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http://it.groups.yahoo.com/group/ddojesicilie/

Delinquenza e consenso sociale nei quartieri poveri del Sud
Il caso di Rancitelli a Pescara

di Giulio Larosa - Il Brigante redaz. Abruzzo
Pescara, 5 febbraio 2005

Recentemente ha fatto scalpore la notizia dei disordini tra popolazione e polizia a Scampia, dove in molti hanno difeso uno dei Boss dagli agenti che erano venuti ad arrestarlo.


Ballarò, in serata ha dedicato una trasmissione sul tema del rapporto della popolazione dei quartieri poveri delle città delle Duesicilie e la malavita. Abbiamo allora voluto fare una nostra inchiesta dove non arrivano le grandi trasmissioni dei canali nazionali e spesso nemmeno i telegiornali delle TV locali.


Rancitelli per Pescara è quello che sono Scampia e Secondigliano per Napoli o la Z.E.N. e Borgonovo per Palermo.


Quello che chiamiamo “Rancitelli” è, per estensione, tutto il quartiere  “3” che comprende, oltre al rione propriamente detto Rancitelli, anche quello di Villa del Fuoco. È un quartiere moderno, gran parte si è sviluppato negli anni ’70 ma anche antichissimo: ci sono i Rom abruzzesi, una stirpe zingara che vive qui dal 1500 e i giovani Punk, ci sono i tossici che usano l’eroina e le droghe sintetiche più pesanti e gli operai della zona industriale, gli scout e le bande della criminalità più dura. Rancitelli è grande circa 6km quadrati e qui ci vivono più di 22'000 abitanti.


L’ evasione scolastica è alta, il numero delle persone che vivono di espedienti o nell’ illegalità si stima intorno al migliaio. Anche qui ci sono i miti locali del banditismo: in passato, nell’ epoca dei Vallanzasca, c’era il bandito Alè, dopo di lui altri, meno celebri, si sono sostituiti nell’ ammirazione e nell’emulazione di molti giovani uagliun’ ‘e malavita. Se si parla con questi ragazzi, non se ne trovano molti che ammirano il commissario Zupo che poche settimane fa ha sgominato la cupola della malavita organizzata locale, dedita al traffico della droga e all’ estorsione.


D’altra parte, qui, se diventi un piccolo capo, la vita comincia a sorridere: si è rispettati, non si subiscono ricatti, umiliazioni, soprusi. Non è solo questione di soldi: nei discorsi delli uagliun’ ‘e malavita di Rancitelli la questione dei soldi è solo una delle ragioni che spingono ad essere fuorilegge e a sentirsi, paradossalmente fieri di esserlo.


La mobilità sociale è bloccata: le persone che nascono qui, da povera gente, audaci, che hanno voglia di emergere, di inventarsi un futuro, sono schiacciate nel fango dalle leggi capestro, dai meccanismi perversi di una economia a uso e consumo delle grandi compagnie e degli oligopoli, dalla rete di conoscenze e connivenze delle “grandi famiglie”.


Anche l’emigrazione non è più una valvola di sfogo: chi emigra sono i laureati, i diplomati, i tecnici, non i poveri, oggi quelli restano dove sono, nel ghetto. Qui, in un appartamento, si svolgevano combattimenti tra cani feroci, addirittura in un appartamento! Qui, davanti a noi passeggia un giovinastro con un cagnaccio tremendo, col collare chiodato, senza museruola e senza guinzaglio. Qui la disoccupazione supera il 25%, quella ufficiale, ovviamente.


Le fabbriche licenziano e la malavita assume. La scuola e la società civile bocciano e umiliano, la delinquenza promuove. Eppure, tra i meandri della statistica, si scopre che da qui vengono un gran numero di poliziotti e di carabinieri.


Da Rancitelli viene anche il maggior numero di artigiani e manovali della città: idraulici, imbianchini, muratori, elettricisti, tutta gente che vedi uscire da casa prima dell’alba e tornare ben dopo il tramonto.


È gente senza tutele sindacali, senza tutela dello stipendio, senza la certezza di essere pagata per il lavoro che ha realizzato, sempre a metà tra lavoro in regola e lavoro nero. Queste persone subiscono le prepotenze della criminalità ma spesso anche ne utilizzano i servizi, l’intermediazione per ottenere i lavori e anche gli utensili più costosi del mercato della ricettazione. Vincenzo e Antonio sono contenti oggi: per 200 euro hanno comprato un martello pneumatico praticamente nuovo e una saldatrice professionale a 100 euro.


Con questo martello e con questa saldatrice potranno prendere dei lavori che fino ad oggi dovevano rifiutare o per i quali dovevano pagare l’aiuto di chi aveva questi preziosi e costosissimi attrezzi che, nuovi, mi dicono, costano più di 1500 Euro, una cifra che non si sarebbero mai potuti permettere. Quando gli chiedo da dove vengono quel martello e quella saldatrice, allargano le braccia, d’altra parte, senza, questo mese sarebbe stata dura.


A Rancitelli ci sono anche associazioni culturali, come Pralipè, ass. Villa del Fuoco, XII Luglio, ci sono sedi dei partiti di massa, come quella dei DS sulla via Tiburtina, l’ex sezione Lenin del PCI, una delle sezioni storiche non solo per il quartiere ma per tutta la città.


Certo, a Rancitelli ci sono anche le persone colte, anche i professori, come il grande Plinio Pelagatti, un mito per generazioni di ragazzi difficili, un maestro per chiunque lo ha conosciuto, un Rancitellese fiero delle sue origini, che ha dedicato una vita a promuovere la storia e le tradizioni antiche di questo posto pieno di contrasti.


La gente di Rancitelli è gente devota: ci sono tre parrocchie con un numeroso seguito di giovani impegnati nelle attività ecumeniche e sociali. A messa ci va tanta gente, tutte le domeniche, non come nelle chiese della città-bene, dove le panche si riempiono solo in occasione dei matrimoni e dei funerali. Per i poveri, infine, ci sono anche due centri della Caritas con i volontari. Banditi e lavoratori, degrado e cultura, violenza e carità, vicini, spesso insieme.


Non ci sono due Rancitelli, infatti, una buona e una cattiva ma una sola, una sola grande comunità che cerca una via di uscita dall’abbandono, dalle tristezze della vita, dall’emarginazione. C’èchi incontra il prete e chi lo spacciatore, chi non è ancora alla disperata ricerca dei 50 euro per non sprofondare e chi, invece, è già braccato dai creditori.


È sera, tornando lungo via Tavo, un ragazzino ostenta un coltello a serramanico: ha una faccia simpatica, non cattiva. È contento, si sente sicuro, si sente forte ed ha voglia di sfidare il mondo. Il suo entusiasmo è affidato ad un coltello, un domani, forse, ad una pistola. Ma chi altri, se non la delinquenza, è pronto a raccogliere il suo entusiasmo?


Quali leggi speciali sta varando lo Stato, per non rendere inutili le retate e le operazioni di polizia?


Qui, mi hanno raccontato, per una veranda abusiva non dichiarata, per ignoranza e per mancanza anche dei soldi per il condono sono arrivati i vigili, la polizia edilizia e hanno costretto una famiglia alla demolizione dell’abuso.


Davanti ai nostri occhi, sulle meravigliose colline di San Giovanni, i ricchi con i loro esperti consulenti, sono riusciti a farsi condonare ville che hanno fatto scempio di ulivi, palme iucca, oleandri e tutte le meraviglie che la nostra terra mediterranea è in grado di far fiorire sulle colline in vista del mare.


Qui se ti beccano, com’è successo, a fare computer nella cantina, la finanza ti fa migliaia e migliaia di euro di multa, ti becchi un processo, insomma ti gettano nella disperazione. La chiamiamo lotta all’evasione?


Forse, ma con quel lavoro il poveraccio ci arrivava appena a fine mese. Alla nostra gente dei quartieri poveri le retate forse porteranno un po’ di legalità ma certo nessuna giustizia. In serata incontro Gaetano, lo chiamiamo così per non farlo riconoscere: non è di Rancitelli ma di un’altra delle zone dure della città.


Gaetano è stato in galera ed è impazzito. Avrà trent’anni, vive randagio, ha tutti i problemi della follia: delirio, turbe sessuali, dissociazione della personalità.


Quando mi vede mi abbraccia sempre e mi fa dei regali, in genere dolci che gli avanzano dalla mensa della Caritas e poi comincia con dei rimproveri sconclusionati: è convinto, chissà perché, di essere mio padre, anche se è evidente che ha almeno 10 anni meno di me. Gaetano ha una tale voglia di riscatto sociale che va dicendo a tutti di essere un carabiniere in borghese, il capo delle pattuglie che girano di notte.


Gli chiedo notizie dei banditi, degli spacciatori e lui mi racconta una serie di episodi truculenti, frutto della sua fantasia più che della realtà. Allora lo provoco, per vedere cosa mi risponde: “ a voi poliziotti però vi odiano: qui sono proprio delle carogne!” La risposta mi lascia senza parole:” fanno cose schifose, te l’ho detto, ma sono buoni”. Sembra la risposta senza senso di un povero matto e invece è una sintesi piena di saggezza.

Giulio Larosa

Fonte: http://it.groups.yahoo.com/group/ddojesicilie/



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