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Corriere del Mezzogiorno - 19 Settembre 2005

Antonio Fiore - intervista a Daniela Hamaui - Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Un cumulo di immondizia bruciata in mezzo alla strada sormontato da due parole a caratteri cubitali, «NAPOLI ADDIO» : è la copertina dell'ultimo numero de L'espresso . All'interno, un'inchiesta — firmata dall'inviato Leo Sisti — sulla criminalità, la disoccupazione e il disagio giovanile in una città «che non crede più nel futuro» .


E il direttore del settimanale, Daniela Hamaui, crede davvero che Napoli sia ostaggio di bande di scippatori, soffocata dai rifiuti, strangolata dalla camorra?

«Ci siamo limitati a mettere insieme dei dati, e a mandare un inviato per raccontare ciò che vedeva. Già quest'estate avevo avuto modo di confrontarmi con amici napoletani che mi raccontavano di episodi sempre più gravi di teppismo e illegalità diffusa. Poi è arrivata la notizia del numero incredibile di motorini sequestrati in pochi giorni. A quel punto avevamo il dovere giornalistico di andare a verificare sul campo. Nient'altro che questo» .


Nessun accanimento antinapoletano? Già in agosto Giorgio Bocca, nella rubrica «l'antitaliano» che firma sul suo giornale aveva messo sotto accusa le collusioni partenopee tra potere politico e camorra. Ora questo servizio a tinte forti. Viene da pensare che il feeling tra la Napoli del rinascimento bassoliniano e una testata storicamente di sinistra come quella da lei diretta si sia definitivamente infranto.

«Bocca focalizza ogni settimana la sua attenzione sugli argomenti ai quali è sensibile, e fa delle scelte personali in piena autonomia. La Napoli che abbiamo visto noi non ci sembra troppo diversa da quella che la stampa locale racconta ogni giorno». 


Sì, ma quel titolo, «Napoli addio» , sa troppo di sensazionalismo.

«Napoli sta nel vostro cuore ma, creda, anche nel nostro. E' impossibile non provare sentimenti forti verso questa città: forse il titolo e il tono del servizio sono un modo per scuotere una situazione che non dovrebbe continuare ad andare alla deriva. Credo che l'inchiesta sia permeata da questo sentimento. E il fatto che si metta in rilievo come i napoletani stessi si sentano responsabili di quanto accade è molto significativo. Tutti, dal governo centrale alle realtà sul territorio, dovrebbero fare uno sforzo in più» .


Però nello stesso giorno in cui «l'Espresso» arrivava in edicola le forze dell'ordine ammanettavano il boss Di Lauro. Non le sembra un segnale che contraddice la vostra analisi su una città ormai perduta?

«Un giorno la cattura del boss, e il giorno dopo un pregiudicato agli arresti domiciliari ucciso in casa da finti poliziotti. Come vede il quadro non è diventato di colpo roseo. Se New Orleans è allagata, devi scrivere che New Orleans è allagata» .


Negli anni ' 70 un settimanale tedesco, politicamente molto distante dal vostro, dedicò alla situazione italiana una copertina diventata tristemente famosa: un piatto di spaghetti con su una P38. Anche la vostra copertina è un pugno nello stomaco. La imbarazza il paragone?

«Ma la copertina dell' Espresso è esattamente l'opposto di quella di Spiegel . Il nostro è il tentativo di non dimenticarci dei problemi, e denunciare le aree problematiche fa parte del nostro lavoro. Abbiamo acceso i riflettori su una città con terribili disagi e grandi potenzialità. Forse ciò che abbiamo scritto può contribuire a risolvere qualche questione, e a ritrovare qualche motivo di speranza» .


Quel che è certo è che la Napoli del «rinascimento» vi appare lontana anni luce.

«I segnali che abbiamo avuto dai napoletani vanno in questo senso. E anche guardando i vostri giornali la sensazione che si avverte è questa. Se le cose non stanno così, siete voi che dovete spiegarlo a noi. Io ho parlato con molti napoletani, e mi sono sembrati i più dispiaciuti della crisi in cui la città è precipitata; anzi, mi è parso di cogliere in loro una richiesta di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, un tentativo di sentirsi meno soli in questa battaglia» .


Sarà: intanto il sindaco Iervolino s'è arrabbiata, ha parlato di «attacco» da parte del settimanale.

«Le inchieste dell' Espresso non partono mai da preconcetti, ma da dati incontestabili, dunque nessun attacco premeditato. Abbiamo raccontato la realtà, ben contenti se tra sei mesi eventuali cambiamenti in meglio ci smentiranno» .


Iervolino dice che le manderà le tredici cartelle della relazione di Pisanu che dipingono un quadro di Napoli molto meno fosco di quello fatto dal suo giornale.

«Le leggerò con grande attenzione. Voglio comunque precisare che sullo stesso numero dell' Espresso il sindaco è stato lungamente intervistato, proprio sugli argomenti del reportage. Nulla le è stato tenuto nascosto, e la sua posizione ampiamente documentata. Mi colpisce però la sua risposta a proposito dei ragazzi che si tuffano dagli aliscafi. Definisce quelle imprese come "bravate di scugnizzi", ma vorrei far notare che altri sindaci di sinistra — ad esempio Cofferati a Bologna — hanno idee molto diverse sulla legalità e su chi mette a repentaglio con le bravate la vita propria e quella degli altri. Mi sarebbe piaciuto che il sindaco di Napoli si fosse interrogata più a fondo sui motivi di questo e di altri comportamenti giovanili. O che Bassolino, quando il nostro inviato ha provato a intervistarlo, fosse stato più disponibile invece di rifiutarsi di intervenire perché non interessato a parlare di "cose napoletane". Essendo stato un sindaco così importante per la città, avrebbe fatto meglio a rispondere prima, invece di lamentarsi dopo» .










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