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I MENDICANTI  BEFFEGGIANO  I BORGHESI

di Sebastiano Gernone

THE BEGGAR’S OPERA la celebre ballad - opera di John Gay scritta nel 1727, si è arricchita nel tempo degli apporti al testo di Tyrone Guthrie e dall’ottobre 2005 a Bari dall’innovativa regia di Moni Ovadia, con la versione musicale di Benjamin Britten che già nel 1948 ne diresse la versione modernizzata a Cambridge.


La nuova rappresentazione conferma l’amore per la vita nella sua cruda istintività, durezza delle periferie malfamate: “ I ladri rubano a chi accumula soldi e non sa goderseli…”recitano i delinquenti, in una spudorata e sincera derisione delle usuraie finanze della borghesia con i suoi capitali in accumulo e al servizio dei nascenti stati nazionali.


La vita in questa  mise en scène sale sul palco con le sue doppiezze, astuzie, trappole, non ingabbiate in alcuna retorica ma avvolta nei piaceri dei sensi e del vino, nello sbeffeggio dell’ordine sociale.


E’ il punto di vista dal “basso” che sfronda la mediocrità misurata del teatro borghese: l’Opera del Mendicante è autentica nella sua aggressività che nasce dall’esperienza quotidiana.

Una gran bella presenza scenica e d’allestimento, con corpi sensuali, esuberanti, movimentati in abiti colorati, in una coreografia curatissima; con canti d’opera, arie e melodie popolari a braccetto armonioso con cori e musica orchestrale, mai ordinati meccanicamente ma ispirati e coinvolgenti (irridono a ragione il noioso senso della perfezione di maniera).


Inoltre, i leitmotiv che incidono la presenza e il recitato or aspro or poetico degli accattoni, prostitute, ladruncoli, borseggiatori in un arcobaleno stilistico ed estetico di costumi, spostamenti scenici illuminati in un’atmosfera da truce osteria e lampi invernali.


Canti melodici, recitato, corpi, emozioni, poesia, invettive, sbeffeggio, lingue e dialetti che si contaminano e si amalgamano nello svolgersi dell’opera che ci coinvolge.


Mrs. e Mr. Peachum, Polly, Captain Macheath, Filch, Lochit, Lucy, Mrs. Trapes sono i nomi dei papponi, ruffiane, mignotte, ladri presenti sulla scena con il narratore Beggar - Ovadia, travolto egli stesso dalla banda seppur sempre testimone in ogni scena e spesso silenzioso: quasi ad ordinare lo svolgersi della trama in una centratura artistica teatrale, che ricorda le cerimonie dei maestri sufi che al volteggiare dei dervisci rimangono fermi, o si spostano or qui or là a dare energia ed equilibrio all’inno di danza e musiche, scomparendo infine tutti insieme nel richiamo stesso dell’Armonia.


Sebastiano Gernone ottobre 2005







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