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Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi 

nel 1856 ai primi giorni del 1863 (pag. 243-246)

di Giacomo Margotti

RIVELAZIONI DEL MINISTRO CORDOVA

SULLA SICILIA

(Pubblicato l'11 luglio 1861)
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Il ministro Cordova nella tornata del 1° di luglio, in cui ci fece la rivelazione del bambino di otto anni, segretario generale dell'istruzione pubblica, ce ne fece pure parecchie altre egualmente lepide, e di cui ai gioverà certamente lo storico futuro dei tempi presenti Eocene alcune:

I. Nei primi uffizi delle dogane in Sicilia furono nominale persone che non sapevano nè leggere, nè scrivere:

«Tre di coloro ce furono nominati al posto di tenenti d'ordine, che è un posto superiore, nel servizio attivo delle dogane, non hanno osato presentarsi alla direzione generale dei dazi indiretti di Sicilia, da cui dipende codesto servizio, perché non sapevano leggere, né scrivete (Risa)» (Il ministro Cordova, Atti Uff., N°2 pag.9i9).

II. In Palermo i doganieri rubano, e in Messina si uccidono gli impiegati per pigliare il loro posto:

«Il servizio doganale fatto interamente dal personale nuovo che si stabilì in parte colla violenza nella Sicilia, e principalmente in Messina e Palermo, è caduto in condizioni così tristi, alle quali appena oggidì va mano mano riparando l'egregio generale della Rovere, che successero fatti che non erano mai accaduti sotto i Borboni; cioè che nel deposito. della gran dogana di Palermo mancarono più di 1000 balle, si è veduto in Messina qualcuno uccidere un controllore attivo per prendere il suo posto» (Il ministro Cordova, loc. cit.).

III. In Siracusa gli impiegati sanitari dell'ospedale erano il quadruplo degli ammalati:

«All'epoca in cui mi trovai a Siracusa sul cominciare del 1861, ho trovato che gli impiegati sanitari di quell'ospedale erano il triplo ed il quadruplo degli ammalati (Ilarità). Un giorno mi ricordo che, trovandomi alla mensa del luogotenente generale, ed essendo intervenuto il generale Brignone, e qualche altro personaggio autorevole, raccontava che il signor Della Foggia, ispettore generale di questo servizio, avea chiesto al generale Brignone, credo o all'altro personaggio, come trovasse l'andamento degli ospedali. Buonissimo, rispose l'interrogato, ma non è da sorprendersi, con 63 impiegati sanitari e 47 ammalati! (Ilarità generale)» (Ministro Cordova, Atti Ufficiali della Camera N° 241, pagina 921).

IV. Gli impiegati in Sicilia furono enormemente moltiplicati, e sotto questo dispetto era molto migliore il Governo dei Borboni:

«Vi sono Consigli di governo composti di nove o dieci consigleri in provincie dove vi erano prima tre consiglieri, i quali avevano quasi nulla a fare, quantunque la legge napoletana sul contenzioso amministrativo lor desse un'infinità di affari di più che la nostra legge dell'ottobre 1859» (Ministro Cordova, loc. cit.).

V.    Si diedero tristissimi esempi al popolo, e il popolo impara dai governanti:

«Voi vedete coca'è il popolo; ordinariamente la sua morale non è tanto di ragione quanto di esempio e di abitudine. L'antico proverbio: Regis ad exemplum ictus componitur orbis, è un proverbio, verissimo. Ciò che vede fare al capo, crede che si debba fare, ed è la norma che forma la sua morate» (Ministro Cordova, loc. cit.).

VI.    Come per far danari s'inventasse in Sicilia una giuocata ideale al lotto:

«Gl'impiegati del lotto, oltre un'assegnazione fissa, hanno un'assegnazione graduata, cioè il tanto per cento sulle giuocate. Ciò era per animarti a favorire le giuocate. Per effetto degli avvenimenti dell'anno scorso, la giuocate venero meno. Gl'impiegati del lotto cominciarono a gridare che si erano fatti minori i loro, guadagni. Sotto la seconda prodittatura s'immaginò il sistema della cosiddetta giuocata ideale. Si trovò la frase che esprime l'invenzione. La giuocata ideale è la presunzione che si sia giuocato in un mese quanto è il massimo delle giuocate fatte per il passato (Ilarità); di modo che mentre l'introito per le finanze è minore, l'indennità mobile che si paga agli impiagati, del lotto è maggiore!» (Ministro Cordova, loc. cit.).

VII. Come non potendosi riscuotere le imposta in Sicilia, si ricorresse ad una percezione ideale:

«La giuocata ideale ba fatto nascere l'idea dalla percezione ideale (Oh! Oh!). Voi stupite, o signori ? Ebbene, in una loro supplica diretta al ministro delle finanze i percettori delle contribuzioni dirette in Sicilia dicono: non avendo forze sufficienti, noi non possiamo esigere lo imposte, e le indennità nostre sono minori. Adottate quindi por noi il sistema del lotto, ritenete il principio percezione ideale (Risa), ed aumentateci l'indennità a proporzione dell'entrala ideale. Notate, o signori! che questi sono agenti responsabili» (Ministro Cordova, loc. cit.).

E con quatto citazione termineremo. Si vede come l'idea abbia trionfato in Italia. Tutto è ideale tra noi; ideale l'economia, ideala il progresso, ideale la libertà, ideale l'indipendenza. Due cose sole non sono ideali: i debiti e le imposte.


http://www.eleaml.org - 17 Agosto 2008







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