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CRONACA
DELLA
GUERRA D ITALIA
1861 - 1862
PARTE QUARTA

RIETI
1862

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"Fate per l'esercito meridionale quello 

che avete fatto per l'esercito dell'Emilia"

Non sarà qui senza interesse pei nostri lettori il conoscere a quanto ammontino le spese straordinarie sostenute dal ministero della guerra nei due anni 1859 e 1860. Esse danno pel 1859 la somma in cifra rotonda di 212 milioni e pel 1860 quello di 151 milioni. Conviene aggiungervi le spese straordinarie della marina, che furono nel 1859 di 6 milioni, e di 7 milioni e mezzo nel 1860. Di questi 7 ultimi milioni furono impiegate per acquisto e costruzione di bastimenti L. 4,448,000; pel trasferimento della marina militare alla Spezia 2 milioni, e per acquisto di cannoni rigati o proiettili ad uso di marina lire 600,000.

In tutto si ha la somma complessiva di lire 267,017,719, cent. 69, la quale corrisponde a circa 12 lire per ognuno dei 22 milioni di abitanti. Essa fu per intero coperta dai due prestiti ordinati dai dittatori dell'Emilia e della Toscana, non he di quelli che furono autorizzati dalle leggi Il ottobre 1859, e 12 loglio 1860, giacche il complessivo prodotto netto di questi quattro prestiti ascese a L. 273,867,357 82.

La guerra di Crimea costò all'Italia lire 52,907,640 17.» 

Ad onta di questa situazione difficile il generai Garibaldi, e i suoi amici, non consigliandosi altro che colle ispirazioni di un patriottismo passionato, persisterono a reclamare dal governo l'effettuazione dei progetti d'armamento proposti. A questo scopo Garibaldi si rese il 18 Aprile alla seduta della camera dei deputati, ove si avevano a suscitare dei dibattimenti, la cui grava importanza ci obbliga a riportarne tutti i particolari,

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Lungo tempo prima che si aprisse la sedata le tribune pubbliche eran letteralmente ingombre. Ti si osservava molti garibaldini in casacca rossa.

Le tribune particolari erano egualmente piene. Si notava nella tribuna diplomatica il sig. di Bayneval, di Francia incaricato d'affari di Spagna, sir Hudson, ministro d'Inghilterra» i ministri di Turchia, di Svezia, di Olanda, e del Belgio, il primo segretario dell'ambasciata di Prussia, e un gran numero di signore.

La tribuna del Senato era egualmente piena. Vi erano il conte Arese, il Sig. Villamarina, il duca Sforza, il sig. Salmour ecc.

Ad ora 1 e un quarto il presidente prende posto sulla seggiola.

Il Sig. Cavour, Minghetti e gli altri ministri prendono posto al loro banco che è in numero completo, l'assemblea non è mai stata così numerosa e cosi animata. Il generale Garibaldi entra nella sala e prende posto in cima dell'estrema sinistra a fianco di Mauro Macchi; è avvolto in una specie di plaid scozzese, che copre la sua rossa casacca; si appoggia sul braccio del Macchi. Applausi frenetici scoppiano nella sala e nelle tribune.

Il presidente legge la formola del giuramento. Il generale Garibaldi pronunzia le parole: lo giuro.

Molte elezioni sono confermate senz'opposizione; ma le preoccupazioni dell'assemblea sono tali che non si possono nemmeno sentire i nomi.

Un segretario da lettura del progetto di legge deposto dal generale Garibaldi di cui abbiamo di già dato il testo.

Presidente. Quando vuole sviluppare la sua proposizione?

Il Generale Garibaldi. Subito.

Presidente. Dopo le interpellanze.

Un segretario legge il testo della proposizione del sig. Corleo sui beni di manomorta in Sicilia e di molti altri progetti di legge presentati da diversi deputati. Questa lettura non è ascoltata da nessuno.

Ha la parola il signor Ricasoli (movimento di attenzione)

Ricasoli Io devo spiegare i sentimenti che mi animavano quando ho indirizzato interpellanze al ministero,

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lo non avevo in mira che il bene del paese e il desiderio di smentire un' offesa che credevo fatta a quest'assemblea.

L'Italia ci ha confidato la sua sorte, e noi non avremo mai abbastanza coraggio e perseveranza.

L'Italia è, essa ha il suo posto fra le nazioni; essa lo deve al valore de' suoi figli, al voto del popolo, al suo re e allo Statuto.

Le nostre deliberazioni devono consolidare l'edilìzio nazionale se noi sappiamo dare l'esempio della concordia civile, perciò io non esitai a prendere la parola.

Qui i partiti devono inchinarsi dinanzi all'interesse del paese. Ci va della salvezza della patria.

Noi siamo nuovi nella vita dei popoli liberi. La nostra opera è difficile, ma noi avremo le benedizioni della posterità ed avremo fatto fare all'umanità il maggior progresso che sta segnalato dalla storia. La Camera non aspetta eh' io faccia lo storico di quello che fecero i volontarii sotto la condotta del capitano illustre che abbiamo il piacere di vedere in mezzo a noi. (Bravo) Quei volontari scrissero una pagina gloriosa nella nostra storia.

Non bisogna che da questi fatti gloriosi risulti un dualismo che sarebbe pericoloso pel paese. La storia c'insegna come le discordie civili rovinino gli edifizi più solidi.

Io mi rapporto al tempo in cui il re è andato a Napoli per compiere l'opera di liberazione.

Il ministero avrà avuto senza dubbio buone ragioni per disciogliere l'armata meridionale. Io non l'accuso. Il Parlamento ha il diritto di domandare spiegazioni. Esso ha il diritto di discutere i grandi interessi della nazione. Questa seduta solenne sarà gloriosa nei nostri annali se essa cementa la concordia degli Italiani.

Io m'indirizzo al patriottismo dei ministri, e li prego ad informarci di ciò eh' essi hanno fatto per l'armata meridionale; che non si fraintenda sullo scopo delle mie interpellanze. Io sono animato da un sentimento di patriottismo.

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Quanto all'armamento della nazione, io spero che il governo lo metterà in grado di provvedere essa stessa 8 tutte le eventualità. (Bravo)

Fanti, ministro della guerra, prende la parola.

Da tutte le parti. Più forte, più forte!

Il Ministro della guerra da lettura d'una relazione sulla posizione dell'armata del mezzogiorno.

É detto in questa relazione che si proponeva d'organizzare cinque divisioni cogli avanzi dell'armata del mezzogiorno. Questo progetto non può essere adottato. In questo progetto i sottoufficiali e i soldati dovevano essere assoggettati alla disciplina militare. (Ci è quasi impossibile di afferrare il senso delle parole del ministro.)

Egli cita l'esempio di un gran numero di generali, quali sarebbero Cucchiari, Durando ed altri; che hanno servito come volontari nelle armate straniere.

Ricorda l'esempio della Francia in cui, ali epoca della rivoluzione, si chiamò ai gradi uomini che aveano fatto la guerre in diversi paesi.

Ricorda che Napoleone, a capo di alcuni anni divenne generale in capo e salvò la Francia.

Un ministro dimostra quindi che avanzamenti troppo rapidi scoraggiano gli ufficiali che hanno fatto forti studii. Non é giusto che l'ufficiale che lascia le file dell'armata regolare vi rientri dopo alcuni mesi con un grado superiore, quando i suoi camerati hanno combattuto come lui.

Il ministro ricorda ciò che si è passato in Ispagna, ove vi erano corpi volontarii a fianco dell'armata regolare, ed ove nullameno ciascuno sapea contenersi ne' suoi limiti.

Tali sono i motivi pei quali il governo non ha potato acconsentire al progetto che gli era presentato.

Il re, con un ordine del giorno dell'11 novembre ha dichiarato che l'armata dei volontari avea ben meritato della patria. Un decreto ha dato una forma legale a quell'ordine del giorno, ed ha accordato ai volontari sei mesi di paga, riservando al governo la facoltà d'ammettere gli ufficiali nell'armata regolare.

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Il ministro da lettura dei decreti emanati a quell'epoca relativamente all'armata meridionale.

Io non contesterò che un gran numero di volontari abbiano lasciato il servizio per servire il paese. La maggior parte tra essi avevano un'impazienza estrema d'ottenere il loro congedo, questo è un fatto incontestabile.

Il ministro ricorda i decreti successivi emanati in favore dei volontari.

Il ministro legge in un modo così rapido che è difficilissimo l'analizzare il suo discorso.

Il ministro ricorda le misure che sono state prese in favore dei volontari feriti; come pure il decreto che accordava ai militari disertati; dei quali un gran numero figurava nell'armata del mezzogiorno, la più larga amnistia. Egli aggiunge che una scuola speciale è stata stabilita per gli ufficiali provenienti da quest'armata, scuola che non tarderà ad essere aperta.

Ricorda le facilita speciali che ha date a certi volontari, raccomandati dal generale Garibaldi, per ottenere i loro brevetti:

Dice che fu fatto per essi ciò che si è ricusato agli ufficiali in aspettativa, e che furono dispensati dalle formalità che aveva dovuto compiere egli stesso.

Finalmente egli dice che il collegio di Palermo è stato trasformato io collegio militare, ed ha conservato il nome del suo fondatore.

Il ministro arriva quindi alle misure prese riguardo all'armata borbonica. I corpi esteri sono stati licenziati. Si sono eliminati gli ufficiali che non potevano associarsi alle gioie del paese, come pure gli antichi soldati. Quest'armata essendo organizzata in vista dell'interno si dava una quantità d'autorizzazioni di matrimonio ai sotto ufficiali e soldati. Quest'armata non poteva esser considerata come un' armata nazionale.

Non si potevano trattar 'gli ufficiali dell'armata di terra come quelli della marina, che si son dati corpo e anima alla causa nazionale. Essi però hanno diritto di dire che non appartengono già ad un popolo conquistato, e che non si hanno rimproveri

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da farsi loro, perché essi hanno servito un governo nazionale e riconosciuto in tutta quanta l'Europa. Non si può contestare ch'ei siano nel loro diritto, e noi abbiamo dovuto adottare in principio la ricognizione dei gradi degli uffiziali che riconoscessero il governo. Si è nominata una commissione mista, composta di generali nazionali borbonici per regolare tutti i diritti.

Quanto ai soldati, si è dovuto tener conto della cattiva educazione di quest'arma, e dei numerosi permessi di matrimonio. Gli è perché si sono ritenute sotto le bandiere soltanto le quattro classi più giovani.

Il ministro spiega la destinazione data ai generali provenienti dall'armata borbonica. Il duca di Mignano (Nunziante) è Tenuto a Torino appena che Garibaldi è stato sul continente napolitano. Egli si è collegato alla causa nazionale e si è dovuto iscriverlo sui quadri dell'armata.

Il ministro perviene a spiegare ciò che egli ha fatto per l'armati.

Dopo Villafranca, egli dice; fui incaricato di comandare quattro divisioni, più tardi all'incaricato dal mio amico Farini di comandare l'armata dell'Emilia; senza il mio intervento quel paese sarebbe stato in preda all'anarchia, ed ebbi la soddisfazione di rimettere al re un' armata bene organizzata di 80,000 uomini più 15,000 della Toscana.

Non vi dirò quali difficoltà ebbi a sormontare per organizzare quell'armata. Ma io non ho conferito alcun grado se non dopo un esame dei più severi. Io preferiva di lasciare comandare un battaglione da un capitano piuttostochè di fare una scelta con leggerezza. Né risultò che gli ufficiali i quali erano passati in quell'armata non guadagnarono che poco sull'anzianità.

Ho stabilito una scuola pei giovani ufficiali ed ho fatto di tutto per preparare la fusione della nuova e dell'antica armata. Il mio predecessore aveva creato 8 divisioni, ma esse non avevano il loro materiale. L'artiglieria e la cavalleria mancavano di ogni cosa. Eranvi disordini in tutti i servizi. Ho rimediato a tutto ciò.

Il ministro spiega come egli ha diviso l'Italia in comandi militari, e ciò che egli ha fatto per accrescere il materiale.

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Nelle antiche provincie si sono chiamate tutte le classi disponibili. Si era preso nell'Umbria e nelle Marche quel che era possibile di prendere. Bisogna aggiungervi le 4 classi di Napoli ed i 18,000 uomini chiamati nelle provincie meridionali.

Era impossibile di fare di più, ed il ministero crede di aver preso tutti i provvedimenti richiesti dallo stato del paese. (Approvazione!)

Crispi. Il ministro v'ha letto un rapporto. Sarebbe bene che fosse stampato e distribuito, e che la discussione fosse aggiornata.

Ricasoli. Non vedo alcuna ragione per aggiornare, poco importa che il ministro abbia letto o parlato.

Bixio. Come possiamo noi rispondere a questa massa di cifre senza esaminarle? Bisogna che noi possiamo rispondere con altre cifre. Non è un affare di partito.

Fanti ministro della guerra. Non ho citato cifre; non ho fatto che richiamare decreti pubblicati da lungo tempo.

Garibaldi. Debbo dire alcune parole al deputato Ricasoli. Lo ringrazio di cuore d'avermi dato l'occasione di difendere i miei compagni d'arme. Sì, l'Italia è fatta; ne ho la coscienza; la sua indipendenza riposa sul valore dei suoi soldati.

Debbo dire una parola del dualismo di cui ha parlato il Sig. Ricasoli. Io sono a capo di uno dei lati di questo dualismo;

Io so; ne sono convinto. Io non ho dato luogo a questo dualismo, Mi si recarono parole di conciliazione; ma erano parole, ed io sono l'uomo dei fatti.

Io sono l'uomo del mio paese. Ho piegato. Quando si tratterà del paese, piegherò sempre. (Appiattii) Ma posso io stringere la mano di colui che mi ha fatto straniero al mio paese? (Bravo nella tribuna j Ma l'Italia non è divisa. Io sarò sempre coi difensori del mio paese.

Il ministro della guerra ha detto che egli aveva salvato l'Italia centrale dall'anarchia. Io fo appello a quelli che governano il paese. Non eravi pericolo di anarchia.

Presidente. Il ministro non ha detto ciò.

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Garibaldi. Io non voleva personalità; ma io debbo difendere l'onor mio. Dirò due parole dell'oggetto principale, della armata di mezzogiorno. Dovrei raccontare fatti ben gloriosi. La gloria non è stata oscurata se non quando questo ministero ha steso sul Mezzogiorno la sua fredda e malefica mano.

Il conte di Cavour si alza e pronuncia alcune parole in mezzo delle grida: all'ordine! All'ordine!

Garibaldi. Io credevo di aver acquistato il diritto di dire la verità ai rappresentanti del paese, con trent'anni di servizio.

Presidente. Non offenda alcuno nell'esprimere il suo pensiero.

Garibaldi Quando l'amore della concordia e l'orrore di una guerra fratricida....

Il centro. All'ordine! All'ordine!

Cavour (con passione): Nessuno ba voluto la guerra civile. Io protesto colla più grande energia. Non posso lasciar passare queste parole.

(Il rumore diventa inesprimibile).

Il presidente si copre il capo.

La Camera è in preda alla più grande agitazione.

Il presidente lascia il suo seggio e si ritira.

Il generale Garibaldi è attorniato da parecchi de' suoi amici che lo esortano alla moderazione.

I signori Cavour e Minghetti escono dalla sala per alcuni momenti.

I deputati sono aggruppati nell'emiciclo in preda alla più viva emozione.

In capo ad un quarto d'ora la seduta è ripresa.

Presidente. Io sono costretto a biasimare altamente le parole sfuggite al generale Garibaldi. Sono obbligato ad esortarlo a maggior moderazione, senza di che dovrei ritirargli la parola.

Garibaldi. Non parlerò più del ministero. Il nostro re galantuomo ha detto che l'armata del mezzodì ha fatto il suo dovere. La storia dirà il resto. Che ha fatto il ministero di quest'armata? Egli potava fonderla nell'esercito, come lo aveva fatto per l'armata di centro. Egli poteva farne un corpo separato.

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Egli poteva scioglierla ma non umiliarla. Quanti soldati resterebbero nei corpi regolari se si offrisse loro il congedo con sei mesi di soldo? Non resterebbero che gli ufficiali.

Fra questi parecchi hanno dato la loro dimissione. Tutti l'avrebbero data, tante sono le umiliazioni che si soffersero. Così si sono esclusi ufficiali per una colpa che valeva, al più, qualche giorno di arresto.

Si è data azione sopra di essi agli ufficiali pagatori, davanti ai quali tutto doveva presentarsi. Si è deciso che gli ufficiali che non avevano brevetto sarebbero congedati alla fine del mese. Era il mezzo di sbarazzarsi del terzo degli ufficiali.

Lo scopo del ministro è stato di sciogliere con tutti i mezzi l'annata del mezzogiorno.

Finalmente si è reso il decreto del 14 aprile, che offre parecchi inconvenienti. Si riduce l'armata da quattro divisioni a tre.

Si mettono gli ufficiali indefinitivamente in disponibilità, il che li mette nell'impossibilità di far carriera. Questo decreto sarà l'ultimo colpo portato a quest'armata.

La dittatura fu un governo legittimo. Essa fece fare il plebiscito che vi ha dato due regni. Perché, accettando questi due regni, avete voi rifiutato l'armata che ve li dava? Eranvi d'altronde molte ragioni per conservare quella valorosa armata.

Credo di poter parlare anche dello stato delle provincie del mezzogiorno. Non è più un segreto. Il rimedio è conosciuto da tatti. Perché si ostina il ministero a ricusarlo?

Il solo motivo che mi chiama qui è l'armamento del paese. Io non conosco altro rimedio allo stato di esso. Correggete il mio progetto modificatelo! ma occupatetene. É la via di salute per il paese.

Pertanto il riorganamento dell'armata del mezzogiorno è un principio dell'armamento. Non vi ci rifiutate, per la salvezza del paese.

Il ministro della guerra. Quando si rimandano soldati, in ogni paese sì rimandano senza pagarli. Io non ho mai proposto altro che di creare una specie di consiglio di disciplina per quelli che avessero commesso delle colpe.

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Il ministro spiega il senso di questi diverti provvedimenti.

Io amo il mio paese come qualunque altro. Voglio pure mettere tutte le sue forze in movimento: ma io voglio forze organizzate.

Garibaldi. Bisognava dare tre mesi di congedo ai volontarii, e non sei mesi di soldo per far si che se n'andassero. (Rumori nelle gallerie).

Il centro. Si facciano sgombrare le tribune.

Bixio. Io parlo in nome della concordia. Io credo alla santità dei sentimenti che hanno guidato Garibaldi. Ma io credo pure al patriottismo del conte di Cavour. (Bravo) Mettiamo l'Italia al disopra dei partiti.

Io vengo da Parigi: tutti i miei amici sono afflitti per la divisione di questi due uomini. Io non debbo nulla al conte di Cavour. Egli ha potuto commettere degli errori. Ma io credo al suo patriottismo.

Non bisogna prendere alla lettera le parole del generale Garibaldi. So che l'Italia ha bisogno dell'armata regolare. La disgrazia della Francia nell'ultima rivoluzione fu la diffidenza verso l'armata. Voglio che si faccia una massa compatta di tutto, e che gli elementi i quali non potranno entrare nell'armata siano pure organizzati e potranno rendere grandi servigi.

Questa divisione tra Garibaldi ed il conte di Cavour, è una sventura: per vedere il conte di Cavour, il generale Garibaldi ed il sig. Rattazzi stringersi la mano, io mi sacrificherei con tutta la mia famiglia. (Applausi prolungati)

Io esorto il conte di Cavour a non arrestarsi alle parole di Garibaldi.

Cavour. Mi si rappresenta come il nemico dei volontari, io, che li ho chiamati pel primo! Me ne appello allo stesso generale Garibaldi. Son' io, son io, che l'ho chiamato nel 1859 e che gli ho chiesto il suo concorso: non ricorderò le difficoltà, che incontrò questo progetto, esse furono immense. Malgrado l'aiuto assicurato dell'armata francese, io era talmente convinto del vantaggio morale dei volontari, che nessuna difficoltà mi arrestò. E se i volontari non guadagnarono di grandi battaglie essi ci hanno reso immensi servizi.

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Eglino. provarono che gli Italiani sapevano combattere e morire pel loro paese, e voi volete eh' io sia avverso ai volontari?

Accetto per mia parte l'invito del gen. Bixio, e riguardo la prima parte della tornata come non avvenuta. Il governo ha fatto quanto ha potuto per accrescere l'armata regolare; e quando la commissione del bilancio vedrà quanto abbiamo fatto pel personale e il materiale, riconoscerà che la storia ha pochi esempi di simili sforzi.

Abbiamo posto in moto la Guardia Nazionale e l'esperimento superò le nostre speranze, e se la guerra scoppiasse domani, il ministro della guerra non esiterebbe a mandar questa guardia a combattere a fianco dell'armata.

Io non ho esaminato il progetto del generale Garibaldi, ma siamo disposti a prenderlo in considerazione. L'armata meridionale aveva un carattere tutto speciale. In generale i volontari stessi sono soggetti nell'armata a una ferma di una durata più o meno lunga, secondo le circostanze. L'armata del mezzogiorno non era vincolata ad alcun ingaggio. Non intendo di esprimere con ciò un biasimo. Se si fosse richiesto un ingaggio, il generale Garibaldi non avrebbe fatto ciò che ha fatto. È chiaro che dei volontari possano compire grandi imprese. Il generale Garibaldi e e i suoi generali lo hanno provato, ma non si possono conservare dei corpi in una tale situazione, e io credo che la parte viva di quest'armata non avrebbe contratto una ferma in tempo di pace.

Questa specie di corpi non son buoni che in tempo di guerra. Abbisognò più tempo per organizzare la brigata dei cacciatori delle Alpi, che per ordinare un'armata al momento della guerra. Io posso assicurare la Camera che noi possiamo armare, vestire ed equipaggiare tanti uomini quanti ne possiamo avere, e se la guerra si rompesse, io quindici giorni noi saremmo pronti. Ma noi non abbiamo creduto dover procedere immediatamente ad arruolamenti.

Noi non lo abbiamo fatto per cagioni politiche e per ragioni militari. Non essendo cominciata la guerra, i giovani si sarebbero rimasti dall'accorrere.

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Al punto di vista politico, non abbiamo stimato di dover provocare la guerra, e noi ci lusinghiamo che la Camera ci approverà. Il Ministero non ha alcuna antipatia pei volontari. È il presidente del consiglio che primo li chiamò. Io desidero che le mie parole siano accolte dal generale Garibaldi e da' suoi amici col sentimento di concordia che me le inspira.

Generale Garibaldi, Il presidente del Consiglio ha fatto allusione alla formazione dei volontarj nel 1859. A quell'epoca io fui grato al conte di Cavour di avermi fornito il mezzo di servire il mio paese. Ma dopo d'allora non ebbi a lodarmi del presidente del Consiglio. É una storia dolorosa. Giunsi a Torino. Accorrevano i volontarj e si mandavano a me i gobbi e gli zoppi. Si tenevano per l'armata gli uomini validi a portare le armi. Noi eravamo tre mila, e muovemmo a combattere. Dopo il combattimento di TréPonti fummo ridotti a 1800. Il re aveva ordinato mi si spedissero i volontari formati in Aqui. Io non li ho mai veduti.

Non parlerò dell'Italia meridionale e della condotta del ministero. Ognuno può farne giudizio. Io parlerò dell'ingaggio dei volontari. Mi pare che qualche volta mi si potrebbe consultare, bene o male ho fatto qualche cosa. Io consigliai al ministro della guerra, nell'Italia centrale, di arruolare i volontari sino alla fine della guerra e alla liberazione dell'Italia. Si preferì un tempo determinato e si perdettero 20,000 buoni soldati.

lo domando se siamo meno esposti dell'Inghilterra. Mi pare che essa abbia minori nemici di noi. Quelli che sono a Roma - nemici - Amo la Francia, ma quelli che occupano la nostra capitale nemici. - Ne abbiamo sul Mincio, e nullameno l'Inghilterra ha dei volontari, cento ottanta mila uomini, e noti più timore delle invasioni.

Comprendo che il generale Fanti ami i quadri.

I mille sono però partiti senza i quadri. Quando si tratta della patria, si possono combattere i propri nemici sotto tutte le forme.

Cavour. L'ha tra il generale e me un fatto che ci separa. Io ho creduto fare il mio dovere consigliando al Re la cessione di Nizza e della Savoia.

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Al dolore che provai, io comprendo quello che prova il generale, e mi spiego il suo risentimento contro di me.

Io posso dirgli che le querele relative ai volontari nel 1859, le faceva io stesso. Il generale Cialdini mi diceva che il generale Garibaldi si contenterebbe di tutto ciò che non potesse entrare nell'armata. Forse Cialdini esagerava il suo pensiero, ma era il nostro intermediario.

Quanto ai cacciatori degli Appennini, io feci quanto ho potuto per farglieli spedire. Noi non dovevamo attaccare dalla Valtellina, perché bisognava rispettare la Confederazione Germanica ed è il motivo per cui le truppe hanno ricevuto un'altra destinazione. l'errore del generale Garibaldi era di tenersi nella Valtellina, ove non era lecito operare. Il generale deve essere convinto ch'io non fui animato da sentimenti ostili, e devono esservi stati in parecchie occasioni dei malintesi.

Il gen. Garibaldi. Mi dichiaro soddisfatto delle spiegazioni del Conte Cavour. Ma vi sarebbe un mezzo di conciliare i dissidii politici. Io non dubito punto che il Conte di Cavour non ami l'Italia.

Sarebbe d'uopo che il C. Cavour adoperasse la sua influenza per far volare la mia legge sull'armamento e richiamasse i volontari dell'armala del mezzogiorno. Questo sarebbe il miglior mezzo per riconciliare ogni. cosa.

Crispi. Siccome ci siam posti d'accordo per distruggere, non saremo dunque noi d'accordo per riedificare? Abbiam fatto lo stesso giuramento; noi vogliamo le stesse cose. Ma come potrebbesi meglio manifestare questa concordia se non che coll'armamento del paese?

Benedirò perfino il deplorabile incidente che ebbe luogo al principio della seduta se ne risultasse tra noi la concordia.

Il Presidente legge un ordine del giorno proposto dal gen. Garibaldi, uno da Ricasoli.

Eccone il testo

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«La Camera, udite le dichiarazioni del ministero, persuasa che la franca attuazione del decreto degli 11 aprile, sulla formazione dei volontari in corpo d'armata, mentre provvedere convenientemente alle sorti del valoroso esercito meridionale, varrà ad accrescere e coordinare in modo efficace le nostre forze, e sicura che il governo del Re alacremente dare opera all'armamento e alla difesa della patria, come a lui solo spelta, passa all'ordine del giorno.»

RICASOLI.

«La Camera esprimendo il desiderio che il ministero ricostituisca immediatamente l'esercito meridionale, tenuto conto dei risultati dello scrutinio operato dalla Commissione, ed a formarne un corpo d'armata, il quale possa essere specialmente composto di volontari, passa all'ordine del giorno.»

GARIBALDI.

Ricasoli. Il governo deve governare. Egli ha la responsabilità. Il parlamento deve vegliare anche i volontarii sieno incorporati nell'armata e anche si provveda all'armamento della nazione. Tale è il pensiero del mio ordine del giorno.

Il gen. Garibaldi. Rinunzio a sviluppare il mio ordine del giorno.

Generale Bixio. Chiedo il rinvio a domani. Fa d'uopo discutere con franchezza e buona fede.

Macchi. Avvi ancora l'ordine del giorno del deputato Pace. Potranno unirvisi tutti.

Castellano pronunzia alcune parole contro il rinvio.

Il rinvio è adottato quasi all'unanimità.

La seduta è tolta alle 5 1|4.

Le tribune pubbliche e riservate sono sempre ingombre. Pure l'animazione è meno grande

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La seduta è aperta ad 1 ora e 3|4.

Il processo verbale dell'ultima seduta è letto ed approvato.

Il generale Garibaldi entra nella sala: essere accolto con applausi della sinistra e delle tribune pubbliche.

Bixio occupa alla destra di Garibaldi il posto occupato jeri da Zuppetta.

Il gen Petitti. Lessi il discorso pronunciato ieri dal ministro della guerra e mi sembrò vedervi degli attacchi contro il suo predecessore. Io seno amico del gen. Lamarmora, ma non è ciò che mi fa parlare. Tutti abbiamo la coscienza che i nostri pericoli non sono tutti passati, e sarebbe spiacevole che s'indebolisse la fiducia che inspirano certi uomini all'esercito ed al paese. Lamarmora è uno di questi. Nel pensiero di concordia espresso ieri da Bixio bisogna togliere tutti i dubbi.

Lessi nel rapporto del ministro un confronto fra lo stato antico dell'esercito e il nuovo. I confronti' sono sempre odiosi. Quando Lamarmora lasciò il ministero, lasciò 8 divisioni in perfetto stato mentre la popolazione del regno era di 8 milioni. Era possibile di fare di più?

Cavour ebbe per collega Lamarmora per 8 anni e poté apprezzarlo.

Si può dire: l'arte di guidare un' armata è soprattutto l'arte di scegliere le persone. Ora il direttore del materiale è come allora il gen. Pettinengo.

Spero che il ministro non abbia avuto l'intenzione di offendere il gen. Lamarmora, e lo udrò con piacere dichiarare da lui.

Il ministro della Guerra. Ciò che dissi non si applica alle persone. Non posso spiegarmi le parole del gen. Petitti. Sono pronto a riconoscere i servigi resi dal gen. Lamarmora; ma ho dritto di far notare i miglioramenti che furono da me introdotti.

Petitti. Sembrava risultare dalle parole del ministro che il gen. Lamarmora nulla avesse fatto.

Cavour. Fui ministro interinale per la guerra durante qualche tempo. Lamarmora aveva organizzato tre divisioni in poco tempo: ma non aveva potuto procurarsi tutto il materiale necessario. Non era sua colpa. Ma il ministro attuale poté dire che aveva completato il materiale.

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Pettinengo. Onorato dalla fiducia tanto del generale Lamarmora che del gen. Fanti, io posso spiegare le cose in modo da calmare tutte le sue suscettibilità.

Il giorno in cui il gen. Fanti ricevette il portafoglio, io gli rimisi il quadro di ciò che aveva fatto il suo predecessore pel materiale.

Rimisi più tardi si medesimo un rapporto sul materiale l'artiglieria.

Quei documenti provano che i due ministri fecero quanto era possibile per completare il materiale.

Si parlò della mancanza di cavalli che si sarebbe verificata nello scorso inverno. Se non era ridotto il numero fu per economia non essendo preveduta alcuna ostilità. Il ministro attuale, al suo arrivo, si occupò di completare il numero necessario dei cavalli.

Presidente da lettura di un nuovo ordine del giorno presentato dal gen. Garibaldi e in cui è espresso un pensiero di conciliazione dei partiti.

Quest'ordine del giorno è il seguente:

«La Camera convinta che la forza della nazione risolta dalla concordia dei partiti e dalla esecuzione delle leggi, esprime il voto che il ministero, tenendo conto dell'inchiesta fatta dalla Commissione, riconosca la posizione degli ufficiali dell'armata del mezzogiorno, in conformità dei decreti dittatoriali: e lasciando al ministero la facoltà di chiamare all'attività i volontari quando ne crederà opportuno il momento, esprime il voto che siano organizzati i quadri di quest'armata, e passa all'ordine del giorno.»

Casaretto. Si pronunzia io favore dei diritti degli officiali dell'armata del mezzogiorno. Il governo dittatoriale di Napoli era un governo leggittimo, e i gradi da lui conferiti sono una vera proprietà di officiali.

Non si tratta qui di una armata che abbia agito come aosiliaria e già costituita. l'armata dei volontari è la vera annata regolare del regno di Napoli.

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Non si esitò ad incorporarla nell'armata dell'Emilia, che non aveva ancora ricevuto il battesimo del fuoco. Io non amo la guerra: riuniamo tutti i partiti, adottiamo Tarmata dei borboni ma non respingiamo l'armata eroica che ci diede due regni. Il ministro disse che il numero degli ufficiali era esagerato ed oltrepassava la proporzione voluta nelle armate.

Ma qui quella che domina è la questione politica. Fa d'uopo dapprima dedurre gli ufficiali dei corpi volanti che non ebbero che una esistenza temporaria.

Quando Garibaldi arrivò a Napoli eranvi 70|m. soldati nemici sotto le armi. Agì da uomo di Stato organizzando dei quadri proprii a riunire tutta la gioventù.

Il ministro ha objettato pure gli avanzamenti favolosi che ebbero luogo nell'armata. Avvi in ciò un errore grandissimo. La maggior parte dei tenenti e sottotenenti avevano di già fatta la campagna del 1859.

Io credo d'altronde che le campagne di Sicilia e del Volturno valgano le scuole di Ivrea e di Modena. (Rumori al centro.)

Sapete chi sono questi ufficiali? Sono i veterani delle battaglie della patria. Fecero quattro o cinque campagne, hanno ovunque ben meritato della patria. Questo vale quanto l'aver passato 50 anni in caserma.

Il gen. Garibaldi Bravo!

Casaretto. Potreste voi contestare il diritto di persone che hanno sempre versato il loro sangue per l'Italia? Mi rivolgo al generale Bixio. È luogotenente generale. Voi Io chiamate generale improvvisato. Ebbene Egli non ebbe un grado senza un fatto d'armi. Medici combatté in Ispagna, fece la gloriosa campagna di Roma, quella del 1859, quella di Sicilia, lo chiamerete voi generale improvvisato?

Cenni, l'amico dì Garibaldi, che fece tutte le campagne, non è che colonnello.

Gli ufficiali dell'armata del mezzogiorno hanno più campagne di quelli della nostra gloriosa armata regolare.

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Non è certo colpa dell'armata. Ma infine bisogna riconoscere la verità.

Vi citerò l'armata dell'Emilia. Vi sono degli ufficiali che non hanno fatto alcuna campagna. Voi tuttavia gli avete accettati, perché non si può accettare l'attivo senza prendere il passivo di un paese. Certamente, in media, gli ufficiali di quest'armate non hanno tante campagne quanto quelli dell'armata del mezzogiorno.

So che vi sono spiegazioni da fare. Havvene delle onorevoli, e delle altre meno onorevoli.

Vi sono giovani che sono stati chiamati dal loro proprio merito a gradi elevati. Si è veduto in Francia il gen. Hocbe in quattro anni da sergente diventare generale in capo e gareggiare in gloria con Napoleone. Questi in pochi anni si è Atto generale in capo, e che generale! E ciò non avvenne certamente per esser egli andato alla scuola militare. Il generale Gorgey era sottotenente al principio della guerra in Ungheria. Lo stesso Lamarmora n«n era che capo squadrone nel 1848 e tosto dopo egli era generale.

Quanto alle eccezioni di un altra natura, evvi di più la commissione d'inchiesta nell'armata di Garibaldi. Ogni cattivo ufficiale era messo da parte.

In un' armata regolare un cattivo ufficiale può rimanere, mercé la disciplina. In un' armata di volontari egli non può durar lungamente.

Nessuno più di me apprezza il valore militare di Garibaldi ed il suo colpo d'occhio maraviglioso.

Egli è un gran generale, credetelo. La sua strategica è un istinto, credetelo. Cesare era oratore, Federico II filosofo. (Mormorio al centro))

Bixio. Era questo il parere di Napoleone. Ridete pure, se volete.

Casaretto. Ma credete voi che Garibaldi avrebbe potuto vincere un numero così disugale se non fosse stato secondato da ufficiali valorosi e capaci?

Vorrei pure che quanto avvenne per la Sicilia avvenisse pel Veneto.

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Il ministro teme delle ripugnanze da parte dell'armata regolare. Io non lo credo. Ho interrogato ufficiali che trovavano giusto lo ammettere volontari che apportavano un regno.

É egli possibile che un' armata generosa come la nostra, che un' armata la quale montava cinque volte all'assalto di S. Hai tino, sia animata da sentimenti di egoismo?

Credo il sig. Ricasoli animato dalle migliori intenzioni; ma se noi non modifichiamo il suo ordine del giorno, non esprimeremo il nostro pensiero.

L'armata del mezzogiorno è sciolta, e gli ufficiali messi in aspettativa. La posizione di questi ufficiali è intollerabile, se si eccettuano gli ufficiali generali,

Credo che noi siamo tutti d'accordo nelle grandi questioni italiane. Io riconosco il merito del conte di Cavour.

(Il conte di Cavour che sta per uscire dalla sala si rivolge e saluta l'oratore.)

Casaretto. Mi pare che l'ordine del giorno modificato del gen. Garibaldi debba essere accettato, se si vuole portar la concordia nei fatti.

L'armata del mezzogiorno dovrà sottomettersi alla nostra decisione: essa vi si sottometterà. Nessuno si rivolterà. Ma la coscienza popolare vuole un atto di giustizia, ed in questo momento rifiutare un atto di giustizia, sarebbe una colpa. Nel 1849 l'Austria ha detto che ella farebbe stupire il mondo colla sua ingratitudine. Ella mantenne la parola; vedetene le conseguenze.

Non imitiamo simili esempii. Ci va del nostro onore. Alcuni di questi ufficiali rifiuterebbero forse, ma paghiamo il debito della giustizia e dell'onore, mettiamo la concordia ne' fatti.

Il presidente del Consiglio ha fatto un gran passo verso la concordia accettando in massima il progetto di legge presentato dal generale Garibaldi. Facciamo ancora un passo rendendo giustizia all'armata del mezzogiorno. Così dalle parole la concordia discenderà nei fatti. Bravo).

Il gen. Solaroli. Io non posso accettare certe parole relative all'armata.

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Casaretto. Io non ebbi mai in pensiero di attaccare l'armata; ne sono ben lontano.

Cadolini. Io combatterò il discorso fatto ieri dal ministro della guerra.

L'oratore si applica a spiegare i servigi che hanno resi gli ufficiali dei volontarj. Pare che egli riproduca presso a poco l'argomentazione del Sig. Casaretto.

Il ministero avrebbe potuto mettere condizioni severe alla ammissione degli ufficiali. Io non avrei reclamato, ma sarebbe stato d'uopo di farlo francamente.

Un gran numero di ufficiali abbandonarono posizioni civili, ed essi non possono più ritrovarle.

Oggi gl'Italiani sono padroni dell'Italia, e spetta a questo Parlamento ricompensare i servigi che le furono resi.

Credo di fare atto di conciliazione appoggiando l'ordine del giorno del generale Garibaldi.

Io sono pronto a far concessioni purché tutti le facciano. Ma noi abbiamo un dovere di riconoscenza. da adempiere e non bisogna che le parole di concordia siano senza valore.

Liborio Romano. L'esercito di Napoli organizzato da Ferdinando II in vista dell'interno non poteva servire ad una guerra ordinaria. Non è già che vi mancassero buoni elementi, ma esso era disorganizzato dalla corruzione.

Quando gli avvenimenti di Palermo vennero a mettere un termine ai nostri mali, quell'esercito preferì una causa perduta alla causa nazionale. Ecco quel che risultò da una tale condotta. I soldati si sono sbandati; gli uni sono andati ad ingrossare le bande, gli altri si sono chiusi in Gaeta col Borbone.

Quando il Generale Garibaldi entrò solo in Napoli, in mezzo alle grida di gioia, rimanevano alcuni soldati in guarnigione nei forti, ed essi non uscirono nemmeno per rendere gli onori militari al generale.

Come si è operato? a quelli che si sono battuti per la causa nazionale, si disse, voi siete traditori: a quelli che si chiusero in Gaeta si serbarono tutti i buoni trattamenti.

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Ciò non ostante date ai nostri soldati buoni capi, ed essi rinnoveranno i miracoli di Barcellona e della Beresina.

Il ministro vi ha detto ch'egli non avea trovato che una scuola militare. Questa scuola, organizzata sul piede di scuola politecnica, da eccellenti uffiziali delle armi dotte. Ma noi abbiamo pure una scuola di marina eccellente, una scuola di piloti, e tante altre buone istituzioni che il sole della libertà farà rinverdire.

Nell'armamento nazionale bisogna utilizzare tutti i buoni elementi della regia armata, e soprattutto dell'armata meridionale.

Colla concordia si vedranno rinascere in Italia le grandi virtù che ci hanno fatto, colle armi, eguali ai più valorosi, colle scienze e colle lettere ci hanno avvicinati al cielo (Bravo.)

Il presidente del Consiglio presenta un progetto di legge sulle quarantene e domanda l'urgenza.

Nino Bixio. Io sarò breve. Io voglio rispondere al ministro ed. appoggiare l'ordine del giorno del generale Garibaldi. Noi non possiamo accettare il giudizio del ministro come definitivo. Egli ha parlato di avanzamenti favolosi. Il ministro si è ingannato negli esempi che ha citati.

A 26 anni Hoche era generale in capo. Nel 1792 1200 ufficiali abbandonarono le bandiere. Venuta la guerra, bisognò rimpiazzarli. La guerra uccide molte persone. Il general Fanti avrebbe dovuto veder le cose da patriotta; e questo è ciò che non ha fatto. Io non ho alcun" intenzione di offenderlo, ma gli deggio rispondere. Io lo conobbi dapprima quando esiliato combatteva per la libertà; in quella qualità, io aveva della simpatia per lui. Non voglio adunque far verso di lui ciò che egli ha fatto verso l'armata del mezzogiorno.

L'armata francese, nel 1793, fu portata da 300 mila uomini ad un milione. Gli uffiziali dovettero aumentare In proporzione. Napoleone, che non era rivoluzionario, aprì la campagna di Russia con 900,000 uomini. Si sa quanti gliene sono rimasti; ciò nondimeno, nel 1813 Napoleone aveva un milione d'uomini. L'armata francese si è dunque rinnovata più volte, e le promozioni furono fegolate dalla necessita; ciò è quanto è accaduto all'armata del mezzogiorno.

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Il nucleo di quest'armata è stato il battaglione dei mille partiti da Genova con Garibaldi. Non si può fare un'idea di questa guerra. Io non lessi nei giornali una linea di verità. Voglio spiegare come si son fatte le promozioni. Noi eravamo capitani; le nostre compagnie son diventate battaglioni, noi siam divenuti maggiori, e i nostri inferiori hanno seguito il movimento. Potevamo noi aspettare che gli ufficiali ci cadessero dal cielo? Il generale è sempre stato severisimo a questo riguardo. Io me ne appello a tutti i miei colleghi che son qui presenti.

Bisognò distinguere tra la parte dell'armata che ha combattuto, e quella che si organizzava. Vi saranno da fare grandi riduzioni sulle cifre del ministero. Io posso assicurare che la parte attiva non aveva troppi ufficiali.

V'ha in ciò qualche cosa di sacro. Non si è mai ingrati impunemente (con voce commossa.)

Dopo il discorso del general Fanti, e segnatamente dopo gli applausi della maggioranza, noi generali diamo tutti la nostri dimissione (Bravo dalle tribune)

Il Presidente: Se questi bravo si rinnovano farò sgombrare le tribune.

Biodo. Ci abbisognano 800,000 uomini sotto le armi. Ecco la quistione. Io non so dove il signor. D'Azeglio abbia vitto che i bersaglieri aveano guadagnato la battaglia del Volturno. I bersaglieri hanno abbastanza gloria senza prender quella degli altri. I Siciliani fecero maraviglie.

Si crede che non vi siano buoni soldati in Sicilia; v'ha dappertutto buoni soldati. in Italia. Io non mi do per generale, ma infine, quando comandavo, comandavo. Io non domandai grado a chicchessia, l'ottenni dopo le battaglie. Ciò è vero per me, come per i miei colleghi. Quindi abbiamo detto ieri sera: bisogna dare la nostra dimissione dopo le parole del ministro.

Ho parlalo come ufficiale dell'armata del mezzogiorno, parlerò ora come deputato. Non vi offendete. In Inghilterra lord Normanby ha bene il diritto di dir cose dell'altro mondo.

Perché respingere l'ordine del giorno di Garibaldi? Se noi fossimo costituiti in tribunale, il più codino dell'Italia ci darebbe ragione:

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se l'armata del mezzogiorno non è legale, la Camera non lo è nemmeno. Ciò è quistione di legalità.

Avete a fronte 300,000 uomini. Io ritorno di Francia dov'ero andato per vedere la mia famiglia; né bo riportato una convinzione.

Evvi nell'armata francese un sentimento che non è tutt'amore per noi. Non è nemmeno antipatia. Non ne ho trovato che in una sola vecchia. Ma l'armata francese vuoi venir dietro noi, solamente dopo noi. Ed è ben dura cosa chiedere allo straniero. Se Benedeck esce dalle file, avrete una terribile risponsabilità. Dicesi che ciò non accadrà, ma a forza di dirlo, ohi sa? Noi non abbiamo ambizione, noi vogliamo l'Italia che è nostra; se non avete 300,000 uomini al cominciar della guerra voi non fate il debito vostro. Prendete danaro, prendete ciò che abbisogna, e pagate il danaro quello che vale. Se siete battuti pagherete ben altro, e sarete disonorati. (Bravo)

Io domando adunque che si mettano nell'armata tutti gli elementi disponibili, si organizzi la guardia nazionale mobile, e senza perder tempo.

Il nostro esercito è animato dallo spirito che anima noi, il suo morale è all'altezza del nostro.

Bisogna salvare il paese. Ciò deve anteporsi a tutti i sistemi. Noi vogliamo la nostra nazionalità.

Se noi siamo battuti, se non sappiamo difenderci, io mi laccio Chinese. (Risa).

Si possono organizzare i quadri senza chiamare volontarii. Con dieci uomini per compagnia noi ne avremo abbastanza..

Il granduca Massimiliano disse che Garibaldi andrebbe nella valle del Danubio a sua posta e che essi non potrebbero impedircelo. È Massimiliano che lo disse e non io.

Il decreto manda i soldati alle loro case per chiamarli alla occorrenza. Ma si chiameranno più lardi che sarà possibile per non far gridare la diplomazia, L'Austria ha doppi quadri; essa, credetelo, si prepara a una guerra a morte. Se voi non preparate la vostra organizzazione a tempo, non avrete le vostre forzo quando sarà necessario.

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Mettete i vostri quadri in attività.

Io non vi parlo di gratitudine: ci basta la nostra coscienza. Organizzate la nostra armata, i vostri volontaria la vostra guardia mobile e allora, anche battuti voi potrete presentarvi all'Europa. Armatevi! ve lo dice un uomo che ha tutto sacrificato; armatevi. La nostra posizione è migliore che nel 1849; ma se noi abbiamo bisogno dell'amico, dell'alleato per resistere, noi siamo perduti (Bravo),

Mellana. Son compreso che dopo avere occasionato un disastro come quello della dimissione di valorosi generali, noi sorga alcuno della maggioranza.

Il Presidente invita l'oratore a non attaccare la maggioranza.

Mellana. La Camera deve preoccuparsi delle conseguenze dell'ordine del giorno di Ricasoli. Io gli domando s egli accetta gli atti del ministero contrarii alla dignità della Camera. Dal momento che la Camera si occupava della quistione, non si doveva risolverla con un decreto real«, e mi reca meraviglia che Ricasoli amico della dignità parlamentare, non abbia protestato. Che importa la responsabilità dei ministri in cospetto dei fatti segnalati dal deputato Bixio? A che ci servirà la caduta di un ministero? Il dovere del ministero era di presentarci un progetto di legge. Tutte le opinioni si sarebbero fatte innanzi e tutti si sarebbero sottomessi.

Il ministero offese ad un tempo!a legalità e la dignità della Camera. La conseguenza la più logica di questa discussione sarebbe la presentazione di una legge. Le gesto dell'armata meridionale eguagliarono le geste più gloriose, ed essa non raccolse che l'ingratitudine. Il generale Fanti non dovrebbe dimenticare, quando trattasi del suo illustre predecessore, di cui voglio prendere pure la difesa, che allorquando il conte di Cavour, a cui rendo giustizia, intraprendeva una gloriosa spedizione, Lamarmora lo chiamava a sé, quantunque fosse venuto in Italia sotto gli auspicii del partito ultra-liberale.

Fu disciolta l'armata meridionale perché non aveva quadri e perché non era che un'accolta di individui.

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Non fu neppur mantenuto l'esercito dei Borboni. Nullameno colle provincie del mezzogiorno si poteva raddoppiare l'armata. La nostra armata non si poteva adontare di un accrescimento di quadri io relazione coll'aumento dell'effettivo. Si pretende che non si possano organizzare volontari per ragioni politiche. Ma senza allegare gli esempi dell'Inghilterra, il nostro ministro stesso non organizza battaglioni di volontari della guardia Nazionale? Questa ragione non è dunque sincera.

Quando si saranno fatte perdere a questi uomini le abitudini militari, non si troveranno più nel giorno del pericolo. Io desidero, più di ogni altro la concordia. (Bisbiglio)

Il ministro disse che nell'Emilia si era preventivamente preoccupato della fusione dell'armata coll'armata nazionale: ma crede egli che il generale Garibaldi non se ne sia dato pensiero?

L'oratore continua il suo discorso in mezzo ai segni visibili della impazienza della Camera. Tesse un grande elogio al generale Lamarmora e agli atti della sua amministrazione. Il ministero non può lagnarsi che non gli siano stati accordati i mezzi per armare. La Camera votò quanto le Tu domandato. Giova dunque sospendere la discussione e aspettare un progetto di legge, o votare l'ordine del giorno di Garibaldi.

Il generale Cugia. Non rianderò i fatti: la storia li giudicherà meglio di noi. Io mi associo agli elogi tributati ai volontari, ai loro illustri capi e a' loro generali. Essendo al ministero dalla guerra a Napoli, io fui commosso dell'abnegazione di questi giovani, che da Marsala al Volturno avevano guadagnato le spallette da sottotenente: Ma una scuola fu stabilita per quelli di questi giovani che volessero entrare nell'armata regolare, e questa scuola sarà aperta il primo maggio. L'avvenire di questi giovani è dunque assicurato.

Si disse con ragione che i gradi conferiti dal dittatore Garibaldi dovessero essere rispettati. Ma gli è ciò che stabilì il decreto del 13 novembre sotto la sola riserva di una commissione d'inchiesta.

Il compito di questa commissione è di verificare i titoli degli ufficiali.

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Perciò la ricognizione del grado non è contatala. É quello sciagurato indugio di tre a quattro mesi impiegato dalla Commissione per pronunziare le sue decisioni, che ha seminato l'irritazione e prodotto tutto il male di che trattasi presentemente, di dare una posizione a questa massa di ufficiali. Il giorno che scoppiasse la guerra, noi avremo una massa di volontari, ma non passiamo radunarli in questo momento.

L'armata regolare ba norme dalle quali non si può scostare in verun caso e che non permettono a tutti di farne parte.

Quando scoppierà la guerra sarà una fortuna lo avere a fianco dell'armata dei quadri pronti a ricevere coloro il cui carattere ha mestieri di una disciplina meno severa di quella dell'armata. Tutto è dunque in pronto per ricevere i giovani officiali volontari in una scuola speciale. Di la potranno entrare nell'armata regolare o ritornare ai corpi volontari.

I decreti non hanno forse soddisfatto tutte le esigenze, ma si fece quello ch'era possibile: Si è riclamato contro la collocazione inattività: io non mi opporrò a che questa posizione venga modificata.

I quadri dell'armata del mezzogiorno sono formati in mode da poter essere riempiti il giorno, che lo chiederà l'interesse del paese.

Le antiche provincie della Lombardia danno soldati quanto se ne può richiedere. Le nuove provincie non danno ancora tutto il loro contingente. Non è già che l'esercito non sia numeroso, ma crescerà ancora, e in questo momento i quadri sovrabbondano. Non conveniva creare tre nuove divisioni della armata regolare, era meglio creare i quadri di tre divisioni di volontari.

Di questa guisa non sarebbe necessario improvvisar tutto come nel 1859.

Il giorno che il re crederà poter chiamare i volontari - desidero che sia domani - tutto sarà pronto»

Io voto adunque l'ordine del giorno Ricasoli, malgrado li mia simpatia per il sig. Bixio.

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Una folla immensa stazionava sulla piazza Carignano. Nel momento in cui il ministro Cavour usciva dalla Camera fu vivamente applaudito dal pubblico, che aspettava con ansietà la fine della discussione.

Dopo pochi minuti uscì il gen. Garibaldi e fu pure calorosamente applaudito. Il pubblico ciò facendo voleva manifestare il desiderio di conciliazione che è nel cuore di tutta la nazione, che venera ugualmente questi due grandi cittadini.

La discussione non avendo avuto alcun risultato si continua.

La Tornata del 20 aprile

Si apre all' 1|4 3|4.

Garibaldi è salutato da applausi nelle gallerie, che sono gremite.

L'ordine del giorno reca il seguito delle interpellanze Ricasoli.

Conforti, dopo un breve esordio col quale dichiaro di essere selvaggio nella scienza militare continua:

Nel modo di esaminare la questione vi ha una differenza. La questione che da più giorni si discute in questa Camera deve essere risolta; il Parlamento italiano ha il dovere di farlo e mostrerebbe una grande impotenza se non lo facesse.

Io non posso essere uomo sospetto, non faccio una faziosa opposizione, non voto costantemente col ministero, io voto con coscienza. (Rumori)

Voci dalla sinistra: Non siamo un'opposizione faziosa.

Crispi. Tutti votiamo con coscienza.

Conforti. Dichiaro di non aver voluto offendere alcuno, volevo dire che io voto con coscienza come facciamo tutti.

Nell'ordine del giorno del gen. Garibaldi vi sono elementi che devono consigliare ad accettarlo specialmente dopo le spiegazioni date dall'onor. gen. Bixio.

Qui non si tratta di ammettere un'opinione recisa, ma di approvare un mezzo per definire la questione. Per ciò riguarda la chiamata dei volontaria è lasciata questi alla scelta del ministero.

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Se oggi la sarebbe una specie di dichiarazione di guerra, forse potrebbe sorgere il giorno in cui la si dovesse adottare, nell'ordine del giorno del gen. Garibaldi non si vuole ani chiamata immediata.

Questa conciliazione non è possibile che non la si faccia nel corso della presento tornata.

Oltre che esser giusti, bisogna anche esser generosi verso i volontari. Il giorno in cui il generale Garibaldi salpava da Genova, tutti i buoni torinesi erano trepidanti. Un ufficiale mi diceva esser l'impresa impossibile, perché o sarebbero ingoiati dal mare o caduti vittime dell'esercito borbonico. Come con un colpo di bacchetta magica l'Italia meridionale è liberata, ed il ministero, che sa cogliere una propizia occasione, rompe le ostilità coll'armata di Lamoricière che viene vinta e fugata dai gen. Cialdini e Fanti.

Spesso ho combattuta la opinione del generale Garibaldi, ma non bisogna dimenticarsi che egli ebbe sempre due sole parole: Italia e Vittorio Emanuele.

Io dissi al generale: voi avete fatto il plebiscito, vi avete reciso la sinistra colla destra ed avete consegnato mezza Italia a Vittorio Emanuele. Si, mi rispose il generale, Vittorio Emanuele è la stella d'Italia. (Bene).

Senza quella bandiera d'Italia e Vittorio Emanuele, forse egli non sarebbe giunto a Palermo.

Usciremo noi da questa Camera lasciando vivo ardente quel dualismo? Oh! se lo facessimo, dichiareremmo la nostra impotenza.

Voi sapete che l'Italia meridionale si trova in pessime condizioni. l'esercito borbonico disperso, si coordina in brigantaggio e minaccia la tranquillità nostra. Se noi siamo concordi quell'esercito otterrà un colpo mortale.

Io domando la libertà dell'errore, perché senza errore non vi può essere verità. Se noi non ci accordiamo, avremo perduta una grande battaglia ed i nostri nemici ne gioiranno.

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Il ministero coll'accordarsi sarà più forte, più potente: Abbia luogo questa conciliazione e noi avremo ben meritato della patria.

Cavour (segni d'attenzione),. Signori deputati, si è parlato di concordia e mi compiaccio che l'on. oratore l'abbia raccomandata con parole così brillanti.

Tuttavia non è possibile dimenticare come nella tornata di ieri si sieno date accuse al ministero. Non è mia intenzione di ribattere codeste accuse, come pure lascierò senza risposta le allusioni poco benevoli che si fecero contro di noi.

L'on. gen. Bixio nell'esordire del suo discorso dichiarò che egli stesso ed i suoi colleghi diedero le loro dimissioni, e ciò perché ad alcune parole del ministro della guerra avevano data una interpretazione, diciamolo pure, poco benevola. E qui devo dire e lo dichiaro altamente che il ministero onora ed apprezza il valore dei luogotenenti del gen. Garibaldi. Comunque sia, qualunque possa essere stata l'impressione che quelle parole abbiano potuto fare negli animi loro, io non dubito, che quando vedranno le conseguenze tristissime a cui con queste andrebbe incontro la causa nostra, si ristaranno dal loro proposito.

Io non voglio supporre che avendo I on. gen. Bixio dichiarato ciò alla Camera, abbia voluto abilmente mettere in opera una manovra parlamentare.

L'on. gen. Bixio ed i suoi colleghi sono animati da troppo schietto patriottismo per non mettere da parte il loro precipitato consiglio. Non è quando la patria può essere in pericolo, non è quando la reazione si leva minacciosa, che i buoni patriotti, qualunque amarezza abbiano essi sofferto, vogliano allontanarsi dal prestare i loro servigi. Io conosco da poco tempo il generale Bixio, ma conoscevo il suo patriottismo da lungo tempo e di ciò sono certo.

Ora entro precisamente nell'argomento.

Alcuni oratori hanno combattuto il decreto dell'11 aprile perché dicevano che con esso veniva pregiudicata la sorte dei soldati dell'esercito meridionale, ma a ciò diede equa risposta il generale Cugia.

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Lo si tacciò anche d'incostituzionalità perché si arriva a determinare la formazione di un corpo senza la previa autorizzazione del Parlamento. Dichiaro che io non credo che sii nelle attribuzioni del Parlamento discutere le organizzazioni dei corpi; se prevalesse questa teoria, sarebbe impossibile organizzare un esercito nelle condizioni in cui ci troviamo.

Non posso parlare con piena conoscenza di causa dei decreti che vennero emanati dal mio onorevole collega il ministro della guerra; ma quanto al ministero della marina che ho l'onore di reggere, posso dichiarare che tanti decreti sottoposti alla firma di S. M., avrebbero dovuto impiegare ben molte tornate della Camera, se fossero stati, per cadauno, oggetto di una discussione del Parlamento.

Se io avessi dovuto seguire i consigli dell'on. dep. Mellana egli è certo che avendo io dovuto fondere le due marine in una non avremmo una marina italiana.

Nessuno più di me onora e rispetta l'illustre gen. Lamarmora, alle opere del quale mi associai interamente come ministro delle finanze quando assunsi la responsabilità di decretare opere costosissime in assenza del Parlamento:

Mi permetta l'on. Mellana di ritenere che allora la mia missione era ben difficile, inquantochè io doveva proporre gabelle e tasse, che l'on. Mellana combatteva sempre. (Ilarità)

Io respingo adunque nel modo il più assoluto il rimprovero d'incostituzionalità di quel decreto.

Abbandonando la quistione, per cosi dire, pregiudiziale, entrerò nella quistione di merito.

Tennero presentati due ordini del giorno, uno dell'on. deputato Ricasoli, l'altro dell'on. generale Garibaldi. Non parlo degli altri due, perché quello del dep. Ricci era in termini sospensivi, l'altro del dep. Pace era soltanto l'espressione di on sentimento.

(Discende ad analizzare gli ordini del giorno del dep. Ricasoli ed il primo del gen. Garibaldi.)

Nella tornata di jeri l'on. gen. Garibaldi sostituiva un altro facendo con quest'ultimo un gran passo verso quello del dep.

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Ricasoli e dando prova d'animo conciliativo, per cui gliene rendo pieno omaggio.

Desidererei di potermi accostare pienamente alla sua proposte, se non vi fossero due gravissimi ostacoli.

La differenza sostanziale tra l'ultimo ordine del giorno del gen. Garibaldi e quello presentato dal dep. Ricasoli sta in ciò che il generale vorrebbe che i quadri sieno posti immediatamente in attività.

La differenza sta tutta in queste poche parole.

Ora io dichiaro che a questo si oppongono due cose. Il gen. Cugia vi ha spiegato le difficoltà alle quali bisognerebbe andar incontro se immediatamente si volesse metterli in attività, inquantochè bisognerebbe farli funzionare eziandio colla bassa forza.

Ciò sarebbe assolutamente impossibile.

Vi sono difficoltà di un ordine politico, ma non relative alla politica interna (e me ne appello agli on. gen. Bixio, Medici, Sirtori).

Se non ci fossero quistioni di politica esterna, io dichiaro che non avrei nessuna difficoltà di accettare la proposizione dell'onorevole gen. Bixio, fatta nel suo discorso di ieri.

Queste difficoltà politiche si riferiscono precisamente all'estero. Dissi in un' altra tornata che l'esercito del generale Garibaldi è un esercito speciale che non si potrebbe attivare in tempo di pace.

Se questa mia asserzione avesse avuto mestieri di dimostrazione, l'on. Bixio ieri avrebbe risolto ogni dubbio. Ma se dopo il discorso di ieri stesso del gen. Bixio il ministero mettesse in attività una divisione e gliene affidasse il comando, sarebbe una vera dichiarazione di guerra. (Rumori)

Non bisogna lasciarsi illudere dalle parole, l'organizzazione dei volontari inglesi non ha nessuna analogia coi volontari nostri.

In Inghilterra hanno una ferma: vi ha poi una specie di milizia urbana, e vi sono dei cittadini i quali si radunano in certi giorni e in certi luoghi per addestrarsi al maneggio delle anni. Fra i comandanti dei volontari voi vedete dei commercianti, dei banchieri e della gente d'affari.

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É solo il governo che provvede le armi. La Camera vede adunque l'enorme differenza che vi passa.

Mi conviene, sono costretto ad entrare nel terreno della politica e chiedere alla Camera se ora sia conveniente di far ciò che le si domanda.

Voi conoscete la politica del ministero, perché l'ebbe proclamata nel discorso della Corona nonché quando venne interpellato sugli affari di Roma. Forse non venne peranco nella opportunità di proclamarla nuovamente.

Il paese deve sapere qual é il nostro sistema. Noi abbiano fatto conoscere al paese ed all'Europa qual é lo scopo finale delle nostre intenzioni. Abbiamo detto e ripetuto che la questione italiana non sarebbe sciolta sinché la indipendenza non fosse compiuta, sinché le questioni di Roma e Venezia non ottenessero un conveniente scioglimento.

Ma nello stesso tempo abbiamo però dichiarato che la questione di Roma doveva sciogliersi pacificamente, senza mettersi io contrasto colla Francia, senza dichiarare i Francesi che sono colà nostri nemici. Così dissimo quanto alla Venezia, che senza di Venezia non può ottenersi pacificazione, ma dichiarammo in pari tempo che noi non ci credevamo in diritto di accendere la guerra europea.

In poche parole, abbiamo dichiarato che quanto a Roma facevamo calcolo dell'alleanza francese; quanto a Venezia, dei consigli delle potenze amiche.

Convengo che l'Italia, sia in una specie di guerra, modificati dalla tregua. Tregua a Roma, tregua a Venezia.

Noi crediamo che questa sia la continuazione di quel sistema che dopo Novara ci condusse all'annessione della Toscana, della Italia centrale e delle provi nei e meridionali, e che ci condurrà alla meta a cui tutti senza distinzione dobbiamo aspirare.

Io ho fiducia nelle risorse del paese, ma conviene avvertire che la scintilla può spargersi sopra tutta l'Europa e che usa condotta imprudente potrebbe mettere a lato dei nostri naturali nemici, altre potenze colle quali non siamo in perfette relazioni.

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L'alleanza inglese, si diceva che fu l'oggetto dei miei primi amori e mi si diceva anglomaniaco. Nessuno più di me rispetta la nazione inglese, e credo che i consigli suoi, di essa che era amica dell'Italia molto prima che la causa nostra divenisse popolare, debbano essere rispettati.

E che cosa ne dice l'Inghilterra? Ci consiglia alla moderazione.

Non mi estenderò sulla condizione della Germania e della Russia, ma pregherei di osservare che questi due paesi sono incerti e che la nostra condotta potrebbe deciderli molto nella linea di politica da seguirsi, e potrebbero forse coalizzarsi contro di noi.

Il ministero è di questa opinione; potrà errare e dovrà giudicare il Parlamento.

Se per mettere in attività questi quadri, si voglia riempirli di uomini, io dico al generale Garibaldi: «Voi entrate in una via politica che non è quella del ministero.»

Egli è per questo che non può accettare l'ordine del giorno dell'onorevole generale.

Il ministero accetta invece l'ordine del giorno del de potato Ricasoli, perché parla della formazione dei volontari. L articolo 13 del decreto dell'11 aprile, dispone che parte degli ufficiali dell'esercito meridionale vengano messi in disponibilità e parte entrino in certe sedi per istruirsi.

Naturalmente l'attuazione di ciò è una questione di finanza. Se la Camera si associasse ai sentimenti dell'onorevole Cugia e manifestasse il desiderio che venissero messi il più che si può di essi officiali in attività, il governo molto volontieri darà la più ampia estensione all'art. 13 del decreto anzidetto, e darebbe facoltà agli ufficiali dell'esercito meridionale per riunirsi nelle sedi e procedere all'istruzione.

Noi non vogliamo l'attività che sarebbe una vera provocazione; ma vogliamo mantenere questi quadri per dar prova a quelli ufficiali della nostra buona disposizione a loro riguardo..

Mi pare che premessa per parte del ministero questa dichiarazione,

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l'ordine del giorno del deputato Ricasoli sia pienamente conciliativo ed accettabile.

Quello che sarebbe fatale, funesto, è se si praticasse oggi una politica, domani un' altra.

L Europa ha diritto di sapere quello che vogliamo fare e specialmente l'Inghilterra, la quale tollererebbe più una pania, che la credenza che noi avessimo voluto trarla in errore.

Se intende che questa politica debba essere modificata, la Camera deve dichiararlo apertamente, e noi la combatteremmo, sé lo credessimo opportuno. Se poi quella politica che si vorrà nuovamente introdurre, noi la credessimo la più opportuna pel bene della patria, quantunque oggi non la vogliamo, noi allora la chiameremmo generosa. (Bene)

Comunque sia la dichiarazione della Camera, farà conoscere in modo preciso, netto, qual è la politica che la maggiorati del Parlamento intende seguire nel compimento della nostri questione.

Biodo per un fatto personale.

Le parole dell'onorevole conte di Cavour vogliono una spiegazione. Noi possiamo esserci ingannati; ma precisamente il generale Medici, quello che interpelliamo in ogni nostra vertenza, fu il più caldo ed il più deciso; dopo la lettura del rapporto del ministro Fanti, disse che bisognava chiedere le proprie dimissioni.

Ci dispiacque che la lettura di quella relazione nel sno complesso sia stata applaudita dalla maggioranza.

Pres. Io credo che lei non intenda nel vero loro senso gii applausi della maggioranza.

Bixio. L'autorità del generale Fanti noi non possiamo tenerla per finita, come non pur dobbiamo ritenere per finita l'autorità di Napoleone su parecchi generali, come su Saint-Cyr ed altri.

Io me ne appello alla sienografia della Camera, e voglio ritenere che la Camera ha dato questo voto di sfiducia a noi generali.

Voci dalla destra ripetute. No, no.

539

Bixio. lo sono grato alla Camera; e dirò che le nostre dimissioni non furono perineo presentate. (Bene dalla destra) D'altronde tra la maggioranza io conto dei miei migliori amici, come il deputato Poerio ed il colonnello Malenchini.

La Camera mi scuserà, mi perdonerà: e vorrò ritenere che non si possa credere che io voglio invadere le Assemblee; io sono uomo della libertà, e quando la guerra sarà finita, io tornerò a fare il marinaio.

Fanti (ministro). Non so per qual ragione le mie espressioni abbiano potuto essere state così interpetrate.

Bixio, Quelle parole: favolose promozioni....

Voce dalla destra. No no.

Garibaldi. Per quel che riguarda i miei compagni d'armi, la discussione è stata così bene illustrata che poco mi resta a dire.

Io svelerò ciò nullameno un segreto (non so poi perché debba essere un segreto!) l'argomento della discussione mi porta a manifestarlo. La mia vita militare ha qualche fatto, perché occupò qualche volta i giornali e qualche volta le conversazioni. Questi fatti che mi sono attribuiti io li devo ai miei bravi commilitoni (applausi prolungati) e specialmente ai miei ufficiali superiori, che non son nuovi, ma veterani, che corsero in qualunque parte d'Italia non solo per la sicurezza d'Italia, ma anche per l'onor suo.

Gli ufficiali dell'esercito meridionale non hanno bisogno di elogio: l'elogio loro lo fa la loro intrepidezza sui campi di battaglia. Ecco il segreto che doveva manifestare.

Mellana risponde per un fatto personale (rumori prolungati).

Pres, L'oratore ha diritto di essere ascoltato.

Mellana. Noi non abbiamo mai combattute le imposte. Credo che l'onorevole presidente del Consiglio scambi la destra colla sinistra. Io lo appoggiai specialmente quando si trattò del canone gabellano.

(A questo punto esce dal fatto personale ed entra in materia.)

Pres. Le ho data la parola per un fatto personale soltanto.

540

Mellana. Questo é un fatto personale. (Ilarità prolungata) Continua quindi a parlare della fusione dell'esercito meridionale col regolare.

Pres. Le ripeto che non siamo più nel fatto personale.

Mellana. Allora mi faccio nuovamente iscrivere per dare ulteriori spiegazioni.

Crispi. Non si tratta di politica internazionale, ma beoti di politica interna. Non di politica estera, perché nell'ordine del deputato Garibaldi io non vedrei menomamente lesi gli interessi esterni, perché non obbliga il ministero all'immediato riempimento dei quadri, ma a lui ne lascia la scelta.

Viene a parlare del rapporto del ministro della guerra, e dice

Che il generale Nunziante è autore del famoso ordine del giorno del 56, intorno ad Agesilao Milano; che il generai Barbalonga era nientemeno che destinato a sostituire il Maniscalco in Sicilia.

Il non voler accettare l'ordine del giorno del generai Garibaldi è un voler persistere in quella linea di condotta, in coi si perdura da un anno.

Vogliamo la concordia; facciamola questa concordia; volgete lo sguardo alle provincie meridionali, agli effetti che potrebbero derivare da ciò pensate e decidete.

Ugdulena. Ieri l'altro speravo, ad onta della sedata burrascosa, che pure potremmo condurci alla concordia; ieri cominciai a sperar meno, oggi ne dispero.

L'ordine del giorno del general Garibaldi, quantunque porti la sua firma, non è suo, non è neppure del suo partito, bensì di altro della Camera il quale lo estese per amore di conciliazione ed il generale lo firmò per amore di concordia. (Rumori)

L'oratore si mette a svolgere quest'ordine del giorno e si meraviglia come il ministero non possa accettarlo, quindi continua:

Fate per l'esercito meridionale quello che avete fatto per l'esercito dell'Emilia.

541

La questa una quistione non di politica esterna, ma interna, che si rannoda intorno a quel sistema di politica costantemente mantenuto dall'attuale ministero nelle cose del mezzogiorno d'Italia.

Se il ministero entra francamente nella via della rivoluzione, noi faremo cessare quel dualismo che purtroppo sussiste.

(Il suo discorso viene applaudito dalle tribune).

Riccioli (segni d'attenzione). Lungi dall'essere dispiacente di aver promosso questa discussione io sono lieto di aver compiuto a quest'obbligo di cittadino, per quella concordia che ne deve risultare.

Posso assicurare l'onorevole Bixio che gli applausi della maggioranza erano rivolti agli elogi che si facevano all'esercito meridionale, e non più.

Io a vero dire non so dire da qual parte stia la maggioranza o la minorità. Io non conosco che l'urna; in quella vedo codesta maggioranza o codesta minorità, ma fuori dell'urna non la veggo. Io credo che tutti i miei colleghi saranno guidati dalla stessa coscienza da cui sono guidato io stesso. (Bene)

Vengo a parlare del mio ordine del giorno.

Io ritengo che questo non possa meritare la taccia d'indegno del Parlamento, taccia che gli diede, forse nel bollore della orazione, l'onorevole deputato Mellana.

Il Parlamento non deve invadere il terreno del potere esecutivo, di mio ordine manifesta l'animo fermo, deciso dei rappresentanti della nazione di proseguire nella grande opera del riscatto nazionale. Quindi forze materiali, forze. morali, politica ardita, ma nello stesso tempo assennata. Questo è il mezzo che la nazione intende di raccomandare al ministero.

Quando il Parlamento ha dichiarato solennemente questa sua volontà, il governo deve accettarla ed eseguirla. l'ordine del giorno del generale Garibaldi mi pare che non comprenda questa volontà decisa, determinata, che col mio si manifesta.

Spero che con una leggera modificazione potrà il da me proposto essere accettato se non all'unanimità, almeno ad una grande maggioranza.

542

Il decreto dell'11 aprile all'art. 13 paria di scuole d'istruzione. La politica non vuole attività immediata dei quadri, ma intanto approfittiamo della scuola d'istruzione che si vuoi introdurre.

Spero che il ministero vorrà accettare la mia modificazione.

Vorrei davvero avere avuta dalla Provvidenza la sorte di aver influito a che si compensi quel valoroso esercito che tanto fece per la causa italiana.

Garibaldi. Mi permetterò di fare un'interpellanza all'on. presidente del consiglio. Io non entrerò nella sua politica, perché la politica dello Stato appartiene al governo. Avant'ieri egli fece allusione alta concordia ed io risposi che politicamente ero molto disposto ad accedervi, ed oggi ripeto che politicamente sono disposto a camminare d'accordo colla politica sua. (Ripetuti e prolungati applausi) Domando ora che cosa i rappresentanti d'Italia possano aspettarsi dall'armata nazionale e che cosa s'intenda di fare dell'esercito meridionale.

Cavour (ministro) Io accetto con tutto l'animo la riconciliazione e mi auguro che non si venga a romperla mai per l'avvenire.

All'argomento domandatomi dall'onor. generale Garibaldi darò categoriche risposte.

Rispetto all'esercito regolare il governo crede di aver fatto quanto era in lui compatibilmente colle norme stabilite: si sono esauriti tutti i mezzi rispettivamente alle vecchie provincie ed alla Lombardia.

Nelle Romagne si sono fatte tre leve e credo che l'onorevole generale riterrà non essere questo piccolo risultato, avuto riguardo al fatto che quelle provincie non erano avvezze alla leva.

Quanto all'Italia meridionale è stato presentato dall'onorevole mio collega ministro della guerra un progetto di leva per 18 mila uomini nel Napoletano. In Sicilia verrà attuata la coscrizione, ma l'onorevole generale sa quanto sia difficile ottenere una leva regolare specialmente in paesi nei quali non era introdotta.

Quanto al materiale, io posso assicurare l'onorevole general che ne abbiamo per far fronte ad una grandissima guerra.

543

Abbiamo 100 batterie da parte; e posso assicurare la Camera che ad onta dell'immensa difficoltà che vi vuole a provvedere una quantità di fucili, siamo in condizione di potere armare un grandissimo esercito.

Noi intendiamo di provvedere all'armamento della nazione col perfezionamento della guardia mobile. Io non sono dell'avviso dell'onorevole deputato Casaretto che vorrebbe quasi distruggere l'esercito stanziale.

Casaretto. Io protesto altamente contro queste parole del presidente del Consiglio. Io fui calunniato dal giornalismo ed ora da una voce così autorevole come quella del conte di Cavour. (Alterato)

Pres. La prego di non interrompere.

Casaretto. La è una calunnia, una mera calunnia. (Rumori nella Camera; il presidente scampanella):

Pres. Le ripeto che non deve interrompere.

Il deputato Casaretto si tace.

Cavour. Per amor della concordia dimenticherò anche questo. (Applausi)

Quanto all'esercito dei volontari, il ministero vuol vedere i quadri organizzati in modo che non solo quando vi sarà guerra, ma anche quando le condizioni politiche sieno tali che non sì debbano mettere in azione tutte le forze, senza avere il carattere di provocazione, tutto possa essere in pronto; ed esprime il desiderio che l'onorevole generale vorrà assumerne il comando. (Applausi)

Quando si trattò di passare nelle Marche, vi era seria minaccia sul Po e sul Mincio per parte dell'Austria. Incaricai l'Ammiraglio Persano a recarsi dal generale Garibaldi affinché volesse mandare due divisioni colà, o volesse colà recarsi egli stesso onde comandare una colonna di volontari.

Circa alla marina, metteremo in opera ogni mezzo onde la nostra non sia una tra le ultime marine dell'Europa.

Garibaldi. Ringrazio l'onorevole Presidente del Consiglio di tutto quello che mi disse, ma dichiaro che sono insoddisfatto di tutto ciò che mi rispose.

544

Io lo domandava sull'esercito meridionale, perché tanto l'ordine del giorno Ricasoli, come il mio non mi soddisfa perché appartiene all'ordine malva, ed anzi dichiaro di non votare ne per l'uno né per l'altro. Il mio lo firmai per amore della concordia, ma ripeto non mi soddisfa per nulla;

Quello che è certo si è che si fa poco per l'armamento nazionale e che il modo non è italiano, è indegno della nazione. (Oh! oh! rumori. Applausi dalle tribune; scampanellate)

Non capisco, come armandoci, nel mentre tutta l'Europa si arma, dobbiamo dar tanti sospetti ai potenti vicini.

I miei ufficiali sono quali ponno esser tutti gli ufficiali del mondo. I miei ufficiali ponno stare accanto a tutti gli altri ufficiali. Essi hanno combattuto a fianco degli Inglesi, dei Francesi come ho combattuto io stesso e ritengo, che il soldato italiano non è secondo a nessun altro. (Applausi dalle tribune; team pennellate).

Io ripeto, non voterò né per l'un ordine, né per l'altro, ma se l'onorevole presidente del Consiglio vuole mettersi in una Via di conciliazione franca e di buona fede deve provvedere all'armamento della nazione, con tutti gli elementi che ha in suo potere.

Persona (ammiraglio) conferma quello che disse il presidente del Consiglio riguardo all'incarico avuto per il generale Garibaldi.

Casaretto. Domanda la parola.

Voci: Oh! Oh! (rumori).

Casaretto l'onorevole presidente del Consiglio deve ritirare quelle parole che ha dette.

Voci a destra. Le ha ritirate.

(Continuano rumori. Garibaldi si alza e dice che in nome della decenza si deve lasciar parlare il deputato Casaretto (Applausi dalle tribune; scampanellate).

Casaretto. Se l'onorevole presidente del Consiglio ritira le sue parole nel senso che io non mi feci mai a propugnare lo scioglimento dell'esercito stanziale, io mi acqueterò, altrimenti mi sia concesso di parlare perché sono offeso nell'onore. (Rumori: confusione)

545

Il conte di Cavour risponde qualche parola, che stante lo strepito non abbiamo potuto intendere, ma che però ci fa dedurre che sia stata soddisfacente per il deputato Casaretto, inquantochè nulla egli soggiunse.

Petruccelli della Gattina. Io proporrei che la Camera, non pronunciandosi né per l'ordine del giorno Ricasoli, né per quello del generai Garibaldi, adottasse l'ordine del giorno puro e semplice, siccome quello che solo può condurre alla concordia.

Minghetti. Mi pare che dopo tre giorni di discussione si dovrebbe venire ad un qualche risultato. Appoggia l'ordine del giorno Ricasoli.

Petruccelli. Allora non v' ha più conciliazione. (Lunghi rumori).

Pres. Valendosi del Regolamento, parecchi proposero la votazione per affermativa o negativa.

Cugia. Per qual ordine del giorno?

Bixio. Cosa vuoi dire quest'ordine del giorno puro e semplice? Io non capisco. Si è discusso tanto e sarebbe bella che ce ne andassimo senza aver stabilito nulla. (Ilarità prolunga

Del Drago domanda l'appello nominale per tutti gli ordini del giorno.

Si mette ai voti per alzata e seduta la proposta dell'ordine del giorno puro e semplice: nessuno si alza.

Pres. De lettura dei due ordini del giorno Garibaldi e Ricasoli; quindi dichiara che per il regolamento deve essere messo prima ai voti quell'ordine del giorno che si avvicina di più all'ordine del giorno puro e semplice; e tale essere quello del dep. Ricasoli, il quale lascia maggiore estensione al ministero.

Mellana dice essere incostituzionali le parole dell'ordine del giorno Ricasoli: Come a lui spetta.

Il presidente gli fa osservare che può parlare sulla priorità, ma non sul merito.

Ecco l'ordine del giorno Ricasoli colle apposite modificazioni:

545

«La Camera, udita le dichiarazioni del ministero, persuasa che la franca attuazione del decreto degli 11 aprile, sulla formazione dei volontari in corpo d'armata e specialmente l'applicazione dell'art. 43 da considerarsi come deposito d'istruzione, mentre provvedere convenientemente alle sorti del valoroso esercito meridionale, varrà ad accrescere e coordinare in modo efficace le nostre forze, e assicura che il governo del Re alacremente darà opera all'armamento ed alla difesa della patria, come a lui solo spetta, passa all'ordine del giorno.»

Comincia l'appello nominale.

Il presidente Rattazzi si ritira dalla Camera, dicesi perché indisposto.

Assume la presidenza il primo vicepresidente comm. Tecchio.

Ecco il risultato della votazione sull'ordine del giorno Ricasoli:

Votanti pel Si 194

» No 79

Astenzioni 5

La seduta è levata alle ore 6 1|2.





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