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L'État c'est moi

Enzo D'Amico

11 Ottobre 2010

A Luigi XIV viene attribuita la celeberrima frase “lo stato sono io”. A quanto pare il Re Sole non ha mai pronunciato tale frase, mentre è certa l’altra pronunciata sul letto di morte “Io me ne vado, ma lo Stato resterà sempre”

Il grande Re aveva capito di aver costruito qualcosa che sarebbe durato nei secoli, malgrado i grandi sconvolgimenti interni che pure avrebbero scosso non poco la Francia nei decenni successivi.

Nella storia europea ci sono stati almeno altri due statisti che avrebbero potuto fare propria l’espressione “lo stato sono io”.

Il primo è un discendente di Luigi XIV,  Ferdinando II di Borbone, il primo sovrano borbonico del ramo napoletano a non sentirsi il cadetto dei Borbone di Francia e Spagna, ma il capo dello Stato Napoletano e in quanto tale governò in un modo del tutto autonomo, al punto da essere stato il primo a riconoscere il governo di Luigi Napoleone.

Fallito a causa delle assurde pretese dei deputati radicali il progetto costituzionale,  Ferdinando accentrò la macchina statale, guidandola con la consueta sicurezza. Ma a differenza del grande Avo, il Re delle Due Sicilie era a capo di uno stato scosso da fermenti nazionalistici e liberali. Durante il decennio 1848-59 buona parte della gioventù del Regno fu sedotta dal concetto di “Italia una”, e dal “sacrificio degli esuli del 1848”. Così quando Ferdinando II morì, a causa dello spaventoso vuoto di potere che si venne a creare, lo Stato implose in brevissimo tempo. I liberali napoletani si consegnarono “mani e piedi legati” ai fratelli d’Italia, che sentitamente ringraziano. Mentre gli stessi fratelli di Ferdinando II tradirono l’inesperto Francesco II!

Circa mezzo secolo dopo la caduta del Regno, il poeta napoletano Ferdinando Russo sintetizzò magnificamente questi concetti  nella sua poesia ‘O Luciano d’‘o Rre:

“Muort’iss, morto ‘o Regno!”

Il secondo è, Tito, figura controversa di combattente e di rivoluzionario. Per decenni giudò la Jugoslavia con grande abilità diplomatica, svincolandola dalla pesante tutela sovietica, riuscendo a restare non allineato. Di padre croato e di madre slovena riuscì a tenere insieme serbi ed albanesi, croati e serbi, macedoni e rom, ungheresi e mussulmani. Ma la tenuta dello stato jugoslavo si imperniava sulla sua figura carismatica di padre della patria, oltre che sui delicatissimi equilibri geopolitici europei..

Morto Tito e crollato il Muro di Berlino, la Jugoslavia si dissolse sprofondando negli orrori di una decennale guerra civile.

Ma oggi in fondo c’è un altro epigono di Luigi XIV, lui non incarna semplicemente lo sgangherato stato italiano, lui incarna l’italiano medio, con tutte le sue meschinità. E’ amato e odiatissimo, gli si attribuiscono tutte le colpe possibili ed immaginabili, ma lo si crede capace di qualsiasi miracolo, probabilmente come gli antichi Sovrani francesi e inglesi ha poteri taumaturgici!

Siamo sicuri che lo stato italiano gli sopravvivrà!?

































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