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Il bacio del santino
ovvero della fiction “Noi eravamo mille”

di Zenone di Elea
RdS, 15 Gennaio 2007

Noi, ieri sera, abbiamo guardato la fiction di raiuno. Se ne dobbiamo sparlare vogliamo farlo a ragion veduta e non per sentito dire.

Nel giro dei primi dieci minuti abbiamo assistito a un duello vero, a un duello di allenamento e alla minaccia di un duello fra due “fratelli”, il figlio dei Malaspina e il figlio dell’armaiolo.

Un vero record. Il tutto con intermezzo della fucilazione di alcuni patrioti a cui viene fatto baciare, prima della scarica mortale, un santino veramente originale. Udite udite, nell’effige il volto dell’eroe dei due mondi – santo garibbardo1 – che il fucilando bacia prima di passar a miglior vita.

In quegli stessi minuti sentiamo la parola stragi pronunciata dalla protagonista – la principessina, animata da idee liberali, interpretata da Cristiane Filangieri, notate il cognome illustre della ragazza nata in Germania da genitori partenopei – per descrivere la repressione borbonica nei confronti degli oppositori politici.

Non c’è che dire un bel polpettone che butta qua è là qualche mezza verità, ovvero da una pallida idea che i mille fossero una accozzaglia in cui si trovava di tutto, si dice che lo sbarco riuscì grazie all’aiuto delle navi inglesi2, e fa vedere come in Sicilia non si guardò per il sottile nel reclutamento accogliendo fra le fila dei garibaldini gente di ogni risma.

Tace ovviamente sul finanziamento in piastre turche3. Tace anche sull’accordo notarile per il prestito dei due vapori – a scuola ci hanno insegnato la storiella che furono sottratti alla Rubattino4 quando invece vi fu un preciso accordo in base al quale la società dopo l’unità d’Italia fu ampiamente ripagata per essere stata al gioco.

Indubbiamente la fiction è un vero capolavoro, siamo passati dalle corbellerie oleografiche dei sussidiari piena di grandi figure di santi liberatori ad una sopraffina operazione mediatica che ha cercato di mettere d’accordo tutti, dall’ex presidente ai leghisti.

Infatti, la subdola operazione vuol convincerci che in fondo fu grazie all’entusiasmo di giovani padani – alcuni dei quali senza arte e né parte che volevano portare la libertà ai fratelli meridionali – che si diede la spallata ad un regime di cui viene ribadita la solita immagine di regime dispotico e poliziesco ormai giunto alla frutta.

Addirittura si suggerisce che le razzie garibaldine di cui si vocifera in certi testi ‘semiclandestini’ fossero opera di borbonici travestiti. E come poteva quell’armata brancaleone di giovani sognatori calati dal nord scendere così in basso? Meglio suggerire all’ignaro telespettatore che furono episodi di un regime al collasso, gli ultimi rigurgiti di una dinastia moribonda, condannata dalla storia.

Alla oleografia del Garibaldi liberatore (a proposito avete notato che l’eroe biondo si intravvede per qualche secondo – come una apparizione – e poi mai più nel corso della puntata?) subentra l’oleografia del popolo padano che fa il grave errore di accollarsi la palla al piede di un sud derelitto che sarebbe stato meglio lasciare al suo destino.

Nel corso del viaggio verso la Sicilia, infatti, si mostra un astio nord-sud la cui genesi è successiva e fu generata dalla trasformazione di una annessione in una conquista armata, una vera e propria guerra civile decennale. Che coinvolse in diverso modo5 anche la Sicilia, basti citare le rivolte di Castellammare e di Alcamo e quella di Palermo del sette e mezzo durante la quale il bombardamento della città da parte delle truppe italiane non ebbe nulla da invidiare a quella di Messina da parte del cosiddetto “re bomba”.

Non sappiamo fino a quando, noi meridionali, ci sorbiremo certe baggianate “che purtroppo ci hanno inculcato e dalle quali non ci liberiamo più” mi diceva sconsolato un amico calabrese alla vigilia di Natale, ma la strada della verità sta avanzando ed è inarrestabile, grazie anche alla rete che permette a tutti noi di scambiarci testi che non entrano nelle università e di cui avremmo ignorato l’esistenza.

Intanto continuiamo a leggere le solite menate ad ogni piè sospinto, come l’altro giorno su un grande quotidiano nazionale, questo titolone: “Dalla reggia di Caserta esce una sinistra borbonica”.

Capisco che i luoghi comuni hanno radici profonde, ma storicamente parlando sarebbe stato molto più aderente alla verità storica scrivere “Dalla reggia di Caserta esce una sinistra sabauda” e lo spieghiamo:

il Piemonte era sull’orlo della bancarotta, lo ammettono anche gli storici non borbonici;

il Regno delle Due Sicilie portò in dote al nuovo stato un vero e proprio tesoro e questo lo si sa dai tempi di Nitti.

Si potrà quindi anche continuare a dire che i Borbone perseguitavano gli oppositori con mano pesante ma non che fossero dei bancarottieri come erano – e lo sono – in padania!

Da un punto di vista economico fu il sud ad accollarsi i debiti del Piemonte e non viceversa, ma il bastone del comando politico purtroppo rimase in mano sabauda, grazie soprattutto ai tanti meridionali che prima aiutarono i savoia a far fuori il Regno del Sud e poi li sostennero durante il brigantaggio6.

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NOTE

1 “[..] l'eroe nazionale può essere considerato una sorta della trasposizione della figura del Cristo, come Gesù Cristo l'eroe della narrativa del Risorgimento è un soggetto testimoniale, perché è destinato alla morte, il sacrificio dell'eroe testimonia di uno scandalo, che nel caso della cristologia è uno scandalo etico, nel caso della narrativa nazionale è uno scandalo etico e politico al tempo stesso; come per Gesù Cristo, ma ovviamente su un livello molto differente, la morte dell'eroe è una grande sofferenza sacrificale, ma una sofferenza che può liberare la comunità nazionale tutta intera, è un sacrificio che può essere un sacrificio di esempio e di impulso per la liberazione di tutta quanta la comunità nazionale. Questo per non dar la sensazione di dire delle fesserie assolute, vi ho distribuito questa immagine, questa fotocopia, che trovo abbastanza impressionante: è una stampa del 1850, è conservata al Museo del Risorgimento a Roma, attualmente è visibile in una mostra che è al Museo del Risorgimento a Torino, ed è Garibaldi rappresentato come il Redentore, 1850, Garibaldi all'epoca è in esilio negli Stati Uniti, se n'è andato a lavorare come marinaio, si sono perse le tracce di lui, ma Garibaldi è un eroe, un eroe che ha sofferto, ha sofferto la morte della moglie Anita durante la fuga dalla repubblica romana conquistata dalle truppe francesi; bene questo è l'eroe nazionale rappresentato come il Cristo, e con l'immagine del Cristo sofferente perché è un Cristo che sulla mano ha il segno dei chiodi, ha le stimmate.” Cfr. Alberto Mario Banti, Universita di Pisa - Costruzione di un'immagine di 'nazione' italiana

2 Con la protezione delle navi inglesi "Intrepid" e "H.M.S. Argus", Garibaldi sbarca a Marsala. Scrive il memorialista garibaldino Giuseppe Bandi: I mille vengono accolti dai marsalesi come cani in chiesa! La prima azione mafiosa è contro la cassa comunale di Marsala. Il tesoriere dei mille, Ippolito Nievo lamenta che si trovarono pochi spiccioli di rame. I siciliani allora erano meno fessi! E' interessante la nota di Garibaldi sull'arruolamento: "Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta". Cfr. Cos'è la mafia? - https://www.csssstrinakria.org/

3 "Studi in archivi e su periodici di Edimburgo mi hanno permesso di rile­vare e confermare il versamento a Garibaldi di una somma veramente ingen­te, durante la sua breve permanenza a Genova, prima che la Spedizione sciogliesse le ancore. La somma, riferita con precisione, è di tre milioni di franchi francesi. Questo capitale tuttavia non venne fornito a Garibaldi in moneta francese, bensì in piastre d’oro turche. Non è agevole valutare il valore finanziario di tale somma. Riferito alle valute dell’epoca dei principali Stati europei, e rapportandolo al reddito na­zionale, con larga approssimazione si tratta di molti milioni di dollari di oggi". [Tratto della relazione tenuta da Giulio Di Vita al convegno “La liberazione d'Italia ad opera della Massoneria” organizzato a Torino (24 e 25 settembre 1988) dal Centro per la storia della Massoneria e dal Collegio dei Maestri Venerabili di Piemonte e Valle d'Aosta]

4 Il 4 maggio 1860 veniva stipulato in Torino, dal notaio Gioachino Vincenzo Baldioli, il contratto col quale Garibaldi, rappresentato dal Medici, acquistava dall’armatore Rubattino i due vapori Piemonte e Lombardo. Per il pagamento veniva contratto un debito, segretamente garantito dal Regno di Sardegna. (cfr. https://it.wikipedia.org/)

5 la guerriglia contadina fu un fenomeno prettamente continentale.

6 Inutile rifare l’elenco dei tanti meridionali collaborazionisti, dai Massari ai, Pica, Scialoia, Villari, Staninslao Mancini, ecc., la lista è lunghissima.









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