Eleaml


Caro Webmaster,

a seguire il contributo di Chan Phap Y, un monaco zen discepolo di Thich Nhat Hanh  che ha alle spalle una vita di anni e anni di viaggi e studio: conosce, legge e scrive in tutte le lingue moderne, conosce quelle antiche e anche qualcuna scomparsa. E' di origine siciliana ed è orgoglioso del Sud.

Un cordiale saluto,

S. G
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Res parva pulcherrima est

di Chan Phap Y

Queste oziose considerazioni sono originate dalla lettura, su il Brigante, di un articolo di Nino Gernone a proposito di una rete televisiva di quartiere cioè una TV minimalista, almeno nella struttura.


Mi sono chiesto se una espansione a tappeto, su tutto il territorio delle Due Sicilie, di Liberi Centri d’Informazione fosse veramente difficile da realizzare. Non mi interessa l’aspetto finanziario della diramazione per quanto mi si dica che il costo finale di una mini-emittente sia quasi irrisorio. Mi si ricorda altresì che molti esperimenti sono in corso, non solo nelle Due Sicilie ma anche nello Stato Padano, sebbene ostacolati e boicottati dalle emittenze sovrane. Spero che questa storia della soppressione non sia vera perché le proibizioni portano sempre alla rivolta, all’imbrigantaggio difensivo e impietoso dove la compassione è purtroppo dimenticata.


Quel che sollecita la mia attenzione è la sua dinamica rivoluzionaria in termini di educazione alla responsabilità , risveglio della coscienza d’identità culturale, e apprendimento della lettura e dell’analisi delle informazioni.


Ovviamente non va dimesso il rischio della lenta trasformazione di molti centri in una complicata rete burocratica associativa. Se e quando le reti di quartiere diventeranno un’associazione regionale, o anche di più vasta portata, con tanto di presidente, direttori e "consiglieri culturali", la TV di quartiere non esisterà più, sarà divenuta un altro braccio dell’informazione organizzata e disinformante. In altre parole, sarà stata fagocitata dal sistema.


Non abbiamo bisogno di esempi per sostenere questa malaugurata ipotesi; chi non ricorda le lotte eroiche dei contadini pugliesi, siciliani, campani nell’organizzarsi in cooperative per liberarsi dal giogo dello sfruttamento parassitario dei baroni del vino o dei pomidoro o dell’olio? Ebbene, quante di quelle cooperative da leggenda esistono ancora oggi? O quante di esse mantengono ancora vivo lo spirito che le fece nascere?


So che la mia mente è un quark nomade nell’universo e non mi attacco quindi ad entità di più modeste dimensioni, ma il piccolo è bello ci diceva molti anni fa Schumacher.


Piccolo non è sinonimo di minuto o esiguo né implica valore non primario. Tutti i fenomeni, il volume dei quali nonché le geometriche definizioni e i dettagli logistici siano a portata di mano, ovvero immediatamente intelligibili,hanno la potenzialità di grandezze infinite. Il minuscolo, che e’ tale soltanto a una mente di pari scala, racchiude tutti i semi che il più vasto dei giardini, anche quello Zen di Avola, possa mai contenere.


La "res parva" è la rosa che nasce, c’è lo splendore della bellezza floreale nel bocciolo che ne mostra soltanto l’embrione. Nel carminio di una rosa ci sono tutti gli altri fiori dello stesso colore, dalle orchidee che germogliano sui tronchi d’alberi in Ethiopia all’ocotillo del deserto di Sonora. L’esiguo ha la capacità genetica di espandersi infinitamente come nell’innamoramento che, in quanto atto rivoluzionario, secondo Fromm, e nonostante la sua immediata dimensione – soltanto due individui - implica una visione complessa dell’universo.


Resta però vero che l’innamoramento può anche ridurre l’universo alla dimensione emozionale. Ma l’emozione non è forse una galassia in espansione?


L’intenzione e la determinazione appartengono al momento presente che, nel suo stato fisico-mentale, è esiguo, almeno in apparenza. Eppure il momento presente racchiude in sé l’interezza di un passato del quale non conosciamo il principio, se mai inizio ci fu, nonché l’immensità del futuro del quale non conosciamo la fine, se mai termine ci sarà. L’intenzione e la determinazione si proiettano sempre nella vastità del divenire.


Solo, nel mezzo del Kalahari, vedi un uccello minuto con due chiazze di rosso sul petto, sbucato dal niente, che si disseta alla fontanella scavata dallo sgocciolio di un contenitore d’acqua sul tetto della Land Rover. Osservi per qualche momento, stupito da quella presenza "impossibile", e poi segui l’esserino che s’invola e sparisce nell’intensità della luce solare. Subitaneamente senti dentro di te un’angoscia profonda e inebriante, di un piacere integrale, e tocchi nello stesso istante la consapevolezza esistenziale di un’infinitudine inespressibile nonché la concretezza di essere inestricabilmente e organicamente una cellula vivente di quella ineffabile magnificenza.


Vi ricordate la dibattuta teoria del Big Bang? Se quella teoria fosse vera, tutta la storia universale, inclusa la vita di ogni essere umano, stava già "scritta" nell’infinitesimo uovo, probabilmente una quantitativamente indefinibile particella. Alla faccia del libero arbitrio.


Probabilmente l’affare si svolse in maniera diversa ma resta solida la verità che dice il tutto è nell’uno. Ce lo ricorda la perenne filosofia dello Zen, il risveglio profondo della coscienza; ce lo suggerirono, naivamente è vero ma con grande poesia, i pre-Socratici, sta scritto nelle Indiane Upanishad, ce lo dimostra la contemporanea fisica dei quanta.


Questa filosofia dello spirito può diventare il motore della TV di quartiere che, se saprà cogliere nell’intimo la cultura del minigruppo, sarà anche capace di reinventare il linguaggio della comunicazione, di inventare una nuova filosofia del linguaggio.


Chân Pháp Ý 26 Dicembre 2004





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