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Fonte:
http://www.ilgiornale.it/ - Sabato 04/04/2009 pag. 30 - Mercoledì 08/04/2009 pag.33

il Giornale - Sabato 4 aprile 2009 pag. 30

La nuova questione meridionale - VISTA DA NORD

Mandate in soffitta la nostalgia per i Borboni

Mario Cervi


C’è una questione meridionale anche nella storia d’Italia. Cresce d’importanza e d’ampiezza una lettura profondamente revisionista dell’Unità: una lettura nella quale a i piemontesi viene imputato il crimine d’avere invaso – loro ultimi venuti d’un regnicolo miserando - uno Stato prospero, fortemente industrializzato, civile, progredito: così stroncandone l’ascesa verso radiose mete. In questa rilettura Cavour è un intrigante, e Garibaldi un avventuriero se non un bandito. 

Trova posto, nella riabilitazione, anche il Sillabo di Pio IX: che poco ci manca sia indicato come un documento di progresso e di libertà. La pubblicistica che avalla queste tesi è abbondante e incessante. Non mi riferisco qui a saggi spigliati che vogliono lietamente penetrare la psicologia e i costumi del Meridione. 

Ultimo venuto, tra essi, Sud di Marcello Veneziani (Mondadori), con il sottotitolo Un viaggio civile e sentimentale. Veneziani non è un revanscista meridionale. È piuttosto un indagatore intelligente sull’uomo del Sud (ma anche altri grandi Paesi hanno il loro Sud, con peculiarità simili al Sud nostro). «Non devo nascondermi né correggermi - scrive Veneziani - per questo» (ossia per essere un uomo del Sud. «Non ci sono norme e paradigmi cui adeguarsi. “Homo terronicus sum, et amo cum terronicos”». Una dichiarazione d’affetto alla propria terra e alla propria gente. Connotazioni brillanti, come quella che «in un’indagine sull’indice di felicità il Paese più felice al mondo risultava il Bangladesh [...] ed è un Sud centuplicato». 

Tutt’altra cosa dalla tolleranza di Veneziani è l’orgoglio di quanti non solo accreditano al Regno del Sud l’identità che ebbe, ma lo pongono all’avanguardia in ogni campo. Cosicché il Nord prevaricatore esce, dal confronto, umiliato. Recente proclama di questa fede borbonica è un volumetto di Felice Simonelli che ha un titolo asettico, Sulle origini del divario Nord-Sud in Italia (Guida) e un contenuto sanguigno. Eccolo in sintesi: «Il periodo borbonico fu per Napoli ed il Sud un periodo aureo». 

La gente viveva bene, la giustizia funzionava, le casse pubbliche ridondavano d’oro. Per verità, in alcune pagine dello stesso Simonelli è facile trovare smentite a questo quadro idilliaco. Volendo addossare una ulteriore colpa ai garibaldini egli scrive che «in Sicilia la mafia non era ancora organizzata in maniera verticistica come appare ora. Si trattava per lo più di sgherri al soldo dei baroni e dei grandi proprietari terrieri siciliani che richiamano in mente i bravi di manzoniana memoria. 

Ebbene molti baroni inviarono questi loro uomini di fiducia in soccorso di Garibaldi». Ma allora in quel Paradiso c’era la mafia, c’era il latifondo, c’erano i baroni prepotenti e gli sgherri criminali. Le arringhe pro-Sud sono farcite di statistiche: attestanti come anche dal punto di vista industriale la Lombardia fosse robetta, in confronto a Napoli. Sorvolando disinvoltamente, quelle arringhe, su problemini culturali, sociali, politici non di poco conto. 

Come il fiorire e l’affermarsi in Europa di nuovi principi di libertà, come le richieste di carte costituzionali (quando i Borboni le concessero obtorto collo sempre se le rimangiarono, non appena ne fu loro offerta l’occasione), come l’affacciarsi, dopo l’ancien régime, di un mondo nuovo. Ma non m’inoltro su questo terreno. Mi limito a proporre, un’ennesima volta, un interrogativo. 

Nello stesso volgere di anni furono sradicati dalla Penisola due domini, l’austriaco nel Lombardo-Veneto e il borbonico al Sud. Ancora oggi, dopo un secolo e mezzo, certe qualità di civismo, di rispetto della legge, di correttezza amministrativa del Lombardo- Veneto sono almeno in larga parte accreditate al lascito austriaco. 

Quale è il lascito che il Meridione ha avuto in eredità dalla meravigliosa struttura statale e dalle stupende leggi su cui si reggeva il regno borbonico? Si guardino attorno, i nostalgici dei Borboni, e se ne faranno un’idea. Senza che con questo io voglia negare gli errori, le ipocrisie, le brutalità, a volte le atrocità che contrassegnarono il processo unitario.



il Giornale - Mercoledì 8 aprile 2009 pag. 33

Lettere borboniche

«L’Unità d’Italia? Poche storie, fu un’invasione in piena regola»

Così i lettori del «Giornale» ribadiscono il loro orgoglio sudista contro chi, come Mario Cervi, 

li ha invitati a mandare in soffitta la nostalgia di Franceschiello


NOI, COLONIZZATI

A 88 anni suonati (una veneranda età!) il signor Mario Cervi dovrebbe usare la penna con maggior cautela e sagacia. Purtroppo il lombardo Mario Cervi ha dimostrato molto pressappochismo e anche una certa disinvoltura. Per una decina d’anni in tutto il meridione stazionò un esercito di 120mila uomini con pieni poteri, per tenere sotto controllo la «colonia». I militari che non si adeguarono furono mandati nei campi di concentramento del Nord, tra cui primeggia Fenestrelle.Il modesto fenomeno mafioso ebbe un trattamento di riguardo per l’aiuto che aveva fornito agli invasori.

Italo Zamprotta


EMIGRAZIONE FORZATA

Egregio signore, nella sua «dotta e profonda» disquisizione manca una semplicissima domanda che taglia la testa al toro: perché solo DOPO che i«fratelli d’Italia» sono venuti (bontà loro) a «liberarci» (ma da che?)e NON PRIMA,milioni di meridionali sono stati costretti ad emigrare? Anch’io so bene della correttezza amministrativa, tipicamente asburgica, lasciata nel Lombardo Veneto, ma so pure che, dopo il 1860, qui, a Sud, lo Stato non c’è più stato! Sappia che il Regno delle Due Sicilie non era un «dominio», come il Lombardo-Veneto e come lei crede, ma un Regno autonomo e indipendente. Prenda nota, infine, che si dice e si scrive BORBONE e NON Borboni perché si tratta di un cognome ed i cognomi NON hanno plurale per cui, approfitti dell’occasione e, oltre la Storia, impari bene pure l’Italiano. Ne ha bisogno.

Erminio de Biase Napoli

 ORGOGLIO FERITO

Autorevole Signore, tengo a precisarle che con i Borbone furono conquistati tanti di quei Primati che Lei non conosce affatto. Come può portare le sue critiche senza conoscere l’argomento? Noi siamo non nostalgici ma orgogliosi di appartenere a quello che fu il Regno più importante d’Italia.

Salvatore D’Auria

 QUELLA FU «MALA UNITÀ»

Il Giornale non è nuovo ad inveire contro il Sud attaccando la sempre più dirompente rivisitazione storica dell’era borbonica. L’obiettivo è influenzare i meridionali malati di modernismo con la parola chiave «nostalgia », cioè con l’amaro ricordo dei bei tempi ormai andati. La molla della storia borbonica sta invece funzionando come non piace agli sfiatati corifei della mala unità perché sta aprendo finalmente gli occhi dei meridionali sempre meno disposti ad essere irrisi da promesse, consigli e aiutivarichescendono (come i barbari di una volta) dal Nord. Mandate in soffitta, e rinchiudeteli per sempre, gli intellettuali come Cervi quando parlano male del Sud.

Ufficio Stampa della Associazione Culturale Neoborbonica Napoli

«DINASTIA DEL FARE»

Mandatelo in pensione quel Cervi, così avrà il tempo di leggersi i libri che ricercatori per puro amore di verità, meridionali e non, hanno già scritto a testimonianza della vera storia. Da quando ho saputo come è avvenuta l’unificazione dell’Italia, me ne vergogno profondamente e non vorrei più essere «italiana». I Borbone: si potrebbe dire «dinastia del fare », per quanto hanno inciso nella società in ogni sua branchia, nel diritto, nel commercio, nelle arti e professioni,nell’istruzione e formazione, compresa quella militare.

Caterina Ossi

 LA NOSTRA DIASPORA

Il dottor Cervi non dice che quando i garibaldino-savojardi calarono come barbari dal Nord, oltre a massacrare quasi un milione di meridionali rubarono tutte le nostre risorse e poi sfruttarono la «colonia» Sud. Ha anche omesso di spiegare perché, dopo quell’unità d’Italia milioni di sudditi dell’ex Regno delle Due Sicilie furono costretti a lasciare la propria terra, dando luogo a una delle più forti emigrazioni della storia che fu una vera e propria «diaspora».

Ubaldo Sterlicchio

 FIERO E NORMANNO Come cittadino delle Due Sicilie d’Italia, protesto contro l’articolo denigratorio del giornalista Cervi. Esso,volutamente anti- meridionalista, si fregia ancora nel declamare tesi ormai superate circa le origini storiche e socio-economiche dello Stato del Sud. Io sono orgoglioso delle mie origini meridionali (sono cittadino pugliese, salentino dello Jonio) e di tutta la storia moderna delle Due Sicilie, dal periodo Normanno fino alla conquista Piemontese.

Antonio Eduardo Favale

 AL G8 DEL 1856...

Che il Sud stesse bene preunitariamente lo dimostra il fatto che nel 1856, alla Conferenza degli Stati Internazionali (e solo 5 anni prima dell’unità), fu premiato come Terzo (!!!) Paese al mondo per sviluppo industriale!!!; si legga Gramsci, Montanelli, Paolo Mieli, Lorenzo Del Boca, cosa dicono in merito, a dimostrazione che l’onestà intellettuale non ha colore politico!

Andrea Balìa

 SIAMO ANCORA A PEZZI Caro Dott. Cervi, non dimentichi che quelli furono invasori e vincitori di quell’ambiguo periodo storico che fu chiamato «risorgimento », che misero le mani sulle casse napoletane del Banco di Napoli, da cui lo stesso supereroe Garibaldi prelevò per se stesso circa duemila ducati. L’ultimo dei Borbone è andato via 150 anni fa, e da allora siamo a pezzi, strade scassate, fognature non mantenute,ogni genere di abuso e sopruso, tutto sotto gli occhi delle varie amministrazioni e dello stato Italiano.

 Carmen

 MA CHE COSA TEMETE?

 Non capisco perché tutta questa paura di un passato che non potrà più tornare, e, visto come dopo l’unità d’Italia sono andate le cose, aggiungo: purtroppo. G. Guarino

 BUIO ILLUMINISMO

Mi sono chiesto chi o cosa dia al sig. Cervi il diritto di giudicare con tanta spocchia e senso di razziale superiorità, dettata, ritengo, dalla sua cultura che affonda le sue basi in quell’illuminismo che, tra l’altro, è stato il brodo di coltura di quei grandi orrori della storia dell’umanità che sono il nazismo ed il comunismo. Sono nato e cresciuto nel profondo Sud da dove, finiti gli studi, arrivai a Milano, città nella quale giunsi con religiosa e doverosa ammirazione, dedicando quaranta anni della propria vita al lavoro in un istituto milanese.

L. Dragone

 QUAND’ERAVAMO BEDUINI

 Forse l’articolista dimentica che i veneti furono trattati da italiani mentre noi da «beduini affricani». E sfido qualsiasi popolo, dopo12annidiresistenzarepressa nel sangue, dopo la spoliazione di ogni bene, di ogni onore, di ogni dignità, di ogni attività economica, sacrificata sull’altare dello sviluppo del nord, dopo una diaspora di milioni di persone, le migliori energie, partite per l’America e per il mondo intero, dopo aver avuto innumerevoli riprove di essere diventato colonia interna di una patria matrigna, a pensare ancora al bon ton delle regole di civile convivenza tanto care ai nostri «compatrioti» padani o se non maturare invece una «coscienza» individualista dettata dalle necessità di sopravvivenza.

Giovanni Palmulli



La nuova questione meridionale - il Giornale - Sabato 4 aprile 2009 pag. 30


Lettere borboniche - il Giornale - Mercoledì  8 aprile 2009 pag. 33











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