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Fonte:
http://www.beppegrillo.it/ - mercoledì 28 gennaio 2009

L'appello di Salvatore Borsellino

"Io so che Paolo Borsellino incontrò a Roma Mancino, appena prima della sua morte, e uscì sconvolto dal colloquio.

Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del '93 e su accordi occulti.

Io so che Luigi De Magistris è stato rimosso dai suoi incarichi a Catanzaro ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova Tangentopoli.

Io l'anno scorso sono stato a Catanzaro, quando l'attacco dei poteri forti era rivolto principalmente contro Luigi De Magistris, per espropriargli le inchieste "Why Not", "Poseidon", "Toghe Lucane" che poi, in effetti, gli sono state sottratte.

Allora dissi che mi recavo a Catanzaro, insieme a tanti altri giovani, come a Forte Alamo perché era per me l'ultimo baluardo della difesa della magistratura.

Purtroppo, da allora sono successe tante altre cose.

Purtroppo questo attacco alla magistratura è andato avanti senza sosta e adesso siamo arrivati addirittura all'eliminazione di un'intera procura.

Adesso siamo arrivati addirittura all'intimidazione di una procura che, legittimamente, indagava su un'altra procura. E quando questa procura legittimamente indagata si è rivoltata, il CSM purtroppo non ha saputo fare di meglio che mandare tutti a casa, senza entrare nel merito di quello che era successo.

E addirittura facendo quello che mai era successo nella storia della Repubblica: sospendere dalle funzioni e dallo stipendio un procuratore capo che non aveva fatto nient'altro che il suo dovere.

Questa è la maniera con cui oggi vengono uccisi i giudici.

Una volta i giudici come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone... quel Paolo Borsellino che a sua volta era stato indagato dal CSM che però non aveva avuto il coraggio, di fronte alla reazione pubblica, di portare avanti questo assassinio.

Oggi purtroppo questa reazione dell'opinione pubblica sembra non esserci più, di conseguenza i poteri forti credono di poter fare quello che vogliono e hanno, obbedendo al diktat del ministro Alfano, fatto un'azione ignobile: uccidere un magistrato come Apicella, come avevano fatto con De Magistris, con Clementina Forleo.

L'hanno ucciso senza bisogno di tritolo, con le carte bollate.

Ieri c'è stata una cosa che mi ha riempito di commozione, una lettera bellissima di Gabriella Nuzzi la quale si è dimessa dall'Associazione Nazionale Magistrati, dicendo che lei può obbedire solo alla propria coscienza, alla Costituzione e continuerà a farlo nonostante le sia stata strappata la funzione di Pubblico Ministero.

E' accanto a questi giudici che noi dobbiamo stare, per questi giudici che dobbiamo scendere in piazza.

Io il 28 gennaio 2009 sarò a Roma insieme all'Associazione dei familiari delle vittime di mafia, insieme spero a tanta gente che vorrà, in questa maniera, resistere a questo regime che si sta instaurando in Italia.

Dobbiamo stare vicini ai magistrati che rappresentano l'ultimo baluardo della democrazia in Italia.

Dobbiamo impedire che altri magistrati vengano uccisi.

Io spero che ci siano tanti altri magistrati che seguano l'esempio di Gabriella Nuzzi. Io sarò vicino a questi magistrati, io sarò vicino a loro perché è così che ritengo di poter stare vicino a Paolo Borsellino e onorare la sua memoria.

Spero che tanti, tanti, tanti altri lo facciano.

Grazie."

Salvatore Borsellino



Fonte:
http://www.19luglio1992.com/ - 2009 22:29

I volti senza nome di via D’Amelio

Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza ricostruiscono nuovi scenari sulla strage. Quando incominciò la trattativa  fra lo Stato e Cosa nostra? Prima di quanto ipotizzato finora
di Pietro Orsatti

Via D’Amelio, luogo della strage del 19 luglio 1992 dove persero la vita Paolo Borsellino e i componenti della sua scorta, da Castel Utveggio si vede proprio bene. È ormai “verità” processuale (riportata nelle sentenze del processo Borsellino bis) che il Sisde vi avesse impiantato da tempo una sede sotto copertura. E il 19 luglio 1992, una classica domenica estiva palermitana, Castel Utveggio, da quello che è emerso dalle indagini successive, è in piena attività. Pochi secondi dopo la strage, proprio da qui parte una telefonata che raggiunge Bruno Contrada, al tempo capo del Sisde a Palermo.

La chiamata arriva dal telefono intestato a Paolo Borsellino. Si tratta, evidentemente, di un’utenza clonata. Da chi? Mistero. E ancora. Di solito il castello è deserto la domenica, figuriamoci a luglio. Ufficialmente era solo la sede di una scuola di formazione per manager aziendali. Quella domenica, però, nel castello c’è “movimento”.

Tanto movimento. Troppo. E andiamo avanti. Lorenzo Narracci, al tempo funzionario del Sisde a Palermo, riceve una telefonata da Contrada 80 secondi dopo l’esplosione dell’autobomba. Per intenderci, poco più di un minuto dopo l’esplosione il Sisde è già pienamente operativo, mentre la polizia ancora arranca per capire cosa sia successo e persino dove.

Narracci non è sconosciuto agli investigatori che stanno seguendo l’inchiesta sulla strage di Capaci, e risulta infatti titolare di un numero di cellulare annotato su un biglietto rinvenuto proprio sul luogo dove gli assassini di Falcone azionarono il telecomando che innescò il tritolo lungo l’autostrada fra Punta Raisi e Palermo.

Su come sia finito il numero di telefono di un funzionario dei servizi italiani proprio nella casupola utilizzata da Cosa nostra per dare via all’attentato di Capaci c’è un altro funzionario della Polizia che, sempre dagli atti processuali, racconta di essersi perso lui, durante il sopralluogo, il biglietto con il numero. Comunque una vicenda che allarma, se non altro per la leggerezza con cui un’utenza di un agente circolasse con tale facilità e mancanza di riservatezza.












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