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Pontelandolfo 14 agosto 2008 - Colonna Unita

di Giuseppe Vozza

Caserta 27 agosto 2008

Circa 150 anni da quando le truppe piemontesi calarono in massa su uno dei tanti paesi dell’ex-Regno delle Due Sicilie e trattarono da ‘fratelli’ i cafoni e i contadini e chiunque non si piegasse, non si prostrasse davanti a loro.

150 anni sono pochi, ma sono tanti. Sono pochi perché la ferita non si è rimarginata e né si può rimarginare. Il sangue non ha prezzo. Sono tanti perché purtroppo il lavaggio del cervello ha anche prodotto riconoscimenti per i piemontesi e disconoscimenti per i meridionali. E ciò che è ancora più grave, il disconoscimento è operato dagli stessi meridionali, perché per troppo tempo sono stati lasciati in una sorta di crassa ignoranza sugli eventi della conclamata unità d’Italia; né ci si è sforzati di fare un minimo di ricerche per cercare la verità, anzi la Verità.

E’ proprio per questo che i Comitati delle Due Sicilie hanno iniziato ad organizzare delle rievocazioni e dei convegni proprio per far veicolare la verità della ricerca storica, perché nonostante che siano passati circa 150 anni, nelle scuole si continua ad inoculare il verbo “piemontese”, il quale, molto riduttivamente, vuole che i buoni stiano solo da una parte, che, ovvio, non può non essere che quella piemontese, ed i cattivi solo dall’altra parte, che, ovvio, non può che essere che quella meridionale.

Negli USA, che pur pretendono di voler e dover continuare ad esportare la ‘democrazia’, che altro non è che la versione dell’accaparramento della risorsa petrolio, che, purtroppo, guarda caso, cresce esponenzialmente e non accenna a scendere, negli USA, dicevamo, nonostante tutto, da un bel po’ di tempo si è iniziata a ri-scrivere la storia nazionale abbandonando il cliché holliwoodiano dell’indiano cattivo e sudicio e del bianco buono e bravo. Ebbene noi che siamo una massa (il popolo è ben altro!, basta leggersi qualche poesia del milanese don Lisander Manzoni) e che siamo favorevolmente condizionati dai miti d’oltreoceano pare che ancora non abbiamo capito tale lezione, per cui continuiamo ad avere una visione parziale dell’unità d’Italia e di tutto ciò che ne discende.

Per ovviare a ciò i Comitati delle Due Sicilie hanno organizzato la rievocazione di ciò che circa 150 anni fa nelle nostre contrade significò sangue, violenza, abbrutimento, soppressione. E ciò soprattutto a Bronte, dove il generale Bixio (non è mai tardi cancellare il suo nome per denominare le vie delle nostre contrade!) non trovò di meglio che sopprimere nel sangue la richiesta di terra dei contadini, a Casalduni e Pontelandolfo, nel beneventano, dove l’eccidio raggiunse il culmine.

L’incontro di Pontelandolfo, voluto da Renato Rinaldi, ha visto la partecipazione di tantissimi uomini e donne venuti da vari angoli dell’ex-Regno delle Due Sicilie.

Tutti hanno ricordato in modo semplice e appassionato ciò che è scorso dalle nostre vene e tutti si sono ricordati che lo Stato ancora si trastulla, tra l’altro anche i soldi del popolo meridionale, a ricordare chi ha portato violenza, soprusi, abusi, stupri e si è preso tutto.

Ciò che dovremmo fare, se veramente vogliamo ri-diventare un grande popolo, un popolo che riesca a stare sempre a testa alta contro tutto e tutti, è che occorre iniziare a capire che l’unità è la più grande forza.

Tutti abbiamo visto il film “Il Gladiatore”. Ebbene ci ricordiamo il messaggio ideale della capacità di Roma? Il generale Massimo quando si trovò nell’arena da semplice gladiatore così raccomandò agli altri suoi gladiatori:“Uniamo gli scudi come un sol uomo. Testuggine. Testuggine. Colonna unita. Colonna unita”.

Ecco è questo quel che occorre fare: essere uniti. E’ solo così che riusciremo a renderci liberi. Il nostro grido è e dovrà essere: Forza e Onore.

Giuseppe Vozza


 

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