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Calabria ora - Domenica 12 ottobre 2003

Carlo di Borbone: «Si rivaluti il ruolo della mia famiglia»

L'erede della casata sovrana nelle Due Sicilie
conferma l'impegno in chiave meridionalista,

Reggio Calabria

«Capo delle real casa e gran maestro del sacro militare ordine costantiniano dì San Giorgio, Carlo di Barbone delle Due Sicilie detiene il titolo anche di duca di Castro. Quarantacinque anni, poliglotta, diviso tra gli impegni istituzionali ed una vita divisa nelle attività dell'ordine equestre della sua famiglia, l'erede al trono viene considerato da molti nostalgici e dai tanti aderenti al movimento neoborbonico il vero custode dei vivaci della tradizione. A lui abbiamo rivolto alcune domande.

La storia la scrivono i vincitori dei Borbone oggi si conosce poco. Pensa che meritino la nostalgia per ciò che hanno realizzato?

Sano l'erede di una famiglia che ha regnato dal 1734 attenendo dei primati in Europa senza uguali: basti pensare al primo sistema previdenziali diffuso che la storia economica ricordi, alle opere della scienza, e della tecnica, strade, ponti, ferrovie, all'avanguardia come progettazione ed esecuzione nonché al sistema e all'impianto giuridico-codicistico recuperato poi dalla legislazione unitaria. Sono questi i motivi di fondo che hanno legato indissolubilmente il destino dai popoli meridionali alle mia famiglia e che si stanno lentamente riscoprendo grazie all'impegno di illuminati storici che iniziano a rivisitare la strina non con l'occhio del vincitore.

Anche Lei conta sull'impegno revisionista di molti studiosi?

Penso che sarebbe quanto mai opportuno che le istituzioni culturali del Paese, gli istituti di storia anche a livello universitario comincino con più frequenza a rivisitare la storia della nostra dinastia, certa con spinto critico ma anche con criteri più obiettivi e mi piacerebbe che si riconoscesse che abbiamo sempre servito il Sud, avremmo voluta servirlo ancor dì più ma non ci è stato consentito e oggi comunque continuiamo a servirlo attraverso le attività benefiche e culturali dell'ordine costantiniano.

Una realtà che affonda le sue origini nel mito ma anche molto presente nel sociale.

E' l'unico Ordine equestre non nazionale che gode di questo status, da sempre e che informa i suoi rapporti istituzionali al criterio della reciprocità. Quale gran maestro dell'ordine le posso dire che coordino o e seleziono le iniziative dell'ordine unitamente alla nostra reale deputazione ed ai nostri delegati, assistiti da un'equipe di livello internazionale.

E' vero che l'ordine annovera tra i propri cavalieri insigni personalità?

Quello che posso dire e che portano le insegne dell'ordine i vertici del mondo accademico e cultuale del Paese, i vertici del mondo istituzionale imprenditoriale europeo oltre naturalmente diversi membri del sacro collegio, nonché i membri delle famiglie reali europee e dell'aristocrazia napoletana.

Come attualizza una tradizione secolare? E come riesce oggi a coniugare i valori del cristianesimo con alcune prese di posizione forti della cosiddetta modernità?

L'ordine si propone la glorificazione della croce, la propagazione della fede e la difesa della chiesa e, in adeguamento ai tempi, cerca di dare il suo maggior contributo alle due grandi opere dell'assistenza umanitaria e della beneficenza: non va però dimenticato il grande tema del dialogo interreligioso tra le fedi monoteiste del nostro tempo, nella consapevolezza che al cavaliere del terzo millennio si chiede fedeltà ma anche ascolto verso chi più soffre.

E1 vero che prova tanto amore e che ha un forte legame con Napoli, la Calabria e la Sicilia?

Mi piacerebbe dedicare più tempo alla mia amata Napoli ma anche alle altre stupende atta del Mezzogiorno: Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria ma anche Bari, Taranto, Lecce. Amando moltissimo la montagna non le nascondo che spesso ho ammirato i percorsi naturalistici dell'Aspromonte e i panorami incantevoli che sì godono dalla Sila. Mantengo sempre vivi i mia rapporti con gli esponenti più in vista delle realtà cittadine e in particolare con il mondo accademico, artistico e imprenditoriale,

Ha intenzione di impegnarsi politicamente nella società? Cosa ne pensa dell'attuale situazione politica?

Sono assolutamente consapevole della realtà storica in cui viviamo e posso dire che mi sono sempre prefisso il compito di preservare la memoria storica della mia famiglia nonché l'universale rispetto che la storia le deve Famiglia il cui destino è indissolubilmente legato a quello dei popoli meridionali. Non c'è dubbio che ancora oggi è dato assistere a emigrazione di potenzialità culturali, economiche e sociali che impoveriscono il tessuto meridionale, iniziata ai tempi dell'unità d'Italia e che hanno altresì impoverito il Sud delle proprie ricchezze umane con una denigrazione tale da far avvertire quasi un senso di inferiorità che ha tolto voce ai Mezzogiorno. Avverto dunque il compito di camminare in questo solco assieme ai tanti meridionali di ogni schieramento politico.

GIUSEPPE CAVALLO













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