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LA POETICA BATTAGLIA DI PUNTA PEROTTI

(Storia fantastica della sfida tra l’esercito dei perottini e gli ecomostri «Cementi Armati»
narrata dal Cavaliere Solitario che assisté ai fatti narrati).

Tanti anni fa in un’antichissima città marinara, viveva Armando Perotti poeta e storico. Un giorno alcuni mercanti in combutta con faccendieri politici, decisero di alzare due torri e un muro nel centro della città impedendo agli abitanti di veder da lì il mare. Armando, che era solito passeggiare e ammirare il cielo sereno o tempestoso, le nuvolette e le onde, divenne triste quando seppe dell’ordine dato dai potenti e iniziò a parlare a donne, bambini e uomini per piazze, corti e strade denunciando il tesoro naturale sottratto.


La sua voce contro i Signoroni non ottenne alcun risultato, e la bella libera veduta fu ingabbiata dalla triste gazzarra dei pescecani dominanti che tintinnarono i bicchieri infischiandosene del pubblico sentimento .Il Poeta sconfitto e disperato non ebbe più pace.


Con il trascorrere del tempo altri palazzi di Commercio, Amministrazione, Militari oscurarono le aperture sul mare a levante e a tramontana, e l’intera città fu confinata da enormi edifici. Soltanto lo spazio infinito a sud ricordava le antiche stagioni in cui la natura, il mare e il firmamento abbracciavano tutti. All’improvviso ecomostri tirannosauri chiamati «Cementi Armati» sorsero, e si piantarono con mille bocche avide di soldi e di potere a sigillare anche quell’ultimo specchio celeste. I ricconi locali chiamarono Punta Perotti la zona in cui sostavano i “Cementi Armati”, a maggior beffa d’Armando.


Il cantore, indignato per l’ennesimo insulto ricevuto, s’incamminò dal modesto giardino in cui dimorava guardando uno scorcio del porticciolo, e andò a trovare il Gran Taumaturgo che, con millenaria sapienza orientale gli donò il suo magico fluido, tre sfere, e il corno Olifante “Colino”. Perotti, rinvigorito dall’unguento miracoloso cercò in quartieri e viuzze, e finalmente incontrò il cavalier Emiliano Khian Kon soprannominato “Sparami-in-Petto”, che con la sua panciuta gran stazza osservava accigliato l’ultimo scempio, insellato Khian Kon alla bisogna sul nobile Cavallo Ingualdrappato “Bronzone di Ceroli”, e con accanto lo scudiero spilungone Gran Zappa.


In meno che non si dica, Perotti, il prode Sparami-in-Petto  e Gran Zappa, furono affiancati da migliaia di perottini convinti dalle ragioni del bello e del giusto, e dopo un gran discutere in assemblee e crocchi in ogni dove, trottarono tutti uniti a piè veloce percorrendo il Lungomare, e raggiuntane l’estremità fronteggiarono e abbatterono gli imponenti ciclopi, finanche aiutati dal rarissimo gigantesco Picchio Tagliataglia cavalcato dal valoroso paladino Max Ago con il tuttofare spadaccino Bozza Bozza. 


Picchio Tagliataglia con il Gran Becco ridusse in briciole l’ultimo titanico Toro di Cemento chiamato «Gozzilla», invero distratto dal rinato panorama marino, stellare celeste, - e infine …Udite! Udite! -: i Gradassi prepotenti furono sconfitti per la prima volta da quelle parti. Armando con gran sollievo e giubilante, ritornò nel suo rumoroso giardinetto e talvolta - scendendo dal busto in marmo che lo nascondeva tra alberi e rametti inquinati - sedeva su una panchina, estasiato a rimirare il grande incanto di mare e di cielo che s’era affacciato.


Sebastiano Gernone aprile – giugno 2006









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