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Fonte:
http://www.novuscampus.it/

Osservazioni sul gergo dei giovani napoletani

La lingua parlata, così come  quella scritta, è soggetta a  trasformazioni continue,  prodotte dal modificarsi  dei termini che si fondono,  muoiono e nascono al passo con il  mutamento degli scenari storici.  Accanto a questo fenomeno di trasformazione  storica, la lingua subisce l’influenza  delle generazioni giovanili che la  contaminano e la adattano alle loro esigenze  di gruppo, ricavandone dei linguaggi  fortemente espressivi e figurati. 

La storia dei linguaggi giovanili, detti  anche gerghi o slang, esprime in un  codice privato1, le stesse alterazioni  subite dalla lingua predominante.

La parola “gergo” deriva dall’italiano  antico “gergone”, detto anche baccaglio,  amaro, che a sua volta deriva dal francese  antico “jargon”, ma spesso viene anche  usato il corrispettivo inglese “slang”. 

Il gergo è un linguaggio fortemente  espressivo, destinato soprattutto alla  comunicazione orale, per la sua immediatezza  e segretezza2. 

I principali motivi dell’esistenza del  gergo sono strettamente legati alla  dimensione del gruppo, servono ad  inviare un segnale della propria appartenenza  solidale al gruppo di riferimento e  a rendere ermetica la comunicazione a  chi è estraneo al gruppo stesso.  Queste due dimensioni rendono il gergo  un linguaggio molto speciale e particolarmente  marcato, composto da piccole  quotidianità e condivisioni e dalla nascita  e sviluppo di un sentimento del “noi”.3

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IL FENOMENO NELLA CITTÀ DI NAPOLI


L’idea nasce dall’osservazione compiuta nelle diverse piazze napoletane campionate9, e dallo studio delle dinamiche giovanili che popolano lo spazio pubblico.

Le piazze rappresentano il nucleo o il  fulcro dell’aggregazione giovanile napoletana,  il loro ruolo è fondamentale, sia  nelle norme, sia nelle cadenze con cui i  giovani s’incontrano, nei confini delle  piazze si articola la vita di diversi gruppi  di ragazzi. Osservando la geografia  umana di uno spazio pubblico s’individuano  le zone popolate da questo o quel  gruppo, e si riconoscono la moda, lo  stile di vita e l’appartenenza socio-culturale. 

Il gergo comune, i neologismi creati,  insieme ad i gusti culturali ed all’abbigliamento  omologato, che assume le  caratteristiche di una vera e propria  divisa, sono i veri codici del gruppo ed  in effetti svolgono in pieno la funzione  di mantenere la coesione e l’identità  dello stesso.

La certezza di far parte di  un ristretto universo risiede nella semplice  condivisione di momenti e di idee,  infatti anche se non è obbligatorio frequentare  assiduamente il gruppo, assentarsi  per lunghi periodi fa mancare quei  rapporti di tipo quotidiano che favoriscono  l’unione.

La vita di questi gruppi è  scandita da eventi, da miti e leggende e  quindi non avervi partecipato implica  un distacco emotivo dal gruppo, così  anche se non c’è coercizione, né controllo  della frequenza, questo richiede  implicitamente una partecipazione attiva,  che permetta la costruzione di una  storia comune e delimiti un confine, che  separi “il dentro dal fuori”.

È un meccanismo  auto proiettivo che pone al centro  delle esigenze del gruppo il mantenimento  del “sentimento del noi”, costruito  attraverso le pratiche rituali e la coesione  interna, che costruiranno a loro  volta un’identità collettiva e territoriale.  I giovani spesso trasformano la loro lingua  d’appartenenza adattandola al loro  modo di vivere, ai loro spazi condivisi:  la piazza, la strada, il quartiere. 

Questo fenomeno è ben visibile nella  città di Napoli, infatti, frequentando i  luoghi di ritrovo, ascoltando i giovani  nelle loro riunioni, non è difficile sentire  termini nuovi caratteristici di quella  determinata comitiva. 

Ciò non esclude che un termine possa  contraddirne un altro, infatti nel linguaggio  gergale non sussistono leggi di  non contraddittorietà. 

Il serbatoio, da cui nascono i nuovi termini,  sono i mass media e certamente il  panorama televisivo napoletano offre  ottimi spunti; infatti in trasmissioni  come “Telegaribaldi”, “Avanzi Popolo”,  vengono coniati termini che poi i giovani  estrapolano e li utilizzano per comunicare  tra loro. 

I comici di queste trasmissioni spesso  deformano parole del dialetto o modificano  la struttura etimologica dell’italiano,  rifacendosi a quella scuola di comicità  tipica napoletana, di cui il più grande  esponente è stato Totò, che per primo ha giocato con le parole, con la famosa  carta di i dindirità. 

I giovani così creano nei loro gruppi  d’appartenenza un codice linguistico  proprio, che spesso contraddistingue un  gruppo da un altro. Le forme linguistiche  variano a secondo della classe sociale  d’appartenenza, infatti il linguaggio  può rappresentare un marchio preciso,  caratterizzato dall’estrazione sociale; c’è  quello scherzoso e innovativo tipico  degli studenti, ne sono un esempio i  gruppi giovanili di Piazza del Gesù  Nuovo, dove si possono ammirare diverse  tipologie giovanili con le loro espressioni  e i loro modi di dire, quello dialettale  tipico dei giovani meno scolarizzati  che hanno come unica risorsa linguistica  il loro parlato quotidiano, con una  forte componente dialettale ed esso  attinge a gerghi molto specialistici, vedi  i gruppi di piazza Carolina, formati da  giovani di cultura medio bassa che utilizzano  un linguaggio dialettale e ricavano  i termini linguistici dalle trasmissioni  televisive. 

Attraverso le interviste, sono state dunque  individuate delle terminologie  appartenenti al gergo giovanile, i termini  sono stati estrapolati ed inseriti in un  glossario. Nel glossario, i termini rilevati,  sono elencati in ordine alfabetico, di  essi si è ricercata una eventuale radice  nel dialetto napoletano classico, attraverso  la consultazione di dizionari etimologici;  alcuni termini sono delle  variazioni dei vocaboli originari, altri  appartengono a determinate culture,  altri ancora sono dei veri neologismi. 



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Fonte: http://www.novuscampus.it/


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