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Date: 22/09/06 22.29
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Salve,
      e' a proposito della vostra pubblicazione su cio che riguarda Garibaldi e la vostra visione della storia d'Italia e d'Europa.

Si tratta di calunnie e credo che lo sappiate, Garibaldi e' un uomo sul cui comportamento disinteressato ed idealista credo non si possa dubitare. Egli ha sempre rifiutato onori e soldi per se' anche quando avrebbe potuto, ritirandosi a fare il contadino a Caprera quando avrebbe potuto vivere tra gli onori ed il lusso per il resto dei suoi giorni.

Penso che questo chiuda il discorso, ed invalidi ogni altra volgare calunnia che  divulgate impunemente.

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Atti di fede e ricerca storica

di Zenone di Elea

RdS, 29 Settembre 2006

Egregio Signore intanto la ringraziamo per aver scritto una critica sì feroce ma accettabile nella sua formulazione – nel senso che evita gli insulti personali ma si attiene a un tema(1).

Le diciamo subito che lei scambia gli atti di fede con la storia.

Ognuno di noi è libero di credere a ciò che vuole, ma quando si tratta di ricerca storica dovrebbe avere l'umiltà di tenere aperta la porta della propria intelligenza(2), invece che portarla all’ammasso.

Anche a noi nelle elementari(3) è stata raccontata la storiella del sacchetto di sementi. Non è certo quella che mettiamo in dubbio, ma il fatto che si possa spiegare con una simile storiella il destino di 9 milioni di esseri umani. Tanti erano gli abitanti del Regno delle Due Sicilie.

Potrei partire con una domandina: mi saprebbe spiegare come mai appena tre anni prima (tre non trenta!) era fallito miseramente il tentativo di Pisacane?

Eppure aveva scelto – e accortamente – una delle terre più indomiti del Sud, il Cilento. E’ una vicenda, la spedizione di Sapri, che presenta diversi lati oscuri, tipo aiuti promessi e non trovati - a Sala Consilina avrebbero dovuto aspettare Pisacane cinquemila uomini armati, invece a qualche chilometro si trovarono i gendarmi borbonici, esattamente in quel di Padula (ne approfitto per consigliarle di visitare la bellissima certosa di San Lorenzo) -  e anche qualche sorpresa come quella del processo di Salerno dove il Nicotera evitò la condanna capitale nonostante fosse inquisito da un ‘feroce’ tribunale borbonico!

Torniamo però al nostro “eroe”, l’amato odiato Garibaldi, che invece scelse la Sicilia – appena tre anni dopo – e riuscì con mille uomini a disintegrare un esercito di centomila uomini!

Le pare sensato credere a una panzana del genere? Non pone qualche domanda alla sua intelligenza?

Crede forse che Garibaldi fosse tanto più bravo – militarmente parlando – del nostro  Pisacane? Oppure che aveva più forza disponendo di qualche centinaio di uomini in più rispetto all’eroe dello sbarco di Sapri?

Magari la verità è più semplice, ma lei e altri milioni di persone come lei si rifiutano di ragionare e di prendere atto di una elementare verità storica: Garibaldi ebbe successo perché fu appoggiato e finanziato da forze potentissime mentre Pisacane aveva fallito perché essendo socialisteggiante faceva paura a coloro i quali si adopravano per costruire un certo tipo di Italia.

Ovviamente quando parliamo di forze ci riferiamo anche ai numerosi comitati meridionali che appoggiarono Garibaldi spianandogli la strada facendo scoppiare rivolte nei paesi e nelle città prima che arrivassero i garibaldini – quelle stesse forze che erano rimaste indifferenti se non ostili nei confronti del tentativo di Pisacane.

Il punto, comunque, non è questo e vale non solo per lei ma per i tanti che la pensano come lei. Il punto è che per noi meridionali riscrivere la storia costituisce una sorta di risarcimento morale per il modo in cui siamo stati trattati durante la costruzione dello stato nazionale: tribunali speciali e fucilazioni sommarie. Se poi lei pensa che le decine o forse centinaia di migliaia di contadini passati per le armi e i soldati napoletani finiti nel “lager” di Fenestrelle fossero tutti dei feroci criminali e che quindi lo meritassero, allora il discorso finisce qui.

 Ci tolga una curiosità: lei ha mai sentito parlare dei testi(4) scritti da Lorenzo Del Boca? E’ il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti.

Magarì sì o magari no. Però non penso abbia mai ascoltato su tali pubblicazioni neanche un servizio di 30 secondi sui tg nazionali pubblici o privati che siano.

La spiegazione quale potrebbe essere? Questo signore scrive fandonie? Scrive di cose troppo vecchie? Oppure scrive di cose che scottano perché vanno alla radice della costruzione di questo stato?

Chiacchiere, illazioni? 

Allora mi spieghi lei perchè un libro di Pansa sulle vittime bianche della resistenza(5) fa rumore, passa nei tg e fa discutere storici e giornalisti, mentre quei pochi testi che provano a rifare la storia del risorgimento(6) non passano nei tg e vengono completamente ignorati dai grandi opinionisti sui quotidiani nazionali.

Forse è roba vecchia e non interessa a nessuno. Neanche ai meridionali.


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NOTE

(1) A proposito di insulti, il peggior messaggio ci giunse tempo fa dalla Calabria! A riprova di quanto noi del Sud siamo capaci di farci male da soli. Prima di giudicare bisognerebbe leggere qualcos'altro invece che basarsi sui luoghi comuni. Se è caduta la retorica della resistenza perchè non dovrebbe essere messa in dubbio quella del risorgimento? Spiegatecelo voi, se ne avete voglia.

(2) Si legga queste considerazioni di un laico - il prof. Enrico Galavotti- che non può certo essere tacciato di neobortbonismo: Interventi nella mailing list didaweb sull'insegnamento e sulla concezione della storia.

(3) Oggi si chiama scuola primaria e non si studia più il risorgimento, non sappiamo dirle se è un bene o un male, decida lei.

(4) Del Boca Lorenzo, Maledetti Savoia, Piemme 2001; Del Boca Lorenzo, 2003, Indietro Savoia, Storia controcorrente del Risorgimento, Ed. Piemme, Casale Monferrato;

(5) Si parla di ventimila morti bianche fra resistenza e dopoguerra.

(6) La stima più prudente parla di centomila morti nel Sud durante la guerriglia contadina fra il 1860 e il 1870.


Ecco esemplificata, con una immagine, la situazione in cui si trova la ricerca storica inerente le regioni meridionali che facevano parte del Regno delle Due Sicilie. Da che parte penda la bilancia è ovvio: quello che scriviamo è conosciuto sì e no dallo 0,01% della popolazione, quello che sostiene lei è già nella testa del restante 99,99% delle persone.

Non facciamo paura a nessuno, stia tranquillo e continui a sonnecchiare con i suoi beati luoghi comuni.

Noi abbiamo deciso di restare svegli, quindi oltre al sussidiario abbiamo letto qualche libretto che sostiene - prove alla mano - altri pezzi di verità.

Non LA VERITA' assoluta. Quella la lasciamo a lei. La salutiamo cordialmente e grazie per averci almeno letto. E' già qualcosa!

la situazione in cui si trova la ricerca storica

Per lei e per chi vuol sentire un'altra campana rispetto a ciò che sa già, riportiamo un estratto da un testo di Messori, giornalista cattolico ma non certamente estremista. Abbiamo evitato di riportare la parte riguardante gli sperperi miliardari della famiglia di Garibaldi per non urtare troppo la sua sensibilità e quella della stragrande maggioranza di quelli che capitano su questo sito e fuggono via inorriditi pensando che vogliamo la restaurazione dei Borbone! 

La verità, a volte, è come un pugno nello stomaco, meglio nascondersi dietro a dei paraventi, tipo quello di liquidarci come nostalgici e falsificatori della storia 'vera'.

"Adesso, ecco la sconcertante rivelazione.

Viene dal convegno "La liberazione d'Italia nell'opera della Massoneria", organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l'appoggio di tutte le Logge italiane.

Di recente sono stati pubblicati gli Atti, a cura dell'editrice ufficiosa dei massoni. Una fonte sicura dunque, visto il culto dei "fratelli" per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo.

Un breve intervento - poco più di due paginette, ma esplosive - a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo Finanziamento della spedizione dei Mille.  Già: chi pagò?

Come riconosce lo stesso massone autore della ricerca: "Una certa ritrosia ha inibito indagini su questa materia, quasi temendo che potessero offuscare il Mito. Quanto viene solitamente riferito è un modesto versamento - circa 25.000 lire fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all'atto dell'imbarco da Quarto".

E invece, lavorando in archivi inglesi, l'insospettabile Di Vita ha scoperto che, in quei giorni, a Garibaldi fu segretamente versata l'enorme somma di tre milioni di franchi francesi, cioè (chiarisce lo studioso) "molti milioni di dollari di oggi".

Il versamento avvenne in piastre d'oro turche: una moneta molto apprezzata in tutto il Mediterraneo.  A che servì quell'autentico tesoro?

Sentiamo il nostro ricercatore: "È incontrovertibile che la marcia trionfale delle legioni garibaldine nel Sud venne immensamente agevolata dalla subitanea conversione di potenti dignitari borbonici alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa illuminazione sia stata catalizzata dall'oro".

Anche perché ai finanziamenti segreti se ne aggiunsero molti altri (e notevolissimi, palesi) frutto di collette tra tutti i "democratici" di Europa e America, del Nord come del Sud.

Sarebbero così confermate quelle che, sinora, erano semplici voci: come, ad esempio, che la resa di Palermo (inspiegabile sul piano militare) sia stata ottenuta non con le gesta delle camicie rosse ma con le "piastre d'oro" versate al generale napoletano, Ferdinando Lanza.

Con la prova dei molti miliardi di cui disponeva Garibaldi si può forse valutare meglio un'impresa come quella dei Mille che mise in fuga un esercito di centomila uomini (tra i quali migliaia di solidi bavaresi e svizzeri), al prezzo di soli 78 morti tra i volontari iniziali.

Ma c'è di più: il poeta Ippolito Nievo se ne tornava da Palermo a Napoli al termine della spedizione. Il piroscafo su cui viaggiava, l"'Ercole", affondò per una esplosione nelle caldaie e tutti annegarono.

Si sospettò subito un sabotaggio ma l'inchiesta fu sollecitamente insabbiata. Le cose possono ora chiarirsi, visto che il Nievo, come capo dell'intendenza, amministrava i fondi segreti e aveva dunque con sé la documentazione sull'impiego che nel Sud era stato fatto di quei fondi.

Qualcuno evidentemente non gradiva che le prove del pagamento giungessero a Napoli: non si dimentichi che recenti esplorazioni subacquee hanno confermato che il naufragio della nave del poeta fu davvero dovuto a un atto doloso.

Si cominciava bene, dunque, con quella "Nuova Italia" che i garibaldini dicevano di volere portare anche laggiù: una bella storia di corruzioni e di attentati Ma Nievo portava, pare, solo ricevute: dove finirono i miliardi rimasti, e dei quali solo pochissimi capi dei Mille erano a conoscenza?

In ogni caso, era una somma che solo un governo poteva pagare. E, in effetti, la fonte del denaro era il governo inglese (non a caso lo sbarco avvenne a Marsala, allora una sorta di feudo britannico, e sotto la protezione di due navi inglesi; e proprio su una nave inglese nel porto di Palermo fu firmata la resa dell'isola)."

(Cfr. Vittorio Messori, Pensare la storia, San Paolo, Milano 1992, p. 258)
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Sulla misteriosa morte di Ippolito Nievo, ecco cosa si legge sul sito della Treccani:

"Nel maggio 1860 si imbarcò con i Mille sul piroscafo Lombardo e iniziò la sua estrema avventura di patriota e di eroe, vissuta come naturale conseguenza di quanto sentiva e pensava.

Per la sua competenza amministrativa divenne vice-intendente della spedizione, svolgendo l’immane lavoro di organizzazione e amministrazione di un evento di eccezionale portata.

Dal centro dell’Evento, le lettere ai familiari, da questo momento fino alla fine, possono essere lette come un’opera nell’opera, di grande rilevanza storica ma anche di originale qualità letteraria.

Nel 1861, a causa della campagna diffamatoria contro i garibaldini mossa da ambienti vicini a Cavour, fu costretto a tornare a Palermo, «ultima camicia rossa», per raccogliere tutta la documentazione necessaria e smentire le calunnie circa la gestione amministrativa della spedizione.

In questo clima di disincanto e di presagio («amo i vortici come l’atleta nuotatore» aveva scritto a un amico in febbraio) si imbarcò sulla nave Ercole che doveva riportarlo a Genova.

La nave naufragò al largo di Capri nella notte tra il 4 e il 5 marzo, ma sulle cause della sciagura non fu mai fatta luce perché non fu rinvenuto nessun segno del naufragio.

Molte ricerche furono fatte dai familiari e dagli amici, anche da Matilde Ferrari, primo amore di Ippolito, che si recò a Palermo nel 1862.

Ancora di recente, nel 2000, quella sparizione misteriosa ha fornito materiale per un romanzo giallo, Sherlock Holmes e il misterioso caso di Ippolito Nievo, di Rino Cammilleri."

Brevi note biografiche su Pisacane:

Carlo Pisacane (1818-1857) fu patriota e scrittore. Fuggito da Napoli nel 1847, visse a Marsiglia, a Londra, a Parigi e in Algeria, arruolato nella legione straniera. Nel 1848 in Italia, nel 1849 fu membro della Commissione di guerra e capo di stato maggiore durante la difesa della Repubblica romana. 

Verso il 1855 si riavvicinò a Mazzini. Il 25 giugno '57 con ventiquattro compagni, tra cui Giovanni Nicotera e Giovan Battista Falcone, s'imbarcò sul piroscafo di linea Cagliari, diretto a Tunisi. Impadronitosi della nave durante la notte, con la complicità dei due macchinisti inglesi, si diresse verso Ponza, dove liberò 323 detenuti comuni. 

Trecento di costoro lo seguirono nello sbarco a Sapri (Eran trecento eran giovani e forti e sono morti - la poesiola che si insegnava a scuola), dove sarebbe dovuta cominciare l'insurrezione, ma non ebbe alcun aiuto dai vari Comitati presenti nella zona fra Potenza e il Vallo di Diano, i borbonici circondarono a Padula gli uomini di Pisacane che dovette ripiegare verso Sanza, dove sconfitto e ferito,  si uccise.













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