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From: <alessandro romano
Subject: MSG 06 - 127 - I magazzini del Sud
Date: 24/04/2006 23.18 
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delle Due Sicilie

"I magazzini del Sud"

Il compatriota Antonio Pagano ci invia un articolo apparso sul quotidiano "La Repubblica", a firma di Renata Caragliano che con eleganza, estrema disinvoltura e, diciamolo, coraggio ha saputo disegnare un quadro chiaro sull'economia meridionale preunitaria e sui primati che l'hanno caratterizzata, sfatando le menzogne che tuttora si raccontano ed aprendo capitoli finora trattati solo dagli "addetti ai lavori".
Grazie e complimenti alla giornalista che affrontando la verità storica con serietà e lealtà, ha ridonato dignità e credibilità ad una categoria di lavoratori troppo svilita dal servilismo interessato di quella progenie di pennivendoli meridionali che hanno fatto scempio della nostra identità e della nostra cultura.
Cap. Alessandro Romano
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La Repubblica - 23.04.2006

Napoli - Quei 'Magazzini del Sud' tanti loft in cerca d'autore. Un'antologia sul lavoro nel momento del passaggio da manifattura a industria.

Di Renata Caragliano
 

Un Sud senza industria, quindi un sud privo di loft e capannoni, di archeologia del lavoro? Forse non tutti sanno che il primo ponte sospeso d'Italia fu costruito sul Garigliano. Per non parlare dei francesi come Cottrau, che importò a Napoli la filosofia della Gare de l'Est di Parigi. In questo momento, in cui si riparla di recupero di factory dismesse (Portici, Torre Annunziata, l'ex convento e poi lanificio borbonico a Napoli ed altre se ne aggiungono via via, come spazi restituiti al tempo libero e alla cultura), cade a proposito un libro come 'Millwrights'. Un'antologia con molte utili illustrazioni, di saggi sull'architettura del lavoro al tempo della prima industrializzazione, per sfatare l'idea preconcetta di un Mezzogiorno italiano estraneo alla modernizzazione ed isolato dal contesto europeo.


Sul piano disciplinare, l'architettura dei Millwrights vuole indicare il delicato momento di transizione fra manifattura e industria ed il legame che intercorre nel mondo del lavoro fra architettura e ingegneria, arti liberali ed arti meccaniche, forma e funzione dello spazio costruito. In più, apre una finestra anche sul ruolo non secondario svolto dall'altro Mezzogiorno, quello continentale, testimoniando l'esperienza edilizia catalana dell'architetto Rafael Guastavino i Moreno negli Stati Uniti tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento.


Un Mezzogiorno pre e post-unitario estremamente vivace e assolutamente al passo con i tempi, partecipe e attivo nel definire e sostenere lo sviluppo produttivo, l'adeguamento degli spazi architettonici e delle tecnologie, attraverso un processo simbiotico di tradizione e innovazione, sia in termini di conoscenze che di mobilità.


Si assiste, così, a progettazioni e vari di navi, alla costruzione di un primo bacino di raddobbo per la riparazione di navi (1852), alla realizzazione del ponte sospeso sul Garigliano di cui sopra (1832), alla Napoli-Portici come prima tratta ferroviaria in Italia (1839), all'acceso dibattito per la realizzazione della Stazione Centrale di Napoli a cavallo tra Ottocento e Novecento e alla nascita dell'industria cotoniera salernitana di paternità svizzera (1812-1918).


Incuriosisce che l'antica esperienza cantieristica dell'Arsenale veneziano rimanga attardata e chiusa nelle proprie tradizioni, mentre quella di Castellammare di Stabia, dimostra da subito disponibilità e apertura verso strumenti e saperi della consolidata cultura tecnica dei principali paesi nord europei (Olanda, Inghilterra, Svezia, Danimarca), contribuendo così al rilancio della marina napoletana tra Sette e Ottocento.


Lo yacht reale Francesco I progettato e varato a Castellammare di Stabia nell'ottobre 1828, su disegno degli ingegneri costruttori Bianchi e Sabatelli, fu una vera e propria nave militare a tre alberi, con circa 150 uomini di equipaggio e 26 cannoni. Molto avvincenti sono le descrizioni che si danno di questi vari che avvenivano tra grandi feste e con solenne pompa, il tutto corredato da un ricco patrimonio iconografico (piante, sezioni, quadri, foto).


I processi di ammodernamento del Regno toccano anche l'area portuale di Napoli. Ferdinando II di Borbone per dotare il porto di attrezzature moderne, capaci di competere con le maggiori potenze straniere, ordinò nel 1843 l'istituzione di una commissione di tecnici per studiare la fattibilità della costruzione di una 'grande opera': un bacino di carenaggio per la riparazione di navi. Nel 1852 fu inaugurato a Napoli nel Porto militare il primo Bacino di Raddobbo d'Italia.


La lettura dei saggi di 'Millwrights' ci restituisce una storia spesso sottovalutata, relegata nell'oblio, di Napoli capitale e del Regno, prima e dopo l'Unità, e del ruolo strategico svolto nel processo di modernizzazione del panorama europeo.




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