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http://www.ladiscussione.com/

Il Mezzogiorno? È una nazione autonoma

Viaggio tra i partiti ed i movimenti politici e culturali che si professano meridionalisti

DI CARMINE ALBORETTI

A Nord c'è la Lega e a Sud? Basta scorrere le pagine di un qualsiasi motore di ricerca per rendersi conto che, dal Garigliano in giù, c'è un pullulare di movimenti ed organizzazioni dai nomi più vari che rivendicano, con orgoglio, il loro impegno meridionalista. Insomma dietro il successo di un best seller come "Terroni" (del giornalista e scrittore pugliese Pino Aprile) c'è un substrato sociale e politico particolarmente vivace. Gli organi di informazione molto spesso ne fanno un fenomeno di folklore. Ma si tratta di qualcosa di ben diverso. Nel 2002 a Gaeta è stato costituito il "Partito del Sud" che, nel 2007, ha partecipato alle elezioni comunali, sostenendo, con successo, la candidatura dell'attuale sindaco Antonio Raimondi. Andrea Balìa, responsabile per la Campania, spiega che «il partito è presente in undici regioni, con propri referenti ed iscritti». Il 18 settembre sarà celebrato a Napoli, in un noto albergo cittadino, il congresso nazionale per discutere le strategie per il futuro. Due gli obiettivi che ci si propone di realizzare: il primo è di carattere più propriamente culturale  ossia il ripristino della verità storica sull'Unità d'Italia, «che è stata estremamente dannosa per le popolazioni meridionali, come dimostrano dati inoppugnabili contenuti negli archivi sia pubblici che privati, testimonianze e quant'altro»  l'altro è molto più pragmatico, perché mira alla nascita di una «macroregione del Sud che goda della stessa autonomia che è stata riconosciuta alla Regione Sicilia dall'ordinamento costituzionale».

Chi sostiene la necessità di istituire una "Nazione Meridionale" e, nel 2000, si è fatta promotrice di proposte di legge per l'istituzione di un "Parlamento dell'Ausonia", di un "Ministero per la Questione Meridionale" e della "Provincia Autonoma di Benevento" è la Lega Sud Ausonia. Per il segretario federale Gianfranco Vestuto, prossimo candidato sindaco  udite, udite!  a Milano (per sfidare la Lega in casa, ndr)  «occorre avviare una forte rivendicazione sul piano dell'autonomia, perché il Meridione è stato per oltre settecento anni uno Stato autonomo». Con pari onestà intellettuale l'esponente politico ammette che «finora è stato portato avanti un tipo di meridionalismo "piagnone"», nel senso che, a parte le lamentele, «è mancata una fase progettuale».

Quali, dunque, le linee guida per invertire la rotta? «Siamo del parere  continua  che occorra insistere molto sul tema della devolution, fino ad arrivare alla costituzione di un Parlamento autonomo del Sud che possa colloquiare direttamente con l'Unione europea e con i paesi del Mediterraneo». «Dalle nostre parti  aggiunge  non ci sono industrie da insediare, ma occorre invece far partire i meccanismi economici che siano correlati alle risorse esistenti. Dalla Basilicata e Sicilia, tanto per fare un esempio, si ricava il 55 per cento della produzione di petrolio su scala nazionale; questo basterebbe a coprire il fabbisogno del Sud autonomo. Potremmo, dunque, diventare, un paese esportatore. Senza dimenticare, poi, settori come il turismo, l'agricoltura e le energie rinnovabili».

Il "filo rosso" che unisce tutti i movimenti è la comune disillusione nei confronti degli uomini e delle donne del Mezzogiorno che sono stati (e sono tuttora) impegnati nelle istituzioni nazionali che, a loro giudizio, fanno poco per difendere gli interessi della propria gente. L'esatto contrario di quello che accade a Nord con la Lega, come ha dimostrato il caso delle "quote latte". E questa, forse, la molla che fa scattare in molti la decisione di aderire a queste organizzazioni che sono ormai ramificate nel territorio e utilizzano internet per fare proselitismo e per diffondere le proprie idee ad una platea vastissima Sud, Autonomia e Libertà sono le parole chiave di "Noi Sud  Autonomia e Libertà", il partito di cui è presidente nazionale il sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti, e segretario nazionale il parlamentare Arturo Iannaccone, che nasce «per ribadire la centralità della questione meridionale come prioritaria per lo sviluppo della nazione» e «per ribadire l'attualità dell'art. 5 della Costituzione come principio fondamentale di un percorso di valorizzazione delle autonomie territoriali». Non c'è, però, quella sorta di avversione che le altre forze meridionalista nutrono nei confronti dei partiti cosiddetti "tradizionali". Noi Sud, anzi, afferma che «il luogo privilegiato di questi concetti è l'alleanza di centro destra nella quale ci riconosciamo e ci ispiriamo».

Al centro del programma politico del Movimento per l'Autonomia del governatore siciliano Raffaele  Lombardo, c'è, da sempre, l'impegno a valorizzare le autonomie delle regioni e la volontà di restituire alla Sicilia e al Mezzogiorno il proprio ruolo di guida dei paesi del Mediterraneo.

In Puglia, per volontà della senatrice Adriana Poli Bortone, opera da qualche tempo, con sedi in tutte le province ed anche in altre regioni "Io Sud" che, nelle intenzioni dell'ex sindaco di Lecce, «vuole essere un fattore di forte aggregazione per un'attività allargata a quanti credono nelle potenzialità del nostro meridione e vogliono impegnarsi in prima persona». Non secessione, ma voglia di mettersi in gioco, di impegnarsi «a scalzare l'immobilismo che ha consentito, fino ad oggi, di essere spettatori inerti in uno scenario in cui eravamo inconsapevoli protagonisti». La missione del movimento è quella di «generare un vero e proprio rinascimento meridionale». Un obiettivo per il quale si sono mobilitate truppe di giovani ed anziani che hanno sostenuto l'impegno della Poli Bortone alle recenti regionali. Lavoro, sicurezza, ambiente e pace fra i popoli sono i punti cardine del "Partito meridionalista italiano" che, sul suo sito, lancia un appello: «sia ripresa la via e rifatta la vera unità d'Italia, unica e moderna, fondata sul lavoro e sul benessere per tutti gli italiani».

La missione è quella di «rappresentare ed affermare con mezzi democratici, ma in modo stabile, diretto, chiaro ed inequivocabile le necessità, le ragioni fondamentali, la cultura ed i punti di vista dell'Italia centro meridionale al parlamento italiano ed europeo» ed «assicurare la diretta presenza popolare dell'Italia centro meridionale nei passaggi salienti della vita politica del paese». Altro che cialtroni! Ridurre, come fanno taluni, alcune di queste organizzazioni a semplice fenomeno di costume sembra un po' riduttivo. C'è un Sud che ha voglia di mettersi in gioco e che non tollera più le offese gratuite. Che vuole decidere del proprio destino e che si è stancato di piangere e di chiedere aiuto.

Fonte:
http://www.ladiscussione.com - La Discussione sabato 14 agosto 2010

Alla conquista del Sud  7

L'ORGOGLIO NAPOLETANO DEL FINIANO RIVELLINI

Discorso in dialetto davanti a Barroso

C'è chi, nel tentativo di porre all'atten-zione europea i problemi del Mezzo-giorno, ha pensato bene di affidarsi al dialetto. Si tratta dell'europarlamentare Crescenzio Rivellini che, durante il suo intervento in occasione della seduta convocata per la rielezione alla guida della commissione europea di Jose Barroso, ha fatto il suo intervento in napo-letano. Rivellini, esponente di spicco della componente finiana campana, già consigliere regionale particolarmente impegnato nella lotta agli sprechi nel settore della sanità (poi commissariato  dal Governo Berlusconi) ha spiegato la sua scelta, sostenendo che «il napoletano è una lingua (ha una grammatica, una let-teratura e veniva usata nelle corti d'Europa) e non un semplice dialetto». «Il mio intervento in napoletano - ha proseguito - nasce dall'esigenza di porre all'attenzio-ne europea i problemi del Mezzogiorno e perciò ho usato questo mezzo per suscita-  re l'interesse politico e mediatico di tutta l'Europa sul Sud. Spero che questa inizia-tiva non venga bollata riduttivamente come folkoristica».

L'intervento di Rivellini ha gettato nello sconforto i traduttori, incapaci di seguire la «performance» dell'eurodeputato del centrodestra. Il politico ha continuato imperterrito nonostante i colleghi con  cuffia protestassero per il silenzio dei traduttori: i quali, esperti multilingua, sono rimasti spiazzati di fronte alla necessità di tradurre espressioni come «'o pata pata 'e l'acqua» (ovvero una tempesta di pioggia). Anche se gli è costato un richiamo del presidente dell’'assemblea per aver supera-to il tempo assegnatogli, Rivellini è soddi-sfatto: «Di aver potuto parlare sia in italia-no sia in napoletano per mettere in evi-denza le problematiche che investono il Meridione d'Italia».

c.a.


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