasferimenti a carico della collettività nazionale. Per questo si punterà sulla qualità dell'offerta di lavoro; sul rendere più conveniente per le imprese investire sulle professionalità dei giovani. Le risorse finanziarie disponibili indirizzate, a scala nazionale, a ridurre la differenza fra il costo del lavoro e il salario, saranno orientate — attraverso una decontribuzione più intensa per i lavoratori a salario più basso — per favorire

Centrale è la questione sanitaria, anche per le sue implica zioni finanziarie, anche connesse alle penose e costose forme di "pendolarismo sanitario".

Nell'ambito della spesa pubblica in conto capitale risorse nazionali saranno indirizzate ad accrescere le dotazioni strutturali e tecnologiche del servizio sanitario nel Mezzogiorno. Le modalità di finanziamento ordinario della spesa sanitaria contribuiranno a responsabilizzare le Regioni per un uso razionale ed efficiente delle risorse, volto anche a scardinate rendite ed interessi di parte cresciuti a discapito di un uso efficiente delle risorse per la fornitura di prestazioni migliori e situazioni in cui i trasferimenti pubblici sostengono la produzione inefficiente di servizi da parte di strutture private non controllate. E centrale è la questione femminile. Anche per ridurre la vergognosa esclusione delle donne del Mezzogiorno dal mercato del lavoro saranno messe in atto — nel quadro delle politiche nazionali, ma con intensità assai maggiore — forme di conciliazione fra i tempi di vita e di lavoro, che si tradurranno in una dotazione di servizi sociali, a cominciare dagli asili-nido, assai maggiore di quella attuale.


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I motori della crescita: capitale umano e ricerca scientifica

Il fattore competitivo più importante di cui dispone il Mezzogiorno è la qualità, l'intelligenza, la creatività delle sue donne e dei suoi uomini. Tale fattore è relativamente poco coltivato e valorizzato. Per quanto i tassi di frequenza nella scuola dell'obbligo siano ormai nella media nazionale, molto più bassi sono ancora i tassi di frequenza tanto nelle superiori quanto nell'Università. 

La scuola svolge un ruolo sociale e culturale fondamentale, che può essere ulteriormente valorizzato. L'Università soffre, in maniera spesso più accentuata, dei problemi del sistema universitario nazionale. La spesa per ricerca e sviluppo è sul livelli bassissimi nel quadro europeo, specie sul fronte delle imprese.

Scuola e Università devono svolgere sempre più, nel Mezzogiorno la fondamentale funzione, oltre che di accrescere la qualità della vita collettiva e di formare coscienze civili, di potenziarne i fattori competitivi, anche attraverso un'interazione stretta con i territori. 

Per raggiungere questo obiettivo sarà innanzitutto posta un'attenzione straordinaria a ridurre la dispersione scolastica nella scuola superiore; e a rendere assai maggiore nel Mezzogiorno la frequenza scolastica fino ai 18 anni. Anche attraverso un uso concentrato e mirato dei Fondi Europei interventi prioritari saranno quelli per il miglioramento e la dotazione tecnologica degli edifici scolastici.

Nell'ambito delle politiche scolastiche del Governo dell'Unione, poi, attenzione sarà posta al rafforzamento in tutto il Mezzogiorno tanto delle scuole superiori professionali e degli istituti tecnici, quanto di corsi di laurea triennali di ingegneria (le "scuole tecniche" del XXI secolo) che possano diffondere e moltiplicare i saperi tecnici e scientifici e rafforzare, sotto il profilo della qualità del lavoro, le sue imprese. 

La qualità della formazione professionale, ancora oggi modestissima, sarà fortemente incrementata, innanzitutto attraverso un suo legame assai più stretto con la scuola e poi attraverso forme più intense di monitoraggio, scambio di buone pratiche e valutazione a scala nazionale; dovrà divenire uno strumento che favorisca l'apprendimento nell'intero arco della vita, la formazione degli adulti e garantisca il più possibile il loro impiego. 

Come nell'intero paese, l'Università nel Mezzogiorno deve rappresentare la fucina dei talenti scientifici, creativi. Nell'ambito delle politiche universitarie nazionali , grande attenzione andrà posta a favorire il più possibile il miglioramento qualitativo degli Atenei del Sud, bilanciando equilibrio territoriale e competizione virtuosa. Anche per il Mezzogiorno le capacità di ricerca scientifica e tecnologica dovranno rappresentare la base su cui costruire nuovi vantaggi competitivi. Non sarà facile, partendo dai modestissimi livelli di investimento attuali. 

Occorrerà pertanto concentrare fortemente risorse e progetti e rifuggire da uno sperimentalismo localistico, su scala modesta. In alcune delle aree tecnologiche prioritarie, a livello europeo e nazionale, nel Mezzogiorno si rafforzeranno progressivamente centri di eccellenza a scala continentale, capaci di porsi come centri di riferimento anche a scala Mediterranea.

Ciò implicherà una forte capacità di selezionare le esperienze in corso e di potenziarne solo alcune, attraverso pochi progetti-pilota, grazie ad una interazione virtuosa fra scelte politiche locali, regionali e nazionali. Parallelamente andrà rafforzata l'esperienza di distretti tecnologici nel Mezzogiorno. Territori nei quali l'interazione e la cooperazione fra più soggetti pubblici e privati, istituzionali e imprenditoriali, produce quelle economie esterne, tangibili e soprattutto intangibili, che sono alla base dei successi internazionali di regioni e città. 

L'informatica di Cagliari, l'elettronica di Catania, l'avionica di Napoli, la meccatronica di Bari potranno progressivamente rappresentare quei nuclei di competenze e di imprese, soprattutto nuove, in grado di modificare strutturalmente la specializzazione produttiva del Sud. Essi costituiranno, assai più che forme di incentivazione monetaria, il miglior fattore localizzativo strategico per attrarre al Sud,  imprese e talenti scientifici.


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Le porte del nuovo Mezzogiorno: le aree urbane

Medie e grandi città rappresentano, quasi senza eccezioni, la risorsa competitiva non utilizzata più importante del Mezzogiorno. Nell'economia globalizzata e terziarizzata, le città sono oggi l 'incubatore delle nuove professionalità, dei nuovi servizi, delle nuove imprese; i luoghi del talento e della creatività, in cui qualità della vita e qualità dell'economia si rafforzano a vicenda. Sono i nodi delle nuove relazioni internazionali. Nel Mezzogiorno oggi non è così.

A modificare questa situazione andrà dedicato uno sforzo intenso, particolare e accelerato. Alle aree urbane del Mezzogiorno sarà dedicato un Fondo per la riqualificazione e il recupero. A ciò saranno destinati fondi straordinari nazionali (FAS) ed europei prioritariamente a ciò dedicati nell'ambito della Programmazione 2007-13, anche verificando ipotesi di collaborazione con le fondazioni bancarie. Anche sulla scorta dell'esperienza dei piani Urban, esso avrà carattere integrato e multisettoriale. 

E per il suo utilizzo verrà stimolata una maggiore capacità di raccordo, di intesa e di realizzazione fra istituzioni centrali, regionali e cittadine; attraverso forme di pianificazione strategica e di accordi di programma Stato-Regioni-Città. Mirerà in primo luogo alla riqualificazione delle aree più degradate, specie delle periferie e ad accrescere rapidamente la qualità dei servizi pubblici, a cominciare dalla raccolta differenziata dei rifiuti e del trasporto pubblico locale, favorendo così contemporaneamente coesione sociale e competitività. Poi sarà mirato agli enormi giacimenti meridionali di beni culturali, a vantaggio non solo dell'attrattività turistica ma anche della qualità della vita dei residenti.

Le risorse disponibili saranno prioritariamente destinate alla loro valorizzazione: puntando alla loro fruizione (apertura di musei e parchi archeologici) e al potenziamento dei servizi accessori. Ancora, dato che le aree urbane sono fondamentali anche come "porte di accesso" all'intero Mezzogiorno, si mirerà ad interventi, come quelli già in corso in Campania, per la creazione di vere e proprie metropolitane regionali, con una netta preferenza per gli spostamenti su ferrovia, attraverso azioni tanto infra-strutturali quanto organizzative e tecnologiche che abbattano il traffico veicolare, e aumentino l'accessibilità del territorio più ampio. Nell'ambito della politica per il potenziamento dell'accessibilità aerea del Mezzogiorno, coerentemente con le normative comunitarie, verrà favorita la realizzazione di una rete di collegamenti aerei permanenti fra le città del Mezzogiorno.


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Ambiente e territorio aiutano la crescita economica

L'ambiente e il territorio rappresentano un'altra grande potenzialità di sviluppo del Mezzogiorno, solo in parte valorizzata. Significano possibilità di produzioni agricole ed alimentari di qualità, possibilità di attrazione di flussi turistici nazionali ed internazionali, possibilità di sviluppare fonti energetiche alternative. Significano difendere l'identità del Mezzogiorno ma allo stesso tempo offrire la possibilità di valorizzarla con nuove tecnologie.

Metteremo progressivamente in atto una politica di restauro e valorizzazione del territorio e del paesaggio nel Mezzogiorno. Si interverrà in primo luogo sulle grandi emergenze: i siti inquinati e da bonificare, il territorio soggetto alle più gravi devastazioni, le emergenze dell'abusivismo, attraverso bonifiche, riqualificazioni, abbattimenti. In tempi brevi il Governo dell'Unione realizzerà una serie di interventi di grande rilevanza ed impatto. Assieme agli interventi di emergenza, saranno sostenute le politiche di Regioni ed Enti Locali volte a riqualificare questi territori, a partire dalla messa in sicurezza dal rischio sismico e dalla realizzazione o completamento delle reti fognarie e impianti di depurazione. 

Saranno intensificate le politiche di valorizzazione economica, in maniera ambientalmente sostenibile, delle aree protette, che ormai coprono una percentuale significativa del territorio del Mezzogiorno. Dentro ed intorno ad esse sarà favorita la nascita di nuove imprese, nella conservazione ambientale (ad esempio nella manutenzione boschiva), nella trasformazione dei prodotti, nella valorizzazione eco-turistica. Saranno incentivate e promosse le relazioni fra le aree protette e le Università. 

Le politiche per le aree rurali mireranno a alla loro multifunzionalità: ad affiancare alle attività agricole, sempre più specializzate, attività di tutela e conservazione della natura e di valorizzazione, anche a fini economici, delle biodiversità. Le scelte politiche del Governo dell'Unione in favore delle energie alternative offriranno, compatibilmente con le esigenze di tutela del territorio, nuove opportunità nelle tecnologie legate al risparmio energetico e nelle produzioni eoliche, solari, delle biomasse. Questa scelta di alternativa energetica per il Sud alimenterà nuove filiere industriali ad alta intensità tecnologica e qualità ambientale. 

Anche la politica energetica nazionale valorizzerà il ruolo di ponte del Mezzogiorno, specie per gli approvvigionamenti di gas. Le reti idriche andranno progressivamente ammodernate e, dove necessario, estese. Le politiche dell'acqua saranno ispirate alla sua grande natura di bene comune di uso collettivo per i cittadini e il territorio del Mezzogiorno, ma mireranno ad un'efficienza molto maggiore nella gestione (anche attraverso la verifica di diversi modelli gestionali) e a privilegiarne un uso razionale ed economico.


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Una politica industriale per il Mezzogiorno

Il Mezzogiorno soffre in misura molto accentuata dei problemi competitivi dell'Italia. La sua specializzazione produttiva è oggi in grado solo in parte di affrontare sfide e opportunità della globalizzazione. Soffre della intensa concorrenza sui prezzi dei nuovi paesi produttori, specie nei prodotti agricoli, nei beni finali di consumo, nel turismo. Ha mediamente un livello tecnologico assai inferiore alla media dei grandi paesi europei; poco diffusa al Sud è soprattutto l'industria meccanica. E' organizzata su imprese ancora più piccole della media nazionale. L'attuale struttura economica va difesa; ma soprattutto va trasformata e completata: con imprese più grandi e più innovative.

Coerentemente con le scelte di politica industriale nazionale dell'Unione, la spesa per incentivi alle imprese andrà il più possibile finalizzata non a difendere l'esistente ma ad accompagnare la transizione del sistema produttivo meridionale verso un assetto, per soggetti e prodotti, in grado di realizzare una competizione "alta" nel quadro internazionale. Ciò significherà un graduale abbandono del sostegno generalizzato agli investimenti fissi liberando risorse per interventi circoscritti e selettivi sul sistema delle imprese. Riduzioni degli oneri contributivi produrranno una riduzione del costo generale del fare impresa e di creare occupazione nel Mezzogiorno.

La parte maggioritaria delle risorse sarà destinata ad interventi selettivi, mirati a modificare strutturalmente il modello di specializzazione dell'economia meridionale. In questo senso, coerentemente con la politica industriale nazionale, le politiche saranno finalizzate a rafforzare i soggetti produttori: a favorire la crescita esterna attraverso fusioni e acquisizioni; a sostenere l'aggregazione fra imprese, specie di piccola e media dimensione, e i consorzi, anche artigiani. Saranno finalizzate a sostenere l'innovazione di prodotto e di servizio, la riorganizzazione aziendale per una ottimale adozione delle nuove tecnologie; i processi di internazionalizzazione; l'aumento stabile e qualificato dell'occupazione. Saranno finalizzate ad interventi per filiere (specie agroalimentari) e distretti, per favorire processi di riorganizzazione produttiva e l'attività di centri di servizi e di trasferimento tecnologico. In questo senso sarà declinato un intervento di fiscalità di vantaggio, da definire nelle sue modalità tecniche, d'intesa con la Commissione Europea. Centrale per lo sviluppo delle imprese sarà un funzionamento assai migliore del mercato del credito. Verranno abbandonate le ipotesi, del tutto fuorvianti, di creazione di una Banca del Sud. Al contrario saranno potenziati i maniera particolare i consorzi fidi, e i fondi di garanzia (specie in agricoltura); così come gli strumenti per favorire crescita dimensionale delle imprese e la nascita di nuove imprese maggiormente innovative, come i fondi chiusi di investimento e le iniziative di venture capital. Non si tratterà di moltiplicare gli strumenti.

Al contrario, coerentemente con le scelte di politica industriale nazionale, si realizzerà una cospicua riduzione, semplificazione e focalizzazione degli strumenti di incentivazione. In particolare, d'intesa con le Regioni, saranno nettamente ridotte le aree di sovrapposizione e duplicazione oggi esistenti fra strumenti nazionali, regionalizzati e regionali. Gli strumenti di incentivazione, selettivi negli obiettivi, si caratterizzeranno per semplicità, per tempi rapidi e certi nelle erogazioni, e per quanto possibile per l'automatismo delle procedure. Accanto ad essi permarranno strumenti di carattere negoziale e valutativo (i contratti di programma). Ma ne saranno accresciute sensibilmente trasparenza e informazione nelle modalità di selezione, valutazione e verifica; con una significativa finalizzazione ad iniziative con il maggiore impatto in termini di capacità tecnologiche, al completamento di filiere, industriali o terziarie, all'attrazione di investimenti.


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Le risorse per le politiche di coesione

L'azione di finanza pubblica del Governo Berlusconi ha penalizzato in modo particolare il Mezzogiorno. La programmazione delle risorse è stata più volte rivista, fino a richiedere alla Commissione Europea la riduzione dell'addizionalità dei Fondi Comunitari, e a spostare al 2009 il cofinanziamento nazionale da erogare entro il 2008. La spesa ha risentito di continui tagli di cassa, specie nel finanziamento a Regioni ed Enti Locali, che hanno rallentato e reso irregolare il flusso delle risorse. Così, la spesa in conto capitale del settore pubblico allargato al Sud, che avrebbe dovuto raggiungere il 45% del totale nazionale, è stata inferiore al 38%; la spesa aggiuntiva nazionale ha sostituito mancata spesa ordinaria. L'azione del Governo di centrodestra ha oscillato fra l'enfasi propagandistica sul rafforzamento delle competenze delle Regioni, sfociata nella cosiddetta "Devolution", e l'attuazione di politiche fortemente centraliste e regressive, che hanno creato sovrapposizioni e conflitti di competenze. Anche questo ha reso le politiche di coesione territoriale molto meno efficaci.Per il Mezzogiorno, come per l'intero paese, è invece decisivo il funzionamento efficiente e coerente di un sistema di governo su più livelli, e basato sulla loro cooperazione verticale, come quello disegnato dalla Costituzione.

L'assetto di governo delle politiche di coesione va razionaliz-zato e reso sempre più efficiente, partendo dai risultati raggiunti, anche nel Mezzogiorno, negli ultimi dieci anni. Sotto il profilo dei soggetti, alle Amministrazioni ordinarie centrali deve rimanere il ruolo essenziale di orientamento, di incentivazione, di assistenza tecnica e monitoraggio e valutazione. Alle Regioni, deve spettare il disegno strategico nell'ambito delle grandi scelte nazionali, di programmazione, di verifica; alle classi dirigenti locali, il ruolo di promozione dello sviluppo, di gestione ed integrazione.

Per realizzare il nostro programma occorrono certamente risorse cospicue, ma soprattutto occorrono accordi politici chiari, trasparenti e di lungo periodo sulle risorse disponibili, che evitino contrapposizioni di interessi regionalistici e incertezze sulle disponibilità.

Ciò si tradurrà in primo luogo nella concreta applicazione della Costituzione, che all'articolo 117 prevede che siano definiti i "livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale" e all'articolo 119 prevede che i Comuni, le Province e le Regioni del Mezzogiorno, come quelle dell'intero paese, abbiano autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

In particolare, noi crediamo che in attuazione del dettato dell'articolo 119, per cui "per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona (...) lo Stato destina risorse aggiuntive", debba essere rifinanziato e riqualificato il Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), in modo da farne lo strumento unico di programmazione finanziaria delle politiche nazionali di coesione territoriale. Il Fondo garantirà certezza delle risorse lungo un orizzonte temporale decennale, in forma coerente con gli effettivi cicli di programmazione, con una dotazione adeguata a garantire che il 45% della spesa in conto capitale del settore pubblico allargato sia destinata al Mezzogiorno.

Coerentemente con i tempi della programmazione comunitaria 2007-2013 sarà immediatamente varato un Documento Strategico Nazionale, che contribuirà a definire lo scenario e gli obiettivi di medio e lungo termine delle politiche di coesione. Nel quadro di risorse certe e nell'ottica delle scelte politiche delineate, la spesa in conto capitale sarà progressivamente riequilibrata in favore della produzione di beni e servizi collettivi, materiali e immateriali, riducendo progressivamente la spesa per i trasferimenti alle imprese. Infine, una straordinaria attenzione sarà posta alla qualità della spesa. Le risorse saranno, molto più che in passato, concentrate su un numero inferiore di programmi e misure, assicurando il finanziamento di progetti di soglia adeguata, e soprattutto assicurandone non solo l'avvio ma il rapido completamento. Di concerto fra Stato, Regioni ed Enti Locali saranno potenziate le capacità di selezione e valutazione dei progetti, del loro monitoraggio e di verifica dei loro effetti. Le procedure per la programmazione e l'attuazione delle politiche pubbliche saranno rese più semplici e trasparenti.

In questo quadro, le esperienze di politiche per lo sviluppo locale degli ultimi dieci anni nel Mezzogiorno saranno attentamente rivisitate, al fine di valorizzarne gli aspetti più positivi - la concertazione e condivisione territoriale, l'autoresponsabilizzazione, lo stesso orgoglio identitario, la tensione verso programmazioni integrate, la valorizzazione delle risorse disponibili - ma di correggerne le più evidenti difficoltà: debolezza delle istanze nazionali di assistenza tecnica e di selezione dei progetti locali, e quindi frammentazione degli interventi e debolezza di molte soluzioni progettuali, debolezza dei processi di apprendimento e di scambio di esperienze, pericoloso scollamento di molte strategie locali dalle politiche nazionali.

Fondamentali saranno dunque le iniziative di cooperazione fra le Regioni del Sud, specie nel disegno di progetti a scala interregionale, anche nell'ambito della programmazione dei Fondi Strutturali 2007-2013, e la creazione di un forte centro nazionale di programmazione, monitoraggio, controllo, valutazione e assistenza tecnica nei confronti delle Regioni e degli Enti locali presso il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione. Saranno in questo contesto potenziate le forme di collaborazione e di assistenza tecnica fra le diverse regioni del paese, anche incentivando su base volontaria la mobilità temporanea di quadri dirigenti e tecnici, che possano disseminare capitali di conoscenze di saper fare e ridurre i tempi di concreta realizzazione delle politiche. Infine, le Agenzie e gli enti di sviluppo saranno razionalizzati e ridotti nel numero. Di essi saranno definiti con precisione i compiti e le funzioni, sussidiari rispetto alle amministrazioni ordinarie, abbandonando attività che possono essere più proficuamente svolte dal mercato o dalla Pubblica Amministrazione ordinaria.

 

 Fonte: http://www.lafabbricadelprogramma.it/




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