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Libero, Domenica 21 novembre - Risponde Matthias Mainiero

La lingua napoletana, bella e cara, serve, ma solo a Napoli

Sono un giovane maturando liceale vostro lettore assiduo. Mi riferisco all'articolo apparso su Libero il 20 novembre. L'articolista dovrebbe spiegare se oltre alle due lingue da lui citate - italiana e milanese - esistono altre lingue come la romana, la napoletana, la palermitana, la catanese eccetera. Se così fosse, non ci sarebbe bisogno di inserire nelle scuole l'obbligo di studiare la seconda o terza lingua straniera perché queste già si parlano.


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Per competenza geografica rispondo sul napoletano, che ha almeno sei milioni di frequentatori abituali, un migliaio di anni di storia, una sua grammatica e i suoi testi letterari, teatrali e musicali. Dunque, una lingua vera e propria, nata - dicono gli esperti - "come fusione tra il greco (dai quali Napoli, allora Partenope, fu fondata nel VI secolo a.C.) e le parlate osche e sannite delle popolazioni indigene e successivamente regolata dal latino".


Poi, come è ben noto, con il trascorrere dei secoli arrivarono infinite dominazioni e dunque infinite influenze. Senza dilungarsi: il risultato è questa lingua qui che ha in sé anche 'qualcosa dello spagnolo, del francese e dell'arabo, e le cui origini documentate risalgono al 1200 con un testo per canzone - cito sempre dagli esperti - il cui titolo è "Canto delle lavannare del Vomero".


Le Iavannare " - come è forse facile intuire - erano le lavandaie. Raccontano che scendevano il lunedì dalle colline del Vomero. Le più ricche avevano un asino, le più povere solo un'ampia sporta.

Raccoglievano la biancheria casa per casa, la lavavano in un torrente e il venerdì la riportavano a destinazione. Lavanderie a domicilio e ante litteram, perché anche secoli fa Napoli era Napoli, e in qualche modo ci si arrangiava. Ritorniamo alla lingua, che ha solo poco a che vedere con l'italiano.


Vuole un po' di esempi semplici semplici? "Pazzariello', termine abbastanza noto. Indica una persona gioviale, briosa, ma anche quel particolare banditore che girava per le strade di Napoli facendo pubblicità a negozi e prodotti vari.


Come sopra: pubblicitario unte litteram. Il termine deriva dal greco "paizo", poi diventato "pazziare" e dunque "pazzariello".


Una parola meno politicamente corretta: "ricchione", cioè qay, omosessuale. Ricchioni erano i marinai spagnoli che arrivavano nel porto di Napoli e che spesso esibivano grandi orecchini, in molti casi così pesanti da allungare il lobo dell'orecchio. Comuni marinai dell'epoca che - raccontano - per via dei lunghissimi viaggi (il Concorde non era stato ancora costruito) rimanevano a secco di donne, e pure loro si arrangiavano.


Le assicuro: proprio una lingua, che non diventerà mai materia di studio nelle nostre scuole. E non perché non ne sia degna. Perché si dà il caso che negli Stati Uniti parlino americano e in Gran Bretagna inglese e in Francia. francese. E dunque la lingua napoletana, bella e cara, serve, ma solo a Napoli. Se la Casa Bianca fosse al Maschio Angioino, sarebbe tutto diverso.



Libero, Domenica 21 novembre - Risponde Matthias Mainiero




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