Eleaml


Questo testo - unitamente a quello di De Luca - ci ha convinto, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la storia di questo paese non sia affatto da scoprire. Essa è stata scientemente nascosta o cancellata, dalle classi dominanti che hanno gestito il processo unitario.

Negli anni che vanno dal 1860 al 1863 ci fu un dibattito continuo - anche a livello parlamentare - sulla piemontizzazione dell'ex-Reame delle Due Sicilie. In quegli anni gli ambienti colti conoscevano di ciò che stava accadendo molto di più quanto gli stessi ambienti sappiano oggi.

Poi, con la emanazione della legge Pica, scritta da un meridionale e voluta soprattutto dalle consorterie meridionali, calò la coltre dell'oblio, sancita dall'eco lontana dei plotoni d'esecuzione.

Si mise il bavaglio alla stampa, si asservì la magistratura, si militarizzarono le regioni a sud del Tronto, si fece strame dello stesso statuto spaccando il paese in due aree giuridiche distinte. Si condannarono milioni di esseri umani ad un esodo biblico.

Inutile recriminare e dire che si poteva fare una Italia diversa, che lo stesso Minghetti si vide bocciato un progetto che esaltava le autonomie. Tanto chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto.

Ora rimane la necessità storica e l'obbligo morale di ovviare a tutto questo.

Compito che spetta alla politica, ai meridionali soprattutto, i quali "scoprendo" la propria storia non si sentiranno più figli di un dio minore e sapranno darsi un futuro e forse lo daranno anche a questa specie di paese chiamato Italia.

CRONACA
DEGLI AVVENIMENTI DI SICILIA

Da' 4 aprile a' principii d'agosto 1860 con l'aggiunta de' fatti posteriori fino a marzo 1861 ESTRATTA DA DOCUMENTI. ITALIA 1863
(1)
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V

Non mihi at linguam centum sint, oraque centum Ferras vox, omnes aceleram comprehendere formae, Omnia poenarum percurrere nomina possim.
Virgil Aeneis. VI. ver. 625.

I memorandi avvenimenti del reame delle due Sicilie, e precipuamente quelli compiutisi oltre il Faro da aprile 1860 a marzo 1861 prodromi funesti dei disastri che hanno abbattuto la indipendenza autonomica di un popolo di dieci milioni ed una splendida monarchici di dieci secoli, richiamano la seria considerazione dell'universale.

Tra le cozzanti opinioni, e il micidiale antagonismo dei partiti, non vi è chi non abbia premura di conoscere i fatti sotto il vero loro aspetto per giudicarne senza preoccupazione. La curiosità e l'interesse nascono in vista delle gravi conseguenze, che i tristi casi hanno quivi prodotte, e non mancheranno anche altrove di produrre.

Bravi bisogno di tempo, di lungo studio, e di vedere almeno in parte scemalo quel furente delirio, che suole accompagnare il momentaneo successo delle fazioni, perché si potesse finalmente sapere quale fosse stato 1 ordinamento sociale che si è voluto distruggere, e quale il nuovo che gli si è sostituito; su de' quali ordinamenti i fautori delle prepotenze fortunate credono aver deposta quella pesante lapide sepolcrale, che nel loro gergo chiamano storia, e che altro non è se non un tessuto di menzogne in loro favore, e di calunnie contro i loro avversarii (1).

In omaggio dunque della giustizia, e della verità manomesse, era necessità di rimuovere l'odioso macigno, che la trionfante rivoluzione ha imposto su i veri fatti, ed esporre questi imparzialmente nella loro semplice espressione; e ciò appunto si è procurato di fare con la presente cronaca, serbando quella discrezione e quella misura, che sono le prime regole di ogni memoriale storico. Quanto in essa si accenna è desunto da testimonianze oculari, senza escluderne gli stessi fonti di pubblicità

(1) Quia posuimus mendacium spem nostram, et mendacio protecti sumus. Isaia XXVIII. 15.

VI

favorevoli alla causa della rivolta, ed e convalidato da DOCUMENTI, tra i quali ve ne ha di rari, di autentici, e di officiali, che versano una gran luce su i misteri delle ultime turbolenze, e delle ansiose attualità; e che formano la preparazione de' materiali, sul cui complesso si attende la favilla ani' matrice del futuro annalista. Un caso strano (che non può dirsi raro nelle anomalie de' nostri giorni) ci fece capitare nelle mani cadesti documenti in tutta la loro schiettezza, i quali altrimenti sarebbero forse rimasti occulti a coloro "che questo tempo chiameranno antico ". E comecché nella nostra epoca si accumulino gli eventi con tale una intima connessione, da rendere la prolissità quasi una legge, si è nondimeno avuto un riguardo per la posterità; e col sobrio racconto le si è voluto alleviare un peso già divenuto grave per la natura stessa e pel numero delle quotidiane vicende. In mezzo alla crisi, che il mondo percorre, odesi un grido generale, che reclama giudizii netti, e scevri di palliamentij la cui mercé non si sa, se abbia pia a paventarsi la perdizione, che a sperarsi la conservazione della società. Mentre però si sente così imperioso il bisogno del vero, è s'irride a temperamenti che danno ragione a tutte le opinioni per incensare ad idoli del giorno; si rende altronde la verità imbarazzante e pericolosa, essendocene le passioni sono ancora frementi in attenzione di uno sviluppo definitivo, e tuttora un residuo d'illusioni è oggetto di plauso e di simpatia per taluni. In questa ardua situazione il miglior modo per iscongiurare ogni difficoltà è di sovrabbondare in moderazione ed in franchezza; ma dir sempre la VERITÀ' "

la verité n'est rien, si elle n'est tout, et rien nest sacre, que ce qui est vrai" .

Egli è perciò che figurano in questo lavoro i soli fatti accertati; ed a prevenire ogni dubbio sul loro merito, si è avuto cura d'indicare i documenti inconcussi, che li convalidano, e servono ad essi di fondamento. Si sono collocati gli avvenimenti sotto le rispettive giornate, onde conservare la semplicità cronologica, ed agevolare la ricerca delle notizie, unendovi una carta topografica di Palermo suo porto. Se non che essendosi al finir del lavoro conosciuti per avventura varii inesplorati atti, ed avendo potuto con gran stento, e lunghe ricerche scoprire altri documenti, utili a chiarire sempre più le cose accennate, è stato necessità comprenderli in un appendice.

VII

Per la rettificazione poi di alcuni nomi e di alcune date erroneamente segnate nel corso della opera, si è aggiunta in ultimo una pagina di correzioni. Non si cerchi da questa cronaca eleganza e grazia di stile: il suo estensore promette solo diligenza nelle ricerche e fedeltà di narrazione; e queste due qualità confidasi che ogni lettore ve le riconoscerà.

- dicembre 1863. -

CRONACA

DEGLI AVVENIMENTI DI SICILIA

Da' 4 aprile a' principii d'agosto 1860

con l'aggiunta de' fatti posteriori fino a marzo 1861

ESTRATTA DA DOCUMENTI.

MERCOLEDÌ 4 APRILE.

Preliminari.

1. Nella Sicilia le mene rivoluzionarie convergono con maggiore intensità ed efficacia dopo la guerra di Solferino, ed infervorano l'agitazione. Fin da gennaio ultimo circola per l'isola in più migliaia di esemplari, come foriero della rivolta, un così eletto Manifestò al popolo, provocante, apertamente la insurrezione in nome d'Italia e di Vittorio Emmanuele, e come unico mezzo per ottenere un cambiamento politico; adducendovisi come argomenti persuasivi, che nelle circostanze attuali la Sicilia non deve temere d'intervento austriaco, stantechè Cavour è al timone degli affari nella Italia settentrionale, e centrale, Walewski è caduto dal ministero degli affari esteri in Parigi, l'Italia centrale si affretta ad annettersi al Piemonte; e molto più dopo lo scioglimento de' corpi svizzeri in Napoli, la Sicilia non rischia più, come nel 1849, di aver a fronte cosi forti soldati. Altro eccitante documento è messo in corso, una memoria, cioè, con la data de' 10 febbraio or decorso, a tutti gli Stati europei 5 in nome del popolo delle due Sicilie, nella quale si descrivono sofferenze, e spasimi co' più neri colori, e si protesta su la esistenza di diritto della Costituzione del 1848. La propagazione di tali stampe tien viva l'agitazione non solo tra i cittadini; ma si dice che apporti germi di alterazione anche nello esercito; e che fra le truppe accantonate in Abruzzo per ammutinamento sienvi stati arrestati, e spediti al forte

2 (4 aprile)

s. Elmo, e nelle isole penitenziarie, 256 tra sottuffiziali, e soldati (RUSTOW La guerre italienne en 1860, Genétte Paris pag. 85.).

Intanto accettatasi l'annessione al Piemonte dell'Italia centrale, la si festeggia misteriosamente a Messina, ed a Palermo. L'Inghilterra manda consigli al Re Francesco II per concessioni politiche, e per riforme governative, avvalorandoli col far approdare una flotta inglese minacciosa nel porto di Napoli al cominciar di marzo ultimo. In vista di ciò i capi della insurrezione Sicilia tacitamente, ma con grande scaltrezza, preparano la esplosione per oggi; e progressivamente da Palermo, che ne darà il segnale, intendono farla divampare per tutta l'isola (ivi pag. 87).

La emigrazione napolitana a Torino nel 1. di questo mese, sotto la presidenza di Carlo Poerio, vota quasi alla unanimità (1) la riunione del regno delle due Sicilie sotto lo scettro del re di Piemonte Vittorio Emmanuele II.

Nello stesso tempo la così detta Società nazionale di colà, per mezzo del suo presidente La farina, emigrato Siciliano, con un proclama, che qui giova riportare come documento storico, sviluppava con iperboliche invenzioni il piano sovversivo adottato dianzi dalla emigrazione, rivolgendosi a soldati dello esercito. napoletano, la cui incrollabile fede invano per lo passato con altri consimili libelli, scritti con maggiore veemenza, e con minori sofismi da retori cospiratori, si era tentata di scuotere. Eccone il tenore, come lo pubblica la Indipendence Belge:

"Proclama a soldati napoletani". Il reame italico è già costituito fortemente Vittorio Emmanuele conta oggi sotto le armi 200,000 soldati

(1) I votanti non sono stati sempre italianissimi e piemontisti: lo dice l'Unità Italiana di Milano giornale non sospetto di parzialità a prò de' governi legittimi d'Italia, nel pubblicare una lettera del calabrese Gio. Nicotera, dov'è detto. «Conforti, Cicconi, Leopardi, i fratelli Mezzacapo, Massari, Mazziotti, Pisanelli, Romeo, Stocco, Tommaseo, Trincherà ed altri, fino al 1857 hanno cospirato a favore di Luciano Murat; e sol dopo allora vedendo poter cospirare per conto proprio nelle due Sicilie, abbandonarono la candidatura di Murat per sostituirvi la propria.»

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agguerriti, che invocano con tutti i loro voti nuove battaglie: dietro a loro una riserva di centomila uomini li sostiene, e 12 milioni d'italiani, che venerano quel re come padre, lo proclamano ad alta voce il primo soldato della indipendenza italiana! La bandiera tricolore si dispiega gloriosamente da Susa a Rimini, da Sondrio a Cagliari, da Ravenna a Livorno. L'Emilia, e la Toscana hanno voluto essere italiane quasi a piena unanimità, la loro coraggiosa perseveranza ha saputo far disparire tutti gli ostacoli: le Marche, l'Umbria, Napoli, e la Sicilia avrebbero certamente seguito questo esempio se voi non vi foste opposti. Che questa sia una macchia, onde l'onor vostro debba soffrirne, e inutile il dirvelo: - La Venezia geme sotto il giogo, che sopra di essa fanno pesare le armi straniere; ma almeno, nobile vittima, essa non deve arrossire di vergogna in mezzo al suo infortunio. Chi dunque ritiene in ceppi il mezzo giorno d'Italia; chi l'esclude da ogni partecipazione alla vita nazionale; chi rende questa terra sfortunata il paese più misero di Europa, il più disonorato agli occhi del mondo, se non voi, soldati italiani, che per compire questa opera criminosa secondate l'empia rabbia de' mercenari rifiuto delle popolazioni della Svizzera, e dell'Austria? Un gran numero fra voi, lo sappiamo, sentono battere nel loro petto un cuore italiano, i nomi loro sono conosciuti; ma la opinione non può distinguere nelle vostre file i buoni da' cattivi, e tutto il mondo proclama, che dopo Palestro, Magenta, e s. Martino, non è più l'Austria, ma voi, che impedite all'Italia di sollevarsi al primo grado fra le nazioni europee. Voi non avete, che da volere: un solo atto della volontà vostra basterà, perché l'Italia sia una, libera, dalle Alpi a Trapani. Un solo atto della volontà vostra, e noi formeremo una nazione di 25 milioni grande libera forte gloriosa, sostenuta da un esercito di 500 mila soldati, e da due potenti flotte, una nell'Adriatico, e l'altra nel Mediterraneo. I vostri padroni si servono di voi, come d'un vile istrumcnto per mantenere i vostri fratelli nella schiavitù: cercano eccitarvi contro noi. Il risultato definitivo di questa guerra fratricida non isfugge oggidì ad alcuno. Voi dovete aspettarvi una vergognosa disfatta, non perché voi manchiate di istruzione, o di coraggio; ma perché l'Italia libera

4 (4 aprile)

non ha che da stendere le mani per rovesciare i troni vacillanti de' vostri signori; perché noi combattiamo per la nostra patria, mentre voi combattete per padroni odiosi; perché quando si mostrerà la nostra bandiera, la metà almeno di voi verrà ad unirsi ed affratellarsi con noi; perché infine colui; che vi comanda è il figlio di. Ferdinando II, il nepote di Francesco I, il pronepote di Ferdinando I stirpe di vigliacchi, che altro non sanno, fuorché fuggire e meditare perfìdie, mentre noi siamo guidati da Vittorio Emmanuele degno erede di lunga stirpe di eroi, il più bravo e leale de' principi di questo tempo. La lotta sarà breve; ma il pregiudizio, e la vergogna, che ne risulteranno per voi durerà per lungo seguito d'anni: ricadranno su i vostri figli, ed i figli di essi, come la maledizione pronunciata contro Caino il fratricida! Che Dio voglia risparmiare all'Italia queste spaventevoli calamità! Faccia il cielo 9 che te baionette de' nostri soldati vittoriosi, per rendere alla nostra patria la indipendenza e l'unita, non si tingano d'altro sangue, fuorché straniero! Soldati napoletani! Mostratevi degni figli di quelle illustri falangi di martiri, che i Borboni han fatto morire su i patiboli, o nelle miserie dell'esilio "Italia, e Vittorio Emmanuele"

ecco il vostro grido; che questo grido echeggi nelle vostre file, e allora l'Italia sarà. - Torino 22 marzo 1860. - Il presidente della società nazionale La Farina (1)."

Scopò di questa cronaca nel trascrivere i documenti, e nel riportare con precisione il nome, e la forza de' corpi militari in Sicilia,

2. La trascrizione de' documenti di ogni colore, che sarà fatta nel corso di questa cronaca, non è da risguardarsi come noiosa prolissità. Prescindendo dallo interesse

(1) Dovea trovarsi troppo di scarsa vena il sig. La Farina quando dopo due mesi (22 maggio) nella già insorta Palermo, agognando ad un Portafoglio di ministro, ripubblicava come nuovo proclama questo di sopra trascritto del 22 marzo (Vedi Cronaca della guerra d'Italia 1859. 1860. pag. 637 parte II, e 59 parte III); ciò che d'altronde non lo preserverà dall'esserne espulso con violenza da Garibaldi (Vedi la data de' 7 luglio in questa Cronaca).


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(4 aprile) 5

storico, essa è giovevole alla verità de' fatti, su la quale con difficoltà può farsi luce in mezzo alle lottanti passioni. Così potrà mettersi a confronto nella autentica espressione ciò che si è detto, o scritto dalle parti. opposte» Chi legge equilibrerà le deduzioni, ed avrà il destro di raggiungere la desiderata imparzialità. Parimenti nel far menzione delle regie truppe, che hanno operato in Sicilia, si danno le precise indicazioni sul loro numero, e su' nomi de' corpi rispettivi, onde potersi valutare il merito delle anioni di guerra in proporzione dea numero effettivo de' combattenti, e non delle favolose esagerazioni de' partiti, nelle quali tutto abbonda, fuorché la sincerità, e la buona fede.

Sintomi insurrezionali.

3. Palermo è in preda ad una febbre sediziosa. Da più giorni si trovano affissi su' muri proclami, decreti, disposizioni provvisorie, edite dalla stampa clandestina di un Comitato invisibile elevatosi di fronte al governo, che impone ed esige la obbedienza a' suoi ordini, e che, senza forza visibile, ottiene sommissione, assai più delle Autorità governative. Questi proclami dispensano largamente promesse, e minacce; impongono rigorose condizioni a' membri della polizia, se vogliono essere amnistiati; annunziano i soccorsi da parte del governo piemontese, l'unità italiana, e fanno tralucere il concorso di Garibaldi esaltato fino alle stelle. Il ricco fontanaro Riso è il capo esecutivo, e preparatore della rivoluzione. Le primarie autorità hanno informato da più giorni il governo in Napoli su lo spirito pubblico, che desta serie inquietudini, e fa temere uno scoppio da momento a momento (rapporto del Direttore di polizia, 29 marzo)

. Sia abituale propensione per la rivolta in que' naturali; sia disgusto nell'animo di taluni del proletariato, che non sanno piegarsi alla vita del travaglio e della quiete; certo e che una congiura segretamente si ordisce, ove nobili ambiziosi, e plebe rotta ad ogni delitto, istigata da quei medesimi esaltati testé reduci dallo esilio, mercé la sovrana amnistia, operano di conserva. Fin da jersera il contegno di taluni degli abitanti fa palese premeditarsi un attentato contro l'ordine pubblico; e si hanno indizii patenti, che lo si abbia a consumare per l'alba di questo giorno.

6 (4 aprile)

Un terror panico si diffonde nella generalità. A calca la gente di ogni classe si premunisce di che vivere: sì tratta di una popolazione di oltre centocinquantamila abitanti. Altri si chiudono in casa; altri lasciano la città e si ritirano nelle campagne.

Misure di precauzione.

Opportune misure preventive sono intanto adottate dal generale Salzano comandante le armi in Palermo, quell'assenza dei luogotenente principe di Castelcicala (1), e dall'autorità politica, Gli insorgenti, per marciare sopra Palermo, come si scorgeva jersera da fuochi accesi sui colli circostanti, si riuniscono nel prossimo villaggio di s. Lorenzo. Nella decorsa notte sono quivi spedite due compagnie del 9. di linea, ed uno squadrone di cacciatori a cavallo condotti dal maggiore Polizzy capo di stato maggiore della piazza, che l'occupano militarmente. Durante la stessa notte la polizia perlustra il convento dei minori osservanti della Gancia, covo di settarie cospirazioni, ma nulla si scopre per la fina scaltrezza di quei Religiosi nel nascondere i congiurati loro complici (2).

Primi attentati rivoluzionarj

6. All'alba suonano a stormo le campane del monastero; anzidetto, le truppe accorrono ne siti rispettivamente designati. Gl'insorti rompono i fili del telegrafo (elettrico per impedire ogni comunicazione con le provincie. Aggredito un posto militare alla Fieravecchia nella Flora di Palermo 5 ed è uccisa una sentinella, e ferito un solcato. Apertamente la ribellione si manifesta nel ripetuto: monastero della Gancia, dove una sessantina di ribelli si fortifica, ed a' gridi di Viva Vittorio Emmanuele, ricevé

a colpi di fucile la forza pubblica accorsa, contro

(1) Anche dopo il ritorno del Luogotenente in Palermo, e fino al 3 maggio prossimo entrante, continua a provvedere Salzano a tutto, siccome dice egli nel suo discarico, rapporto de' 3 luglio 1860.

(2) Riso, ricco artefice fontanaro siciliano, è il capo di questo complotto, con casa contigua al monastero della Gancia, donde la facilità di comunicare, ed occultarsi.

(Dumas, les Garibaldiens, pag. 57.)

(4 aprile) 7

la quale si fa fuoco anche da' contigui casamenti (rapporto del Direttore di polizia de' 5 aprile). Impegnatosi il conflitto, sopraggiunge un battaglione del 6. di linea, con mandato dal generale Sury. che investe il convento, ed a vincere la resistenza, gli è forza adoprare gli obici di montagna. Atterrata cosi la porta, entra la truppa alla baionetta, e conquista tre cannoni, di cui facevano uso i rivoluzionarj, sei de' quali muoiono nel conflitto y ed altri rimangono feriti e fatti prigionieri con le armi alla mano: due de' cannoni sono esagonali di ferro, ed uno in legno cerchiato di ferro, con affusti, e corredo di mitraglia. Si trovano pure nello stesso convento polveri di munizione, lance, granate a mano con spolette, ed altre armi. Tre compagni d'armi restano feriti, uno dei quali indi a poco cessa di vivere: feriti sono pure pochi soldati, e guardie di polizia. Alla testa del cennato Battaglione va il tenente colonnello Perrone, e il maggiore Coscarelli, col sussidio d'una sezione di artiglieria da' campo (la prima della decima batteria), ed un plotone di cacciatori a cavallo. Energia del primo Tenente d'artiglieria Bianchi, che a compiere la repressione de' nemici trinceratisi nei piani superiori del monastero, fa quivi salire un obice a braccia, e riesce a snidarli. Altra artiglieria è collocata strategicamente in vari punti della città. La real fregata Ercole ancorata avanti il ponte della Muraglia dirige cannonate verso s. Erasmo o strada di Bagheria, Acqua de' Corsari, e campagne di Villabate, dove si veggono riunito varie bande armate di paesani.

Bande d'insorti, che dalle campagne minacciano invadere Palermo

6. Da Sferracavallo, posto telegrafico, viene segnalato il transito di circa mille insorti con bandiera tricolore e musica, diretti verso Palermo. A combatterla viene spedito il medesimo maggiore Polizzy, che invano fino alle 7 di questa mattina ha perlustrato presso il cennato villaggio s. Lorenzo, dandoglisi un rinforzo di tre compagnie del 10 di linea guidate dal capitano di stato maggiore signor Salerni. Nella evoluzione per incontrare i mille insorti, il Polizzy discaccia dal real sito della Favorita una quarantina di faziosi ivi introdottisi per disarmarne i custodi.

8 (4 aprile) Altre bande disperse.

7. Sedato il turbine, che minacciava irrompere dalia Gancia, dopo due ore si veggono altri armati presso il villaggio s. Maria di Gesù, e poi presso il ponte delle Teste, e villaggio Boccadifalco, tosto dispersi dalle reali truppe. Sul tardi appare una banda nel Piano de' torrazzi, che chiusasi ne' casamenti, è sloggiata dalla artiglieria. Cessato ivi il fuoco verso sera, ripiglia a Boccadifalco dove s'inviano quattro divisioni dell'8 reggimento comandate dal maggiore Scardamaglia: accadono anche poche avvisaglie a porto s. Antonino, a quella di Termini, ed alla Sestacasa. Da per tutto vincitori gareggiano di zelo ufficiali e soldati.

I rivoltosi battuti a Monreale.

8. L'essenziale posto di Monreale è stato anche questa mattina attaccato da' rivoltosi, e bravamente difeso dal 9 battaglione cacciatori comandato dal prode maggiore del Bosco, collocatosi in strategiche posizioni (rapporto del generale Salzano, di sopra citato). Corre

voce che i ribelli in gran numero trinceratisi ivi ne! quartiere di cavalleria, ne sieno stati snidati dall'anzidetto 9 battaglione, che ne avrebbe uccisi sessanta, e molti altri fatti prigionieri (relazioni epistolari de' 5 corrente). Gridi sediziosi, e contegno degli abitanti di Palermo, e distretti limitrofi

9. Tra i varii gridi sediziosi negli attacchi con le bande, queste han fatto sentire Viva l'annessione al Piemonte, viva Vittorio Emmanuele; e vi è stata anche qualche voce di viva l'annessione alla Inghilterra, La popolazione di Palermo però non prende parte a questi disordini, ed attende l'esito delle operazioni militari per pronunziarsi. In Termini, dopo una dimostrazione plateale con bandiera tricolore, il sottintendente con la truppa si ritira in ca stello, e l'ordine pubblico è tutelato a cura de' possidenti.

Stato d'assedio

10. Il generale Salzano pubblica oggi in Palermo lo stato d'assedio in questi termini "art. 1. La città di Palermo, e suo distretto sono da questo momento in poi dichiarati in istato d'assedio art. 2. I ribelli presi con le armi alla mano,

(4 aprile) 9

nonché tutti coloro che presteranno concorso, alla insurrezione, saranno giudicati da un consiglio dì guerra subitaneo che da ora in poi resta in permanenza; e ciò a norma del real decreto de' 26 dicembre 1858. - art. 3. Tutti coloro, che in atto detengono armi di qualunque natura, dovranno farne in ore 2

4 consegna in questo comando militare sito nella piazza Bologna, a malgrado che avessero ottenuto legale permesso dalla polizia; quale permesso da oggi in poi resta annullato. - art. 4. Durante il giorno gli abitanti dovranno camminare per le strade isolatamente: la notte da un'ora in poi dovranno portare una lanterna, o fanale. - art. 6. È vietato a' particolari di ricevere persone in loro casa che non sieno parenti; e qualora volessero riceverne alcuno alloggiandolo, dovranno munirsi di legale permesso dall'autorità civile. - art. 6. E' vietato il suono delle campane, tanto di giorno, quanto di nette: come pure è vietato di affiggersi qualunque cartello, o proclama sedizioso. - i contravventori saranno giudicati dal consiglio di guerra subitaneo: durante lo stato d'assedio, le tipografie resteranno chiuse. - art. 7. Il consiglio di guerra di guarnigione resta elevato da ora a consiglio permanente subitanee di guerra; II detto consiglio sederà in questa, casa comunale" (segue la firma). Premure del re per ricompensare e gratificare le truppe benemerite. Istruzioni reali per lo buon andamento delle cose in Sicilia. Invio di rinforzi.

11. Il re manifesta la sua sovrana soddisfazione per la bravura e fedeltà delle sue truppe, e vuole che si ricompensino è si diano onorificenze a' benemeriti (1);

(1) Incessanti, calde e reiterate premure si fanno dal re, da oggi in poi, per gratificare i militari benemeriti, chiedendone l'elenco dal luogotenente generale in capo, e quindi dal costui successore, senza vedersi corrisposto. I reali ordini si contengono ne' dispacci degli 8, 18, 23, e 30 di questo mese di aprile, come pure nell'altro dispaccio de' 3 maggio (in cui si nota, che «da 28 giorni il re non ha potuto ancora ricevere il notamento de' distinti, e non saper spiegare la inerzia de' capi de' corpi ad inviarli)»; in quello de' 23 dello stesso maggio, col quale si dispone pronta ricompensa agli atti di bravura, e si ricorda il proverbio, che ehi presto da, da due.

10 (5 aprile)

spedisce altri rinforzi di pionieri, e di carabinieri a piedi su tre vapori; farine per panizzare, essendosi occupati, e manomessi i molini dagl'insorti; e comunica opportune istruzioni pel ristabilimento dell'ordine (1).

GIOVEDÌ 5 APRILE.

Arrivo del luogotenente generale. Combattimento nel villaggio s. Lorenzo.

1. Alle 5 pomeridiane, reduce da Napoli, giunge a Palermo il luogotenente generale Castelcicala. Il maggiore Polizzy in posizione con la colonna militare alle cascine Pandolfìna, ed Airoldi per attaccare la banda de' mille insorti segnalata ieri dal posto telegrafico di Sferracavallo, là sorprende nel villaggio s. Lorenzo: il conflitto è molto Vivo ed i soldati valorosamente si spingono all'attacco sotto un fuoco micidiale durato per molte ore; rimanendone feriti tra cui il sig. Strianese tenente dei cacciatori a cavallo; e nove tra morti e dispersi: varie case, dove gl'insorti eransi fortificati, rimangono bruciate, e si fanno diversi prigionieri (giornale, del maggiore Polizzy sotto la data odierna e relazione epistolare privata). Questo conflitto è stato una vera battaglia: sostenuto un primo attacco di cinque ore, la colonna di Polizzy ha dovuto

volte; ne' dispacci del susseguente dì 24, e 27; ed infine in quello de' 3 giugno, nel quale, impaziente d'ogni altro indugio, si scrive al colonnello di stato maggiore Buonopane, perché si occupasse a compilare l'aspettato elenco. Anche per ricompensare i compagni d'arme, e i loro capitani si fanno premure con dispaccio de' 23 aprile.

(1) Con mirabile spirito di moderazione, e con la più modesta riserbatezza sono dettate le sovrane istruzioni, e le savie norme per riordinare i disordini siciliani, e dirigere la strategica militare: fosse piaciuto al Cielo, e te avessero le autorità locali sapute comprendere, e sempre puntualmente eseguire! Tali sono i reali ordini degli 8, 14, e 30 aprile corrente; 8, 9, 18, e 20 maggio. In essi nel darsi provvidi rinsegnamenti si ripete sempre dal re: «nelle istruzioni, nelle mie lettere, ho detto e ripetuto, che da lontano, io non do ordini, ma consigli; e tali si debbono sempre reputare, rimanendo in piena vostra libertà di modificare come vi piacerà; intendendo io di conservarvi piena libertà di azione».

(5 aprile) 11

ripiegare mezzo miglio fuori del villaggio, dove ha atteso il chiesto rinforzo di artiglieria, di cui era priva; giunge di fatti una sezione di artiglieria da campo scortata da altra compagnia, e guidata dall'aggiunto dello stato maggiore Wàlcarcel, che sbaglia la strada, giunge tardi al villaggio vi tira qualche cannonata, e nel. ritirarsi si congiunge con la pennata colonna Polizzy, e rientrano a Palermo (rapporti del general Salzano). Mene del comitato rivoluzionario di Palermo, e del partilo mazziniano.

2. L'ordine e la tranquillità si mantengono apparentemente nello interno di Palermo, il cui occulto comitato rivoluzionario paga e dirige le bande degl'insorti in quel l'agro, con la tattica di commettere ogni devastazione, mostrarsi, e procurare di farsi inseguire senza raggiungere dalle regie truppe in tutte le più penose deviazioni, onde stancarle, allontanarle da Palermo, svogliarle: gli è perciò che il generale Salzano avrebbe voluta adottare tutt'altra strategica al riguardo; ma non è inteso (suo rapporto del 13 luglio). Tutto è disposto fin dal mese di ottobre 1859 per una simultanea agitazione sopra Palermo, d'onde si comunicherebbe a tutta l'isola. I fratelli Mastricchi radunano il nucleo degl'insorti, che più tardi dovrà essere di così gran soccorso all'aspettato Garibaldi. Già fin dalla metà dello scorso settembre Mazzini scriveva: - ..."La rivoluzione in Sicilia è probabile; una volta che i Siciliani han promesso, metteranno mano all'opera, benché sotto là nota loro condizione se no, no, i siciliani debbono essere sostenuti: la salute d'Italia è nel sud italico". - I cronisti del partito mazziniano dicono adunque, che questo abbia da gran tempo fissi gli occhi, al sud, cioè alla Sicilia, dalla cui insurrezione attende lo attuamento della sua idea fondamentale, l'unità vera d'Italia; vagheggiata sotto varii aspetti. E secondo uno de' loro piani, i volontarii dell'Italia centrale condotti da Garibaldi dovranno fare irruzione nel reame napolitano, a traverso del territorio pontificio; e quando ciò non potesse effettuarsi, si comincerà direttamente il movimento dalla estremità meridionale (Rustow, opera citata, pagina 125). Di fatti in una lettera pubblicata in diversi giornali d'Italia, e dell'estero, Mazzini scrivendo ad uno de' suoi amici

12 (5 aprile)

del Piemonte su la conferenza col re' di Piemonte propostaglisi per mezzo del Brofferio, confessa apertamente il suo progetto: - "...Che ii governo sardo dia a Garibaldi rassicurazione, sia direttamente, sia per l'organo di Ricasoli, o di Farini, che cominciando ad agire al di là dell'attuale frontiera, egli avrai il voto e l'

approvazione tacita del Piemonte, ed avrà pure il costui concorso se l'Austria e le potenze volessero intervenire tra gl'italiani e i loro sovrani. - A queste condizioni lealmente adempite, noi promettiamo su l'onore, 1. il segreto assoluto, oggi e domani, e fino a che piacerà al governo sardo: 2. la insurrezione della Sicilia, appena che i nostri avranno passata la Cattolica; ed anche prima, se bisogna purché ci si avvisi: 3. la insurrezione del regno di Napoli appena Garibaldi sarà su la frontiera degli Abruzzi; e tra l'insurrezione della Sicilia, e il movimento nelle provincie, la insurrezione di Napoli sarà indubitabile: 4. l'offerta di annessione al re che dovrà accettare puramente e semplicemente questa offerta cessando ogni opposizione da parte nostra, è ugualmente certo. Il resto verrà da se. Tutto deve farsi subito. Il governo sardo non si faccia illusione: fra due mesi d'indugio può cambiare in antagonismo, e reazione l'apparente popolarità che gode".

Proclama del comandante della piazza di Palermo agli abitanti.

3. Intanto oggi si pubblica questo proclama: - "Il generale comandante le armi nella provinciale real piazza di Palermo rende sentimenti di ammirazione al contegno serbato dogli abitanti di Palermo nella occasione della tentata rivolta di alcuni faziosi, che disconoscendo i veri sentimenti del paese han cercato d'immergere questa, bella città nella desolazione e nel sangue. Si rincorino i buoni e gli onesti abitanti, giacché quella fazione anarchica è stata dispersa dalle reali truppe ed una colonna mobile muove per darle una caccia efficace, e per ripristinare la tranquillità nel contado. Abitanti di Palermo! tornate alle vostre abituali occupazioni, ed attendetevi dall'autorità protezione e guarentigia alle vostre persone e delle vostre sostanze".

Palermo 5 aprile 1860 Firmato GIO. SALZANO.

(5 aprile) 13

Attacchi agli avamporti,

4. Oggi a Monreale; nella piazza della cattedrale, dai famosi fratelli Trifìrò sono tirati due colpi di fucile al maggiore del Bosco che ne rimane illeso (rapporto del comandante Bosco de' 6 corrente). Tutti gli avamposti della città di Palermo sono stati attaccati, chi più chi meno, con risultamenti favorevoli per le reali truppe, e quelle che occupano la posizione di Monreale, e Boccadifalco lo sono state pure fin dall'alba ed han respinti gli attacchi. Due compagnie del 4 di linea in Bagheria aggredite da forze maggiori dei rivoltosi si ritirano nella casina Inquorgiuto, dove, sebbene senza provvisioni, si sostengono valorosamente.

VENERDÌ 6 APRILE.

Rinforzi per liberare le due compagnie attediate in Bagheria.

1. Per liberare le surriferite due compagnie assediate in Bagheria, interamente digiune da due giorni, vi accorre oggi alle 2 pomeridiane il generale Sury con quattro, compagnie del 4 di linea, e due del decimo, con mezza batteria a trascino n. 10, e con mezzo squadrone cacciatori a cavallo: nel transitare, pe' villaggi Ficarazzi e Ficarazzoli queste truppe sono acclamate cordialmente dalle popolazioni (benché la stampa del partito avverso (1) descriva con i più neri colori questo transito, che qualifica di atto vandalico, col suo sistematico spirito di calunnia): s'impegna nel conflitto, e libera le due compagnie, le quali d'altronde bravamente resistevano; ha tre uomini uccisi, tra cui un sergente, e sette feriti (rapporto del gen. Salzano de' 2 luglio, e giornale del maggiore Polizzy sotto questa data). I cronisti favorevoli alla rivoluzione riportano come un tratto spiritoso e faceto un atroce incidente nel rincontro: all'avvicinarsi delle truppe di Sury, gl'insorti di Bagheria mettono ligata in piazza una guardia di polizia, che già ritenevano prigione, e la costringono a starsene ivi ferma col vessillo tricolore inalberato fra le mani: così rimane bersaglio a' colpi involontarii delle dette truppe, che nell'impeto dello assalto credono quello infelice uno de'

(1) Gazzetta di Genova da' 17 a' 21 correrne mese.


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14 (6 aprile)

rivoltosi (1). Alle 9 della stessa sera rientra in Palermo la colonna del generale Sury con le suddette due compagnie.

Provvedimenti annonarii. Partenze di famiglie. Attacchi agli avamposti. Influenza della rivoluzione di Palermo su i prossimi comuni.

2. Per là momentanea deficienza de' grani e delle farine, il comandante militare ordina a negozianti di tali generi fornirne subito l'amministrazione comunale a prezzi delle ultime mercuriali; e così le piazze sono immantinenti provvedute di pane e paste: e secondando la richiesta del pretore di' Palermo gli fa ottenere 12 mila ducati dalla real tesoreria per far fronte a più urgenti esiti (rapporto del gen. Salzano). Partono intanto per Napoli le famiglie de' superiori funzionarii civili, e de' militari. Si reiterano gli attacchi alla spicciolata contro i posti militari intorno alla città, e le posizioni di Monreale e Boccadifalco; ma sono respinti (giornale di Polizzy). La insurrezione soffogata a Palermo sì estende a' paesi vicini, d'onde accorrono verso la capitale masnade di malviventi, parte armati, e parte inermi, divisi in più bande, che molestano gli avamposti militari per lo intendimento d'irrompere nella città: in Bagheria, Misilmeri, Carini, Partinico, Piana, Capaccio, i facinorosi tumultuano con bandiere tricolori (dispaccio del luogotenente della data d'oggi). Moti in Trapani. Debolezza degli agenti governatici.

3. Col pretesto, di serbar l'ordine in niun modo minacciato, né turbato in Trapani, un comitato composto dal sindaco, dal barone Prinzi, e da Giulio Ali ne impone a quell'intendente marchese Silvestro Stazzone, ed al colonnello Floriano Jauch, comandante il 13 reggimento ivi di guarnigione. I quali per debolezza oggi gli permettono armare una guardia cittadina, eletta tra i più riscaldati, comandata da un maggiore Malato, che, tra i gridi sediziosi, inalberano la bandiera tricolore, fanno consegnarsi la granguardia dalle reali truppe, che si ritirano in quartiere: si fa allontanare la polizia, come pure i funzionari, e gl'impiegati telegrafici (rapporto del capitano Correale del

(1) Cronaca della guerra d'Italia del 1859-1860, parte II, pag. 640.

(7 aprile) 16

13 reg. (1) L'intendente per debolezza trae dalle prigioni il cavaliere Coppola e lo fa dichiarare innocente, tuttocchè notoriamente reo di atti insurrezionali.

SABATO 7 APRILE.

Arresto di alcuni nobili componenti il comitato insurrezionali

1. Entrano oggi in carcere a Palermo sette componenti del sedicente comitato rivoluzionario palermitano, barone Riso (la cui consorte baronessa de Hallay è una distinta legittimista francese), principino di Niscèmi. gentiluomo della real camera e pensionato con annui ducati 1%G& principino Giardinelli, anche gentiluomo della resti camera, il p. Ottavio Lanza, il duca Monteleone, il cav. Sangiovanni, ed un tale Lacroce (dispaccio odierno del Luogotenente). Per delegazione si arresta in Napoli il complice marchesino Rudino, altro gentiluomo della real camera, a carico del quale si verifica che assolda e paga giornalmente duecento villici per la rivolta (idem) (2).

Attacchi sminuzzati delle bande contro le regie truppe.

2. Si hanno precise notizie, che nel villaggio s. Lorenzo riuniti molti rivoltosi tendono a fortificar visi. Una rivolta si manifesta nella Piana de' Greci. Oggi le regie truppe respingono gli attacchi degl'insorti agli avamposti di Termini, e di porta s. Antonino: vi è stato qualche tentativo di attacco a posti della Vicaria (giornale di Polizzy). Proclama dell'autorità militare agli abitanti di Palermo.

3. Il generale Salzano pubblica il seguente proclama:

"

È lieto di manifestare nuovamente l'ammirazione pel

(1) Continuano i cenni sul conto dell'intendente Stazzone, e colonnello Jauch sotto la data de' 10 corrente.

(2) Pel risarcimento dovuto per legge al fìsco su i beni dei rei, e per tutelare a tempo opportuno gli interessi della finanza di Napoli in conteggio con quella di Palermo, a termini del real decreto 27 dicembre 1858, intercede corrispondenza col luogotenente generale sotto le date de' 12 e 20 aprile, nella quale sono articolati i varii danni sofferti dallo stato per colpa de' cospiratoci: vi sono pure altri dispacci e riscontri sotto le date de' 26 e 30 del mese stesso di aprile.

16 (7 aprile)

costante contegno che la popolazione di Palermo ha serbato nelle attuali emergente, e si augura che la piena fiducia rinasca, e che tutto ritorni alle normali condizioni, ora che gli avanzi della fazione, la quale tentò di commuovere il paese, trovansi sperperati; mercé il valore delle reali milizie, che tutelando energicamente l'ordine hanno reso un segnalato servizio al paese» 1 motori del movimento sono per la più gran parte nelle mani della giustizia. Una commissione e stata prescelta intanto per distribuire delle sovvenzioni alle classi più bisognose, tornendosi le somme necessarie dal regio erario. Continui la popolazione ad aver piena fiducia nell'autorità: viva nella secura tranquillità è nella ferma certezza che l'ordine non sarà ulteriormente turbato e respinga le voci inquietanti che vengono sparse col solo scopo di destare apprensioni ed allarmi.

Palermo 7 aprile 1860 GIO. SALZANO.

Sussidii a bisognosi per ardine reale.

4. Coerentemente all'anzidetto proclama, per ordine reale sono distribuiti quattromila ducati alla gente povera, che pe' disordini cagionati dalla insurrezione, è stata per tre giorni impossibilitata a procacciarsi il vitto col lavoro.

Accuse contro la polizia di Sicilia. Voci contraddittorie sul trattamento a detenuti politici.

5, È notevole la insistenza, anche di qualche membro del corpo diplomatico presso la real corte di Napoli, con che si accusa la polizia di Sicilia di soprusi, torture, ed estorsioni in generale; come pure di maltrattamento ai mentovati nobili oggi arrestati, e tradotti nel forte di Castellammare; dove altri dicono, che essi gozzovigliano lautamente (Istruzioni reali de' 12 di questo mese). In realtà gli si usano riguardi pel pranzo, che loro si fornisce con decenza particolare a spese del fisco. Passando nelle grandi prigioni di Palermo per lo districo processuale si adoprano restrizioni circa i soli contatti esteriori, attesa la natura della imputazione (memorandum del direttore di polizia di varie date) (1).

(1) Tra i moltissimi, citiamo un solo argomento della esagerazione calunniosa spinta fino al delirio dal giornalismo della fazione avversa al governo di Napoli. La Gazzetta di Genova.

17 (8 aprile)

Movimento di Marsala.

6. Il motore dell'agitazione di Marsala è un tal Lipari, console piemontese, che in abito officiale con stendardo piemontese corre oggi per le strade, accompagnato da gridi entusiastici e sediziosi: si formano bande da' nominati Damiani, e D'Anna per marciare sopra Palermo, col denaro preso alle regie casse; e su la falsa voce che i gesuiti di Palermo avessero forniti quattro mila fucili a' rivoltosi, si pretendono armi dal convento gesuitico di Marsala. Nel dimani saputosi l'esito della insurrezione di Palermo, i più compromessi fuggono a Malta, e gli altri a purgarsi da ogni colpa si danno a fare da denunzianti ed accusatori a favore del governo, presso il magistrato da questo colà inviato pel processo.

DOMENICA 8 APRILE (giorno di Pasqua

)

Istruzioni reali: piani strategici utilmente suggeriti.

1. Le sovrane disposizioni comunicato al luogotenente inspirano sentimenti benigni, e di soddisfazione per la truppa, cui si vuole accordato il necessario riposo, e non defatigata troppo: - si raccomanda il buon regime per le popolazioni, onde abbiano copiosi ed a buon mercato generi annonarii; e sieno preservate il più che si possa dalle dure conseguenze della insurrezione. Contengono altresì uno strategico e sensato piano de' movimenti militari ben concertati per liberare e nettare le dipendenze suburbane di Palermo sud-est

dalle bande ribelli che la infestano; ed ottenuto ciò si suggerisce altra accorta evoluzione per la linea ovest della stessa città. Da ultimo si raccomanda di stabilire una crociera di navigli su la tricipite costa siciliana, destinandosi la fregata di Messina, per la linea dal Faro a Capopassero, - la fregata Archimede per la costa sud

; e il Ruggiero, o il Guiscardo per la costa tra Messina e Trapani (reali istruzioni in data …..).

..... de 17 e 21 di questo mese riporta che oggi tredici nobili arrestati in Palermo sono stati fucilati, e il popolo si é levato a furia ecc. ecc.!!!

(8 aprile) 18

d'oggi

) (1). - Reiterati e premurosi ordini sovrani ingiungono inoltre al luogotenente, perché con i rinforzi militari sopraggiunti (15 mila soldati trovanti già nella sola città di Palermo) affretti la distruzione delle bande rivoltosi che possono compromettere la quiete della intera Sicilia, e gli rammenta la massima della esperienza "che nelle civili commozioni ogni ora che si perde fa crescere la baldanza dei sediziosi per quanto deprime la fiducia dei buoni, la quale diffidenza (qualora si protraggano gl'indugi) diventa anche contagiosa per la truppa" (dispaccio reale del 3 corrente). E gli si in giunge pure di lasciare il pusillanime

(1) Per valutare il merito di questo importante piano strategico (che deve ritenersi o mal capito o infedelmente eseguito) bisogna riportarne qui gli essenziali concetti.

"Con la forza riunita in Palermo e con la squadra già inviata, sembra spianata ogni difficoltà, per uscire dai sistema difensivo adottato; e sembra invece non solo utile, ma necessario operarsi alle spalle delle delle bande che circondano Palermo. - Mezzo facile a tanto operare sarebbe lo sbarco su le pirofregate che son costà, d'una forte colonna che sbarcando a Termini, punto protetto dal castello ed abbondante di barche da pesca, offre la opportunità d'un sincero e sicuro disbarco.

Nella prevenzione, che ciò debba farsi con truppa riposata, che in Palermo tacitamente si imbarchi tra un'ora e le due di notte, od operi la discesa in Termini pria di giorno. - Terminato il disbarco, questa colonna che dovrebbe esser provveduta di quattro obici da schiena, marcerebbe su Bagheria. Ivi riposata, prenderebbe la traversa di Misilmeri, e di là salirebbe al Mezzagno, per la Grazia., si avvierebbe verso il Parco, e congiungendo i suoi movimenti con le truppe di Monreale, coordinando tali movimenti con una spinta che partisse da Palermo nella direzione di Oriente e Mezzogiorno per le strade di Romagnolo di, S. Maria di Gesù, per quella di Porrazzi, e per lo stradone di Monreale, se il tulio si esegue con vigore e precisione, le dipendenze suburbane di Palermo dalla parte di Oriente e Mezzogiorno potrebbero esser nettate dalle bande che l'infestano. - Conseguito questo scopo, rimarrebbe alle compagnie d'armi, rafforzate da cacciatori a cavallo, la cura di mantenere scevra di altre masnade la porzione, che potrebbesi dire già nettata. Allora rimanendo a praticare altrettanto da Monreale fino a Mondello, dalla parte occidentale, la stessa colonna sbarcando su la marina di Carini, marcerebbe su Partinico

(8 aprile) 19

sistema della difensiva

, e di assumere quello più efficace e di sicura riuscita: della offensiva

(1).

Idea a un indulto. Sua inopportunità.

2. Per agevolare i faziosi alla presentazione sorgerebbe la idea di un indulto reali (reali istruzioni di sopracitate);

- ma riflettendo che lo si potrebbe interpetrare per debolezza del governo, si risolve invece di munire il generale Cataldo (in giro con una forte colonna militare di operazione) della facoltà di amnistiare quanti si presenteranno spontanei consegnando le armi

(dispaccio del luogotenente, ivi).

-Altronde si vedrà, che come sfornita di legale carattere governativo, ed emessa da lui semplice comandante militare, questa promessa amnistia inspirerà poca fiducia (reali istruzioni, ivi).

Il generale Letizia in Sicilia. Attacchi agli avamposti. In quello al ponte Testa è incendiata una fabbrica di cuoi.

3. Il generale marchese Letizia, dovendo accedere in Palermo per domestici affari, si offre a prestar servizio quivi durante le ostilità (ordini, reali di questa data).

qualora si avessero notizie, che quella popolazione sia pure insorta. E nel caso contrario, prendendo la via di Palermo, da Sferracavallo in poi, opererebbe il nettamento della parte occidentale; e per la dritta coordinerebbe i suoi movimenti con le truppe stanziate in Boccadifalco, e Monreale. La guarnirono in quest'ultima città (come sopra si è detto la prima volta facendo fronte a Palermo, per la dritta appoggerebbe la colonna preveniente da Bagheria; Misilmeri, Mezzagno, ecc. e per la sinistra quella sbarcata in Carini, la provenienza, come si è detto, sia per Sferracavallo, sia per Partinico, sia ancora, richiedendo la circostanza per Torretta,

….....

Montelepre, (istruzioni reali 8 aprile).

(1) Si discarica il luogotenente generale a' 17 di questo mese dalla ritrosia sua a prendere l'offensiva

, e dice essere questo, "un rimprovero immeritato, essendo state, tutte le sue azioni per la offensiva, ch'ei riconosce unico sistema a seguirsi"

. Sventuratamente però si, vedrà, nel tratto successivo, ch'egli continua nel primo pericoloso e riprovato sistema della difensiva, senza lo slancio vigoroso ed energico suggeritogli con le reali istruzioni. Fino all'ultimo si sentirà altamente il bisogno di questo slancio marziale, ma intanto si agirà in contrario.

(8 aprile) 20

Tutti gli avamposti di Palermo sono stati oggi, chi più chi meno tutti inutilmente attaccati dagli insorti. - Vari scambi di fucilate avvengono questa sera lungo la via che da s. Antonino mena, al ponte Testa tra le pattuglie militari del 6 e 10 reggimento, ed i rivoltosi, le cui bande sonosi appiattite nella gran fabbrica di cuoi, la quale verso la mezzanotte è investita e bruciata da un distaccamento di truppa guidata dal primo tenente de Torrenteros (rapporto del comandante de 2 battaglione cacciatori).

Agitazione in Catania.

4. Nelle ore pomeridiane di oggi accade una commozione popolare in Catania, tosto sedata per. Opera dell'autorità locale, d'accordo con la truppa (telegramma di quell'intendente).

Più forte agitazione in Messina. Attacco contro la truppa. Stato d'assedio. Incuria dell'intendente: suo richiamo in Napoli.

5. Fin dagli ultimi giorni dello scorso mese si osservava in Messina un cupo fermento vieppiù aumentato dallo annunzio delle turbolenze scoppiate in Palermo a' 4 corrente. Oggi alle ore 23 si formano gruppi di persone di aspetto sinistro delle strade della città e presso i posti di guardia contro i quali si slanciano a mano armata, la truppa così provocata respinge la forza con la forza. Breve e non dubbio combattimento s'impegna nelle vie Ferdinando e Corso. - Da per tutto i congiurati sono posti in fuga dal valore de' soldati, de' quali rimangono feriti, Vincenzo Pisani, e Domenico Pesce del 2 reggimento, ed il sacerdote cappellano di questo signor Parisio, non che Giuseppe Vitelli soldato dell'8 cacciatori, a colpi di pugnale, di cui han fatto uso i faziosi, con qualche stecco, coltelli da beccaio, e pistole (rapporto del comandante generale di Messina).

Lodevole è stato nel rincontro il contegno delle reali truppe; e si notano come distinti il generale Gaetano Afan-de-Rivera, e Fergola; i colonnelli de Martino, e Ghio, il tenente colonnello Fieschi, il maggiore Sforza; e dello stato maggiore i capitani Isastia, Occhionero, i primitenenti Cipriani, Ferrara, e Perino, e il foriere d'artiglieria Giac. Pandolfi (idem, rapporto come sopra).

L'intendente marchese Artale riferisce con dispaccio

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telegrafico, che "l'ordine si conserva, ma l'agitazione cresce e diventa imponente; domandandoglisi tante cose, alle quali egli resiste, or con la persuasione, or con la fermezza; - la polizia non dovrebbe mostrarsi molto per non venire a collisione; e sarebbe utile, o crearsi una guardia civile per buon ordine, e subito proclamarsi lo stato d'assedio" - E di fatti si ordina lo stato d'assedio con la data di domani (telegramma dell'intendente di Messina, e dispaccio del luogotenente generale de' 9 corrente).

- Censurabile e compromissiva della pubblica tranquillità è intanto dichiarata dal potere militare la condotta del cennato intendente, troppo condiscendente in faccia alle esigenze rivoluzionarie, col mettere in disparte la polizia, e col tollerare la istallazione di due comitati, l'uno per la guerra, l'altro pel civile, mentre deputazioni girano le case estorcendo denari per armare la insurrezione; da tre giorni tutte le famiglie atterrite emigrano da Messina (rapporti de' generali Russo e Afan-de-Rivera).

- L'intendente è chiamato in Napoli, con congedo, e s'imbarcherà per colà nella sera di posdomani sul vapore comandato dal tenente di vascello Pucci.

Rimostranze de' consoli esteri al comandante militare della cittadella di Messina.

6. Si presentano al comandante militare di Messina i consoli di Francia e d'Inghilterra, e il comandante inglese del legno da guerra ivi ancorato, consigliando modi benigni alla truppa; e per conoscere se la cittadella farà fuoco sulla città: il primo di essi chiede pure che sieno precedentemente avvertiti i consoli esteri, nel caso si cominciassero le ostilità, affinché potessero mettere in salvo le persone e le sostanze dei loro connazionali (rapporti de' generali Russo e Afan-de-Rivera). Agitazioni in Barcellona.

7. Facendo eco alle turbolenze di Messina contemporaneamente oggi in Barcellona, comune del distretto di Castroreale, con affollamento di basso popolo con fazzoletti e coccarde tricolori percorre la strada principale del Corso, gridando Viva l'Italia

; gridi ripetuti nella stessa sera in teatro. I possidenti s'impegnano a calmare il tumulto, e vi riescono. Le autorità locali, prudenti dapprima,


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(9 aprile) 22

provveggono subito ad armare una guardia urbana de' migliori cittadini, e tutto rientra nell'ordine (rapporto del generale Russo comandante in Messina).

Grazia ad un condannato capitale.

8. Con la odierna data si comunica la grazia sovrana al procuratore generale del re presso la gran corte criminale di Siracusa, con cui è sospesa la esecuzione della condanna a pena capitale in persona di Gaetano Ruscenti (telegramma da Napoli).

LUNEDÌ 9 APRILE

Stato della Sicilia.

1. Il contegno ben disciplinato delle regie truppe ne impone a' tristi, e rincora i pacifici cittadini. - La posizione sembra migliorata. Per le interrotte comunicazioni con l'interno dell'isola, vi è in Palermo mancanza assoluta di notizie, di Messina, Catania, Siracusa, Girgenti, e Caltanissetta. - Poche, se ne hanno di Trapani. Unico avviso giunge da Alcamo, dove si dice comparsa una banda d'insorti d'un migliaio d'armati, con due cannoni (1). Nella scorsa, notte una colonna militare guidata dal generale. Sury ha percorsi i villaggi della Grazia, e Villabate, acclamata dovunque con Evviva al re

. Le bande ribelli, non in gran numero, chiuse nelle case di campagna, sono fuggite al primo apparire delle truppe (dispaccio del luogotenente generale de' 10 corrente mese).

Misure repressive.

2. Gradatamente il governo cerca reprimere la baldanza degl'insorti, e non lascia impuniti i circostanti villaggi, che li favoriscono, e, che si sono spinti ad opporre forte resistenza alle milizie reali. Per dare un esempio, si fa loro subire un disarmo rigoroso, ed a qualcheduno il saccheggio e l'incendio (rapporto di Salzano del 2 luglio):

(1) Il sottintendente, il giudice e il capitano d'armi fuggono o si celano: è disarmata la polizia e potrebbesi riparare a tutto con l'invio d'una colonna mobile; ma il luogotenente dice non poter diminuire la truppa in Palermo, e comincia a premurare per riavere il brigadiere Primerano, la cui gestione militare non offrirà in seguito soddisfacenti risultali (dispaccio luogotenenziale di oggi).

(9 aprile) 23

l'unico villaggio però, che incorre in questa rigorosa misura è il torbido villaggio s. Lorenzo, dove fin da' 5 corrente gl'insorti fortificatisi han sostenuto un attacco contro le truppe. - Oggi perciò vi ritornano due colonne, militari, una comandata dal maggiore Polizty con sci compagnie di soldati; mezzo squadrone di cacciatori a cavallo, una sezione di cannoni da campo, e 60 compagni d'armi col capitano Chinnici: - l'altra colonna con quattro compagnie, ed un plotone di pionieri, comandati dal tenente-colonnello de Torrebruna. Convergono nel villaggio per due opposte vie: la prima vi arriva anticipatamente, e dopo varii colpi di cannone per distruggere le difese fatte dagli insorti nelle cascine, entra nel villaggio stesso alla corsa ed alla baionetta, bruciando quelle case, dove in flagranza sorprende fortificati i nemici con armi e munizioni: si hanno pochi soldati feriti. - L'altra colonna sopraggiunge quando il villaggio è già occupato dalla prima; per cui prende la via di Baida, e Boccadifalco, dove non s'imbatte con gl'insorti - Ricongiunte le due colonne rientrano in Palermo alle 3 pomeridiane (giornale di Polizty).

È censurato il trattamento rigoroso fatto subire al villaggio di s. Lorenzo.

3. Comunque il luogotenente Castelcicala, accennando a questa severa lezione, si mostri risoluto applicarla ad ogni altro sito turbolento, ed anche alla stessa Palermo se apertamente insorgesse (dispaccio luogotenenziale de' 6 corrente mese),

ritenendone sicuro l'effetto nello interesse dell'ordine pubblico, sull'esempio dcl piccolo paese Mezzagno, che fu distrutto nel 1848, si conserva ora tranquillissimo; pur nondimeno la si è riprovata come inopportuna, e troppo severa; essendosi notato, che le bande nemiche fin dalla precedente sera avevano abbandonato il villaggio, contro il quale non avrebbe dovuto adoprarsi il saccheggio, e l'incendio alla cieca, essendosi fatta soffrire finanche la casa del più che realista principe Sciarra (rapporti del maggiore del Bosco da Monreale

) (1).

(1) L'incendio del villaggio s. Lorenzo ha dato motivo ai più fantastici racconti. Un Luigi Agnello, naturale di detto villaggio,

(10 aprile) 24

Lieve agitazione in Catania.

4. Temendosi maggiori turbolenze, con superiore permesso, s'imbarcano oggi per Napoli 42 famiglie di militari in Catania (rapporto del tenente dì vascello Pucci),

dove oggi ha luogo una lieve scaramuccia tra pochi insorti e qualche pattuglia. Le vigorose disposizioni di quella guarnigione militare, sgomentano gli emissarii rivoluzionarii spediti da Noto, Girgenti, e Caltanissetta a fiutare sull'oggetto. - Il buon accordo del comandante militare coll'intendente principe di Fitalia giova al regolare andamento del servizio (dispacci del generale Clary comandante Catania de' 12 corrente).

MARTEDÌ 10. APRILE

Ordine del giorno del luogotenente generale dall'esercito.

1. Il luogotenente generale pubblica il seguente ordine del giorno al corpo d'esercito in Sicilia: - "Una mano di faziosi, cui nulla cale per vagheggiate utopie gettar nel disordine e nell'anarchia il proprio paese, ha tentato scuotere l'ordine pubblico in questa, città, e varie armate bande di malfattori, allettate dalla non meno vagheggiata idea di far bottino, mosse da' circostanti paesi, hanno sperato aprirsi un varco in città, a fin d'immergerla nella desolazione e nel sangue.

capo d'una banda ribelle di 60 annali, avrebbe reisstito eroicamente per tre giorni a mille napoletani, ed avrebbe ceduto oggi a due mila, fuggendo e lasciando il vecchio padre, tre figli, e la moglie in preda agli orrori, che si dicono commessi nel detto villaggio; furti, famiglie intere bruciate, orecchie di donne tagliate per rubarne più prontamente i pendenti d'oro ecc. Maggiori atrocità nel convento di Baida, dove eransi rifugiate molte inermi famiglie. - Uccisa la moglie di Agnello, carcerati il vecchio padre, ed i tre figli in Palermo, dove nel 27 maggio, entrata di Garibaldi, sarebbe stato liberato da Luigi divenuto capo di poderosa banda, e morto con palla alla soglia della prigione, dopo varie gesta valorose. Tale è il romanzo occasionato da una fotografia del vecchio Agnello e de' nipoti, divenuti garibaldini, nella officina fotografica di Laisné, e Bellardel in Palermo (Journal d'un volontaire de Garibaldi, di Emilio Maison, pag 13 a 20).

(10 aprile) 25

L'uno e l'altro feroce attentato è stato energicamente soffogato dalla valorosa truppa del re nostro augusto signore, la quale sono superbo di comandare. - Vuole il re che a tutti, dal primo all'ultimo, della sua armata di terra e di mare, che sì rilevante servizio hanno reso alla causa dell'ordine, io esprima i sensi della piena sua sovrana soddisfazione. Ed io il fo col presente ordine, ed aggiungo la espressione della mia ammirazione per lo entusiasmo e la bravura delle diverse fazioni dalla truppa addimostrate, sicuro, che in questo corpo d'esercito, che si è ben distinto, al pari del valore non verrà mai meno la disciplina che a tutti caldamente ingiungo e raccomando.

Il generale in capo -firmato - CASTELCICALA".

Proclama del generale Salzano a' palermitani.

2. Il generale comandante la provincia è real piazza di Palermo dirige a' palermitani il seguente proclama: - "Un certo numero di predoni, di quelli che fiutano il sacco e la rapina in tutte le civili perturbazioni, corsero ad infestare il contado nella speranza di irrompere in città appena seppero il mòto sedizioso del mattino de' 4 stante.

Questa gente, che tiene ancora in ansietà la città, e su la quale gli agitatori fondano ancora le loro speranze di sovversione, jeri è stata vigorosamente attaccata dalle reali milizie nel villaggio di s. Lorenzo, ed in breve ora rotta e dispersa. - A tornare alla completa quiete, a riattivare ogni pubblico servigio, a rianimare il traffico, ed il commercio, ingiunge a tutti i capi delle amministrazioni civili, e giudiziarie a riprendere il corso degli affari, inculcando agli impiegati di recarsi al loro posto. I capi delle amministrazioni faranno quotidianamente giungere alla sede di questo comando delle armi gli stati di intervento degli uffiziali delle rispettive officine. - Invita tutti i negozianti, ed i fabbricanti ad aprire i loro magazzini ed i loro opificii, ed a ripigliare i negozi ed il lavoro facendoli certi che l'Autorità tutelerà i loro interessi. - Comunque permanessero le restrizioni, che sono una conseguenza dello stato d'assedio; pure ogni agevolezza sarà data al commercio per trasporto delle merci, e delle derrate fra l'interno, e l'esterno della città. - Abitanti di Palermo! - Stringetevi intorno alla idea dell'ordine, e smettendo ogni sinistra preoccupazione, tornate con fiducia alle vostre

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abitudini, ed alle vostre occupazioni all'ombra di un potere provvido, e forte. - Il generale comandante le Armi - GIO SALZANO.

Attacco contro le bande d'insorti a Villabate.

3. Se qualche miglioramento si osserva in Palermo, (dove oggi il solo avamposto de' cappuccini ricambia contro il nemico qualche fucilata); nulla d'altronde è sopravvenuto a rendere migliore lo stato delle campagne tuttora infestate dalle bande di malviventi. All'uopo una colonna militare, composta da un battaglione del 6; un altro del decimo, uno squadrone cacciatori a cavallo, una sezione di cannoni da campo, sessanta compagni d'armi, ed un plotone di pionieri, comandata dal generale De Wittemback, passando per Bagheria, questa mattina si è recata al villaggio di Villabate, occupato da molti insorti armati, che sarebbero subito fuggiti via all'apparire delle truppe, che tornano a Palermo alle sei pomeridiane (giornale di Polizty).

Secondo altra notizia, le truppe avrebbero incontrata valida resistenza; per cui han posto fuoco alle case da dove son partite le fucilate, (dispaccio luogotenenziale in data d'oggi).

Fatti di Trapani Fomite dato dal Piemonte alla rivolta, Sicula. Censura a carico di quelle primarie Autorità.

4. Pervengono oggi i rapporti di Trapani pe' fatti accennati a' 6 corrente: l'intendente Stazzone laconicamente dice, la truppa e la polizia ritirate nel castello; la guardia urbana novella dedita a tutelare l'ordine; la plebe mantenuta a pagamento dalla gente agiata (transazione col comunismo!); allarmante lo stato de' paesi contigui; per cui chiede rinforzo di truppa. Il colonnello Jauch del 13 reggimento, aggiunge penosi dettagli, che dice taciuti dall'intendente, cioè, immessione d'armi, e munizioni recate da un legno genovese, bandiere tricolori nelle piazze, timori d'aggressione per liberare i detenuti di Trapani, e di Favignana (dispaccio del Luogotenente, de' 12 corrente).

- Sono appuntati di codardia e dappocaggine quell'intendente, ed il colonnello Jauch. - Al primo, rimosso, si sostituisce il segretario generale sig. Sansecondo. - (Reali Istruzioni di pari data).

Il secondo, da sottoporsi a consiglio di guerra come inadempiente

(10 aprile) 27

a' proprii: doveri, confinato sull'isola di Ustica, privo della militare divisa fino al regolare giudizio (ordini comunicati al generale Salzano

) (1). Avvertenza al Luogotenente, che nel rincontro avrebbe dovuto subito conoscere del fatto, ed immediatamente provvedere inviando un abile e strenuo uffiziale a sostituire Jauch nel comando della provincia, per rianimare la prostrazione di animo del reggimento, e per agire con quella efficacia, che all'uopo è venuta meno in costui favorito nella carriera, e non invecchiato negli anni (idem).

Replica di tumulti in Messina.

5. Si reiterano oggi i moti sediziosi in Messina: varii degl'insorti già fugati per le campagne nel dì 8, ritornano rinforzati da altri, ed aggrediscono il posto; militare di s. Leone alla estremità della strada Ferdinando; la guardia resiste, benché in numero inferiore; e sopraggiunta altra truppa, mette in fuga gli aggressori; mentre altri di essi osano far fuoco per le vie di Messina contro un distaccamento di truppa, che si reca oggi di rinforzo ad un posto avanzato, e ne' rimangono feriti l'uffiziale e varii soldati - (rapporto del generale comandante di Messina).

Incidente dispiacevole nella perquisizione delle casine a' Borgognoni.

6. In una perquisizione militare fatta nelle due casine a' Borgognoni, tenimento di Palermo, procede il secondo tenente Avolio dello stato maggiore, ed un distaccamento del 4. di linea, e de' pionieri. A questi ultimi si attribuisce aver fatto man bassa ivi sotto lutti i rapporti

, e finanche il soldato Luigi Chiarella con colpo di fucile aver ferito alla gota un abitante intento a far lume col candeliere, durante le indagini del suddetto uffiziale Avolio.

(1) Circostanziato discarico rassegna da Palermo nel 1 maggio l'intendente Stazzone, con cui giustifica il suo operato, ed adduce, che il Regio Procuratore generale presso la gran Corte criminale, a sua insaputa, ordinò la liberazione dal carcere di 15 detenuti politici. Del pari il colonnello Jauch dal forte di Castellammare (in vece di esser confinato in Ustica) espone le sue ragioni, e dice esser vittima della calunnia.

(10 aprile) 28

Sul rapporto di costui si compila una informazione stragiudiziaria dal colonnello de' pionieri Midheroux; e risulta che la esplosione del fucile fu per mera disgrazia (rapporto …......).

Numero delle bande, e loro capi: indole de' componenti.

7. Il numero delle bande d'insorti, ed i nomi de' loro condottieri sarebbero come appresso:

1. banda di Alcamo, capo Stefano Santanna, che si fa chiamare il marchese;

2. banda di Partinico, comandata dal popolano Mariano Giani;

3. banda di Piana, comandata da' due possidenti Salapò e Petta;

4. banda di Corleone, capi il marchese Ferrario Fimatore Corteggiani, Pietro Pediscatre, Marinuzzo (Dumas, Les Garibaldiens, pag. 63),

ed un tal Varallo, fratello di un uffiziale del raggimento Sannio.....

5. Marida di Lerda, capo Luigi la Porta

Si dice che tali bande difettino di munizioni vano di requisizioni, e che dalla maggior parte de'

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sieno spinte con le armi; tanto che varii individui delle medesime disertino, e rientrino nelle loro case. Non amor di patria; né altra passione politica muove i cuori di questa gente grossolana e viziosa, ma il denaro e la speranza di far bottino. Se in pubblico affettano di parlare con la fraseologia liberale del tempo, in privato confessano "che essi non contano altra patria che la boria, e non aspirano alla liberazione della Sicilia che per saccheggiarla. La maggior parte cospira ad arricchirsi del furto e deridono due loro compaesani che-si abbassano alla rapina di. poco valore. Tali sono gli uomini (dice un grave storico contemporaneo) che rappresentano la nazione armata per la conquista della indipendenza!

(1). Dì costui è parola sotto le date de' 15 maggio), p. 18 luglio, come pure, nella conchiusione di questa Cronachista

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Reali istruzioni, e modo come sono intese dal Luogotenente generale.

1. Nuovi rinforzi di truppe si spediscono da Napoli. e si spinge il Luogotenente a mutare l'inerte sistema della difensiva

(e nel tempo stesso dello spossamento delle truppe in continuo moto per falsi allarmi) in una energica offensiva e con manovre d'inviluppo (reali dispacci di questa data, e di altre date posteriori).

E si suggeriscono misure strategiche che i duci militari di Palermo non han saputa studiare, comunque si trovassero sopralluogo.

Por queste e per altre avvertenze il luogotenente rende grazie, ma dice pure che "spetta dirigere ed operare a chi è sul luogo, e può tutte apprezzane le circostanze di fatto; - e che egli sente la gravezza della posizione, ma prega l'Angusta mente a non turbarsi con dettagli minutissimi, che a lui possono sfuggire" (dispaccio luogotenenziale di oggi).

Intanto chiede nuove truppe, che sbarcando a Carini, sboccassero poi su Partinico, ed Alcamo, onde con prestabilita manovra di altre colonne, potessero terminarsi le operazioni militari.

8pedizioni di Misilmeri. Gli insorti scacciati dal convento di Gibilrossa.

2. A Misilmeri si trovano 'bande armate idi insorti, parte de' quali hanno occupato il prossimo convento di Gibilrossa, da dove sono oggi discacciati, dopo breve attacco, dalle compagnie scelte del 4. di linea, e dal capitano d'armi Chinnici con 50 compagni d'armi partiti da Palermo oggi a mezzodì. - Per manovra precedentemente concertata, questa forza va a coronare i monti circostanti a Misilmeri, e facilitare cosi la entrata colà della colonna guidata dal generale Cataldo, che parte domani all'alba per quella destinazione.

Attacco a Boccadifalco: le truppe prendono tre bandiere agli insorti.

3. Alle 7 di questa mattina forte attacco contro la posizione di Boccadifalco, dove la difesa delle truppe è stata vigorosa, respingendo gl'insorti, a' quali ha tolte tre bandiere, (giornale di Polizty).

Nelle ore pomeridiane


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il capitano Achille Giannone del 2. cacciatori, con una compagnia si trasferisce a Boccadifalco per recare munizioni, e rinforzare quelle truppe in caso di ulteriori attacchi (cenno storico del comandante del 2. cacciatori Francesco Morgante).

Voci sediziose in Siracusa.

4. Un facinoroso palermitano, Giovanni Mancini, viti via Giudecca, a Siracusa, grida in questa sera viva la costituzione, con altre parole oscene; ma non gli si da ascolto, (rapporto del generale Rodrigues).

Protesta del corpo consolare estero in Messina. Ordinanza di quel comandante militare.

5. Pel conflitto di jeri in Messina tra le truppe cd i rivoltosi, il corpo consolare (meno i consoli di Russia ed di Austria) fa pervenire al generale comandante il seguente indirizzo: - "Signor Generale! Gravi eccessi sono stati ancora commessi la notte scorsa nella città di Messina, contrariamente alle speranze, che ci avevano fatte concepire le assicurazioni che avete voluto darci nello intento di ristabilire la pace, e ricondurre nelle mura la popolazione, che è quasi tutta fuggita. Persone inoffensive; persino un vecchio sono cadute vittime d'aggressione senza motivi. Sudditi stranieri, inglesi, od altri sono stati oggetto de' più cattivi trattamenti, e si è tremato per la loro vita. Inoffensiva, e non commettendo finora alcun atto reale di ribellione, la popolazione di Messina tutta intera è nel diritto di chiedere, che si rispetti il suo riposo, le sue donne, i suoi fanciulli, e' le sue proprietà. Il terrore intanto è più che mai grande, e noi sentiamo il bisogno, per poter rassicurare i nostri connazionali di formulare qui d'una maniera precisa le assicurazioni, che ci avete voluto dare. Voi avete voluto prometterci su la vostra parola d'onore, di cui non abbiamo dubitato, e non dubiteremo mai, che la cittadella e i forti non tirerebbero su la città; che in nessun caso i soldati violerebbero le case; che la città non sarebbe più turbata la notte da queste fucilate e cannonate interminabili, che da più giorni non lasciano alla popolazione un solo istante di riposo. Finalmente, che se delle aggressioni avessero luogo al le. barriere, i perché, esse sono impossibili nello interno della città,

(11 aprile) 31

non si risponderebbe più col fuoco de' pelottoni, e delle cannonate, ma che si cercherebbe d'impadronirsi degli assalitori con altri mezzi, che le forze considerevoli, di cui voi disponete, rendono facile trovare. Queste sono, signor Generale le promesse, che voi avete fatte, perché assumano mi carattere di autenticità. Esse ci mettono alla portata di concorrere alle vostre viste, d'assicurare ad un tempo, e i nostri nazionali, e tutta quanta la popolazione della città - (seguono le firme, prima tra le quali è quella del vice-console francese sig. Boulard).

A questa rimostranza del corpo consolare, non solo pe' rispettivi connazionali; ma anche per la popolazione di Messina, di cui assumono le parti, e senza interessarsi delle audaci e replicate provocazioni degl'insorti (quasicchè volesse impedirsi finanche la legittima difesa ed accagionarla a grave torto delle regie truppe il generale comandante la piazza di Messina risponde col pubblicare la seguente

ORDINANZA

"Comando militare della provincia e piazza di Messina. Noi maresciallo di campo Pasquale Russo, comandante ecc."

"Certi delle buone disposizioni degli abitanti di Messina, noi dichiariamo, che non saranno prese misure rigorose ed estreme, fuorché contro i malfattori, che percorrono le campagne de' dintorni, e che hanno spinta l'audacia sino ad attaccare le truppe fedeli del re. In conseguenza noi invitiamo le persone pacifiche a rassicurarsi, poiché nulla esse hanno a temere, ed a riprendere le abitudini della loro vita."

Messina, 11 aprile, 4 antimerid.

Il maresciallo di campo comandante

(firmato) PASQUALE RUSSO.

GIOVEDÌ 11 APRILE.

Spedizione di una colonna militare per Misilmeri. Rettificazione di un equivoco. Proclama di Cataldo.

1. All'alba parte da Palermo per Misilmeri il generale Cataldo con la colonna composta del 2. cacciatori, di un battaglione carabinieri a piedi, e di mezza batteria di montagna,

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n. 14 congiungendosi colà con l'altra forza che ieri mosse pel convento di Gibilrosso. Deserto è Misilmeri, e non vi è bisogno di trarre un colpo, essendosene fuggiti gl'insorti a Marineo. Si ordina perciò da Palermo a Cataldo d'inseguirli, continuando la rotta per Piana de' Greci e s. Giuseppe delle Mortelle, fermandosi a Partinico in attenzione di nuovi ordini, (giornale di Polizty, e cenno storico del comandante Morgante).

E' erronea perciò la notizia, riportata in un rapporto confidenziale (memorandum

) di essere stati discacciati gl'insorti da Misilmeri, dopo breve attacco con la colonna Cataldo: ed è inesatta altresì la relazione del luogotenente generale (in data di oggi, rapporto del Re

) con la quale si annunzia una vittoria a Misilmeri, con morti, feriti, e prigionieri sulla montagna di Gibilrosso; con che viene a confondersi la insignificante scaramuccia sostenuta colà dal capitano d'armi Chinnici (vedi la precedente pagina 29).

Si trovano bandiere tricolori inalberate da mano ignota, e subito tolte dalle stesse popolazioni. - La colonna Cataldo è adunque ben accolta dagli abitanti di Marineo, da dove gl'insorti anche fuggono, bipartendosi, e recandosi parte a Villafrate, e parte a Piana; nel primo luogo trovano forti ostacoli nella guardia urbana, che li respinge con archibugiate, così che scorati e sbandati, 21 ripatriano a Villabate; nel secondo luogo si fermano per poco e poi si danno in fuga, verso Partinico, sapendo di esservi attaccate dalle colonne di Cataldo, e di Bosco. Quest'ultimo in una scaramuccia agli avamposti di Monreale disperde una massa di rivoltosi e prende loro una bandiera che invia al Re (rapporto del comandante del Bosco de' 28 corrente aprile);

- distribuisce nel Real Nome sovvenzioni a' poveri di colà per ducati 811, e speciali sussidii poi accorda ad una povera famigliuola, la cui madre accidentalmente è perita per colpo d'arma da fuoco in una mischia (ivi).

- Nel rincontro pe' paesi percorsi dal generale Cataldo, pubblica costui il seguente proclama: "Abitanti! - Una colonna mobile viene a rafforzare l'ordine, a fiancheggiarc le Autorità, a proteggere le pacifiche popolazioni. Voci allarmanti sono state sparse col fine di destare apprensioni, ed allarmi. Respingete queste voci, e vivete tranquilli e sicuri; poiché le Reali milizie giungono tra voi a tutela dei più sacri interessi,

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in guarentigia degli onesti e de' buoni. Chiunque abbia prese le armi, le deponga nel corso di 24 ore nelle mie mani, e sarà libero, senza che veruna istruzione ubbia luogo su' momentanei passati erramenti. Qual comandante la colonna mobile, io son lieto di presentarmi a voi per a rinunziarvi a Nome di S. M. il Re N. S. che tutto è dimenticati); e che quanti sono compromessi posano tornare tranquillamente alle loro parifiche occupazioni.

Rinforzi a Catania diretti per la via di Messina, dove si verifica altra scaramuccia.

2. Anche per rafforzare Catania partono da Napoli due battaglioni (del IV e 15 reggimento) con una completa batteria a trascino n. 8, e dal ministro della guerra Winspeare si comunicano analoghe istruzioni sovrana mente rivedute; mentre il comandante di Messiria annunzio, che quivi oggi gl'insorti hanno simultaneamente attaccato il posto militare di Portazarra, e il finte Castellaccio, che li sta disperdendo con la mitraglia. A motivo de' continui rinforzi inviati m Sicilia, rimane poca forza, ed appena quanto basta per tener la quiete ne' dominii con talentali, ove da ora si sospetta che possano andar soggetti ad un'aggressione violenta straniera. (Reali istruzioni di oggi). Istruzioni pel buon trattamento del soldato

,

e per la retta disciplina.

3. Mentre sovrabbondano nelle reali istruzioni le avvertenze al luogotenente generale pel buon trattamento del soldato; sia nella vittituzione, per la quale si raccomanda fer sorprendere il pane, non eia nella panatica, dov'è facile essere ingannato; ma ogni dì ne' corpi militari, a' quali si rimane in dono una piastra (12 carlini) per rivalersi del pane di meno, occorso per fare il saggio (reali istruzioni de' 30 aprile ed altre) sia per lo vestiario e calzatura; sia per ogni altra cura tendente al benessere del soldato; si danno pure frequenti. e precisi ordini per una severissima disciplina militare, ingiungendo a' co mandanti di vietare ogni benché menomo furto, o sopruso del soldato a danno de' cittadini (istruzioni reali sopracitate)

; d'impedire scrupolosamente l'incendio, il saccheggio, ed Sinché le ruberie nelle case de' pacifici abitanti;

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e ciò con la massima severità; e si nota la sensata considerazione" di essere, cioè, non solo un punto d'onore militare di astenersi da saccheggi, da rapine da incendii; ma altresì una forte ragione per la propria sicurezza, giacché macchiando il loro decoro con tali iniquità, ecciterebbero contro di essi il furore de' più quieti cittadini, e finanche alle donne: e 20 mila uomini, che marciano in mezzo a due milioni e duecento mila abitanti, debbono accuratamente evitare ogni motivo di esasperazione (suddette istruzioni)

. Al proposito sono assoggettati a giudizio e punizione il soldato Giuseppe Sommala per aver rubate in una casa rurale otto posate d'argento, una salvietta, e poche altre cose, e l'altro soldato Matteo de Pasquale per un involto contenente mantello e lenzuolo, che diceva aver rinvenuto (rapporti del colonnello Donati, in data d'oggi). Si preconizza una nuota rivoluzione in Palermo. 4. Si parla fortemente di una nuova rivoluzione in Palermo, indicandosi, or questo, or quell'altro sito per punto di riunione. Si scorano i buoni; e la città che pareva tornasse pienamente al suo stato normale, fa un passo addietro (dispaccio del luogotenente, in data d'oggi).

VENERDÌ 13 APRILE.

Giudizio de' ribelli presi in flagranza nel convento della Gancia

1. Si riunisce il consiglio di guerra per giudicare gl'insorti presi nella flagrante, ribellione con le armi alla mano nel convento della Gancia a' 4 corrente mese; tredici dei quali sono condannati alla pena capitale (1). Sono assoluti e messi in libertà i religiosi del convento della Gancia (giornale di Polizzy).

(1) Dessi sono cosi cognominati: Barone, Calandro, Camorrone, Caccinotti, Cataro, Calandri, Canceri, Fanaro, Nicola, Riso padre «figlio (questo ultimo muore nell'ospedale per effetto delle ferite riportate nel conflitto), Vallone, Vassallo, Ventimiglia.

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Dimostrazione sediziosa in Palermo.

2. Alle 4 pomeridiane una folla di circa 200 individui di varie condizioni percorre la strada di Toledo in Palermo, gridando "Viva il re, viva l'Italia, abbasso la polizia"

. Fuggono al veder accorrere la forza pubblica, che ne arresta quattro o cinque, i quali avevano disarmato un uffiziale, un aiutante, ed un sergente de' veterani imbattutisi co' tumultuanti. Ciò ha fatto aumentare l'allarme, li generale Salzano pubblica la seguente:

Ordinanza

"Art. 1. Gli attruppamenti di carattere sedizioso che potessero formarsi, sia nella città, sia fuori, saranno dalle reali milizie e dagli agenti della forza pubblica intimati a sciogliersi, e' qualora alla terza ingiunzione non obbedissero, saranno dissipati con la forza. Art. 2. I comandanti militari e le autorità di polizia sono incaricati della esecuzione di questa ordinanza" (giornale di Polizzy dispaccio del luogotenente).

SABATO 14 APRILE.

Stampa clandestina in Napoli su le cose di Sicilia.

1. A Napoli il segreto comitato della rivolta fa circolare oggi il seguente invito clandestino riprodotto da varii giornali: Napolitani! Nel momento in cui re Vittorio Emmanuele pronunciava al parlamento solenni parole riguardo al presente e all'avvenire d'Italia, i nostri bravi fratelli di Sicilia scuotevano il giogo, che da lungo tempo ci opprime e ci opprime. La iniziativa del movimento è stata ardita e la lotta gigantesca. La bandiera d'Italia sventolava su le barricate della invincibile Palermo, e gli agenti di Maniscalchi, sono fuggiti come vigliacchi. Il governo non ha mancato, né mancherà di chiamare faziosi gl'insorti, e di dire che la Sicilia è sottomessa. Questi mezzi sono troppo noti; ne meritano alcuna fede quando si ricorda che nel 1848 si è detto che quelli erano poco numerosi i quali forzarono re Ferdinando ad offrire franchigie ed una costituzione. La letta continua, e le vittorie e le disfatte parziali non tolgono grandezza allo avvenimento. Adesso Fora nostra è venuta: adesso la indifferenza

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è un fratricidio, la inerzia un tradimento, e rovesciare il governo è il principale dovere che c'incombe in questi momenti supremi (cronaca della guerra d'Italia, par. 2, pag. 649).

Ristabilito l'ordine in Corleone ed altrove: interrotte le comunicazioni con Caltanissetta.

2. Allo arrivo di quattro compagnie di soldatiin Corleone, ritorna il sottintendente fuggito già al primo annunzio del movimento palermitano, e tutto vi si riordina. Si arrestano i principali agitatori. La colonna del generale Cataldo entra oggi pacificamente in Piana de' Greci. Finora niuna notizia del governo di Palermo è pervenuta in Caltanissetta (dispacci del luogotenente). Altra scaramuccia in Messina. Vi si provvede di lavoro alla plebe disoccupata.

3. Un battaglione del 2 di linea comandato dal maggiore de Francesco, e mezza batteria d'obici col capitano de' Blasio partono per Catania di rinforzo spedite da Messina, dove in questa notte gl'insorti attaccano varii posti militari, e ne sono respinti con fucilate, e con qualche colpo di cannone dal forte Castellaccio: un soldato dell'8 cacciatori rimane ferito. Per fornire di mezzi di sussistenza il minuto popolo in Messina, il sindaco Felice Silipigni, con manifesto in data d'oggi pubblica quanto appresso: "Il municipio vedendo come più d'ogni altro momento sia oggi necessario apprestare mezzi alla classe degli operai, è stato sollecito disporre varii lavori in cinque punti della città, cioè, ba sol are le vie Monasteri ed Arcivescovado; aprire, nuove strade alla Boccetta ed a Porta imperiale, ed accomodare quella s. Andrea, come pure riprendersi le fatiche nella strada del Corso, a Vico Centonce, Bianchina, e scesa della Marina, alla strada s. Antonio, e nella discesa della Mosella, disponendo pure che varii lavori di ferro avessero luogo, onde in sì fatta guisa fosse a molti agevole procurarsi un onesto pane. Si raccomanda vivamente a merciai e venditori d'annona di usare nello avvenire per lo smercio de' commestibili zelo e probità, che sino a questo momento, avendo riguardo alla difficoltà de' tempi, non hanno fatto desiderare. A meglio rianimare la città vengono pregati tutti coloro che noti hanno speciale

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occupazione nelle campagne, piacersi ritornare, acciò tutto riprenda l'abituale vigore" .

Opinione su gl'impiegati siciliani in generale.

4. Gl'impiegati siciliani hanno insito indistintamente il sentimento siciliano, cioè, voler essere indipendenti da Napoli, e questi sono i buoni. Gli altri servono pel soldo; ma al momento d'un movimento spariscono per gettarsi al partito che potrebbe restare vincitore (rapporti in data d'oggi del generale comandante la piazza di Catania). Esecuzioni capitali.

5. In seguito del giudizio di jeri, oggi son passati per le armi i tredici ribelli presi con le armi alla mano.

DOMENICA 15 APRILE.

Evoluzioni degl'insorti per istancare le regie truppe

1. Si scorge da' movimenti delle bande inserte fuggite gradatamente da Misilmeri, Marineo e Piana de' Greci, che in generale le loro manovre sieno di non farsi mai raggiungere dalle regie truppe, a solo fine di stancarle, protrarre d'agitazione, e ritardare il più che loro sarà possibile il ristabilimento dell'ordine, imitando la guerra che gli spagnuoli fecero agli eserciti francesi. Si ordina in tanto di continuarsene l'attiva persecuzione da una parte, dall'altra di adescare gl'individui delle bande stesse con parziali indulti e seminare la diffidenza fra loro, mercé persone influenti (istruzioni reali in data di oggi). Finora le sole provincie di Palermo e di Trapani sono infette da queste guerriglie.

Reperto di armi e munizioni da guerra in Palermo.

2. In questa sera si fa reperto d'un deposito di polvere da sparo, granate, ed armi in un magazzino vicino la chiesa della Magione di Palermo (dispaccio del luogotenente) Bande rinforzate dirette a Partinico.

3. La banda del sedicente barone s. Anna ingrossando per via con evasi da' luoghi di pena, e con prezzolati inoperosi, somma già a duemila individui; ed è inseguita

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verso Piana de' Greci, e Partinico, dove sono accolte freddamente le reali truppe.

Elogio a' funzionati superiori di Catania: molestie del viceconsole britannico,

4. Lodevole è il contegno pel mantenimento dell'ordine in Catania dello intendente principe di Fitalia, del patrizio barone Errico Pisani Ciancio, e de' consiglieri di corte suprema Gaetano Parisi, e Giuseppe Arrigo. Su l'equivoca condotta degli altri impiegati vi sarebbe a fare severo scrutinio. Le continue esigenze del viceconsole inglese sig. Giovanni Jeans costituiscono il flagello di quel comandante militare (rapporti del generale Clary in data d'oggi). Contegno del Piemonte.

5. Interpellato oggi il ministro Cavour nella camera de' deputati se la rivoluzione in Sicilia si fosse interamente sedata, come pareva, risponde con mistero e sussiego diplomatico che la discussione gli sembrava inutile e pericolosa, trovandosi il governo napoletano in imbarazzo nello interno de' suoi stati... ma che i nostri compatrioti continuano la lotta...

" È troppo significativa questa locuzione!

LUNEDÌ 16 APRILE.

Ritorna l'ordine in Alcamo e Castellammare per spontanea reazione degli stessi abitanti.

1. In Castellammare del golfo, ed in Alcamo per ispontanea controrivoluzione degli stessi abitanti (a cui pro si propongono ricompense) l'ordine è ristabilito, e quel sottintendente assicura esser pronti anche ad inseguire e respingere le bande degl'insorti; gli s'inviano tre compagnie di cacciatori a cavallo (disp. Luogot.).

Il generale Cataldo a Partinico: truppe a Carini, dove si concentrano le bande.

2. La colonna del generale Cataldo entra oggi pacificamente Partinico, d'onde fuggita la banda degl'insorti si dirige verso Montelepre e Carini. Si ordina al detto generale di trovarsi nel primo di questi due luoghi per l'alba di posdomani, e coronare le creste de' circostanti colli ad ovest del secondo sito, che sara


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(17 aprile) 39

e di fianco da altre due colonne militari, l'una guidata dal tenente colonnello de Torrebruna per terra (la cui marcia fino a Capace verrà appoggiata dal tenente colonnello Ma rulli, che tornerà subito in Palermo con quattro compagnie del 9 reggimento); ed un'altra sotto il comando del tenente colonnello Perrone; mentre il maggiore del Bosco con quattro compagnie agirà con strategica per Valle s. Martino, e Torretta, onde tagliare la via ad altri possibili rinforzi verso gl'insorti appostati a Carini (disp. del giorn. di Poliz.). Voci d'insurrezione in Palermo. Minaccia di severe repressioni:

3. Corre voce che per domani mattina alle 4 debba scoppiare una insurrezione in Palermo, dove il luogotenente dice essere già nota la sua minaccia di far dare sacco e fuoco alle case dalle quali un colpo solo partisse contro le reali truppe; ma dalla rivelazione di un detenuto, ferito e fatto prigione nello attacco al convento della Gancia, cognomi nato Riso, o Rizzo, pare non esser possibile per ora un nuovo movimento (disp. del luogot.). La città e provincia di Messina sono quiete. Direzione presa dagl'insorti.

4. La città di Messina, sgombrata da' facinorosi, ha riacquistato l'ordine e la tranquillità, riattivato il commercio, riaperti i negoziati, frequentate le strade, la stessa quiete è ritornata in tutta la provincia (rapporto odierno di quel generale comand.) Altronde si sa che gl'insorti fugati da Messina e da Palermo, scorrendo le campagne formano un nucleo di mille uomini che vanno ad ingrossare la banda di Rosolino Pilo emigrato siciliano, ripatrìato di soppiatto, dove si recano pure altri volontari da Napoli, e da altri punti d'Italia (cron. delle gener. d'Italia par. 2, pag. 649).

MARTEDÌ 17 APRILE.

Colonne militari da Palermo per Carini. i. In. giornata, coerentemente al piano di jeri, le colonne militari comandate da' tenenti colonnelli de Torrebruna, e Marulli escono da Palermo a mezzodì, dove a causa di tale partenza si manifesta qualche agitazione

40 (17 aprile) (giornale di Poliz.) Avrebbe dovuto partire per le 10 della sera la colonna Perrone; ma pel cattivo tempo di mare, la pirofregata Ercole, comandata da Flores, la imbarcherà all'alba di domani.

Indirizzo del senato di Messina al re.

2. Con la odierna data il senato di Messina rassegna al re il seguente indirizzo: "S. R. M. Sire Il senato di Messina prostrato a pie' del real trono della M. V. sente tutto il dovere di umiliare i sentimenti della più sincera devozione di questa vostra città, unitamente al rammarico provato pel trascorso di pochi malintenzionati, che intesero in questi ultimi giorni turbare la quiete; e spera nel benigno animo della M. V. non volerla privare di quella benevolenza, di cui per lungo volgere di tempo le han fatto grazia i vostri augusti antenati. In vero l'avvenimento del giorno 8 corrente fu tale, che gravezza alcuna non possa destare agli sguardi benefici di un magnanimo re, quale si è V. M.; poiché il fatto, di pochissimi cattivi, a' quali stava a cuore l'appropriazione dell'altrui fortuna, chiama su costoro la punizione, e non giammai su l'intero popolo d'un grande paese, che tranquillo delle sue cure si vive. Ma misure di rigore eccezionale sono succedute, che certo affliggeranno l'animo della M. V. quando udrà, che eccessi di violenza commessi dalle soldatesche sono ricaduti a danno di tutti i buoni cittadini, con la morte di più di essi. Se per un momento vollero fuorviare pochi miserabili per Io stato di ristrettezza, a cui li aveva condotti il vizio, e il malvolere, certo non è della generalità de' cittadini amare l'ozio, ed arrestare l'industria sola ricchezza di questo paese. Su tali ragioni il senato supplica V. M., affinché voglia far tornare tutto nell'ordinario stato, onde animare il commercio, e cosi nella circolazione de' valori trovare H maggiore utile. Guidato da questa idea pensava il senato in tanta universale miseria aprire de' lavori pubblici, onde sopperire utilmente a' bisogni della classe degli, operai; ma con molto suo dolore ha veduto stornare dal capo militare la pubblicazione del manifesto (1) qui acchiuso. Sire! Per questo eccezionale stato di rigore, in cui si

(1) Riportato di sopra pagina 36.

(18 aprile) 41

trova il paese, senza sufficiente guarentigia della vita dei buoni cittadini, intero è stato l'abbandono della città, che da giorno in giorno accrescendo la miseria, rende più miseranda l'attuale posizione; e ciò che più viva, mente affligge si è il poter dubitare la M. V. della fedeltà di questo paese, che proprio in questa congiuntura l'ha mostrata viva ed intera. 11 senato quindi nella sua rappresentanza fa voti al magnanimo cuore della M. V. acciò voglia ordinare che le abituali consuetudini di questi pacifici sudditi non sieno distolte con severe misure, di. cui non sono meritevoli; ma che con le normali leggi ripristinandosi la generale fiducia, ognuno viva felice, per come da che regna la gloriosa dinastia della M. V. lo si è stati; continuandosi a benedire e far voti di felicità aliali. V. ed all'augusta consorte, di tanto favore. Piaccia alla M. V. tenere questo voto di fedeltà, tale per come sinceramente emerge da' cuori, supplicando la Sacra Persona Vostra a voler permettere cne una deputazione si rechi personalmente a baciare le Sacre Mani.

Firmati Il Senato Felice Silipigni, sindaco Principino di Mola - Baronetto la Corte - Luigi Benoit - Giuseppe Castelli.

MERCOLEDÌ 18 APRILE.

Attacco di Carini: sue conseguenze: giudizii sul piano di esso, su gli errori di tattica, e su gli eccessi che si attribuiscono a' soldati.

1. In conformità del prestabilito piano, ritorna oggi a Palermo la colonna del tenente colonnello Marulli, dopo essersi divisa a Sferracavallo con quella del tenente colonnello de Torrebruna. Questi con la sola sua truppa alle 11 e mezzo antemeridiane ha attaccato Carini eia gremito d'insorti con più vessilli tricolori, prendendola d'assalto dopo due ore di combattimento, ed entrando anche quivi le compagnie del 2 cacciatori spiccate dalla colonna del generale Cataldo. Uopo l'occupazione di Carini è giunta la forza del tenente colonnello Perrone, che non prende parte alla azione, essendo sbarcata più tardi del tempo fissato. Ad evitare inutile effusione di sangue, essendosi già guadagnate sui vinti molte armi ed una bandiera, Torrebruna fa tosto sgombrare le sue truppe dalla

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città, e si ritira a Capace, dove gli pervengono ordini superiori di coadiuvare la colonna di Cataldo pel disarmamento di Carini, e di tutti i paesi prossimi. La truppa ha avuti pochi soldati lievemente feriti; molte sono state le perdite degl'insorti, spezialmente fra quelli che fuggendo si sono imbattuti ne' soldati postati su i colli di rimpetto Carini: l'esito di questo attacco produce calma in Palermo, dove jeri erasi perciò in ansia (giorn. Poliz. ed altre relazioni officiali)

. Il maggiore Bosco, comunque non coadiuvato da altre truppe, come avrebbe desiderato, si reca nel sito assegnatogli!, e con abile manovra discaccia gl'insorti in modo da farli imbattere nella colonna militare a Montelepre, che li estermina (rapporto del comand. Bosco de' 20 corrente). Sebbene raggiunto lo scopo di sloggiare le bande dalle posizioni di Montelepre e Carini, e disperderle con gravi perdite degl'insorti; pure dalla relazione officiale del medesimo Torrebruna si ricava non essere stata completa, come si desiderava, la riuscita della operazione, sia pel ritardato arrivo della colonna Perrone sia per la indisciplinata condotta di varii soldati durante l'azione (come ne convengono anche i rapporti del generale Cataldo): quel che è peggio, senza accorgersi del disdoro ridondante alle proprie armi, gli uffiziali stessi esagerano i torti de' soldati, e ne mormorano; sul quale abuso superiormente si provvede (disp. luogot. di oggi). Con dolore il re apprende tali notizie: dichiara inescusabili le indisciplinatezze, ed ordina provvedervisi severamente: pondera con giustiziagli andamenti di Torrebruna a Carini, dove osserva che se da una parte è desiderabile in lui maggiore obbedienza, avendo anticipato l'attacco invece di attendere le altre truppe, che, giusta il piano, doveano con simultanei movimenti agire con lui; dall'altra parte l'ardire e il coraggio con che l'attacco stesso fu mandato ad effetto, fa onore al medesimo ed alle sue truppe, le quali se non si fossero pollute con atti di crudeltà, sarebbero state Veramente lodevoli: deplorabile si dichiara sopratutto l'operato di qualche artigliere allontanatosi da' cannoni per dedicarsi al saccheggio: si fanno ascendere a dieci i morti tra i paesani di Carini; e qualora fossero estranei alla rivolta, il re premurosamente ne cerca conto, e vuole che si soccorrano le loro famiglie superstiti

(18 aprile) 43

(reali istruzioni de' 22 e 23 corrente). Vi è opinione che il piano d'attacco di Carini fosse stato errato da Torrebruna e da Cataldo; altrimenti niuno degl'insorti avrebbe potuto sfuggire dal cerchio formato dalle truppe (relazioni del maggiore Bosco de' 28 aprile, e del maggiore Morgante del 2 cacciatori). Si censura la condotta delle compagnie del 4 di linea, che hanno rubato nelle case di Carini; e finanche gli uffiziali non hanno avuto ritegno vuotare la cassa della reale percettoria;. mentre anche uffiziali di altri corpi si sono vantaggiati col bottino: scandaloso «n tal saccheggio, e molto più l'incendio posteriore a talune case: nel ritirarsi la colonna Torrebruna, sottentrano in Carini le divisioni del 2 cacciatori:, che con lodevole contegno riparano a' disordini, e rinfrancano i desolati abitanti (anzidetto documenti).

Il capitan d'armi Chinnici nel recare a Palermo due capibanda fatti prigionieri e giudicabili, riferiate essere cento i ribelli passati oggi per le armi a Montelepre, e fuggenti le reliquie; mentre molti si presentano e depongono le armi a Monreale, Corleone, Misilmeri, Montelepre; altri chetamente rientrano ne' domestici lari (disp. luogot. de' 23 corrente). Fatte però tali deduzioni, pure si ritiene che un altro migliaio d'insorti in varie comitive vada ancora scorrazzando le campagne di Palermo e di Trapani; nella quale ultima provincia si spedisce pel disarmamento il brigadiere Letizia, preferibile al predecessore Giordano quivi impaniato in amori (disp. luogot.) Rimangono adunque bande disperse di 200, ed altre di 80 individui; laonde il maggiore del Bosco giudicando essere indispensabile di svellere totalmente dalle radici la rivoluzione, che ora, egli dice, soltanto sospesa; propone muoverò all'uopo con sei o settecento uomini, divisi in colonne mobili, coadiuvate da movimenti combinati de' compagni d'armi pratici de' luoghi, e da pochi soldati a cavallo per le sollecite comunicazioni (rapporti del com. Botto de' 20 corrente). Prevenzione per una mossa di Garibaldi.

2. Da Napoli il governo avverte oggi il comandante di Messina, con telegramma di esservi assicurazione "che Garibaldi con masse si diriga per Messina, e che egli le

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preceda, facilmente sotto finto nome, tra i passeggieri, che giungono colà con vapore russo di commercio.

GIOVEDÌ 19 APRILE.

Concentrato il comando delle colonne.

1. Oggi si è concentrato nelle mani. del generale Cataldo il comando delle colonne militari, che hanno jeri. operato a Carini, dandoglisi piena libertà d' azione per debellare interamente le trazioni delle bande fugate, delle quali s'ignorano i disegni e la direzione. Avendo queste depredate le casse erariali, ed anche le fortune de' privati, mancando il numerario per pagare le truppe, il generale spedisce in Palermo il primo tenente de Torrenteros, che si provvede dell'occorrente (rapporto officiale). Rimozione del sindaco di Messina.consoli inglese e sardo fomentano colà l'agitazione.

3. È esonerato dalla carica di sindaco di Messina il barone Silipigno. Il console inglese in Messina sig. Riccards, nativo messinese, ma di padre inglese, di sentimenti ostili al real governo, abusando del suo uffizio, fomenta la insurrezione colà; spaccia notizie allarmanti, rincora i faziosi, e loro assicura che la rivoluzione trionferà in Palermo ecc. Nello stesso modo procedono, e con eguale accanimento contro il governo, i fratelli Lella, l'uno console, e l'altro viceconsole di Sardegna (rapporto del generale comandante in Messina, data d'oggi).

VENERDÌ 20 APRILE.

Maggiori schiarimenti su Garibaldi.

1. Oltre la prevenzione telegrafica di jeri l'altro, si danno più precise spiegazioni sul temuto sbarco di Garibaldi in Messina, e si dice che per avviso da Roma e da Livorno siasi saputo dover approdare alle coste di Sicilia il vapore inglese s. Wenefredo con cinquecento o seicento rivoltosi sotto il comando di un Tengoni, (forse Orrìgoni?) imbarcandosi a Livorno nella notte di posdomani; che in Genova si faccia arrolamento d'individui per la stessa spedizione di Sicilia, e che Garibaldi partendo di colà nella sera de' 16 l'abbia preceduta sopra un vapore russo.

(20 aprile) 45

Analoghe prevenzioni a' comandanti di Messina e di Catania (reali istruzioni di odierna data). Si dice che Mazzini abbia avvertiti i suoi a diffidare della Inghilterra, come propensa pel re di Napoli; e che egli manderà armi per Malta e Vittoria, dirigendole a d. Ferdinando Jacono (idem). Disposizione de' regi legni in crociera, 2. Si destinano quattordici regi navigli armati a guerra, oltre i vaporetti rimorchiatori Etna ed Eolo, per una incessante crociera d'intorno alla Sicilia, con analoghe istruzioni; ed assegnando ad ognuno il rispettivo itinerario, cioè: 1. i piroscafi da guerra Archimede e Stromboli debbono incrociare su la costa dal ud di Mazzara a Capopassero: 2. l'Ercole deve incrociare da Capo s. Vito al faro di Messina con vigilanza maggiore al golfo di Castellammare: 3. il Guiscardo deve incrociare da Taormina a Capopassero: 4. la Partenope, con la corvetta il Valoroso, incroceranno a vista de' telegrafi da Capo s. Vito a Mazzara, vigilando su le isole rimpetto Trapani: 5. i due piroscafi mercantili armati in guerra Capri ed Ercole dipenderanno in tal servizio dal comandante della Partenope: 6. i quattro piroscafi Elettrico, Archimede, Diligente, ed Etna (di proprietà della ditta commerciale Florio) equipaggiati dalla real marina, con quattro cannoni da quattro sul terzo di essi, restano agli ordini del luogotenente generale: 7. istruzioni riservatissime pel comandanti le crociere sono d'impedire sbarchi di filibustieri, ed armi, respingendoli nella flagranza con la forza, catturando ed arrestando i legni co' perturbatori: 8. imbattendosi in alto mare, o che ancorassero presso le coste siciliane legni esteri, se sono di guerra, li sorveglieranno con garbo, onde non compromettere il real governo, ed occorrendo, li seguiranno, dovendo sempre opporsi a sbarco di gente armata, se mercantili, li seguiranno d'appresso prevenendo qualunque intenzione ostile: 9. sollecita comunicazione telegrafica di ogni novità: 10. il battello a vapore la Rondine rimane pel servizio del faro: 11. riattato appena il Corriere siciliano piroscafo di Florio, si noleggi pel governo, e si armi come il Diligente (reali istruzioni di odierna data; e disposizioni di risulta da parte del luogotenente).

46 (21 aprile)

Arrivo di legni inglesi a Catania.

3. Arrivano oggi due vapori inglesi a Catania, uno da Messina, il citi capitano ha conferito col proprio console, e l'altro da Augusta: immediata partenza per la dire zione sud (telegramma del generale Clary). Apparizione di banda presso Palermo.

4. Nella scorsa notte è stata veduta una piccola banda di facinorosi al Ponte delle Teste presso Palermo. Vi si sono spedite per una ricognizione armata due compagnie dell'8 reggimento, un plotone di cavalleria, e quattordici compagni d'armi.

Attendibile condotta de' caporali Valvo.

5. Il generale Nunziante avvisa il maggiore Bosco, che il caporale Lo Valvo tradiva i secreti del corpo, informandone un borghese; ciò che praticava altresì l'altro fratello anche caporale in altra compagnia (rapporto di Bosco, data d'oggi).

SABATO 21 APRILE.

L'ordine va rimettendosi.

1. L'ordine va ripristinandosi ne' paesi circonvicini a Palermo; ed i disarmamenti eseguiti dal generale Cataldo procedono in regola; per domani è richiamata la colonna Torrebruna. Lo spirito pubblico sembra migliorato: i corrieri postali vengono regolarmente dalle provincie: rimessi i fili elettrici, che furono speziati nel principiar della rivolta: riattivate le segnalazioni con Napoli, e con le provincie (giornale di Polizzy). Prevenzione per l'arrivo d'un legno sardo.

2. Si è avuto avviso dal regio console in Genova, che in questa sera muove di colà per Livorno, e quindi per Sicilia e Malta la fregata piemontese il Governolo, e si so spetta che abbia a bordo Garibaldi e molte armi. Mentre il vapore da guerra Tonati imbarcherà gli arrotati che quivi sono. Dal regio console in Venezia si annunzia che Garibaldi, Medici, Bisiori (forse Sirtori o Missori), ed altri, sono partiti da Genova per Messina (reali istruzioni de' 24 corrente).

(22 aprile)

47

DOMENICA 22 APRILE.

Notizie di Palermo. 1. A mezzodì rientra a Palermo la colonna Torrcbru na: si spediscono per mare due compagnie di pionieri al sottintendente di Termini, che ha chiesta altra truppa (giorn. Poliz.). Altri insorti sconfitti dalla truppa di Bosco.

2. Con un rinforzo venuto a sua richiesta da Palermo, di 225 carabinieri, il maggiore del Bosco fa una perlustrazione militare, ne' giardini circostanti a Monreale, dove scorrazzano gl'insorti: in un attacco li fuga: fa loro sei prigionieri, ed uno ne uccide: per poco non riesce a catturare il celebre capobanda Michele Polizzy (rapporto di Bosco de' 23 corrente). Ringraziamenti del senato di Messina per un benefizio sovrano.

3. Il senato di Messina in data di oggi rassegna al re il seguente indirizzo: "S. R. M. - Sire - Il beneficio ricevuto dalla M. V. nello impronto di ducati quattromila sui fondi della tesoreria generale, onde, mercé de' pubblici lavori, offrire un utile metto agli operai, abilitò il dì 18 questo senato ad invitare i cittadini al ritorno delle usate cure, mentre dall'altro lato iniziandosi varie opere, valse a fornire onesti guadagni alla classe de' bisognosi. Questa nobile provvidenza della M. V. ha rianimato il paese, confermandolo sempre più, che V. M. tenendo in giusto conto l'avvenuto, non cesserà dallo amare questo popolo, che in tale atto di real munificenza vede per l'avvenire la intera felicitazione di questa sventurata città pur troppo contristata dall'avversa fortuna. Il senato fedele interpetre de' sentimenti di tutti i cittadini, volge riconoscente a' piè del real trono i vivi sensi di ringraziamenti, mentre rinnova caldi voti per la felicità della clemente V. M. ed augusta consorte.

Il senato firmato Felice Silipigni, sindaco Principino di Cola - Baronello la Corte - Luigi Benoit - Gius. Castelli - Placido Cusciarelli, cancell.


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48 (23 aprile)

LUNEDÌ 23 APRILE.

Colonne militari per Termini e per Trapani.

1. Per rassettare la tranquillità e procedere al disarmamento muove da Palermo pel distretto di Termini il generale Primerano alle 10 del mattino, con una sezione d'artiglieria di montagna n. 14, uno squadrone cacciatori a cavallo, ed il 1 battaglione pionieri. A far rialzare la imponenza dell'autorità militare cotanto umiliata per col pa del colonnello Jauch in Trapani, nella quale città lo spirito pubblico è tuttora agitato, vi si spedisce per mare atleti di questa mattina il generale Letizia con quattro compagnie del 4 di linea e due del 2 cacciatori, con lo in carico di procedere anche al disarmamento in varii comuni (dip. luogot, giorn. Poliz.). Dimostrazione sediziosa in Palermo.

2. Alle 3 pomeridiane vi è stata in Palermo dimostrazione sediziosa nella strada Cassero, subito dissipata alla vista delle pattuglie militari. Agli avamposti fuori Palermo vi è stato qualche colpo di fucile (giorn. Di Poliz.) Approda a Palermo il legno sardo Governolo. Agitazione. Parole del console sardo che la fomentano.

3. All'una e tre quarti pomeridiana d'oggi approda a Palermo il legno sardo Governolo preveduto fin da jeri l'altro (telegramma di oggi). Appena avutasene notizia in città, si altera di nuovo lo spirito pubblico, che da qualche giorno sembrava ben riordinalo. Agitazione sensibile si manifesta, e fin qualche grida sedizioso esce da' gruppi di gente, or in un punto, or in un altro; ciò che da motivo per lo arresto de' più noti agitatori. Poiché si vocifera volersi fare una dimostrazione sediziosa allo scendere dello equipaggio sardo, il luogotenente generale crede prudenza inviane a bordo del Governolo fi maggiore. Polizzy (1) per prevenirne quel comandante, con la protesta che dovendosi reprimere con la forza ogni attentato all'ordine,

(1) Nel suo giornale non si legge mentovata questa circostanza del suo messaggio sul legno sardo Governolo.

(23 aprile) 49

sarebbe rime rese e l'©le il trovar confusi nella folla gl'individui della marina sarda: il comandante apprezza l'avvertenza, promette inibire la discesa delta equipaggio; e sole gli uffiziali venendo in città Sarebbero uso degli abiti borghesi: rende visita al luogotenente; si mostra adunato da rette intenzioni, e dice essersi recato nel palazzo reale per le vie esterne della città, onde evitare peni inquietudine. Altronde il console sardo, cui si chiede la partenza de' legni della sua nazione ancorati nel porto di Palermo, risponde con serietà essere prossimo a partire un piccolo vapore (come si verifica nei corso della, notte), ma dover, rimanere la fregata Governolo per prendere a bordo il consolato, ed i sudditi sardi nella vicina sommessa di tutta la, Sicilia. Queste parole, associate alla prevenzione sugli apparecchi garibaldini fatta dal regio console napoletano da Genova, hanno un (senso officiale, e danno, molto a pensare. (disp. luogot. de' 2

6 aprile). Da questo momento la effervescenza delle passioni si ridesta nella popolazione di Palermo: rincominciano gli attruppamenti, varii, de' quali sciolti, or con le persuasive, ed or con la forza; talvolta personalmente dallo stesso generale comandante la piazza (suo rapporto de' luglio)

; - le dimostrazioni, le voci di prossimo sbarco di Garibaldi, le bande, ribelli, si ragranellano, e si aumentano tuttodì; - non solo i privati, ma anche i pubblici impiegati, d'ogni ramo disertano da Palermo nella certezza di un imminente cataclisma. Spiegazione di un dubbio diplomatico-militare.

4. Precauzioni opportune e misure militari di dettano con le sovrane istruzioni al luogotenente, secondo, che i temuti sbarchi avvengano in un punto, o in un altro delle coste sicule, assegnando ad ogni colonna di truppa la linea da difendere e ad ogni legno la crociera rispettiva (istruzioni reali). Tra le norme date a' comandanti essendovi quella di agire in modo da evitare ogni compromissione col Piemonte, che, comunque amico in apparenza, furtivamente eccita e fomenta la rivolta, si promuove il dubbio dal generale domandante in Catania, "se tentandosi di sbarcare, e dovendo egli opporsi, quale precisamente fosse il mezzo per evitare compromissioni?"

(rapp. del gen. Clary). Gli si risponde che la bandiera amica non covre un atto della maggiore ostilità, qual è quello di sbarcare su le coste d'un paese,

50 (24 aprile)

col quale si è in pace, da parte di coloro che amano armata vanno a sconvolgere l'ordine pubblico: se ciò si osasse da un legno siciliano e napoletano, a danno di altra potenza, questa avrebbe tutto il dritto di colarlo a fondo, si adatti quindi al caso in esame: del resto si fanno salvi i riguardi che dèbbonsi agli agenti consolari, a' commercianti, agli interessi de' sudditi d'una potenza, con la quale si è in istato di pace (reali istruzioni 30 cor.).

Effetti del disarmamento.

3. Il disarmamento finora eseguito, oltre di aver fatti raccogliere fucili 700 (ridotti in pezzi nelle pubbliche piazze, presenti le autorità), ha prodotto l'effetto di essersi acchetati gli animi de' comuni della provincia, riattivata la percezione delle imposte, come in varii punti è accaduto, e sopratutto nella provincia di Trapani (disp del luogot. de

' 26).

MARTEDÌ 24 APRILE

Dimostrazioni in Palermo. Disordini a Piana de' Greci.

1. A Palermo, nella piazza Ballerò, e porta s; Antonino vi sono state grida sediziose: vane forti pattuglie han percorsa la città per mantenervi l'ordine. Lo spirito pubblico è abbastanza esaltato; per cui e richiamata in Palermo la colonna del generale Cataldo. Accadono disordini in Piana de' Greci, dove domani accede una colonna sotto g)i ordini del tenente colonnello Marulli. Agli avamposti di porta g. Antonino vi sono stati colpi di fucile (giorn. di Polizzy):

1. Sintomi insurrezionali in Caltanissetta. 2. In questa sera a due ore di notte un colpo di facile è stato tirato alla sentinella militane del quartiere s. Flavia in Caltanissetta. Nel corso della notte i sono rinvenuti per le strade cartelli sediziosi con le parole, Viva Vittorio Emmanuele, abbasso i Borboni

" ed a lato la parola Verdi (odierno telegramma di quel comandante di provincia).

(25 e 26 aprile) 51

MERCOLEDÌ 25 APRILE.

Concerti aggressivi in Genova.

1. Garibaldi scomparso come per incanto, ricomparisce oggi a Genova per mandare a termine i progrediti apprestamenti di uomini e d'armi ed accingersi al compi mento del già noto disegno, di sbarcare cioè in Sicilia. L'isola di Capraia è il punto di riunione e di partenza della spedizione (istruzioni reati de' 30

corrente). Precise nozioni su la voluta sollevazione in Piana de' Greci. Banda di Rosolino Pilo.

2. Dicevasi scoppiata una sollevazione in Piana de' Greci, dove si voleva far credere distribuirsi danaro in nome di Garibaldi; ma accorsevi sei compagnie di truppa, trovano il paese tranquillo, ed insussistente la notizia. Certa è però l'apparizione, pria in s. Stefano e Cefalù, poscia in Termini e Misilmeri, del famigerato mazziniano Rosolino Pilo. Non ostante tutte le precauzioni prese, si deve ritenere che questo siculo emigrato sia riescito di sbarcare a Messina, a in que' dintorni (1) (disp. luogot. de 26 corrente)

GIOVEDÌ 26 APRILE.

Partenza e ritorno di truppe: dimostrazioni ed arresto di studenti.

1. Oggi alle 6 pomeridiane parte la colonna del tenente colonnello Marulli per Parco e Piana de' Greci, e dopo mezzora rientra in Palermo quella dee generale Cataldo. Vi succede dimostrazione sediziosa a Porta Macqueda, prodotta da alcuni studenti, dieci de' quali sono arrestati (giorn. Poliz. disp. luogot.). Vapore sardo a' Trapani

2. Giunge oggi in Trapani il piccolo vapore sardo allontanatosi da Palermo.

(1) Effettivamente Rosolino Pilo a' 10 aprile

è rientrato di soppiatto in Sicilia, ed in unione dell'altro patriota siculo Giovanni Correo eccitano i paesi, e pubblicano da per tutto, anche su i muri "Garibaldi arriva, viva Garibaldi, viva Vittorio Emmanuele (Dumas, Les Garibaldiens, pag. 65). Anche l'emigrato Crispi vi si è introdotto clandestinamente (Rivista contemporanea di aprile 1

863 fasc. 93).

52 (27 e 28 aprile)

VENERDÌ 27 APRILE.

Posti telegrafici abbandonati e tosto rimessi. Itinerario di colonne mobili,

I posti telegrafici di Sferracavallo e Cinisi presso Palermo, aggrediti, sono abbandonati dagl'impiegati: immantinenti vi accorre la regia truppa, e li riattiva. La colonna del generale Primerano va ad Ogliastro. Quella di Letizia compie il disarmo nella provincia di Trapani; è ben accolta dalla popolazione di Marsala, d'onde deve muovere per Alcamo (giornale di Polizzy).

SABATO 28 APRILE.

Prevenzione su' flagranti, concerti nell'estero per sommuovere Sicilia

1. Sembra migliorato lo spirito delle città di Sicilia. Garibaldi è tuttavia in Genova e sue adiacenze; alloggia nel palazzo Cassano, a Quarto, villa Spinola, dove con Medici, Bixio, ed altri suoi fidi attende a radunare volontari, emigrati, ed armi; sollecita i preparativi d'imbarco per domani, chi dice per Sicilia, e chi pel continente napolitano, giusta notizie venute da Roma. Si assicura pure, che il Lobreck, legno sardo da sei cannoni, parte per Sicilia, e ne ripartirà subito, ove trovasse calma; che una squadra comandata dallo ammiraglio piemontese Persano girerà l'Adriatico con ordine di non accostarsi alla Sicilia; che l'Authion abbia sbarcati in Cagliari emigrati siciliani, e sarebbe ritornato in Sicilia; che per quella direzione ventiduemila fucili, dieci giorni dietro, furono imbarcati in Marsiglia; e che fino a jeri trovavarisi tuttora in Livorno molti seguaci Garibaldini, benché sì fosse spacciato esserne partiti (istruzioni reali de' 30 corrente). Mene officiali e segreti del governo piemontese. Indifferenza che loro oppone la popolazione dei reame napoletano.

2. Gli storici contemporanei sono concordi nel dire che Cavour abbia aperto un gran mercato dì perfidie nel reame di Napoli, versandovi il tesoro delle finanze sarde: tre milioni dì durati gli costa lo sconvolgimento della Sicilia; sei altri milioni anticiperà in Napoli prima della entrata

(28 aprile) 53

di Garibaldi nel continente, onde estendere le corruzioni sopra una vasta scala, È cosa notoria, e non ismentita, che gli agenti piemontesi contrattano un prestito con i banchieri napoletani per conto dei governo sarde di 4,800,000 ducati, con l'interesse dell'otto e fino del dodici per cento: così si apparecchiano i mezzi per la futura annessione (1)

. Ciò nondimeno il popolo, il vero popolo delle due Sicilie oppone la indifferenza a tali mene; ne si può far meglio al proposito che trascrivere il giudizio emesso da un autore non sospetto di palleggiare per la legittima autonomia di Napoli: - "Alcuni tra i generali, tra i magnati ed i Gran-Croci continuano a scrivere da Napoli a Torino; ma di agire non osano, e dicono francamente che DA LORO SOLI NON POTREBBERO MAI VENIRNE A CAPO; la situazione loro divenire ogni giorno più critica, perché caduti in sospetto: - pensare a fuggire, e taluni fuggono di fatto. - Garibaldi intanto avanza: avanza ne' suoi preparativi per lo sbarco... I ministri di Tonno debbono ormai persuadersi che egli, e non essi, s'impossesserà del reame. Cercano invero ravvivare lo spirito, facendo bordeggiare legni da guerra nelle acque di Napoli: spingono l'ardimento fino a far scendere i bersaglieri nella città come a diporto; ma tuttociò non vale a nulla. Alla bandiera tricolore su l'albero delle navi sarde risponde timidamente una banderuccia isolata che si vede apparire su qualche lontano punto di Napoli... E quando gli agenti della setta denominata dell'ordine parlano

di rivoluzione, la popolazione risponde: "e non avete voi da tanto tempo inculcata la calma? che vuol dire un tal cangiamento? - Ma perché questa risposta e questa esitazione dimanderanno taluni? - Perché i napoletani nella capitale e nelle province, benché già provvisti di armi dal gabinetto di Torino, non vogliono obbedirlo! " (2)

Preparativi del luogotenente generale.

3. Comunque gl'insorgenti dell'isola molto contino sul preconizzato sbarco di Garibaldi, la cui mercé sperano

(1) Questi fatti generalmente noti; sono anche accennati dal marchese Normanby nella camera de' Lordi, tornata del 1 marzo 1861.

(2) PIANCIANI, dello andamento delle cose in Italia, pagina 122, e 123.

53 (28 aprile)

dover accadere un compiuto rivolgimento politico; pure il luogotenente generale confida per impedirlo nello efficace aiuto dei regi navigli in crociera, cui ha raccomandata massima vigilanza, e di uniformarsi alle prescrizioni del diritto internazionale circa le aggressioni di pirateria e nella ipotesi che lo sbarco accadesse ciò non ostante, allora il piano suo è di spedire subito sul luogo, dove si verificherà, una forte colonna ad inseguire, ed altre colonne per prendere in mezzo gli sbarcati; sortendosi della truppa di Palermo, e delle colonne di Letizia e Primerano, co' sussidii opportuni che si farebbero accorrere da Catania e da Messina: conchiude "esser sicuro di vincere l'infame attentato, che è coadiuvato dal Piemonte; purché all'annunzio dello sbarco non scoppiasse una generale insurrezione" (disp. luogot. de' 3 maggio). Previsioni contenute nelle sovrani.

4. Ma le sovrane istruzioni comunicate su l'obbietto hanno il merito di una gran penetrazione preveggenza. Tuttoché fosse questo un rapido sunto storico, pure è utile riportare per esteso il seguente paragrafo: - "uno sbarco in Sicilia non sarà certamente inferiore ad un numero di circa mille, ed aggiunti a questi gl'individui de' paesi e contrade che possono sommuoversi per lo sbarco, e di coloro che nell'atto di questo possono armarsi con le arme, e munizioni sbarcate, non potranno certamente far fronte le sparute colonne di un solo battaglione, come quello di Donati. - E di quale pessimo effetto sarebbe che una colonna di truppe dovesse cedere allo scontro, o peggio, venisse fatta prigioniera e trasportata come spettacolo in altri paesi, lascio a voi il consideralo. - E però debbono sempre preferirsi le riunioni forti di truppe, per così poter agire d'accordo con le colonne che opererebbero nel punto dove i filibustieri sbarcherebbero, per prenderli tra due fuochi" (istruzioni reali de' 7 maggio) - "...

I legni, sempre, che portano i fuorusciti debbono essere trattati come le leggi prescrivono: nè i comandanti de' regi navigli in crociera, che li sorprendano in tale flagranza, o quasi flagranza, debbono lasciarsi imporre dal riguardo alla bandiera del legno ostile" (come sopra).

(29 e 30 aprile)

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Si teme sbarco in Girgenti

6. Si (Comunicano al luogotenente i dati positivi che lo sbarco sarà in breve, effettuato verso Girgenti (sovrane istruzioni). Altra escursione della truppa di Bosco.

6.

Oggi le truppe comandate dal maggiore Bosco snidano varii ribelli dalla montagna Beddolampo, verso Capace in una escursione all'uopo eseguila (rapporto del medesimo de' 29 corrente). Gli insorti a Ciminna.

7. Una banda d'insorti sorprende Ciminna, nella regione di Termini, e vi commette saccheggio: sopraggiunte le regie truppe li disperdono.

DOMENICA 29 APRILE

Stragi commesse dagl'insorti a Petralia.

Una banda d'insorti assale di Petralia nel distretto di Cefalù uccide il sindaco ad altri notabili: i naturali si armano e discacciano gli aggressori.

LUNEDÌ 30 APRILE.

Arrivo di legni sardi in Palermo: esaltazione degli animi.

1. Alle tre pomeridiane arrivano due vapori da guerra sardi, e producono

agitazione in Palermo, aumentandovisi le voci di prossimo sbarco di emigrati. - Il maggiore Polizzy, capo di stato-maggiore, d'ordine del luogotenente generale, accede presso il comandante de' detti legni non faccia sbarcare gli equipaggi, ed eviti così qualche disturbo, e ne ottiene riposta soddisfacente.

Critiche contro la polizia perché agisce nonostante lo stato d'assedio.

2. Si fanno propagare voci di censura a carico della polizia di Palermo, perché la si vede agire, tuttoché sospese fossero le sue funzioni per lo stato d'assedio. Vi è però la spiegazione di ciò; nello accordo, cioè, tra il potere militare, e la polizia, e dell'odio contro questa, fomentato nella popolazione dalle sistematiche calunnie

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della stampa piemontese (corrispondenza tra la reale segreteria di Napoli e il luogotenente generale). - La trista sorte però preveduta per gl'impiegati della censurata amministrazione è che saranno tagliati a pezzi dalla rabbia rivoluzionaria! (reali istruzioni degli 8 giugno), Lagnanze pel caro del pane.

3. Si muovono lamenti in Palermo per la scarsezza del parte e pel

caro de' viveri. La sovrana attenzione è la prima ad accorrersene; ed è da lei che' partono ordini premurosi al luogotenente sopra luogo, onde provvegga su l'esempio di ciò che il re ha opportunamente adottato per la capitale (reali istruzioni di oggi).

MARTEDÌ 1 MAGGIO.

Vera spiegazione su a natura delle bande. Modo di ridurle. Provvedimenti benigni,

1. La mistificazione del luogotenente generale di voler ne' suoi dispacci far credere ladri le orde d'insorti, e la sua inscienza delle gare militari in Messina

, richiamano la sovrana attenzione: - "Conviene che badiate a stabilir bene e su ferme basi il servizio di persecuzione di questo brigantaggio politico (gli dice il re) e stento in vero a spiegarmi come in Carini ed in Montelepre esistano ladri, come voi dite, mentre d'altra parte affermate che i paesi son disposti a difendersi da se stessi; e fu pur meraviglia come cotesti ladroni sieno riesciti ad avvicinarsi tanto a Palermo, ed in tanto numero da obbligare i paesi a difendersi. - Se provvide ed energiche misure governative non saranno adottate, potrà il brigantaggio prendere serie e grandi proporzioni". - E qui si forniscono interessanti norme per ridurre i traviati alla presentazione e si ordinano pure lavori pubblici per dar pane alla gente misera: si raccomanda infine il riposo ed un benigno trattamento per la truppa (istruzioni reali de' 3 corrente). Gare tra i corpi militari in Messina.

2. Tra i generali Russo ed Afan de Rivera in Messina non vi è discordia (come afferma il giornale francese dei Debats de' 28 del passato aprile); ma diversità di opinioni pel manifesto pubblicato

dal primo di essi di bombardar


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(23 maggio) 57

Messina, in caso di estrema necessità. - Né questi si è mai doluto del Rivera; anzi ha ceduto a' suoi consigli dati spesso alla presenza de' consoli esteri (disp. luogot. de' 5 corrente). Incuria de' reali navigli in crociera. Vere cagioni che agevoleranno lo sbarco di Garibaldi.

3. Giungono in Palermo due legni mercantili, uno inglese, l'altro olandese. Richiesti accortamente da un funzionario del governo, se' avessero in alto mare incontrate navi a tela; o piroscafi sospetti, rispondono negativamente, ma solamente fanno osservare di aver incontrate navi di Sua Maestà, che navigavano in crociera; ma essi comandanti inglese ed olandese erano meravigliati di non essere stati chiamati alla obbedienza, siccome è debito delle crociere (memoria officiale de' 30 corrente). Da ciò si ha argomento a ritenere che per colpevole indolenza, o conniventi de' comandanti marittimi delle crociere non ostante le intelligenti norme dettate, Garibaldi non troverà ostacolo nel premeditato sbarco. E su di ciò continuano a circolare voci allarmanti in Palermo.

MERCOLEDÌ 2 MAGGIO.

Stato di Palermo.

Perdura lo stato d'assedio in Palermo, dove sono cessate le archibugiate; ma non è cancellata ne' cuori la scena della rivoluzione. La miseria opprime i molti: il dispetto invade il partito avverso. Le bande d'insorti sperperate insidiano e commettono gravi disordini ne' circostanti paesi.

GIOVEDÌ 3 MAGGIO.

Cessa lo stato d'assedio: Analoghi provvedimenti.

1. La calma de' due precedenti giorni consiglia di far togliere in Palermo lo stato d'assedio con la seguente ordinanza: "il comandante le armi nella provincia è real piazza di Palermo, in seguito dell'approvazione avutane da S. E. il generale in capo, rispondendo all'aspettazione generale perché il paese ritorni nello stato normale, ordina quanto appresso: 1. Lo statò d'assedio messo su la città di Palermo e suo distretto, con ordinanza del 4 del

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passato aprile, è sciolto. - 2. Tutte le disposizioni contenute nella succennata, ordinanza restano abrogate. 3. Le autorità militari e civili sono incaricate della esecuzione della presente ordinanza.

Firmato GIO. SALZANO.

Il luogotenente, contemporaneamente pubblica il se~ proclama agli abitanti dell'isola:

"Siciliani! - La sedizione de' 4 aprile, con l'aiuto di Dio, mancò di asseguire l'improbo intendimento di travolgere nell'anarchia questa bella parte de reali dominii. - Il governo di S. M. ha compiuta la sua nobile missione di rimuovere e vincere i gravi pericoli che minacciavano le vostre vite, Le vostre sostante le vostre famiglie. Ed ora, che va a cessare lo stato d'assedio, a cui fu sottoposta la città di Palermo, mi torna gradito di volgervi parole di conforto e di laude per l'onorevole contegno da voi serbato in questa dolorosa contingenza. Voi consci della grande sciagura, che fa pesare inesorabilmente sopra tutti lo sgominarsi dell'ordine, rimaneste estranei a' tentativi di una malaccorta fazione, la quale ne' delirii del suo egoismo e della sua ignoranza, credeva facile d'imporre con la minaccia e con la menzogna alla immensa maggioranza dell'isola, la quale per contrario si tenne salda nella fede all'ordine, ed al suo re. E' pur mestieri ad onor vostro il confessarlo. Questa vostra condotta, degna d'esser nota alla civile Europa, ha molto contribuito. a ripristinare la quiete ed a render poco durevoli gli effetti delle passate commozioni. E per questa S, M. il Re N. S. cedendo facile agl'innati sensi di sua clemenza, ne' dì medesimi, in cui più faceva d'uopo, di severità, concedeva generoso perdono a que' traviati che avessero deposte, volontariamente le armi, Disperse le banche dal valore delle, reali milizie, la prima parola che alle persone compromesse dirigevasi da comandanti delle colonne mobili, si fu quella del concesso amplissimo indulto. - E questa parola fu accolta con entusiasmo e con riconoscenza, niente altro desiderandosi, cessato il breve periodo della eccitata abberrazione, se non l'oblio della colpa, il trionfo del pentimento. La tranquillità si è ristabilita in tutti i luoghi; ma rimane tuttavia un dovere a compiersi, quello di far cessare le scorrerie dei

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più tristi delle disciolte bande, i quali non credendo di tornare quieti alle case loro deposte le speranze del bottino, han posto mano alla vita ed alla roba altrui, e ad abominevoli fatti. - Ma rassicuratevi. - Il real governo ha fatto il debito suo, e i dolorosi fatti di Ciminna, di Petralia, delle vicinanze di Caccamo, di Porticello, e della piana di Vicari, non più si riprodurranno, e torcerà intera quella sicurezza, che tanto incremento arrecò negli ultimi undici anni alla industria ed al commercio dell'isola. - Sbandite dunque ogni apprensione ed abbiate fidanza nella magnanimità del Re N. S. che vuote fermamente assicurare alla Sicilia la maggiore prosperità, ed un riposato vivere civile.

Firmato Principe di CASTELCICALA"

Ordinanza per gli asportatori di armi.

2. E pubblica altresì la seguente ordinanza:

"Noi Paolo Ruffo. principe di Castelcicala, luogotenente generale di S. M. il Re N. S. e comandante delle armi in questi reali dominii - Vedute le due ordinanze di S. E. il principe di Satriano de' 16 giugno 1849 con le quali vennero instituiti i consigli di guerra subitanei nelle provincie della isola per giudicare gli asportatori e detentori di armi vietate, ed untori o complici di altri misfatti contro la sicurezza pubblica; - e per la formazione delle liste di fuorbando - Veduto il real decreto de' 10 maggio 1856, che sostituiva altro magistrato, ed altra pena pe' reati di asportazione d'armi, senza speciale permesso dell'autorità - Veduto l'altro real decreto 17 dicembre 1858 inteso alla tutela della tranquillità interna dello stato. - Poiché se una settenne intera tranquillità per tutta l'isola poté, ferma restando l'una delle due ordinanze, far mitigare il rigore dell'altra, le recenti perturbazioni, comecché sollecitamente sedate consigliano la necessità di più severa repressione; perché a' pochi avanzi delle bande fuggiaschi e dispersi sia tolta ogni facilità di riunirsi in comitive armate ad infestare le campagne e le pubbliche vie. Convenendo che si dia luogo a tale provvedimento eccezionale, riconosciutosi utile per lo innanzi che vala efficacemente a tutelare la vita e la proprietà de' buoni cittadini, ed a raffermare sempre meglio la già ristabilitasi tranquillità e l'ordine pubblico, supremo bisogno di tutti i governati.

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Considerando i gravi misfatti. di sangue e di rapina avvenuti in questi giorni in Ciminna, Petralia Sottana, nelle terre di Caccamo, nella piana di Vicari, e nel Porticello, perpetrati dalle reliquie delle disciolte bande. - Facendo uso de' poteri a ciò conferitici da S. M. il Re N. S. troviamo di disporre, e disponghiamo quanto siegue: - Art. 1. La ordinanza de' 16 giugno 1849 in fatto di asportazione e detenzione di anni senza speciale permesso dell'autorità, è richiamato in vigore. Art. 2. I contravventori saranno giudicati da' consigli di guerra subitanei, e puniti di morte.

PRINCIPE DI CASTELCICALA.

Cessa anche lo stato d'assedio per Messina. Rimangono alleviate le reali truppe dal gravoso servizio, e prendono riposo moderato nelle caserme. Saputosi che alla volta di Girgenti si mandane emissarii da' liberali, pel sospetto che avesse ivi ad effettuarsi lo sbarco, si pensa inviarvi una forte colonna militare.

Effetti dell'amnistia.

3. La sovrana amnistia giova a molte centinaia di ravveduti che ritornano pacifici alle loro case, e non vi sono molestati. È soltanto messa in dubbio da' pertinaci agitatori che intendono sparger diffidenze contro il governo, e da coloro che vorrebbero eluderla pigliando e lasciando le armi a loro piacimento.

Legni sardi.

4. I legni sardi sono tuttora nella rada di Palermo; uno di essi parte oggi per Cagliari e ritorna domenica: il governo piemontese prende ora più ingerenza nelle cose del governo di Sicilia, che in quelle de' proprii sudditi. I telegrafi sono in piena attività; meno da Alcamo a Trapani interrotti.

La cessazione dello stato d'attedio come giudicata da' faziosi.

5. Le città di Palermo e di Messina sono tuttora meste e spopolate: le botteghe chiuse, sospesa l'industria, nullo il commercio. Si è cercato apportar loro un lenimento col togliere lo stato d'assedio.

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Questa misura umanitaria e però dal partito avverso definita come insufficiente pel motivo di essere accompagnata da inasprimento di sorveglianza, che aumenta il malcontento, e fa ritenere che lo sfato d'assedio abolito in diritto perduri nel fatto. Rincominciano perciò le dimostrazioni sediziose.

VENERDÌ 4 MAGGIO.

Tattica della insurrezione.

1. Può quasi dirsi che le cose si trovino nella stessa condizione di un mese dietro. Gl'insorti continuano la loro tattica di guerrillas; spariscono e ricompariscono per stancare le reali truppe, senza aver potuto però mai impadronirsi d'una città importante. Trapani, che pareva caduto in potere de' turbolenti, o che per lo meno non era in potere di alcuno, reggendosi con una specie di guardia civica, è stata occupata dalla colonna del generale Letizia. Altronde, a malgrado del poco successo della insurrezione, questa resiste ancora senza disanimarsi e si giova d'ogni stantio e d'ogni trascuraggine delle autorità governative.

Movimento di truppe.

2. Rientra a Palermo la colonna Marulli alle 10 del mattino. Le truppe spedite a Sferracavallo, a Cinisi, ed Isola delle femmine vi hanno rimesso l'ordine e praticato il disarmo.

Pratiche rivoluzionarie per afforzare gl'insorti in Sicilia.

3. L'isola è percorsa da agenti piemontesi che reclutano gente e pagano tari 4 siciliani (1 franco e 70 centesimi) al giorno per ogni individuo, che organizzano in bande, ed internano nelle montagne, dove vengono forniti di armi. Tuttodì s'imbarcano alla spicciolala in Genova i cacciatori delle alpi; e si spediscono a Livorno e Malta per attendere la occasione dello sbarco in Sicilia. Garibaldi finora è in un villaggio presso Genova, da dove ha inviata al re Vittorio Emmanuele la sua dimissione dal grado di generale (cronaca della guer. d'it. parte IL pag. 651).

Non è da trasandarsi nel rincontro una mistificazione dovuta alla malizia dell'emigrato siciliano Crispi, che verso i principii dimaggio imboscato a Genova, come un ragno

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nella sua tela, s'impadronisce ili ogni dispaccio che arriva dalla Sicilia, anche su i più insignificanti avvenimenti, e lo trasforma a modo suo, facendo vedere la rivoluzione quivi spenta, appunto per assopire ogni menoma apprensione del governo napoletano, e di qualunque altro interessato per l'ordine, su la macchinata spedizione del suo amico Garibaldi. - E pare vi è chi voglia prestar fede oramai in Europa a' telegrammi! (Rustow, opera citata, pag. 129).

SABATO 5 MAGGIO.

Apparente calma:

segreta agitazione. Provvedimenti pel temuto sbarco.

Apparentemente sembra migliorato lo spirito pubblico in Palermo, è con una specie di tranquillità riattivati gli affari, i telegrafi, le corrispondenze, messe al corrente le imposte: nulladimeno persistono le voci allarmanti: d'un prossimo sbarco di emigrati siciliani e di filibustieri sardi. Agli avamposti vi sono stati colpi, di fucile. Si spera che il generale Primerano possa influire alla distruzione delle bande, che sebbene nel distretto di Termini sieno ridotte a tre, la più forte di 60 uomini; pure le guardie urbane sono prese da tale timore che allo annunzio dello avvicinarti delle bande stesse a qualche comune, emigrano impaurite con gli abitanti. La compagnia d'armi di Cefalù ha catturato un capobanda e 23 insorti. Il luogotenente fa osservare che la costa nordest è sguernita di crociera. E' però censurato il movimento di truppe che fa eseguire defatigandole con marce inutili, ed andirivieni noiosi, e gli si fa osservare: - "che il riconcentramento della truppa pronta ad accorrere ove il bisogno nascesse, è di gran lunga più vantaggioso, ed anzi non ha il difetto di disseminare le forze io punti varii non vicini, non facili a scambievolmente soccorrersi (reali istruzioni de' 7 corrente). Attacco agli avamposti di Morreale.

3. In questa sera un pugno d'insorti superstiti bande delle bande disperse, a tre ore e mezza di notte, attacca i posti avanzati di Morreale, ed è respinto. Tuttoechè in generale le colonne mobili delle truppe regie poteissero aver raggiunto uno scopo per l'ordine; pure "le dimostrazioni

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finanche nelle chiese di Palermo; la intimazione alla gente pacifica di non uscire di casa, o subito ritirarsi, tengono il paese in allarme, e guastano le idee nel resto della Sicilia: - si deplora la poca energia nella direzione degli affari" (rapporto del maggiore Del Bosco de' 6 corrente mese). Ultimi apparecchi di Garibaldi e del tuo partito.

3. I giornali liberali pubblicano la seguente lettera con la data d'oggi diretta da Garibaldi a Bertani in Genova: "Mio caro Bertani - Spinto di nuovo su la scena degli avvenimenti, io vi lascio la missione seguente: - Riunire tutte le risorse possibili per aiutarci nella nostra intrapresa. Sforzarvi di fare comprendere agl'italiani, che se noi siamo aiutati con energia, l'Italia sarà fatta fra poco, e con poche spese; ma che essi non avranno adempito al loro dovere limitandosi a qualche sterile sottoscrizione. - Che l'Italia libera d'oggi, invece de' centomila soldati, deve armarne cinquecentomila, numero sicuramente non sproporzionato con quello della popolazione, e che questo numero di soldati esiste negli Stati vicini, che non hanno da conquistarle la loro indipendenza. Con una simile armata l'Italia non avrò più bisogno di stranieri, che la mangiano poco a poco sotto pretesto di liberarla. - Che da per tutto dove sono italiani, che vogliono combattere gli oppressori, bisogni incoraggiare il loro ardore, e fornir loro il necessario pel viaggio: - che la insurrezione Siciliana deve essere sostenuta non solamente in Sicilia, ma per tutto dove vi sono tiranni da combattere. - Io non ho consigliata la sollevazione della Sicilia; ma i nostri fratelli essendo venuti alle inani, io ho creduto mio dovere di soccorrerli. Il nostro grido di guerra sarà "Italia, e Vittorio Emmanuele"

; e spero che questa volta ancora la bandiera italiana uscirà trionfante dalla lotta" .

Analogo proclama dirige, poi il Bertani per invitare i volontari, ed in esso sono notevoli questi tratti... "per tutto dove sono italiani desiderosi di scuotere il giogo della oppressione, là bisogna spingere gli uomini coraggiosi... La insurrezione Siciliana non ha soltanto bisogno di essere secondata in Sicilia; ma deve ancora esserlo nell'Umbria, nelle Marche, nel territorio napoletano ecc. per tutto dove sono nemici a combattere" . E il governo di Torino, mentre di soppiatto somministra

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tutti i mezzi per questa spedizione a danno dunp Stalo vicino, col quale è in pace" si apparecchia poi con inaudita doppiezza a sostenere diplomaticamente di averla riprovata; anzi di aver dato ordini per arrestare i colpevoli violatori del diritto delle genti (1).

DOMENICA 6 MAGGIO

Spedizione di truppe da Palermo su' luoghi del temuto sbarco.

1. Allarmante e lo spirito pubblico di Palermo; ed allarmi vi sono stati in tutti gli avamposti. Alle 7 del mattino muove da Palermo per Partinico ed Alcamo il generale Landi con una colonna mobile composte di 4 compagnie

(1) So notano come bizzarre antitesi in politica i seguenti estratti di giornali: nella Patrie de' 9 maggio 1860 è scritto: "

Le gouvernement de Victor Emmanuel vient de donner une preuve non seulement de loyauté mais de sagesse en prenant toutes les mesures nécessaire pour faire échouer l'expédition de Garibaldi en Sicile. Il a noblement dégagé sa responsabilité devant l'Europe, et les électeurs de Turin se sont associés par leur denier vote a la politique d'honneur; et de modération, qu'il a adopte. Quoique il arrive, le gouvernement du roi Victor Emmanuel par sa résistance énergique a des projets insensés, aura mérité les félicitations, et les encouragements de l'Europe.

E nello stesso giornale la Patrie de' 10 settembre dell'anno stesso si legge: «L'Europe se trouve en presence de questions qui éveillent de grands souvenirs et de généreuses sollicitudes. L'Italie s'est engagée dans une entreprise de la quelle dépendent l'avenir de sa liberté civile, et sa nationalité... Par une suite de circonstances, qui sont l'honneur, et la fortune de notre temps, notre époque voit se préparer, et s' accomplir des résultats durables, qui...

E l'Opinione, giornale semi-officiale di Torino a' 24 agosto di questo anno 1860 dice: "Il governo ha potuto consentire alle spedizioni precedenti, perché aveva confidenza nella lealtà di Garibaldi, e perché il vessillo da lui alzato è quello di Vittorio Emmanuele. Egli non ha esitato a prendere la grave responsabilità di questi fatti davanti la diplomazia etc. (

Si vegga l'altra nota sotto la data de' 17 luglio in Cronaca, §. 3).


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del 2 battaglione carabinieri, uno squadrone cacciatori a cavallo, e mezza batteria d'artiglieria di montagna num. 14; alla quale colonna dovranno congiungersi le altre due compagnie carabinieri, che sono in Alcamo, e il battaglione degli stessi carabinieri, che, per via di mare, va prima a Mazzara pel disarmo dov'è ben accolto dalla popolazione, e poi s incontrerà in Alcamo stesso. - Per rimettere l'ordine turbato in Cimminna vi s'inviano 4 compagnie sotto il comando del maggiore d'Ambrosio, e capitano Nicoletti.

Precisi particolari su la spedizione di Garibaldi.

2. Il marchese Canofari, regio ministro napolitano a Torino, segnala di colà alle 6 3|4 pomeridiane esser partiti da Genova due, vapori con gente armata, diretti per Sicilia, o per le coste di Calabria. Il giornalismo oltramontano si versa su la spedizione di Garibaldi per la Sicilia, le cui conseguenze politiche sono da tutti prognosticate come assai compromettenti per la pace di Europa. La Patrie de' 7 corrente mese, osserva, che oltre il naviglio su cui monta Garibaldi, altri due battelli a vapore hanno lasciato il porto di Genova, avendo a bordo un effettivo di 1200 uomini, in gran parte antichi cacciatori delle alpi, romagnoli, lombardi, e qualche genovese: un quarto bastimento salpa da Livorno per la stessa direzione, e tre altri navigli partiti da varii punti debbono riunirsi in mare alla spedizione: tutti questi legni per una simulazione hanno prese le patenti per Malta. La spedizione è organizzata su vasta scala, e non le mancano armi, munizioni, viveri, materiali da campo, e tutte le risorse necessarie per sostenere una lotta di più mesi. Però, malgrado lo eccitamento della stampa inglese, il meeting più fruttifero non ha prodotto più di 15 mila franchi. E notevole, che Lord Russell ministro degli affari esteri d'Inghilterra, rispondendo ieri l'altro nella camera de' comuni ad una interpellanza su l'obbietto, dichiara, che il governo napolitano abbia invocati i buoni ufficii del governo inglese per impedire la spedizione di Garibaldi contro la Sicilia, ed egli dice, sperare che non sia effettuata cotale spedizione; ma per una singolare coincidenza in questa stessa notte Garibaldi parte da Genova per Sicilia alla testa di una massa d'uomini armati, preparata da lungo tempo.

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Ed eccone la narrazione del testimone oculare Giuseppe Ricciardi. - "Alle 9 di jerisera (5 maggio) io era a Quarto con molti altri presso Garibaldi) ed alle 10 entravo in barca per montare sul Piemonte, e sul Lombardo, battelli a vapore, che dovevano arrivare da Genova col grosso della spedizione; - giungono alle 3 del mattino, dopo 5 ore di aspettativa. Garibaldi muove alle 7 con mille duecento volontari, e con qualche soldato, ed uffiziale piemontese in uniforme: se non fosse stata chiusa in caserma, tutta la guarnigione di Genova avrebbe seguito Garibaldi per la fiducia che inspira." - Il vapore il Giglio montato da buon numero di uomini risoluti, carico darmi e munizioni raccolte a Livorno, e nell'isola dell'Elba si unisce pel viaggio a' detti vapori; ma incontratosi con l'altro vapore il Sardegna di maggior dimensione, con dispacci e passeggieri, s'incarica del trasporto di questi al loro destino, ed i garibaldini passano a servirsi del Sardegna, di cui si impadroniscono. Il Ricciardi per malferma salute è impedito a partire, tuttoché il suo nome figuri sotto i proclami diretti agli abitanti del regno, di cui è munita la spedizione. Ove questa non bastasse (ciò che non si crede) se ne apparecchia un altra. La navigazione soffrirà ritardo di varii giorni, a causa delle fermate, che si fanno per mettere a bordo certe provviste recate da barche a posta noleggiate. Garibaldi comanda uno de' vapori; Nino Bixio l'altro. Pria di toccar terra si fa a bordo de' bastimenti la organizzazione del corpo spedizionario: è nominato capo di stato maggiore il colonnello Sirtori: primo ajutante di Garibaldi l'ungherese Turr, col compatriota Tukery ed il figlio di Manin: Bixio, Cenni, Nullo di Bergamo, Majocchi, Cairoli, Missori 2. °, Manara, ed i siciliani La Masa, e Carini, il calabrese Stocco, i napolitani Orsini ex-bey, e Cosenz, ed Anfossi, tutti conosciutissimi come antichi compromessi politici, comandano una compagnia per cadauno. Loro si aggiungeranno in Sicilia Rosolino Pilo, S. Anna e Bruno, Coppola, Marinuzzi, Marcello, Mocada. Dicesi, che le munizioni consistano in quattromila fucili, e 20 cannoni, e soli 30 mila franchi provenienti da doni particolari; ma che i comitati promettano altri quattrocentomila franchi fra 8 giorni. Per provvedersi di altri 4 cannoni, e munizioni fornitigli dal comandante del forte di Orbetello,

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Garibaldi indossa la divisa di generale piemontese. A bordo del Piemonte, toccando la spedizione per poco Talamone, convocati tutti i capi, lo stesso Garibaldi fa leggere da Carini il seguente ordine del giorno: "Il corpo di truppa riunito per questa intrapresa deve farsi una legge della più assoluta abnegazione, onde compiere la parte del suo dovere a fronte della nuova situazione della patria. I bravi cacciatori delle Alpi hanno già servito il paese: essi continueranno a servirlo con l'ardire, e la disciplina delle migliori truppe regolari, senza pretendere ad altro, che alla soddisfazione d'una coscienza pura. Né gradi, ne decorazioni di onore, né ricompense hanno attirati questi prodi: passato il pericolo, essi si ritirano nella vita privata; - ma appena risuona l'ora della battaglia, l'Italia li vede ricomparire in prima fila, lietamente, pieni di buona volontà, prontissimi a versare il loro sangue per lei. Il grido di guerra de' cacciatori delle Alpi è nuovamente quello che rimbombava or e un anno su le sponde del Ticino "l'Italia, e Vittorio Emmanuele!

" E questo grido di guerra, dovunque lo faremo echeggiare, sarà lo spavento de' nemici d'Italia! " (Rustow, op. citata pag. 133).

Nel corso di questa mattina il Direttore della compagnia genovese Rubattino, proprietaria de' suddetti legni, su' quali è montata la spedizione, avanza un simulacro di protesta, per voluta violenza e forzosa sottrazione dei navigli (1). Su lo stesso tipo, il governo di Torino anche

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Anche questa farsa di simulata violenza nell'uso fatto de' vapori marittimi fruttò alla Società Commerciale Rubattino rilevanti somme. L'amore per la nuova Italia, divenuto per molti una speculazione d'immensi guadagni, ha inspirati due decreti dittatoriali pubblicati nel giornale officiale di Napoli a dì 5 ottobre 1860 firmati dal solo Garibaldi in Caserta, col primo de' quali " si assegnano 450 mila franchi alla detta Società Rubattino da pagarsi dalla Tesoreria di Napoli per rinfrancarla della semplice cattura del suo battello Cagliari servito per la generosa, quanto sfortunata impresa di Carlo Pisacane": e col secondo decreto "si assegnano alla stessa Società Rubattino altri 750 mila franchi, da pagarsi dalle Finanze di Napoli e di Sicilia, in compenso della perdita de' due suoi battelli il Lombardo, e il Piemonte, serviti alla prima e fausta spedizione di Sicilia; da conservarsi e ripararsi in memoria della iniziativa del popolo italiano etc".

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in questa mattina, e dopo più ore dalla partenza, fa giungere per telegrafo ordine all'Autorità di Genova per sorvegliare la costa e catturare tutte le armi, che vi si trovassero.

Si ha a proposito la rivelazione di uno de' meglio informati del partito.

"I due bastimenti a vapore non furono rapiti per forza, ma comprati da Garibaldi; con queste condizioni. Medici aveva trattato l'affare con il proprietario Rubattino; e si erano accordati sul prezzo. Ma Rubattino, al quale non avevano nascosta la destinazione de' vapori, rifiutava consegnarli senza pagamento su la nuda firma di Garibaldi. In questo impaccio, opponendosi Bertani, che si toccasse la cassa de Comitati, si volsero a Farini allora ministro dello interno, il quale fece riflettere, che

nella sua qualità officiale gli era impossibile dare la firma, e per firma re col suo nome personale trovava la faccenda assai pericolosa. Si pensò allora di far intervenire il re medesimo per assicurare, o più esattamente per garantire a sua volta Farini (1). Essendosi così combinate le cose, l'atto di vendita fu stipulato presso il regio Notajo (Radint, o Badigni, in via di Po, a Torino) e firmato dal generale Medici per Garibaldi, da Saint-Frond pel re, da Riccardi pel suo suocero Farini.

Appena venuto in possesso de' bastimenti Garibaldi s'imbarcò con i suoi uomini; difettando di munizioni, il governatore del forte di Talamone gli consegnò polvere, cartucce, ed armi sopra un ordine scritto del Ministro della guerra Fanti... - Quando arrivò la nota del governo francese, si spedì in tutta fretta Riccardi genero di Farini, a pregare Garibaldi, onde si fosse dichiarato indipendente... Dopo pochi giorni si vedeva giungere da Livorno per la strada fermata un reggimento in casacca rossa garibaldina, con Nicotera alla testa, e veniva tosto imbarcato per Palermo. Egli era, ne più, né meno, un reggimento dell'armata regolare piemontese, che si spediva in Sicilia sotto le divise garibaldine." (La verità intorno agli uomini, ed alle cose d'Italia, RIVELAZIONI di J. A. antico agente segreto di Cavour §. IX reputata opera del Curletti).

(1) Vedi la nota in seguito sotto la data 17 maggio.

(6 maggio)

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Pruove evidentissime dell'autorizzazione del governo di Torino nella spedizione garibaldina,

3. "Se in tanto, e sì manifesto tramestìo di uomini, e di cose nel porto di Genova, di barche cariche d'armi e di munizioni dirette verso la Foce, ed a Quarto, le autorità locali non veggono, ne sanno nulla, benché fosse appariscente una tal quale vigilanza allo sbocco della Polcevera, ed al lido di Cornigliano, torna ridicolo pensarlo e dirlo, non è per paura o per impotenza ad agire contrariamente; ma si perché il siciliano Giuseppe La Farina si è recato a Genova, munito di alcune parole scritte dal Cavour all'Intendente di quella città; si è messo d'accordo con Garibaldi, ponendo a disposizione di costui gli efficacissimi mezzi della società nazionale, della quale è presidente; offrendosi seguire in Sicilia il Garibaldi, il quale lo persuade al rimanere, onde servire d'intermediario tra lui e Cavour. È quindi per ordine di questo ultimo, che l'avvocato Fasella, ispettore della questura di Genova, con due suoi agenti, coopera per lo trasporto de fucili sul mare; che si consegna denaro a' signori Finzi, e Bezzana per provvedere di altre armi la spedizione garibaldina; che la flotta reale muove da Genova apparentemente per tagliare la via a Garibaldi, ma in realtà per coadiuvarlo; di fatti, l'ammiraglio Persano riceve un autografo viglietto nel quale, si legge: "Signor Conte, vegga di navigare tra Garibaldi, e gl'incrociatori napolitani; SPERO CHE MI AVRÀ CAPITO!

" CAVOUR. Al quale viglietto il Persano rispose con questo altro: "Signor Conte, credo di averla capita: dato il caso, ella mi manderà a Fenestrelle

" (1).

(1) Documenti editi, ed inediti del conte Cavour raccolti da Nicomede Bianchi autorizzato ad entrarli dagli archivi governativi, e dovunque; pubblicati nella gazzetta di Milano n. 119, 30 aprile 1863, e nella Rivista Contemporanea dello stesso mese, fascicolo 93. In questo, Ira l'altro, si riportano due avvisa di mano del Cavour, diretti nelle due Sicilie a chi ne' principii di aprile 1860 spingeva la rivoluzione: "1° Villamarina annunzia, che si combatte in Palermo, e che la insurrezione si estende. Carafa invece telegrafa a Canofari tutto esser tranquillo in Sicilia. Molta agitazione in Napoli: le sia di regola... 2.° Ho notizia da Napoli del 39, da Messina del 26. Il dispaccio dice: qu'on rencontre résistance énergique, et qu'il faut gagner le terrain pas à pas".

70 (6 maggio) Impressioni diplomatiche su la spedizione.

4. La diplomazia si commuove all'annunzio della spedizione. Con la data di domani il governo francese n'è informato dal barone Talleyrand suo ministro presso la corte di Torino: severe rimostranze ne vengono quindi a questa dal ministro degli affari esteri di Parigi. (Cronaca delle guerre d'It. del 1859-1860, porte II pag. 651 a 667 e parte III pag. 7 a 17).

Il giornale l'Opinion national accenna "che gli ambasciatori di Francia, d'Inghilterra, di Russia, e di Napoli hanno su di ciò chieste spiegazioni al gabinetto, di Tonno; anzi quello di Napoli ha già formolato tre proteste su lo stesso fatto: - Cavour declina ogni solidarietà su questo affare, aggiungendo, che quantunque grandemente spinto dalla pubblica opinione sì altamente favorevole alla spedizione, egli per impedirla ha fatto tuttociò che dipendeva da lui. Il ministro di Russia Stackelberg ha specialmente insistito per le spiegazioni diplomatiche in parola; e già si parla di raffreddamento di relazioni tra Russia e Piemonte." Intanto i governi di Francia, di Russia, e di Spagna raccomandano premurosamente al gabinetto di Torino di appianare ogni difficoltà con gl'inviati napoletani (si legga la nota in seguito sotto la data de' 17 luglio §. 3) per conchiudere la confederazione italiana (1). Cavour però adopera ogni mezzo per istornare i colpi della diplomazia; scatenando giornalismo, e parlamento contro l'alleanza sardo-napoletana; ed insinuando segretamente alla stampa di fargli una simulata opposizione, e di minacciarlo come ministro timido, e sottomesso alle potenze estere. Indi egli risponde alle rimostranze di queste, allegando la opinione pubblica, che si solleva minacciosa contro il progetto di confederazione; e così guadagna tempo procrastinando l'apertura officiale, delle negoziazioni -(2).

(1) Si consulti l'Exposé de la situation de l'Empire francais, documento officiale presentato Della apertura del Corpo legislativo de' 1861.

(2) Risulta da' documenti pubblicati recentemente dal Nico mede Bianchi di sopra citato.

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Concordi alle reiterate ed energiche proteste del Real governo delle due Sicilie sono dappoi le altre molte delle potenze Europee che condannano la slealtà del governo sardo, il quale, prima con segrete mene fomenta la insurrezione e io ingresso di Garibaldi nel pacifico reame napoletano, e poscia lo invade armata mano, e lo usurpa. La maggior parte de' plenipotenziarii esteri residenti a Torino sono richiamati da' loro governi. La Francia, la Spagna, la Russia, la Prussia, la Baviera spediscono risentite ed imponenti note diplomatiche: - anzicchè collocarle sotto, le rispettive date, si uniscono qui per avere la unità del contesto.

I. Il gabinetto di Madrid, nello appoggiare presso tutte le potenze gli atti protestativi del Re Francesco II, dirige altresì a' 9 ottobre 1860 serie rimostranze al governo piemontese "che pur dianzi avea riprovato le violazioni compiutesi nella Italia meridionale a danno del diritto internazionale, e che ora il medesimo governo, messosi sopra un pendio funesto, si spinge a lacerare, pretendendo invano di giustificarsi, a fronte degli antichi trattati riconosciuti e garantiti da tutta Europa nello interesse del re delle due Sicilie, e pe' diritti eventuali di S. M. Cattolica".

II. Nel susseguente giorno 10 ottobre l'imperiale governo di Russia giudica con maggior rigore gli atti del Piemonte invadente il reame di Napoli "dove patteggiando apertamente con la rivoluzione, servendosi di truppe, e di funzionarii sardi, che stanno al servizio di re Vittorio Emmanuele, in mezzo ad una pace profonda, senza dichiarazione di guerra, ha consumato una serie di violazioni di diritti, con iniquità tale, che l'Imperatore delle Russie nella sua coscienza e convinzione altamente disapprova"

.

III. Con la nota de' 13 del mese stesso il governo Prussiano protesta vigorosamente" contro il Piemonte invasore delle due Sicilie per favorire la rivoluzione, e deplorando profondamente l'attentato, esprime nel modo il più esplicito la sua riprovazione per una così flagrante infrazione de' trattati, e del diritto internazionale".

IV. Il gabinetto inglese col minaccioso dispaccio de' 31 agosto osserva, che il re di Sardegna dopo aver accettati i preliminari di Villafranca, e la convenzione di Zurigo, e di aver data la sua parola reale di vivere in pace ed amicizia...

72 (6 maggio)

non è più libero adesso di disconoscere le obbligazioni, e e di tentare un aggressioni senza pretesto contro un Sovrano vicino.

" Tuttoché col posteriore dispaccio de' 27 ottobre si esprima diversamente.

V.

Nel parlamento del Belgio, tornate de' 21 novembre 1861, e 2 maggio 1862 si adopera il linguaggio della più rigorosa censura, e vi si dice "che il Piemonte si è impadronito da traditore del reame di Napoli;

nulla di sacro riconoscendovi; né diritto delle genti, né trattati, ne vincoli di sangue, ne onore, ne virtù: che non sono napoletani gli autori della rivoluzione di Napoli; ma stranieri che hanno imposto al paese una dominazione da que sto riprovata: che il voto universale di annessione è l'effetto delle minacce e delle baionette, ed i parti tanti della indipendenza nazionale sono trattati da briganti, e fucilati in massa etc. etc."

VI.

Il governo Bavarese, tipo di antica virtù, così si esprime nei Monitore officiale di Monaco: "Avuto riguardo allo andamento degli affari in Italia, ed agli atti del Piemonte, che insultano ad un tempo, il diritto delle genti, i trattati, e la morale; S. M. il Re ha creduto dover rompere le relazioni diplomatiche con la Corte di Torino, che non solo si fa strumento volontario di questa politica distruttiva di lutti i principii su' quali si fondano la sicurezza e là esistenza di tutti gli Stati, ed anche l'ordine sociale; ma che deve essere designata siccome autrice ed istigatrice principale di quelle mene rivoluzionarie... Tutte le legazioni della storia saranno false se la Sardegna non è obbligata a bere il calice, che crede empire sol per altri a suo benefizio etc.

"

Ironie di Cavour, e di altri.

6. La gazzetta officiale di Torino contiene una dichiarazione, con cui il governo piemontese cerca scagionarsi da ogni connivenza con Garibaldi, la cui impresa però confessa di essere stata agevolata dalle simpatie generali per la causa della Sicilia, e conchiude così: "Appena conosciutasi la partenza de' volontarii, là flotta reale sarda ricevette l'ordine di inseguirli, e d'impedirne lo sbarco; ma non lo poté, nella guisa stessa che non ha potuto quella di Napoli; che pure da parecchi giorni stava in crociera nelle acque di Sicilia. Del resto, il governo del re conosce e rispetta i principii


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(6 maggio)73

del diritto delle genti, e sente il debito di farli rispettare nello Stato, della cui sicurezza ha la responsabilità." (Gazzetta ufficiale 17 maggio).

A colmare la misura delle ironie, i giornali pubblicano con la odierna data la seguente lettera di Garibaldi al re Vittorio Emmanuele: "Sire! - Il grido di dolore (1), che dalla Sicilia giunge al mio orecchio, ha commosso il mio cuore, e quello di alcune centinaia de' miei vecchi compagni d'arme, lo non ho consigliato il movimento insurrezionale de' miei fratelli di Sicilia; ma dal momento, che essi si sono sollevati in nome della Unità italiana, di cui V. M. e la personificazione, io non ho dovuto indugiare a mettermi alla testa della spedizione. So, che io m'impegno in una impresa pericolosa, ma ripongo la mia confidenza in Dio, come nel coraggio, e nell'abnegazione de' miei compagni. Il nostro grido di guerra sarà sempre: "viva l'Unità d'Italia, viva Vittorio Emmanuele suo primo e suo più prode soldato! Se non riusciamo, io spero, che l'Italia, e la Europa liberale non dimenticheranno, che questa impresa è stata decisa per motivi puri da ogni egoismo, e veramente patriottici. Se riusciamo, andrò superbo di ornare la corona di V. M. di questo nuovo, e forse più brillante gioiello, a condizione tuttavia, che V. M. non permetta che i suoi consiglieri cedano questa provincia allo straniero, come han tatto per la mia città nativa. Io non ho comunicato il mio progetto a V. M. , perché temevo, che per la mia devozione alla sua persona, V. M. riuscisse a persuadermi di abbandonarlo. Di V. M. Sire, il più devoto suddito - GARIBALDI" .

(1) Non si sa comprendere la esaltazione di sensibilità nei nervi acustici di taluni eminenti orecchi, i quali fino al 1&60 si mostrano tanto teneri per gl'immaginarii gridi di dolore in Italia (cominciando dalle lettere di Gladstone, e passando al discorso della Corona letto nel parlamento di Torino, ed a questa lettera di Garibaldi); e posteriormente divengono duri, sordi, impassibili agli effettivi e troppo dolorosi gridi delle disperate popolazioni del reame delle due Sicilie ridotte a province meridionali. Sarebbe mai spiegabile questo fenomeno con la teorica dello antico diritto pagano, che considerava vinti non più come persone, ma come cose: e le cose, per quanto straziate, non hanno voce, che meriti essere intesa?

74 (6 e 7 maggio)

Altra lettera scrive Garibaldi a' direttori della compagnia Rubattino, scusandosi della appropriazione de' loro due battelli a vapore il Piemonte, e il Lombardo, per mezzo della violenza, come un atto di assoluta necessità: promette, che nel caso la intera nazione (come egli giustamente crede non potersi sospettare) non si quotizzasse per indennizzarli della perdita, che egli loro cagiona, impegna all'oggetto tutto il denaro che rimane disponibile della soscrizione pel milione di fucili. (Rustow, opera citata; pag. 132: si vegga la nota della pagina 67, nella quale sono riportati i due decreti di rimborso per un milione e duecentomila franchi).

Sinistri prognostici.

6.

Per descrivere la impressione, che produce su i liberali del Piemonte la spedizione di Garibaldi, ed i prognostici sul suo risultamento, giova qui riportare la solenne confessione fattane nel parlamento di Torino dal deputato napolitano Conforti: "Il giorno, in cui è partito Garibaldi con i mille commilitoni, tutti gli animi erano costernati pensando a gravi pericoli, cui que' prodi andavano incontro. In quel giorno stesso, io mi sono imbattuto in un Officiale Superiore molto dotto nell'arte della guerra, naturalmente il discorso e caduto su la famosa spedizione. Sapete voi, che cosa mi ha detto quell'uffiziale? Mi ha detto: la impresa, che ha assunta Garibaldi, è una impresa impossibile; esso, ed i suoi commilitoni, o saranno sommersi nel mare, o saranno moschettati in su la riva

" (Tornata de' 20 aprile 1861).

LUNEDÌ 7 MAGGIO.

Apertura de' consigli provinciali. Proposte pel benessere di Catania. Atti di Sovrana Clemenza.

1. Sembra così ristabilito l'ordine nelle province, che da per tutto i funzionari governativi fanno l'apertura dell'annuale sessione de' consigli provinciali, siccome oggi di fatti si apre quello di Catania. Ivi tre vascelli inglesi incrociano di continuo. Per impulso di Clemenza il Re con rescritto di oggi ordina la sospensione di tutte le sentenze capitali, che potessero essere pronunziate da' consigli di guerra subitanei, e dalle Gran Corti criminali;

(7 maggio)

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e comanda doversene prima dar conto a lui. Per accrescere la progressiva prosperità di Catania, opulenta città della Sicilia, centro di movimento commerciale, ed industriale, si delibera su i mezzi per la costruzione di una strada ferrata; di un magnifico porto; e per la concessione di una scala franca; e vi si stabilisce un tribunale di commercio; una Cassa Bancaria di Corte, ed una Cassa di sconto; con la elevazione alla prima, classe di quella intendenza, e deputazione Sanitaria; e con la promozione della sede cattedrale Vescovile a Metropolitana Arcivescovile.

Consimili benefiche provvidenze reali ottiene Trapani, migliorandosene il porto ed accordandosi un premio d'incoraggiamento a quel proprietario di saline, che sapesse confezionare il sale di miglior qualità, e di minor costo. Su la domanda d'una deputazione di commercianti, e cittadini di Messina, il re concede la soppressione del doppio dazio di stallaggio imposto su' depositi di quel porto-franco, e condona non solo molte reste a' contribuenti di fondiaria; ma assolve tutti i comuni della Sicilia dal pagamento di un residuo della così detta tassa delle aperture (indi soppressa) ammontante a ducati trentaduemila. Annuendo ad altra domanda degli abitanti di Palermo, ordina che la franchigia de' carboni esteri in quella città si estendesse pur anche al dazio di pelo a minuta. (Vedi, atti governativi del primo anno di regno del Re Francesco II §. 42 a 44, pagine 29, e 30).

Movimenti delle regie truppe. Agitazioni nel partito sovversivo.

2. Lo spirito pubblico in Palermo è molto agitato, e si fa circolare la voce di essersi verificato lo sbarco di filibustieri a Terranova, o a Licata. Alle 6 pomeridiane accadono piccole dimostrazioni per la città, disperse allo avvicinarsi delle pattuglie. Agli avamposti vi sono stati colpi di fucile. Si è saputo, che due emissari del partito sovversivo sono andati per la provincia di Girgenti, dove si teme lo sbarco; da ciò si trova utile contromandare al 1. battaglione carabinieri i primi ordini, e di andare invece a Girgenti a fortificare la colonna del generale Rivera, cui si da la istruzione di tenerla sempre più concentrata, ed esser pronto ad accorrere a' punti minacciati.

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Si distaccano da Catania per Caltanissetta quattro compagnie del 2 di linea, mezza batteria di montagna num. 10, ed uno squadrone di cacciatori a cavallo: La colonna del generale Landi, giunta jeri alle 4 pomeridiane a Partinico, sta eseguendo il disarmo, per la cui ultimazione egli chiede rimanervi domani. Presso Altavilla, su la montagna Orco Una banda d'insorti mette a sacco, e fuoco i paesi circonvicini: si ordina al generale Letizia, che è in Alcamo, ad accorrervi, imbarcandosi per Solanto su la pirofregata Ercole, per affrettare la marcia.

MARTEDÌ 8 MAGGIO.

Voci su lo sbarco di Garibaldi. Istruzioni per combatterlo.

Nel massimo fermento è in Palermo lo spirito pubblico: molto si spera, sul vociferato sbarco. In Villafrate, ed in varii comuni del distretto vi è pure agitazione, tuttoché vi si aggirasse la colonna militare del generale Primerano. In Napoli si hanno notizie, che se Garibaldi non siasi imbarcato su i piroscafi di commercio della compagnia Rubattino, e su l'altro inglese anche commerciale Carofne, certo sarà andato a Cagliari per raggranellare altra gente; e che siasi fatto precedere da una spedizione foriera comandata dal siciliano La Masa, che testé ha visitato la Sicilia. Si comunicano precise istruzioni al Luogotenente, e gli si fanno i piani sul modo come rimaner superiore con le truppe in qualsiasi punto di sbarco, e distruggere gli sbarcati; indicandoglisi finanche il quadro delle distanze de' varii comuni fra loro e la marina, come Marsala, Mazzara, Calatafimi, Alcamo, Salemi, Castelvetrano, Trapani, Sciacca, S. Ninfa etc. - Insonnia si esprimono con la maggior precisione i punti d'attacco, che di poi effettivamente toccano i garibaldini (reali istruzioni 8 e 9 corrente).

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MERCOLEDÌ 9 MAGGIO.

Stato allarmante di Palermo. Dimostrazione sediziosa repressa. Partenza di emissarj per (Urgenti.

1. Palermo è ritornato ad uno stato di maggior tristezza e squallore. Per istigazioni sovversive, e per l'andazzo demagogico, la strada di Toledo è da più giorni rimasta deserta: invece è animata la strada Macqueda, dove oggi cresce l'affollamento a 23 ore: le donne si affacciano a' balconi, e si sviluppa una dimostrazione sediziosa: alle accorse pattuglie militari sono dirette parole d'insulto, e nel contempo il grido di Viva Italia, Viva Vittorio Emmanuele: - le pattuglie incalzate d'appresso abbassano le bajonette, ed avviene qualche esplosione di fucile, d'onde rimane morto uno (v'è chi dice due) de' paesani; tre mortalmente, e sei lievemente feriti. Lo spirito pubblico continua ad essere esaltatissimo; e molto si conta su l'aspettato sbarco. Forti pattuglie per corrono la città per impedire disordini. Partono da Palermo per Girgenti l'abbate Tino, e tre altri cospiratori, onde avvertire i loro corrispondenti del prossimo sbanco d'emigrati su quelle coste. Altro individuo delle disciolte bande muove pure da Palermo per recare avviso alla banda armata di Ciminna, onde ripiegasse verso il punto del designato sbarco, per unirsi a' nuovi arrivati. Indicandosi apertamente e con certezza in Palermo, che Garibaldi accenna a sbarcare verso Trapani, i movimenti concentrici delle reali truppe sono tutti per quella direzione. (Disp. del Luogot. de' 10 e 12 corrente). Sospetto di altri apparecchi aggressivi in Tunisi, e Malta.

2. Si ha notizia, che facilmente in Tunisi, e Malta i filibustieri concertino altra riunione per tentare da di verso punto l'aggressione alle coste di Sicilia. Si spediscono con istruzioni il vapore Stromboli in Tunisi, e il rimorchiatore Tolo in Malta, dove nulla vi è sul proposito (reali istruz. di oggi e disp. Luogot. de' 10).

78 (10 e 11 maggio)

GIOVEDÌ 10 MAGGIO.

Agitazione in Palermo: movimento militare.

1. Il fermento cresce, mercé le estere dannose influenze; e si ha per certo dagli Agenti governativi, che Palermo è pronta ad insorgere al sicuro annunzio dello sbarco. S'imbaldanziscono i rivoluzionarii, e si scora la gran maggioranza de' buoni. Le Autorità locali mancano di energia nel provvedere, e si trovano molto inferiori alla difficoltà de' tempi: a rilento trattano da 41 giorni un disordine, che hanno avuto estesi mezzi di reprimere decisivamente, e non han saputo avvalersene. (Reali istruz. degli 11 corr.).

Da Napoli si spedisce a Palermo il sig. Padronaggi direttore generale al ritiro, per concorrere all'utile del governo (idem).

Provvedimenti militari sono adottati per rinforzare Palermo, dove oggi rientrano le colonne del generale Letizia, e del maggiore d'Ambrosio; e per le evoluzioni militari su i luoghi minacciati dallo sbarco, onde mettere Garibaldi in mezzo a due fuochi. Si conviene sul niun effetto ottenuto dal generale Primerano per ripristinare l'ordine ne' distretti di Termini e Cefalù. (Disp. Luogot. d'oggi). Piccola banda alle falde dell'Etna.

2. Si sente qualche piccola banda verso Aderno alle falde dell'Etna, senzacchè però cagionasse inconveniente. (Disp. del gen. Clary, data d'oggi).

VENERDÌ 11 MAGGIO.

Sbarco di Garibaldi a Marsala. Torti de' legni Napoletani in crociera. Favori de' legni inglesi a Garibaldi.

1. All'una e mezza pomeridiana di oggi Garibaldi sbarca con tutti i suoi a Marsala, co' vapori Piemonte, e Lombardo coverti da bandiera Sarda, dopo sei giorni dalla sua partenza da Genova con la finta direzione per Malta. - S'impossessano della città, i cui abitanti restano indifferenti; meno il console Lipari.

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Per le poche ore, che vi rimangono vietano l'uscita a chicchessia; tagliano il telegrafo; (d'onde per altro si era già segnalato a Palermo), e vantando di anelare un incontro con le regie truppe marciano sopra Calatafimi, ed Alcamo, dove sperano concentrarsi con le bande locali, e potersi difendere. Alcuni sono in camicia rossa; altri in abito borghese, tutti armati di fucili e baionette, al numero, chi dice di mille, e chi di duemila. - Si sospetta, che altro vapore (il s. Giorgio) da Tunisi potesse recare rinforzi a Garibaldi. Subito dopo lo sbarco, costui fa affiggere per tutte le strade di Marsala il seguente proclama: " -Siciliani! - Io vi ho condotto un pugno di bravi, i quali hanno risposto al vostro eroico appello; gli avanzi delle battaglie di Lombardia. - Noi siamo con voi; né altro vogliamo, se non la liberazione del paese nostro. - Se noi tutti siamo insieme uniti, la impresa sarà facile. - Alle armi dunque! Chi non afferra un arma qualunque è un vile, o un traditore. Il pretesto della mancanza di armi non ha valore. Noi troveremo i fucili; ma pel momento ogni arma e buona, qualora la si trovi nelle mani di un bravo. - I municipii saranno incaricati di occuparsi de' fanciulli, delle donne, e de' vecchi, che restano ne' paesi. Alle armi tutti! - La Sicilia mostrerà anche una volta al mondo, come un paese, per l'azione della energica volontà di tutto un popolo, si affranca da' suoi oppressori".

Efficace cooperazione apprestano il siciliano Salvatore Castiglia, e il napolitano Cosenz. Il primo di essi, che ha esercitato il comando sul battello il Piemonte durante la traversata da Genova a Marsala sotto la direzione superiore di Garibaldi, lancia un indirizzo alla marina Siciliana. Il secondo rimasto pel momento nello Stato Piemontese per riunire rinforzi destinati, alla spedizione, invita, con un altra pubblicazione dello stesso genere, i suoi antichi commilitoni dell'armata napolitana ad abbandonare i Borboni, per passare sotto le bandiere dell'Italia, e di Garibaldi. Anche il siciliano La Masa consacra lunghe frasi, e sesquipedali parole per dimostrare a' compatrioti la tesi brillante della Italia intera, riunita sotto lo scettro di Vittorio Emmanuele. (Rustow, opera citata pag. 137. 138).

I regi navigli in crociera lo Stromboli, e la Partenope; non che il Capri quasi a vista, tardi accorrono dopo lo sbarco, ed aprono un fuoco quasi inutile,

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perché i proiettili cadono nel mare. Nel giornale il Globe si osserva, che almeno uno de' bastimenti di Garibaldi, sopratutto l'ultimo poteva esser preso; ma i legni napoletani non l'hanno osato; e solo dopo molta esitanza verso le 6 e mezza pomeridiane s'impossessano delle imbarcazioni abbandonate. In Marsala Garibaldi è stato ben accolto da' suoi che ivi lo aspettavano da gran tempo".

E nel Times de' 12 corrente si nota, che "le bombe e le palle tirate alla impazzata da' legni napoletani sono cadute sul magazzino de' vini degl'inglesi Woodhoùse, Ingham, ed altri; ma il legno inglese era giunto per proteggerli".

I regi legni in crociera quotidianamente avvertiti non hanno impedito questo attentato, mentre potevano respingerlo; né al loro evidente torto; né alla dichiarata poca energia del comandante lo Stromboli

può suffragare fa esplicita rimostranza dell'Autorità governativa di Palermo, su la cooperazione manifesta de' vapori inglesi Intrepid, ed Argus in Marsala poco prima giunti, per proteggere lo sbarco garibaldino (1).

(1) Nella camera de' comuni d'Inghilterra il deputato sir Osborne accusa i legni inglesi di aver favorito lo sbarco di Garibaldi a Marsala: il ministro lord Russell fa una risposta, in ogni parola della quale si può desumere qualche spiegazione su lo spirito della politica inglese ne' fatti dì Sicilia: il nobile lord, dopo aver accennato che per la protezione de' sudditi inglesi dimoranti in Sicilia vengono spediti i due legni britannici Argus, ed Intrepid, e che questo secondo nell'arrivare in Marsala nel mattino degli 11 maggio vide arrivare e sbarcare i bastimenti con Garibaldi, ed i suoi, avvicinandosi pure immediatamente i due legni napolitani, dice cosi: "I legni napolitani avrebbero potuto tirare su quelli di Garibaldi: ma non lo fecero; né ne furono impediti dal legno inglese, al cui officiale Marryat invece il comandante de' legni napolitani offrì se volesse mandare una scialuppa inglese per impadronirsi delle navi garibaldine, e n'ebbe rifiuto; perché le sue istruzioni erano di guardare stretta neutralità. Sembra però, che il comandante napolitano lo abbia invitato a far tornare a bordo i suoi ufficiali, che erano a Marsala: al costoro ritorno cominciò il fuoco contro la città. Il procedere del capitano napoletano fu un atto di cortesia internazionale: ma ciò non vuoi dire, che i legni inglesi si fossero messi a traverso de' loro cannoni; essi erano in quelle acque solo per proteggere la vita e, i beni de' sudditi britannici."

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Si dichiara sommamente biasimevole, dopo quella de' comandanti de' legni in crociera, anche la condotta del generale Primerano inerte con la stia brigata. Rimane un voto ed un desiderio pel governo di Napoli ciò che avrebbe potuto praticarsi, e non si è fatto, sia per impedire lo sbarco; sia per distruggerlo, appena seguito, con mosse convergenti delle colonne di Girgenti, Alcamo, e Trapani.

Si comunicano superiormente istruzioni pressanti, e strategiche pel concentramento delle truppe, e per le loro evoluzioni, onde combattere le bande aggressive. (Reali istruz. d'oggi)

. Timori di qualche colpo di mano a danno della cittadella di Messina: precauzioni; piano di aumento di fortificazioni, e nuovi lavori valutati ed approvati pel costo di ducali tremila. (Rapporto del colonnello Musto de' 15 corr. Verbale della commissione di fortificazione in Messina 20 corrente). Tumulti in Corleone, e Cefalù.

Su la montagna dell'ex-feudo di Casale presso Corleone si riunisce una banda di circa 600 rivoltosi con intenzione di aggredire la città, come di fatti esegue in questa sera, dopo d'avere nel giorno arrestata la Vettura corriera, distrutti i plichi del governo, ed appropriatisi i cavalli di posta; e dopo d'aver disarmati i guarda boschi del real sito di Ficuzza, togliendo loro 39 fucili ed otto rotoli di polvere; distrutta e saccheggiata la casa del capitano d'armi Antonio Fiorentino in Cefalù; quella dell'ispettore del macino Giuseppe Sarzana; bruciate le carte de' pubblici uffizii, assalito il carcere distrettuale,

Indi lord Russell si versa a difendere la condotta del governo inglese nello aver tollerato in Inghilterra le soscrizioni per la Sicilia: difende la impresa di Garibaldi, ohe dice esser diversa da quella del filibustiere Walker impiccato in America; e piuttosto rassomigliante alla discesa in Inghilterra del principe d'Oranges etc. etc.

Il fuoco cominciato dal regio vapore Stromboli sul Lombardo fu sospeso d'ordine del comandante d'uno de' legni inglesi i cui favori nel rincontro a pro dello sbarco di Garibaldi sono evidenti. (Rustow, opera citata, pag. 137).


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82 (11 maggio)

e liberati 18 detenuti; ghermiti, e fucilati il carceriere Raffaele de Martino, ed i compagni d'armi Giuseppe Cropieri, e Vincenzo Polizzy; e tutti questi tumulti a' gridi di "Viva la libertà, viva l'Italia, viva Vittorio Emmanuele". Intanto Marsala, Mazzara, Sciacca, Menfrici, ed altri paesi della provincia di Trapani insorgono (rapporto del generale A fan de Rivera de' 15 corrente). Legno sardo in Catania.

3. Arriva oggi nella rada di Catania una fregata sarda, che accorgendosi di non produrre verun effetto su gli animi degli agitatori locali, riparte subito per Messina. (Odierno rapporto del generale Clary). Riflessioni su lo sbarco di Garibaldi. Piano d'un sistema strategico per difendere Palermo, e vincere le bande garibaldine.

4. Il generale Salzano comandante di Palermo, nel suo posteriore discarico de' 3 luglio 1860, riandando su questa letale catastrofe fa le seguenti considerazioni: "Nella sola Palermo erano riposti i destini di tutta la Sicilia, d'onde la necessità di tener quivi fermo. Era una presunzione di leggiero calcolo quella di potersi prevenire lo sbarco di Garibaldi, mercé lo invio di qualche colonna mobile in alcuni punti del littorale:

i mezzi di facilitazione per la costui discesa erano preparati da per ogni dove, ed era affatto indifferente a Garibaldi di sbarcare anziché in Marsala, in ogni altra marina. Gli era solo importante di poter mettere il piede su le arene sicule; e la partita rimaneva sempre per lui assicurata. Nelle sole crociere si poteva mettere fiducia, se avessero voluto frastornare il colpo. Il Garibaldi sapeva ogni mossa nostra, sia per terra, sia per mare. Egli navigava guidato, e per ciò si curo nel suo cammino. Io ritenni sempre che la spedizione di Garibaldi era stabilita e decisa dall'estero, e fornita di aiuti e mezzi da estere potenze. Mosse perciò dessa sicura per la Sicilia, è non avventurata come quella di Pisacane in Sapri. Gli errori di una volta si correggono con la esperienza. - Pisacane si ebbe fatto avventurare su la semplice fede di corrispondenze che promettevano trovarsi pronti aiuti, e soccorsi.

(11 maggio)

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Garantia solida e non dubbia si è perciò richiesta dalla Sicilia pria di far muovere Garibaldi; e da qui surse la necessità per Palermo di manifestarsi, di compromettersi, pria di avere i soccorsi concertati e promessi, come ha anticipato col suo movimento rivoluzionario de' 4 aprile. In tanta sfavorevole condizione di cose e di circostanze per noi, cosa ripromettersi dalla spedizione di parziali colonne gittate senza direzione certa in mezzo ad un paese del tutto nemico, tagliate nelle reciproche comunicazioni, ed in conseguenza senza unità di movimento ed azione, e mancanti tutt'affatto di viveri, e di ogni altra risorsa? Quale adunque era il mio piano, del quale avrei amata l'adozione? Quello di aspettare sotto le mura di Palermo l'arrivo di Garibaldi, senza la necessità di andarlo cercando per vie tanto per noi scabrose. Pronta una colonna di scelte truppe non minore di ottomila uomini, con cavalleria, ed artiglieria, lo avrebbe combattuto nel piano della Guadagna. Altri dodici mila, per quanto ne restava dello esercito, si sarebbero temiti bene stabiliti nello interno della città; ben piazzata la formidabile artiglieria; la squadra in faccia delle mura; il castello pronto a far piovere dal cielo il suo infoco. Questo spaventevole apparato avrebbe fatto impossibile alla popolazione di accorrere in aiuto di Garibaldi, che veniva combattuto sotto le mura di Palermo, dove son certo pure, che sarebbe rimasto privo delle sue squadre, perché non fette queste per affrontare in campo aperto la mitraglia, e le cariche della cavalleria. Per me sta dunque che qui sarebbe finito Garibaldi, e con esso pure finita ne sarebbe andata la rivoluzione sicula" .

Mosse ulteriori della banda garibaldina. Rinforzi al generale Landi per combatterla.

5. L'itinerario degli sbarcati garibaldini è per Castelvetrano, onde congiungersi con le bande d'insorti, che marciano da' distretti in Termini, e Cefalù. Il Luogotenente generale, dopo tenuto consiglio con i capi militari, e civili di Palermo, ingiunge al generale Landi, che è con la colonna in Alcamo, di marciare all'incontro del nemico per combatterlo con l'8 battaglione cacciatori, che s'imbarca a Girgenti per raggiungerlo. Si tiene intanto riservata in Palermo la notizia officiale dello sbarco in Marsala.

84 (11 maggio)

SABATO 12 MAGGIO.

Progressi di Garibaldi.

1. Dopo lo sbarco di Marsala, Garibaldi e la sua gente muovono per Salemi ingrossandosi con i volontari, che lo raggiungono, e gli recano cavalli pe' suoi ufficiali, vetture pel trasporto de' materiali, e delle munizioni, e muli per le artiglierie, che seco ha condotte. A lui si uniscono le bande comandate dal sedicente barone S. Anna, e da Coppola de Monte. A Salemi alloggia in casa del marchese Torrealta obbligato a prestarsi dal sindaco; - riunisce il Clero, e lo arringa nel modo più violento; è accolto dalla popolazione insorta, ed ospitato a Rampingallo dal signor Mistretta, che in ricompensa è nominato da Garibaldi colà governatore.

È riportato in varii opuscoli di circostanza la grottesca comparsa del noto fra Pantaleo in Salemi alla presenta di Garibaldi, il quale gli consegna il seguente proclama, che seco recava da Genova, già apparecchiato. - "A' preti buoni!

Comunque sia, comunque vadano le sorti d'Italia, il Clero fa oggi causa comune con i nostri nemici, che comprano soldati stranieri per combattere italiani. Sarà maledetto da tutte le generazioni! Ciò che consola però e che promette non perduta la vera religione, si è vedere in Sicilia, i preti marciare alla testa del popolo per combattere gli oppressori. Gli Ugo Bassi, i Verità, i Gusmaroli, i Bianchi, non sono tutti morti; e il dì, che sarà seguito l'esempio di questi martiri, e campioni della causa nazionale, lo straniero avrà cessato di essere padrone de' nostri figli, delle nostre donne, del nostro patrimonio e di noi" - G. GARIBALDI.

Rinforzi spediti da Napoli alle reali truppe. e segnalazione telegrafica all'estero.

2. Si spediscono da Napoli sotto gli ordini del generale Salazar le pirofregate Fieramosca e Veloce; i piroscafi Miseno, Maria Teresa e Vesuvio portanti a bordo 16 compagnie della brigata Buonanno, e mezza batteria obici da 12. Si danno le istruzioni come distribuire il servizio de' regii navigli. (Reali istruzioni in data d'oggi).

Si raccomanda approvigionare per sei mesi con ottimi

(12 e 13 maggio) 85

viveri e precauzioni per la Salute de' difensori, il forte di Castellammare (ivi).

Ambiguità di segnalazioni circa l'avvenuto sbarco di Marsala, e circa il trattamento fatto alle vuote imbarcazioni (ivi).

Odierno telegramma del governo di Napoli a' suoi rappresentanti nello estero appena conosciutosi lo sbarbo di Marsala: - "Malgrado gli avvisi dati da Torino, e le promesse di quel governo d'impedire la spedizione di briganti organizzati ed armati pubblicamente; pure essi sono partiti sotto gli occhi della squadra sarda, e sbarcati ieri a Marsala. Dica a codesto ministero tale atto di selvaggia pirateria promossa da Stato amico" CARAFA.

Ribellione di Mezzoiuso.

8. Oggi nel comune di Mezzoiuso giunge a 22 ore un distaccamento di 4 compagni d'armi ed un caporale; e sono aggrediti da un attruppamento di armati, che li fuga: per caduta da cavallo il caporale rimane contuso ad una gamba.

DOMENICA 13 MAGGIO.

Scarse notizie a Palermo su i passi di Garibaldi. Rinforzi a Landi. Consiglio di generali. Aggressioni alla vettura di posta.

1. Il Luogotenente generale è in angustie per non aver avute finora nozioni certe su le marce de' garibaldini: unica notizia è, che ingrossatisi sempre più a Castelvetrano accennino aggredire Alcamo; per cui fa imbarcare il 2 battaglione del decimo reggimento per rinforzare la colonna di Landi. In un consiglio di generali sì risolve non diminuire la guarnigione Palermo, dove col tenersi fermo si opina potersi impedire il propagamento della rivolta del isola (disp. Luogot. de' 14 corrente. Giornale di Polizzy).

La vettura postale è aggredita questa notte vicino a Gliastro, provincia di Caltanissetta, da cinque armati, che bruciano la corrispondenza officiale, e si appropriano i cavalli (rapp. dell'intend. di Caltanissetta 15 corr.).

86 (13 maggio) Sconfortante diagnosi della Sicilia protetta nel moto rivoluzionario dal Piemonte; e futuri successi della rivoluzione.

2. La Sicilia, fatta certa della protezione del Piemonte, è profondamente agitata. Palermo, il cui spirito è ostile al real governo, oggi altamente compromessa, arde del desiderio di rivoltarsi, e non aspetta per insorgere, che l'apparizione di Garibaldi, il male è due giorni lungi da Palermo, dove tutta la popolazione domanda mutazione di Stato, e la paura delle vendette rivoluzionarie, fa che anche gli onesti si mostrino avventati. E tanto certo il piano dollari volta, che oggi da' motori di essa sono avvertiti i componenti la guardia nazionale del 1848 di assumere la tutela dell'ordine al primo avvisò che il popolo attaccherà le reali truppe. Allo appressarsi di Garibaldi a Palermo si prevede un terribile conflitto, in cui l'esercito si troverà a fronte un nemico ingagliardito, ed a' fianchi ed alle spalle altro più insidiatore e numeroso, che traendo vantaggio dalle località, ed al coverto dalle offese, (ara macello de' soldati (1). Si prevede, che alle porte di Palermo sarà decisa la sorte non solo della Sicilia; ma della monarchia. I rivoluzionari dicono apertamente, che, vittorioso Garibaldi in Palermo, senza occuparsi di altro, correrà nelle Calabrie seguito da gente agguerrita e disperata, che non ha altra alternativa che di vincere o morire, per mettere in fiamme le provincie del continente, e marciare sopra Napoli. (Relazione governativa al Re, data d'oggi). Legno inglese a Girgenti. Agitazioni in varii comuni.

3. Ogni menoma novità fa imperversare l'agitazione in Girgenti, dove oggi cresce l'allarme per la equivoca manovra di un legno inglese che ivi approda senza bandiera; e che poi arrivando in rada alza il suo vessillo nazionale, e si vede essere una fregata ad elice. Interruzione del filo elettrico presso Termini. Il telegrafo visuale di Mazzara è abbandonato. Menti presso Trapani è in ribellione. (Rapporto di oggi dell'Intend. di Girgenti).

(1) In questo avviso si trova una seria obbiezione al piano strategico ideato dal generale Salzano, pag. 83 di questa Cronaca.

(13 e 14 maggio) 87

Il distretto di Mistretta è in sollevazione: le autorità scacciate, bruciati gli archivi. (Telegramma del generale Clary). Sovrana benignità per Catania,

4. Oltre le reali largizioni in benefizio di Catania (accennate di sopra pagina 75) il Re vuole che si studino i voti de' Consigli provinciali esternati nelle annue sessioni dal 1850 al 1859 per sapere in che può giovare al benessere di quella provincia. (Real Rescritto di oggi al Direttore del ministero di Sicilia).

LUNEDÌ 14 MAGGIO.

Nuove truppe di rinforzo vengono da Napoli. Tattica di difesa sanzionata dal Consiglio generali zio. Comunicazioni interrotte.

1. Giungono in Palermo da Napoli i rinforzi di regie truppe. Essendo risoluto nell'odierno consiglio di generali, attesa la compiuta rivoluzione morale dell'isola, di non convenire sperperamene di forze contro masse indisciplinate; ma invece esser utile di raccogliere un corpo di esercito imponente nelle vicinanze di Palermo, punto strategico, si fanno occupare Parco, e Villanate da forti colonne militari, cavalleria, ed artiglieria, facendo ripiegare il generale Landi a Partinico, e il generale Rivera a Caltanissetta. (Disp. Luogot. data d'oggi).

Mancanza di comunicazioni; - e di undici corrieri inviati a Corleone, niuno è tornato: i distretti di Termini, e di Cefalù infestati da bande: rotti i telegrafi - (idem). Nuovo stato d'assedio: disordini nelle province di Messina, e di Girgenti.

2. Con ordinanza di oggi si proclama di nuovo in Palermo lo stato d'assedio, che non produce niun effetto per la totale inosservanza delle prescritte discipline. (Rapporto del generale Salzano)

. In s. Stefano di Camastra, nella estremità della provincia di Messina, dietro grida sediziose, e colpi di fucile contro gli uomini d'arme inviati a rimettere l'ordine, non si è potuta inviare altra truppa per tema di esser tagliata fuori. Oltre Milazzo è distrutto il filo del telegrafo elettrico (telegramma del comandante di Messina).

88 (14 maggio)

Altri disordini nella provincia, di Girgenti, dove già circolano i proclami di Garibaldi.

Ultime risorte governative proposte dal Luogotenente generale.

3. Ne' momenti attuali, lotta decisiva della rivoluzione contro i diritti della Sovranità, il Luogotenente Castelcicala conferma in iscritto una sua proposta già fatta nella decorsa settimana col ritorno in Napoli del colonnello Barbalonga, cioè, d'inviare in suo rimpiazzo un Commissario regio straordinario, ovvero un Principe Reale come vice-Re accompagnato da un ministro, con ampie promesse pel miglioramento amministrativo della Sicilia, mutazione della polizia, ed affidare tutto al potere militare; concedendo amnistia generale. (Dispaccio del Luogot. in data d'oggi). Assunzione della Dittatura.

4. Garibaldi pubblica oggi in Salemi un proclama, col quale assume la Dittatura di Sicilia in nome di Vittorio Emmanuele re d'Italia; ed un altro proclama in 19 articoli contenente le norme per l'organamento d'una armata.

Protesta del ministro di Napoli in Torino.

5. Nelle ore pomeridiane il marchese Canofari regio ministro napolitano a Torino, rimette al conte Cavour una nota assai viva del suo governo, che dichiara responsabile il governo piemontese della spedizione di Garibaldi, e lo accusa di averla aiutata: stabilisce la impossibilità della partenza di cotale spedizione senza la piena conoscenza, e l'appoggio aperto, o segreto della Sardegna. Il gabinetto di Torino cerca difendersi dell'accusa; allegando di aver impedita la partenza di altri due legni carichi di volontari pronti a raggiungere Garibaldi.

Relazioni diplomatiche su l'effetto prodotto nelle Corti estere dalla notizia della invasione garibaldina in Sicilia,

6. La indegnazione de' gabinetti europei per codesto atto di pirateria a danno del pacifico reame delle due Sicilie è grande assai, ma sterile del tutto. Il regio rappresentante napoletano presso la Corte di Berlino, con telegramma da ragguaglio del contegno della Prussia nei seguenti termini:

(14 maggio) 8

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- "Rimostranze a Tonno; spiegazione richiesta a Londra su la condotta de' vapori inglesi a Marsala. Russia aiuta fermamente. Simili, a quelli di Russia jeri sono partiti ordini da qui. Ma quel ministro di Prussia a Torino e un dappoco" (firmato CARINI).

L'altro regio rappresentante a Vienna spedisce al suo governo in Napoli, la seguente relazione: - "Vienna 13 maggio 1860. - Siccome mi aspettavo, trovai il conte di Rechberg, non solamente disposto in nostro favore, ma sinceramente commosso per lo abisso, in cui ci si vorrebbe trascinare. Sul momento decise, presi gli ordini dello imperatore, di spedire corrieri a Parigi ed a Londra, con due note identiche, per protestare contro la spedizione di Garibaldi, che viola apertamente il diritto delle genti, ed a cui quindi ognuno dovrebbe avere ugualmente interesse ad opporsi. Vi si mostra dapprima la insurrezione siciliana provocata dalle mene sarde, e vi si menziona come ultima pruova la recente spedizione, che si qualifica di pirateria, e che tende, ove lo esempio fosse seguito, ad introdurre nel cuore dell'Europa le stragi e gli orrori, che desolano senza interruzione il centro e il sud dell'altro emisfero. Si ricorda alla Francia la promessa da lei teste fatta, cioè: - si le Piemont, malgré nos conseils, voudra poursuivre une politique d'aggrandissement, la France sera taute dispoèe à aviser. - Si rammenta il diritto del real governo di trattare come pirati i componenti della spedizione, e si fanno ricadere poi su la Sardegna tutte le conseguenze dello attentato commesso. Dopociò S. M. l'Imperatore ha ordinato per telegrafo a Trieste di far prendere immediatamente il mare a que' vapori, che ne erano capaci e di dirigerli verso la Sicilia, potendo ciò dare un qualche appoggio morale, e dove le circostanze lo permettessero, anche reale." Firmato - PRINCIPE DI PETRULLA.

Da ultimo il rappresentante la real corte di Napoli a Pietroburgo dirige il seguente telegramma al proprio governo: - "Gortschakoff ha telegrafato a Torino. Profonda indegnazione dello Imperatore. Si domanda se sono punite le Autorità di Genova, e se Garibaldi porta ancora l'uniforme di S. M. Sarda." Indi spedisce in data di oggi questo altro riservatissimo dispaccio: "La indegnazione, che ha provata l'Imperatore, ed il principe Gortschakoff allorché diedi loro conoscenza dello sbarco a Marsala de' briganti partiti da Genova, è stata proporzionata

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alle enormità commesse, tanto dal gabinetto sardo, quanto dagli uffiziali inglesi, i quali hanno favorito lo sbarco. La postilla dello Imperatore sul dispaccio in parola, che rimandò al ministro degli affari esteri, è: - "c'est infame, et de la part des anglais aussi."

Oggi poi questo ministro degli affari esteri ha fatto venire sir John Crampton, e il marchese Sauli (ministri inglese, e sardo), ed ha loro mostrata la enormità di tale agire. Al Sauli ha detto, che se il gabinetto di Torino era debordè; che se la rivoluzione lo trascinava a trascurare qualunque dovere internazionale e lo privava di ogni forza su i proprii impiegati, tutti i governi di Europa dovranno prendere in considerazione tale posizione di quella potenza, ed uniformare i modi con che continuare i loro rapporti con essa." Firmato DUCA DI REGINA.

Esternazione del Comitato rivoluzionario segreto di Sicilia.

7. Il comitato segreto che spinge la rivoluzione di Sicilia dirige a' Consoli esteri una circolare, annunciando loro, che l'essenza del movimento siciliano sia annessionista, e che, evacuata l'isola dalle regie truppe, si farà votare la popolazione per Vittorio Emmanuele. (Marco Monnier, histoire de la conquéte des deux Siciles, pag. 142).

MARTEDÌ 15 MAGGIO.

Mutazione nel personale governativo in Sicilia. Nomina d'un Commissario straordinario reale, e di un ministro. Cessano le funzioni di Castelcicala.

1. L'odierno giornale officiale di Napoli pubblica questi due reali decreti: Primo decreto. "Considerando, che dopo lo sbarco de' faziosi in Sicilia l'ordine pubblico trovasi colà gravemente compromesso; nella intenzione di far cessare al più presto possibile lo stato attuale delle cose tanto dannoso alfa pubblica sicurezza, ed agl'interessi de' nostri amatissimi sudditi al di là del Faro; e volendo or noi nella sollecitudine dell'animo nostro convenevolmente ripristinare l'ordine con provvidi ed energici temperamenti governativi; ed accorrere con tutti i mezzi adatti alla natura degli avvenimenti, che colà si succedono: su la proposizione del nostro consigliere ministro segretario


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(15 maggio) 91

di Stato 9 Presidente del consiglio de' ministri, - abbiamo risoluto di decretare. e decretiamo quanto siegue: - art. 1. Nominiamo il Tenente generale d. Ferdinando Lanza nostro Commissario straordinario in Sicilia con tutti i poteri dell'Alter ego, onde recarsi in quella parte de' nostri reali dominii, e nei punti dove crederà meglio, per ristabilire la calma, ricondurre l'ordine, animare i buoni, e tutelare le persone, e le proprietà - art. 2. Egli eserciterà le funzioni inerenti a tale incarico fino a che ripristinato l'ordine invieremo colà il real principe, che abbiamo già prescelto per nostro Luogotenente generale ne' nostri dominii oltre Faro - art. 3. Accorderà nel nostro real nome ampio e generale perdono a tutti i nostri sudditi, che or traviati, faranno la loro sommissione alla legittima autorità".

Secondo decreto - "D. Pietro Ventimiglia procuratore generale presso la G. G. de' conti di Palermo è nominato ministro segretario di Stato presso il Luogotenente generale" .

Per Sovrana munificenza si fa decorrere, a favore del Tenente generale Lanza. da oggi il soldo di Luogotenente generate di Sicilia. (Reali istruz. 23 con.). Difficoltà rassegnate da Lanza.

2. Non manca il generale Lanza di rassegnare le difficoltà gravissime del nuovo incarico affidatoglisi, facendo osservare, come sieno male innoltrate le cose in Sicilia dopo lo sbarco de' filibustieri, che "sono stati lasciati in pace per tette giorni, in modo da esser giunti quasi senza molestie a Calatafimi"

(rapporto finale del generale Lanza, de 13 giugno.) Oggi cessano le funzioni del principe Castelcicala, richiamato in Napoli.

Attacco di Calatafimi. Esagerazione del partito avverso nel pubblicarne i bollettini. - Giudizi su la condotta del generale Landi. - Piano per la totale distruzione delle bande.

3. La colonna del generale Landi s'incontra oggi con le bande garibaldine a Calatafimi nel punto denominato Monte del Pianto romano, e vi ha un esito non favorevole, come confessa lo stesso generale Lanza, (dispaccio di costui, del corrente)

; perdendovi uomini,

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bagaglio, ed un obice precipitato dal monte perché ferita la mula di trasporto: guadagna altronde una bandiera garibaldina presa da un soldato dell'8 cacciatori, promosso subito a sergente. Landi rientra dopo due giorni a Palermo, per mancanza di viveri, e dovendosi battere per via con i paesi ribellati, Partinico, Borgbetto, Montelepre; quasi tutta Sicilia è insorta; e mentre ogni fornitura o somministrazione si ricusa alle regie truppe, i rivoluzionari ne abbondano. I fautori del disordine fanno divulgare, che Landi non abbia potuto resistere all'impeto degli avversarii, ed abbia perduti 4 cannoni, cento soldati morti, e gran quantità di feriti; in fuga per due giorni fino a Palermo, dividendo le sue forse in due colonne ognuna di tremila uomini, malmenato dalle popolazioni, e con i garibaldini alle spalle: si dice, che questi ultimi abbiano avuti 128 feriti, e 28 morti. - Il comitato segreto insurrezionale di Palermo presieduto da un Casimiro Pisani rende pubblico il seguente bullettino: - "L'invincibile Garibaldi, che il governo della menzogna si astiene dal nominare ne' suoi proclami, ha distrutto fra Calatafimi, ed Alcamo una colonna di quattromila uomini. - Le nostre truppe hanno data la caccia a mille fuggitivi: molti vanno dispersi: altri molti son prigionieri. A san Stefano di Camastra si è effettuato un nuovo sbarco di valorosi. Il giovane Luigi Laporta, che tanto ha sofferto per la patria, e tanto ne ha ben meritato, occupa Termini, dove la soldatesca si è rinchiusa nella cittadella, e cannoneggia inutilmente. Le milizie reali sono state pure disfatte a Rebottone. - Le nostre colonne armate, e militarmente organizzate, marciano da tutte le parti verso il luogo, dove sventola la bandiera dello eroe italiano. Infine la voce del generoso perdono è penetrata anche nella anima di Maniscalco. - Il famigerato coadiutore di Polizia Francesco Perro, che noi citiamo richiesti da lui, si è messo sotto la protezione del nostro Comitato. Altri promettono di rendersi. I loro nomi saranno pubblicati da per tutto. Cittadini siate sempre eguali a voi stessi. La vittoria resterà a noi, bisogna mostrarsene degni. - Palermo 15 maggio 1860".

Queste esagerazioni di partito non valgono a scemare il valore delle regie truppe, che comunque mal dirette dal generale Landi, ed in numero ristretto opposte

(15 maggio) 93

al nemico straordinariamente. ingrossato con migliaia di siciliani prezzolati e sedotti; pure hanno sostenuta la pugna per più ore, con la perdita di 160 soldati; mentre quasi eguale è stata quella de' garibaldini con tre de' loro uffiziali superiori uccisi. L'onore del combattimento di Calatafimi è tutto del prode 8 battaglione cacciatori, che si è battuto quasi solo, ed il colpo sarebbe stato decisivo" se l'inerzia del generale Landi non lo avesse lasciato nell'azione senza sostegno, e senza appoggio, e non avesse risoluta la precipitosa fuga sopra Palermo con perdita di equipaggi, mentre si aveva Trapani vicino, con una bella strada di discesa" - (corrispondenza del Re con Lanza, dispacci de' 8 e 27 maggio.)

- Per questa sconsigliata ritirala di Landi (ufficiale disadatto pel suo posto, come fu preconizzato) ingrossano le masse degl'insorti, e già 10 o 12 mila circondano Monreale. - Il morale è abbattuto. A Palermo prendono a scagliar pietre contro le guardie di polizia, un dì cotanto temute, e queste vanno a celarsi ne' paesi convicini. Le autorità sono avvilite, ed indecise: il moto rivoltoso è divenuto universale. Falso e produttivo di gravi disastri è il piano abbracciato dal consiglio dei generali di restringersi alla difesa di Palermo: invece il progetto avvanzato oggi al generale in capo Lanza da un valoroso militare è quello di formare una colonna di sei in settemila soldati eletti, con cacciatori, comandata da un abile generale di operazione, e molti uffiziali di stato maggiore; marciare sopra Partinico inseguendo le masse sempre d'appresso, e senza dar loro mai posa, raggiungerle dovunque: la iniziativa offensiva delle truppe rianimerebbe il morale di queste; farebbe scorare le masse e scemarne i proseliti; ne imporrebbe su le popolazioni: ovvero la colonna stessa dovrebbe collocarsi m posizione fuori Monreale, e rendere impossibile al nemico d'avanzarsi; indi prenderlo a rovescio, qualora tentasse attaccare le altre truppe fuori le mura di Palermo. (Dispacci del comandante Bosco, de' 15 e 18 corrente). Relazione del generale Landi al Luogotenente generale in Palermo, dopo il combattimento di Calatafimi.

4. Due documenti opposti si riferiscono al combattimento di Calatafimi, che è utile di riportare:

Il primo è il rapporto del generale Landi al Luogotenente

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generale Castelcicala, cui non perviene, perché ricapitato nelle mani del nemico: esso è cosi espresso: - "Calatafimi 15 maggio. - Urgentissimo. - Eccellenza Soccorso! - Pronto soccorso! - La banda armata, che ha lasciato Salemi questa mattina, ha inviluppato tutte le colline da sud a sud-est di Calatafimi. La metà della mia colonna avanzata è stata disposta a tiraglialori ed ha attaccato i ribelli: il fuoco è stato ben sostenuto; ma le masse de' ribelli, unite con le truppe siciliane, erano in numero immenso. Le nostre hanno ucciso il comandante in capo, e presa la loro bandiera, che noi conserviamo (1): sventuratamente un pezzo della nostra artiglieria caduto dal mulo, è rimasto nelle mani de' ribelli, ciò che mi addolora assaissimo. La nostra colonna è stata obbligata battere in ritirata, e prender posto a Calatafimi, dove io mi trovo in questo momento su la difensiva. Siccome i ribelli in grandissimo numero accennano Volermi attaccare, io supplico V. E. inviarmi subito un possente rinforzo d'infanteria, o almeno mezza batteria, essendo numerose, ed ostinate a combattere le masse nemiche. Temo di essere assalito nelle posizioni, che occupo: io mi vi difenderò per quanto mi sarà possibile; ma se un pronto soccorso non mi arriva, dichiaro di non sapere come terminerà l'affare. Le munizioni dell'artiglieria sono quasi consumate; quelle della fanteria sono considerevolmente scemate: la nostra posizione è critica, e la necessità dei mezzi di difesa, e la mancanza di questi mezzi mi mettono nella più gran costernazione. Io ho 62 soldati feriti: non posso darvi conto esatto de' morti, scrivendovi subito dopo la ritirata; e ve ne darò preciso ragguaglio con altro rapporto. In somma, debbo prevenire V. E. che se le circostanze mi costringono, io, per non

(1) Menotti figlio di Garibaldi, combatté per la prima volta, e per distinguersi in questo conflitto, prende una bandiera tricolore nelle mani, e si lancia nella mischia: a 20 passi dal nemico è colpito da una palla nella mano, da cui cade la bandiera: questa subito è raccolta dal maggiore Schiaffai, che volendo spingersi inalberandola, è ucciso: due altri garibaldini vogliono prenderla, e del pari restavo ammazzati: i napoletani si impadroniscono del vessillo, che vien loro contrastato dalla guida garibaldina Damiani. (Dumas, op. cit. pag. 81. 82.).

(15 maggio)

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compromettere la mia colonna, dovrò ritirarmi in luogo eminente. Mi affretto a rassegnarle tutto ciò, onde sappia, ... che la mia colonna è circondata da nemici considerevoli, i quali si sono impadroniti de' molini, e si han presa la farina apparecchiata per k truppe. Che V. E. non dubiti del modo come il nostro pezzo è stato perduto: ripeto, che questo cannone era su la schiena d'un mulo, che. fu ucciso al momento di ritirarci. È stato dunque impossibile di riprenderlo. Termino, assicurando V. £... che tutta la colonna ha combattuto sotto un fuoco il più vivo, dalle 10 del mattino alle 5 pomeridiane momento, in cui è cominciata la nostra ritirata; Il generale comandanti firmato Landi.

Ordine del giorno di Garibaldi alle sue truppe, dopo la battaglia di Calata/imi.

ili secondo documento è il proclama, ovvero Ordine del giorno comunicato da Garibaldi alle sue truppe nella sera stessa. sul campo di battaglia:

"Soldati della libertà italiana. Con tali compagni, come voi siete, io posso tutto tentare, lo ve l''

ho provato, mettendovi in feccia ad un nemico quattro volte più torte di voi, e padrone di posizioni, che niun altro avrebbe potuto espugnare, meno che voi. Io contava su le vostre baionette; ed ora veggo, che io non mi era ingannato! Nel deplorare questa dura necessità di dover combattere soldati italiani, confessiamo di aver trovato in essi una resistenza degna di miglior causa, e rallegriamocene; imperciocché è una pruova di ciò che noi potremo fare allorché saremo tutti riuniti sotto il glorioso vessillo della redenzione. - Domani il continente italiano preparerà le feste della vostra vittoria; vittoria riportata da' suoi figli liberi, e da' prodi siciliani. Le vostre madri, e le vostre fidanzate sono già superbe di appartenervi; domani esse ne saranno orgogliose, ed incederanno nel loro cammino con la testa alta, e la fronte raggiante. - Questo combattimento ha costato la vita di molti fratelli armati, ma morti al primo rango: i nomi di questi martiri della causa italiana saranno raccolti e scritti su le tavole di bronzo della storia. Questi nomi io li segnalerò alla riconoscenza del paese, al pari de' nomi di coloro, che valorosamente hanno condotti al combattimento

96 (18 maggio)

i nostri giovani, ed inesperti soldati, e che, domani, condurranno di nuovo, sopra più illustri campi di battaglia, questi uomini, che debbono spezzare gli ultimi anelli delle catene della nostra diletta Italia.

Firmato G. GARIBALDI.

Le masse d'insorti siciliani che sieguono la marcia de' garibaldini, mentre nel corso del combattimento ti son tenute per paura in disparte, si danno dipoi a spogliarne i cadaveri, avendo fatto il bottino di molte monete d' oro sul corpo d'uno degli uccisi affiliali di Garibaldi, il quale per un tal fatto ne monta in furore, ed invano emette ordini rigorosi fino a far flagellare i sospetti (1).

Stato di Palermo.

6. Peggiora la spirito pubblico di Palermo; la fazione rivoluzionaria divenuta potentissima minaccia il massacro de' devoti della monarchia legittima: il terrore invade tutti: gl'impiegati disertano i loro posti la voce del dovere non è più intesa; vi è una disgregazione sociale: tutti fuggono su i legni in rada per la tema di un generale eccidio in caso di conflitto: Solo l'esercito conserva piena confidenza ed è disposto ad ogni sagrifizio per l'onore della reale bandiera: fa d'uopo però d'una mano intelligente e vigorosa per ben comandarlo, e per rilevare il prestigio del governo quasi del tutto spento. E di fatti la manifesta inazione del Luogotenente nel non voler impegnare le colonne separate ad attaccare Garibaldi, fa accrescere la costui importanza in faccia a' siciliani (odierno memorandum del Direttore di polizia, e dispacci del Luogot.). Ripartizione delle truppe: attacco contro quelle di stazione al Parco.

6.

Superiormente s'insinua al generale Lanza come ripartire le truppe, e farle convergere negli attacchi contro il nemico. I battaglioni del 1 e 5 di linea accanto

(1) Clamorose pubblicità fata ne' giornali il siciliano La Masa per scagionarsi della taccia addebitatagli «di essere svenuto in quanto combattimento di Calatafimi alla vitta del nemico, e di essere abituato a fuggire

» (comunicati ne' numeri 83 e 94 del giornale napolitano la Bandiera italiana del 1860).

(15 maggio) 97

nati al Parco, sotto gli ordini del colonnello Bonanni. Alle 3 pomeridiane sono molestati negli avamposti da forti masse d'insorti con due bandiere, respinte dopo vivo fuoco: nel rincontro gli insorti staccano enormi macigni dalle soprastanti rocce, e li fanno piombare nel paese dove accampano le truppe (rapporto del colonnello Bonanni de' 16 corrente).

Il battaglione scelto del 3 di linea occupa il convento di s. Maria di Gesù, ed un altro del 7 occupa il villaggio di Villabate. I compagni d'armi mantengono le comunicazioni tra una colonna, ed un'altra. Queste colonne avanzate servono per tenere il nemico lontano da Palermo. Nel corso della notte si scorgono numerosi fuochi su i colli circostanti ingombri di bande. (Giornale di Polizzy). Rivolta in Girgenti ed in altri comuni.

7. Oggi in Giranti una mano di faziosi corre per la città con bandiera tricolore; si disperdono al sentire poche fucilate: sopraggiunge il generale Rivera, vi proclama lo stato d'assedio, e si ripristina l'ordine. In Licata, Favara, Bivona, Sciacca, Menfrici s'inalbera il vessillo della rivolta: nel Molo di Girgenti comincia la sedizione col disarmare un soldato portatore dì un piego a Girgenti, e col disarmare pure il posto doganale: gl'insorti si avvanzano verso la torre, dov'è accasermato un distaccamento del 13 di linea con l'uffîziale, e lo attaccano; la fucilata dura due ore: si tira da' balconi, dalle terrazze, dalle finestre. Il comune di Calamonaci insorge occupato dalla banda di faziosi comandata da Vincenzo di Villabate, da Vincenzo Montalbano del paese, e dal sacerdote d. Francesco Ricci di Cianciano; e costoro influiscono pure a far insorgere il vicino comune di Ribera, dove fugati gl'impiegati telegrafici, si apre il carcere, e si liberano due detenuti: si fanno fuggire gl'impiegati del macino e si prendono da' fondi regii 276 ducati; ma gli onesti cittadini, ed i campagnuoli si armano, e discacciano i faziosi. Insorge il comune di Valguarnara; fugge il sindaco, e il giudice; si abbattono i regii stemmi; disciolti i custodi del macino; licenziata la polizia; guardia urbana nella inazione (rapporto del generale Rivera de' 19 corrente).

98 (18 maggio) Moti in Catania.

8. Da oggi comincia l'agitazione tu Catania in modo da rendere necessario qualche arresto, e da indurre le Autorità locali a far premure per avere rinforzi di truppe. (Dispacci dell'intendente, e del comandante di Catania de' 15 e 17 corrente mese). Protesta diplomatica del governo di Napoli per lo sbarco di Garibaldi in Sicilia,

9. In data d'oggi il real governo di Napoli partecipa la seguente nota diplomatica a tutte le Potenze Europee: "Un fatto della più strana pirateria fu consumato da un orda di briganti pubblicamente arruolati, organizzati, ed armati in uno Stato non nemico, sotto gli occhi di quel Governo e non ostante avesse avuto agio l'impedirlo. Fatto accorto degli apparecchi, che facevansi in pieno giorno per una spedizione destinata contro i regii Stati, il governo non aveva indugiato a far richiamo contro un simile attentato al diritto delle genti, ed agli obblighi internazionali. Fino al 28 aprile era stato egli avvisato, che a Genova, a Livorno, a Firenze, ed in tutti gli Stati piemontesi facevansi arruolamenti per recarli in soccorso de' siciliani insorti. £ sapeva inoltre che tutti questi movimenti erano diretti da Garibaldi, il quale erasi stabilito nel palazzo Passano a Quarto presso Genova: e che di là costui preparava una spedizione destinata ad invadere i regii dominii. Il 5 corrente maggio fu il giorno scelto per l'imbarco, e la partenza. In fatto arrivarono in quello stesso giorno da Tunisi i tuie bastimenti il Lombardo, ed il Piemonte, i capitani rimasero a terra, ed il comando fu preso da un certo Giuseppe Artandy, emigrato palermitano, proprietario di una fonderia a Genova. L imbarco seguì" nel giorno, e nella notte del 5. II porto era in gombro da uomini, che arrivavano da tutte le parti e che apertamente recavansi a bordo. I due navigli partirono ali1 alba del 6. Nel corso della stessa notte s'imbarcò anche Garibaldi a Quarto. Assicurasi, eh' ei si prese sei cannoni su la spiaggia di Nervi. Il comandante dell'Amalfi si abbatte in queste navi nella notte del 6 al 7. I due battelli fecero rotta pel porto di Marsala, e quivi giunti

(15 e 16 maggio) 99

furono assaliti dal Capri, e dal Tancredi (1); ma il fuoco dovette esser sospeso per dar tempo a due vapori inglesi giunti da poche ore di prender a bordo i loro ufficiali, che trovavansi a terra, e che appena salita la nave, fecero prendere il largo: allora soltanto si rincominciò il fuoco su que' pirati; ma senza che si potesse impedirne lo sbarco a Marsala. In vista di sì scandalosi attentati, i cui effetti nella parte insulare de' regii Stati (ove la insurrezione era stata appena soffogata) per brevità di tempo non possiamo prevedere, il sottoscritto informa il governo di... affinché qualunque possano essere le conseguenze dello attentato consumato contro ogni diritto, che viola le leggi internazionali, e per cui l'Italia può esser gettata nella anarchia la più sanguinaria, la risponsabilità di questi misfatti ricada su tutti gl'istigatori, e fautori, ed i complici".

MERCOLEDÌ 16 MAGGIO.

Arrivo in Palermo del generale Lanza.

1. Alle 7 pomeridiane giunge in Palermo il nuovo Commissario Regio straordinario Tenente generale Lanza per surrogare il principe Castelcicala nel governo dell'isola, e nel comando delle truppe.

Importanza di Messina.

2. Le notizie giunte in Napoli al Real governo non lo lasciano tranquillo su le sorti di Messina punto strategico della massima importanza; e tale che, sapendosi conservare, non può mancare di produrre (come sempre la esperienza ha dimostrato) la sicura riconquista della Sicilia, quand'anche la si perdesse momentaneamente: da ciò la premura per far rinforzare quella guarnigione con l'8 battaglione cacciatori, con un battaglione pionieri, e con la brigata Buonanno (che oggi respinge un altro attacco d'insorti nelle sue posizioni al Parco); e che i vapori

(1) Forse è qui incorso un errore, perché le regie navi sopraggiunte a Marsala, dopo lo sbarco garibaldino, furono lo Stromboli, la Partenope, ed il Capri noleggiato ad uso della real marina. (V. sopra pag. 79).


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100 (10 maggio)

Etna, ed Eolo tengano vive le comunicazioni tra Messina, Palermo. (Reali istruì, in data d'oggi). Moti a Noto

, a Naso, e a Cefalù.

3. Nelle ore pomeridiane l'ordine è alterato a Noto; ma subito è ristabilito per opera de' medesimi abitanti. Nel comune di Naso un d. Calogero Fravali, ed un De Napoleone della banda musicale, con nastri tricolori al petto nel largo convento s. Francesco invitano la gente a seguirli; ma, avvertiti da quel giudice, cessano, e celano i nastri, (rapporto del giudice di Naso).

A Cefalù, dopo la dimostrazione co' soliti gridi di viva Italia, viva Vittorio Emmanuele, si forma una guardia, nazionale per tutelarvi l'ordine, ed un governo provvisorio, che conferma tutti gli impiegati ne' rispettivi posti: la folla preceduta dal vessillo tricolore, porta in trionfo per le vie il busto del re del Piemonte, gridando "viva Vittorio Emmanuele nostro re

, viva l'unità italiana, viva Garibaldi"

; e lo schiamazzo si protrae fino alla casa del viceconsole sardo, che si mostra al balcone ed inalbera la bandiera nazionale salutata da frenetici applausi; illuminazione forzata: scene, che si rinnovano domani, (cron. delle guerra Ital. del 1859-1860 p. 3 pag. 67).

Posizione delle masse garibaldine; e loro armamento.

4. Le bande d'insorti con bandiere tricolori coronano le alture di Monreale, e si concentrano a Salemi, accresciute dalle masse di Trapani, Mazzara, Marsala, Castelvetrano, e paesi circostanti. I garibaldini sono armati di buona carabina, sciabla, e due pistole. Partinico, Piana, e s. Giuseppe le Mortelle sono in piena rivolta. Alcamo è munito di barricate per opporsi a' ribelli (rapporto del comandante Bosco, data d'oggi). Legno inglese a Catania.

6. Giunge il solito legno inglese a Catania: il comandante conferisce col proprio console, e subito dopo si divulga la voce, che Garibaldi sia sbarcato nelle vicinanze di Trapani con ottomila uomini, e che marci sopra Palermo (rapp. del gen. Clary di oggi).

(16 1 17 maggio) 101

Lettera di Garibaldi a Rosolino Pilo.

6. Ecco in quali sensi Garibaldi informa del combattimento di jeri il suo Rosolino Pilo uno de' più attivi capi della insurrezione: "Calatafimi 16 maggio. Jeri noi abbiamo combattuto e vinto. L'inimico fuggì in disordine verso Palermo: le popolazioni sono animatissime ed accorrono ad unirsi a me. Domani marcerò ad Alcamo. Dite a' siciliani, che è tempo di finirla, e finirla presto. Ogni arma è buona per un valoroso: fucili, falci, un chiodo, una punta ad un bastone. Raggiungetemi, e tormentate l'inimico sui fianchi: fate accendere de' fuochi su tutte le alture che lo circondano. Bersagliate il più che potete di notte su le sentinelle ed i posti avanzati. Intercettate le comunicazioni: infine incomodate il nemico in ogni maniera. Noi ci rivedremo presto.

Vostro G. Garibaldi.

GIOVEDÌ 17 MAGGIO.

Dolci parole, e tristi fatti.

1. Cavour informa officiai mente il ministro plenipotenziario delle due Sicilie presso la corte di Torino: "che il governo del re di Sardegna è totalmente estraneo a qualunque atto del Garibaldi, e non può che formalmente disapprovarlo".

È troppo però evidente la contraddizione di codesto linguaggio con i fatti flagranti, che si sono accennati dianzi.

Dell'arte di contrapporre le parole dolci alle tristi opere si ha un altro precedente saggio di perfezione dato dal Cavour nella tornata parlamentare de' 15 gennajo 1857 (Atti officiali della camera n. 12 pagina M)

, dove egli, rispondendo alla interpellanza del deputato Brofferio, disse: "essersi astenuto dall'inviare un naviglio sardo nelle acque di Sicilia in sostegno del movimento rivoluzionario tentato dal Bentivegna, perché non voleva appoggiare in Italia vani ed insensati tentativi rivoluzionarii; ed egli intendeva astenersi da tutto ciò che può tendere ad eccitare simili rivolgimenti; professando una politica franca, e leale, senza linguaggio doppio:"

e conchiudeva così: "Finché saremo in pace con gli altri Potentati d'Italia, non impiegheremo

102 (17 maggio)

mai mezzi rivoluzionarii: - se avessimo voluto mandare un naviglio per suscitare indirettamente moti rivoluzionarii, prima di farlo avremmo rotto la guerra," - Ma dopo questa leale professione di fede, il Cavour eccita col fatto la rivoluzione negli Stati altrui, aiutando la invasione di Garibaldi in Sicilia, inviando quivi il Bottero redattore della Gazzetta del Popolo con mezzo milione di lire, onde agevolare il passaggio de' garibaldini sul continente; più tardi spedendovi con maggior somma e con lo smesso incarico l'ex deputato Bartolomeo Casalis, estraendo armi e munizioni dallo arsenale di Moderi a, e fornendone le due posteriori spedizioni di Medici, e di Cosenz, e tuttociò senza prima romper la guerra al governo di Napoli; anzi mentre negoziava un trattalo di alleanza con i costui inviati Manna, e Winspeare(l). (Bianchi, Rivista Contemporanea, fascic. 93 pag. 64).

(1) Tra i moltissimi documenti, che confermano solennemente la complicità del governo Sardo nella rovina del reame delle due Sicilie, meritano attenzione, 1. i lavori biografici redatti dal Nicomede Bianchi, di sopra citati, ne' quali è detto: "trovo scritto con abbastanza di autenticità, che Farini, Dittatore dell'Emilia, era stato largo de' migliori mezzi per condurre a termine la rivolta di Sicilia." 2. il deputato Crispi nella seduta de' 26 febbraro 1863 in forino, rivolgendosi al medesimo Farini, divenuto presidente del ministero, più apertamente dice: "non dimenticherete, che essendo voi nella Emilia, e noi cospirando in Sicilia, ci foste largo di favori pel trionfo della causa nazionale" 3. le recenti confessioni dell'altro deputato Bixio nella tornata del dì 8, e 12 maggio 1863 ne' seguenti termini: "Quando noi. eravamo, in Sicilia (mi rincresce dir cose, che dovrebbero forse rimaner nel silenzio, ma ora possiamo dirlo, perché ci sentiamo abbastanza forti) avevamo bisogno di polvere ed armi. Mentre i marinai inglesi, ed americani ci somministravano le loro pistole, io ebbi lo incarico di andare più volte dal vice-Ammiraglio Persano per cose, che erano abbastanza delicate, e difficili; giacché sapendosi, si sarebbero scoparti gli aiuti, che Garibaldi riceveva dal governo, e questo poteva nuocere allo andamento delle cose. Persano si trovava allora in una condizione difficilissima. Egli poteva da un momento all'altro essere sconfessato, (non fosse altro per soddisfare alla diplomazia) dal nostro governo, che non voleva far sapere i suoi aiuti alla

(17 maggio) 103

Partenza dell'ultimo luogotenente. Stato di Palermo.

2. Alle Il del mattino parte per Napoli il cessato luogotenente Castelcicala. Il generale Lanza venuto in suo rimpiazzo deplora lo stato attuale della Sicilia quasi tutta

spedizione di Sicilia. E pure Persano seppe benissimo aiutarci. Mi ricordo come nella prima spedizione di Medici mandasse i suoi bastimenti a scortarci, e fece mollo. " (Applausi) (Atti ufficiali della Camera del 1863 n. 1242, pagina 4833)." 4. nella seguente tornata de' 19 del mese di giugno il deputato Sirtori formai mente confessa "che prima di prender parte nella spedizione di Sicilia, egli vedeva le grandi difficoltà della impresa, e temeva che Garibaldi per la mula riuscita perdesse il suo prestigio. Ma fu poi rassicurato dal presidente de' ministri del regno di Sardegna, SIGNOR CONTE DI CAVOUR, H quale dichiarò di APPROVARE LA SPEDIZIONE DI SICILIA, dicendo queste precise parole: "Va bene, che la rivoluzione cominci dal Sud per poi venire al Nord. Quanto agli aiuti da accordarvi, IO IN FATTO DI AUDACIA NON SARÒ' SECONDO A NESSUNO, IO VI AIUTERÒ nel modo che mi sarà permesso dalla mia posizione.

" - 5. Il real decreto pubblicato a Torino a' 12 dicembre 1860 (che si rannoda col precedente de' 29 settembre) con il quale si estende fino a' 31 dell'entrante mese di gennaio 1861 la seconda proroga per la impunità de' soldati, e soli uffiziali disertori dello esercito piemontese incorporatisi tra le bande garibaldine che si presentino a' corpi rispettivi. Codesta amnistia spiega sempre più la collusione del governo Sardo con Garibaldi " e tende altresì a sconvolgere la militare disciplina (come, accortamente osservava il ministro generale Fanti) di cui un giorno si avranno a sperimentare i tristi effetti, se pur non si vorrà ripristinarla con misure di austerità più che draconiana per punire in appresso ciò che si e quasi premiato oggi." - E di fatti nel 1862 gravissime pene sono applicate a' militari piemontesi, che seguono Garibaldi in Aspromonte. La ragione della differenza tra le misure tanto benigne nel 1860, e tanto rigorose nel 1862 è troppo facile a capirsi!... Sul proposito l'inglese Carlo Dickens nella rivista periodica Alle the Year, riporta, le rivelazioni di un veneto, marito di una dama inglese incarcerato come garibaldino a' 7 ottobre 1862 in Genova, d'ordine del governo di Torino: non si possono leggere senza fremilo i martirii, cui ora soggiacciono i detenuti in tutte le carceri d'Italia.

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insorta, ed invasa da delirio rivoluzionario. Palermo attende il momento opportuno per sollevarsi: vi perdura lo stato d'assedio: la porzione è tristissima: tutti emigrano: strade deserte; comunicazioni interrotte, distrutti i telegrafi; senza notizie: in somma lo stato della città e allarmantissimo, perché saputosi l'esito del combattimento di Calatafimi. (Dispaccio del generale Lanza della data d'oggi). Vuoisi, che un legno inglese abbia sbarcato armi in Ali. Si critica il modo sconsigliato di sprecare i rinforzi venuti da Napoli, senza saperli utilizzare contro il nemico. (Rapporto di Salzano). Arrivo del generale Rivera a Girgenti

3. Oggi arriva il generale Rivera a Girgenti con poche munizioni, e traversando paesi insorti.

Oltre gli attacchi materiali contro la Sicilia, concorri la rivoluzione anche con gli attacchi morali calunniosi.

4. Come se non bastassero i tanti favori accordali per fomentare la insurrezione generale in Sicilia, e gli altri sbarchi, che vi accadono ed accadranno, mercé estere influenze, vi si aggiungono altresì le sistematiche calunnie della stampa. Il più violento di questi morali attacchi è il recente opuscolo pubblicato in lingua francese "la Torturee en Sicile

" di un tale De La Varenne, che si vuole essere il prestanome del principe di s. Elia, ripieno di orribili narrazioni a carico della polizia di Palermo non solo; ma anche di tutte le altre amministrazioni siciliane. Ad afforzare le sue fantastiche accuse contro il governo borbonico, vi presta fede il nuovo libro journal d'un volontaire de Garibaldi (pag. 10 e 11).

Con lo stesso fine si stampa clandestinamente in Napoli un giornaletto intitolato il Corriere di Napoli

, che diffonde le più assurde notizie circa la Sicilia, ed attacca oltraggiosamente il governo. Se ne scovre l'autore, e lo si incarcera. Parimenti si fanno circolare in figura i pretesi ritratti del regicida Milano. Le popolazioni guardano con disprezzo codeste mene rivoluzionarie.

Atti dittatoriali.

5. In data di oggi Garibaldi proclama la leva militare in Sicilia (finora immune da questo peso) da' 17 a' 50

(17 maggio)

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anni, tripartita, cioè, prima classe da' 17 a' 30 anni; seconda classe da' 30 a' 40 anni; terza classe da' 40 a' 50 anni. Pel sollievo della classe povera abolisce interamente il dazio sul macino, d'onde la perdita dell'annuo introito di ducati 3, 642, 000: ma a tale vuoto si vedrà ch'egli darà riparo creando una nuova rendita di quattrocentomila ducati in luglio; e di ottocentomila ducati in agosto; aumentando così il debito pubblico della Sicilia di ventiquattro milioni di ducati in capitale: se ha dunque scemato 3 su le imposte, ha accresciuto 24 su le obbligazioni dello Stato! Richiama pure in vigore le leggi del 31 luglio, e 6 agosto' 1848 per la incorporazione allo Stato de' beni de' Gesuiti, e de' Liguorini, che sopprime.

Lettera di Rosolino Pilo.

6. Il noto capo-banda Rosolino Pilo, pria di incontrarsi presso Partinico con le regie truppe (ciò che dovrà riuscirgli fatale), partecipa agli altri congiurati suoi amici gli ordini di Garibaldi, cd i suoi movimenti, con questa esagerante lettera: - ,,Domani sera io marcio da Partinico con mille uomini per raggiungere Garibaldi, ed eseguire Riordini, che il suo corriere mi ha recati oggi. Io t'inviò a lettera, che mi ha scritto. Tu non saprai credere quali passi da gigante fa la nostra rivoluzione. Jeri una colonna di cinquemila napoletani è stata battuta a Calatafimi. Attaccata dalla colonna di Garibaldi, essa non ha potuto resistere all'urto de' nostri, che dopo la prima scarica si sono scagliati contro essa alla baionetta. A Partinico le nostre compagnie han di strutto le truppe reali, e la strada grande è coverta di cadaveri de' fuggitivi. La cavalleria battuta anche essa; e il resto delle truppe 1200 uomini circa, essendo giunti a Montelepre vi cadde in una imboscata fatta dalle genti del paese. Le bande del marchese S. Anna, e del barone Fermatura hanno tormentato ancora i residui di questa colonna ridotta a pochi soldati, che malconci hanno infine potuto raggiungere Palermo. Io ho rimessa la città di Carini in piena rivoluzione, e vi ho instituito un comitato. Su tutti i campanili si dispiega la bandiera tricolore. La città è in gran festa, e tu non sapresti credere fin dove arriva l'entusiasmo: la nostra causa è in buona via; e pria di tre giorni saremo tutti a Palermo.

106 (17 e 18 maggio)

" Fallaci calcoli del fanatismo politico; fra pochi altri giorni egli è cadavere! (si vegga sotto la data de' 21 corrente mese).

VENERDÌ 18 MAGGIO.

Proclama del generale Lanza.

1. Il nuovo generale in capo Lanza in data d'oggi pubblica il seguente proclama a' siciliani: - "Siciliani! - Ponendo il piede su la mia terra natale, il mio cuore si è commosso di duolo, anziché di gioia; poiché io ho veduta la città di Palermo immersa nel lutto per le crudeli eventualità del giorno. Nondimeno è per me un pensiero consolante di essere stato inviato qui dal nostro Augusto Monarca come suo Commissario straordinario co' poteri dell'Alter ego per la intera pacificazione dell'isola. Ottenuto questo risultato, un Principe della reale famiglia già scelto per Luogotenente generale di S. M. verrà tra voi. Esso verrà con la missione di compiere tuttociò che può tornare a nostro maggior bene. Verrà con pieni poteri, per amministrane, per provvedere alla esecuzione delle strade delle ferrovie, e di altre opere di pubblica utilità le più proficue. Verrà per dare il più ampio sviluppo alle vostre risorse, alle vostre industrie; per dotare il paese di mezzi indicati dalla esperienza, come i più proprii al progresso della nostra prosperità. - Se il nostro buon Re fosse stato men sollecito de' vostri mali, forte della giustizia della sua causa, esso attenderebbe dal tempo la riconoscenza de' suoi diritti inviolabili. Ma fermo, e costante nella volontà di fare tutto ciò ch'è possibile pel vostro miglioramento morale, e materiale, non disconosce, che in queste urgenti circostanze, suo primo dovere e quello di proteggere la vostra sicurezza minacciata in tante guise nella epoca di disordine, in cui viviamo. Accettando l'alto mandato, che mi è confidato, io ho obbedito alla mia coscienza; ma eseguendo gli ordini del Re, ho altresì ceduto a' sentimenti del mio cuore, che vorrebbe risparmiare alla nostra comune patria que' mali, di cui niuno può calcolare la estensione, e la durata. Considerate bene ciò che potete aspettarvi dallo avvenire. Quali destini vi offrono gl'invidiosi della nostra prosperità sempre crescente? - Qual garanzia voi avete de' beni, che essi

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dicono di apportarvi? Prendete consiglio dalla esperienza. Sollevatevi all'altezza della situazione presente per salvare voi stessi. Ora, che sono in fermento tutte le cupide passioni, voi ignorate di quali di queste passioni sarete le vittime. Nella lotta tempestosa, cui vi sospingono aggressori stranieri, il vostro coraggio civile sostenuto dalle soldatesche reali può solo salvarvi. - Nel nome Augusto del Re io accordo un perdono ampio e generoso a tutti coloro, che forviati finora, faranno la loro sommessione all'autorità governativa".

Ma questo proclamato non sorte buon effetto. Gl'insorti, che occupavano Marsala, Trapani, Alcamo, Calatafimi, Termini, e s. Stefano, lungi dal cedere, sembrano invece disposti ad avanzare, come lo dimostra una forte riconoscenza delle reali truppe uscita da Palermo per Resuttane, dove s'incontra con essi, che. si battono accanitamente. (Cronaca delle guerra d'It. del 1859-60 pag. 29).

Lanza non accetta il piano propostoglisi della offensiva; e pensa invece ad una ritirata sopra Messina.

2. È inviato superiormente il generale Alessandro Nunziante per conferire su varii punti col generale in capo Lanza, il quale, fatto un quadro su lo stato critico della Sicilia, sembra negarsi al piano propostoglisi d'intraprendere una strategica offensiva, e dare vigorosa iniziativa con la divisione di cacciatori corredata da eccellente artiglieria, ed affiancata da altra colonna; ed è invece risoluto di fare una ritirata in buon ordine su la Sicilia orientale (Messina); nel quale ultimo caso gli si traccia superiormente l'itinerario. (Istruzioni Reali de' 18. 19. e 20 corr.)

. Lanza distribuisce le truppe ne' quartieri de' Quattroventi, Palazzo reale, Castellammare, e Palazzo finanze, fortificando cosi la sola linea nordovest, e rimanendo scoverto il rimanente. Non mancano persone che da queste prime disposizioni militari prevedono, che voglia cosi lasciare libera la entrata a Garibaldi. - Aggiungasi, che egli sotto pretesto di non fornire al popolo motivo d'irritazione, ha già ordinato di chiudersi tutti i corpi di guardia, che il Direttore Maniscalco aveva stabiliti per la Polizia ne' quartieri i più pericolosi della città, la quale resta così abbandonata a se stessa, e libera di sollevarsi al primo segnale.

108 (18 maggio) Fortificala Palermo, dove Lanza ritorna, dopo aver pensata una notte a' Quattroventi. Equivoco con Salzano. Incidente.

3. Si destina il 3 reggimento leggiero ad occupare la Università degli studii di Palermo. Quattro cannoni di posizione da 12 si situano nel Real giardino al Palazzo; la batteria da campo n. 7 a' Quattroventi, dove nella scorsa notte si ritira il generale Lanza, dirigendo al generale Saldano il seguente uffizio: - "Occupato io allo incarico datomi dalla Clemenza del Re N. S. , cioè, quello di suo Commissario straordinario con i poteri dell'Alter Ego, ella qual degno Comandante di questa Real Piazza prenderà il comando di tutte le truppe della guarnigione d'ogni arma; disponendo quanto altro più utile crederà al R. Servizio. in caso d'allarme, e per ogni altra circostanza, sia perla difesa, che pel mantenimento dell'ordine".

Salzano nel ricevere questo foglio, e nel sentire che Lanza siasi ritirato a' Quattroventi, crede che voglia restringere le sue cure alla sola parte governativa, e lasciare a lui la parte militare, per cui chiede in risposta di conoscere da Lanza se siasi questi spogliato all'intutto del comando militare. Comprende allora Lanza il cattivo effetto prodotto su la truppa dal suo ritiro a' Quattroventi; e ritorna subito in Palermo ad assumere il duplice comando nel civile, e nel militare. Cade qui in acconcio di notare, che di questo incidente informato il Re, e ritenendo poterne esser derivato qualche malumore tra Lanza, e Salzano, manda a' 25 corrente il maresciallo Marra a rimpiazzare costui. Ma Lanza troppo soddisfatto del modo di servire di Salzano, gli fa ignorare la novità, lo rimane nel posto, e destina Marra ad altre incumbenze; se non che Salzano consapevole indi a poco della cosa, gli fa pervenire il seguente rapporto: - ,, Eccellenza Io solo ho ignorato quanto è ai pubblica ragione, cioè, l'ordine Sovrano, che mi richiama dal Comando della provincia e piazza di Palermo; e lo ignorerei ancora se una lettera di mia famiglia, che pervenivami sta mane, non me ne avesse istruito. Al Sovrano Comando piego perciò rispettoso la fronte e prego TE. V. darne gli ordini di conseguenza. So, che l'E. si è interessata per me, ed ha implorato, che contromandata ne andasse la disposizione, ed infinite grazie le ne rendo perciò.


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(18 maggio) 109

Il mio amor proprio non saprebbe accettare un favore che la umana nequizia interpreterebbe quale da me implorata grazia; locchè mi farebbe restare con la macchia d' un colpevole perdonato; pensiero questo, cui non regge la mia fibbra. La supplico di permettere, che io ceda al maresciallo Marra il comando, di che sono rivestito" .

Di riscontro il generale in capo gli scrive così: - "Nel venire destinato al comando delle armi in questa provincia e piazza il maresciallo di campo Pasquale Marra per rimpiazzar lei, io umiliava a' piedi di Sua Maestà il Re mie suppliche di accordarmi la grazia di non amuoverla, attesi gli ottimi requisiti, che l'adornano, di che io ne andava soddisfatto; e la M. S. con lettera particolare si degnava scrivermi queste parole: - "Sì fatto incidente non ha diminuita né punto ne poco la mia stima per Salzano, al quale io intendeva qui conferire un onorevole ed importante comando; cosa ben diversa dalla sostituzione de' brigadieri Primerano, e Fiorenza già richiamati in Napoli" . Salzano se ne contenta, e rimane al posto.

Stato di Palermo. Agitazioni in Girgenti, in Canicattì, e nella provincia di Catania.

4. Palermo è in completa rivoluzione morale. Tutte le officine, e le botteghe sono chiuse: gl'impiegati civili non più esercitano le loro incumbenze: da un momento all'altro si ritiene dalla truppa di dover combattere anche con gli abitanti. Delle province non si hanno notizie, perché il passaggio de' corrieri è impedito da' paesi insorti: il filo elettrico rotto. (Giornale di Polizzy).

In Girgenti la truppa si è attaccata co' rivoltosi: stato d'assedio: manca il denaro, e le notizie dalla capitale dell'isola. Alle ore 24 in Canicattì un individuo a cavallo, con bandiera, i cui colori pel buio non sono distinguibili, entra per la strada grande, gridando, viva l'Italia, viva la libertà; senzacchè niuno gli desse ascolto: la guardia urbana gÌ intima partire, e così colui scomparisce. Varii paesi credendo insorta Catania, tumultuano, come sono Paterno, Adernò, Biancavilla, ed altri della contigua Noto 5 ma l'ordine ritorna, sapendosi, che Catania comunque deserta, essendo tutti fuggiti, e tenuta in soggezione dal fermo contegno delle truppe, le quali stando

110 (18 e 19 maggio)

oggi sotto le armi, nella prevenzione di attacco imminente, ricevono abitini divoti dalle monache de' varii conventi di quella città (Dispacci del generale Clary de' 18 e 19 corr.). Atti dittatoriali.

6. Garibaldi, che dicesi entrato oggi in Alcamo#, decreta: 1. doversi provvisoriamente pagare da' comuni le indennità de' danni cagionati dalla guerra: - 2. doversi comprendere fra i componenti la commissione di difesa, il duca della Verdura, come presidente, - e gli architetti Michele Magnano, Tommaso Le Cascie, Pietro Ranieri, - Palermo - Rubino - Peidita - Patricola Gìrolamo Mon

dini; il barone Capuzzo; Carmelo Frattelli; il marchese Pilo; Vincenzo Seiniera, segretario; - 3. comporsi la Questura de' signori Capello, e Benedetti: - 4. la commessione della milizia nazionale comporsi de' signori conte Federici, presidente; Acerbi intendente generale; Calvino uffiziale di stato maggiore; barone Narciso Cozzo; cav. Rosario d'Ondes Reggio; Vincenzo Bentivegna.

SABATO 19 MAGGIO.

Movimento delle truppe di Palermo. Voci su lo stato della città.

1. Il comandante di Monreale fa sapere, che Garibaldi si trovi a Partinico, ed unendosi ad altre bande d'insorti, si disponga ad assaltare Monreale; per cui gli sì mandano di rinforzo l'8 cacciatori, e il 3 leggiero, 70 compagni d'armi col capitano Chinnici, un altra sezione di obici di montagna scortata dal 2 battaglione cacciatori, il quale prenderà poi posizione alla Catena, sito medio tra Monreale, e Palermo: si invia pure un convoglio di' munizioni da guerra. Si spedisce al punto detto Passo di Rignano il generale Letizia con truppe per impedire la entrata de' rivoltosi in città. (Giornale di Polizzy). Dal partito avverso si fanno intanto circolare voci, che mentre le truppe escono da Palermo, la polizia vi moltiplica visite per iscoprire depositi d'armi, che le si riferiva trovarsi nascosti in varie case della città; che i soldati avessero vendute le cartucce, e che alcuni agenti della stessa polizia si fossero dati agl'insorti

(19 maggio) 111

per la promessa di aver salva la vita, ed a condizione di recar loro un fucile; e che drappelli di fanciulli percorrano le vie gridando" viva l'Italia"

; quattro persone uccise dalle guardie di polizia;. e nel corso della notte molti fuochi su le montagne circostanti da Bagheria a s. Martino.

Rinforzi a Catania, e Messina. Notizie allarmanti delle provincie. Modi conciliativi del governo.

2. Si sente la necessità di rinforzare subito Catania, e Messina; e vi si mandano truppe da Napoli. (Dispacci di Lanza de' 19 e 23 corrente, e Reali istruzioni de' 23 stesso)

. Telegrammi odierni di Girgenti, Siracusa, Messina, e Catania, diretti a Napoli, annunziano rivolta da per tutto, e domandano rinforzi. Peggiora la condizione dell'isola; benché il governo usi tutti i mezzi, se non per reprimere, almeno per calmare in parte la insurrezione, (Dispac. di Lanza di oggi).

Il raggio fortificato di Palermo consiste nelle seguenti posizioni occupate da truppe, cioè, Monreale, Real Palazzo, Largo Porrazzij tutto le stradone s. Antonio, (flora, foro Borbonico, Castellammare, Quattroventi, Olivuzza, Auditore, Passo di Rignano, e Boccadifalco; da' potersi ben difendere, atteso l'eccellente spirito delle truppe, benché defatigate dal perenne, e pesante servizio (ivi):

con tutto ciò il generale Lanza fa la scorante conchiusione: - "vi è poco a. sperare di vincere la rivoluzione e sarebbe gran ventura poterci ritirare a Messina" - (ivi). Con questa preoccupazione sconfortante un Comandante in capo di esercito, che si loda delle truppe, e non ancora si è provato ad una gran giornata campale, viene a dichiarare il trionfo del nemico, anche prima di misurarvisi!...

Grande agitazione in Girgenti, ed in Piazza.

3. Bande armate scorrono la provincia di Girgenti, che assaltando i piccoli comuni fanno prima man bassa su le casse regie e comunali, e poi su la proprietà privata, a di cui peso si forniscono di armi. È in piena sommossa il distretto di Piazza, ed anche il capoluogo, d'onde son fuggite le Autorità. (Dispac. del gen. Rivera, in data d'oggi).

112 (19 e 20 maggio) L'intendente da Noto a Siracusa.

4. Si permette all'intendente di Noto ritirarsi in Siracusa con tutte le autorità, qualora crescessero i disordini (1). (R. Rescritto d'oggi),

DOMENICA 20 MAGGIO.

Fortificazione in Palermo.

1. Si fornisce un deposito di duemila razioni di viveri a secco ad uso della truppa di custodia al Banco regio, qualora, attaccata, dovesse chiuder visi. Nel quartiere s. Giacomo si ordina un servizio di ambulanza per medicare i feriti in caso di rivolta della città. Rottoli filo elettrico tra Palazzo reale, e Monreale, su la cui consolare sono presi e disarmati tutti i soldati isolati, che transitano, dalle bande rivoltose de' villaggi Allavello, e Pietratagliata: vi si manda una partita di compagni darmi, che è attaccata da' ribelli, i quali però prendono la fuga al sopraggiungere del rinforzo di una compagnia del 5 di linea. (Giornale di Polizzy). Elogio ad un quartiermastro.

2. Il comandante di Siracusa generale Rodriguez fa i più distinti elogi del sottotenente Giovanni Milo, quartier mastro dell'undecimo reggimento, che con attività ha saputo riunire i fondi pel mantenimento delle truppe di Augusta, e di Siracusa, degli ospedali militari, e finanche del carcere civile, con una mente feconda di risorse, sopratutto nel dissesto totale dell'amministrazione provinciale, e comunale.

(1) Fuggito intendente di Noto per le gravi turbolenze scoppiate nella provincia, ne 'assume le funzioni a' 21 di maggio il sottintendente di Siracusa Giuseppe Vianisi, duca di Montagnareale, le quali funzioni gli vengono poi contrastate dal segretario generale cav. Buonafede giunto da Noto a Siracusa. Rescritto de' 12 giugno, che preferisce Vianisi; ma dopo due giorni si contromanda l'ordine, e lo si mette in disponibilità.

(20 maggio) 113

Piano di ritirata. Inviò di legni a vapori, da disporne secondo gli eventi.

3. Si raccomanda di far tener fermò nelle piazze di Trapani, Favignana e Termini i colonnelli Torrebruna, e Perez: in caso di rovesci concentrare tutte le truppe a Messina: si danno istruzioni d'inviare con sicurezza a Napoli i denari de' banchi, per la cui custodia grave è la risponsabilità del governo, il quale nel maggio 1849 fu obbligato reintegrare il banco di Palermo delle somme di colà in volate nel periodo della rivoluzione: - si ordina pure di notificare ai consoli esteri, onde curino la propria salvezza, e quella dei loro connazionali qualora insorgendo Palermo tosse necessità di ricorrere a' mezzi di rigore. (Reali istruzioni de 20 e 23 corrente).

Si spedisce un vapore col capitano di fregata Anguissola, onde avvisi la Partenope, lo Stromboli, e la M. Teresa presso le isole, che guardano Trapani, di recarsi a Palermo agli ordini del generale Lanza; e quindi si rechi a Trapani per rilevare la truppa del colonnello Torrebruna, qualora non potesse più sostenersi, e trasportarla a Messina; noleggiando altri legni nazionali per lo imbarco delle famiglie. Simile commessione si da al capitano di vascello Rodriguez per Termini, onde, in caso di sinistri faccia inchiodare i cannoni di quel forte, e ritiri la guarnigione a Messina. (Dispacci del Retro Ammiraglio del Re in data di oggi). Arrivo d'un legno inglese a Palermo. Discorso del generale Lonza con l'ammiraglio Mundy. False interpetrazioni.

Arriva nella rada di Palermo il vascello inglese Annibal, comandato dal retro-ammiraglio Mundy, che fa i saluti d'uso alla città, ed a' legni Vauban francese, e Governolo sardo, ancorati nel porto. Restituiti i saluti, il generale Salzano si reca a far visita a bordo da parte del generale in capo Lanza, al quale subito il Mundy co' principali ufficiali, e col console inglese, tutti in grande uniforme, restituisce la visita. Nel colloquio dice esser venuto per riceversi i sudditi a bordo in caso di bisogno, raccomandando però usarglisi riguardi; chiede restituirsi

114 (20 maggio)

le armi a' mercanti inglesi a Marsala loro tolte con l'ultimo disarmamento: e cerca indagare quali concessioni potessero farsi dal Real governo a pro de' siciliani. Gli si risponde da Lanza, che per le sue facoltà avrebbe potuto ne' momenti di calma abilitare i detenuti politici; che il Re ama paternamente i sudditi, abborre dal sangue; per cui dipende dallo stesso popolo far adottare miti consigli. (Disp. Lanza de' 21 corrente).

Non ostante la semplicità di questo discorso, il Mundy riferisce in una corrispondenza epistolare a Napoli, chi il generale Lanza gli avesse chiesto appoggio, e concorso per sedare il moto di Palermo, e che esso Mundy in risposta avessegli suggerita la necessità di un amnistia generale, la liberazione de' sette nobili detenuti, e la costituzione del 1812 per soddisfare le generali pretese; ma che Lanza sì sarebbe scusato con dire di non avere tali facoltà. (Notizie riservate de' 26 corrente). Il colonnello Von-Mechel parte con una colonna per Monreale, onde prendere la offensiva contro Garibaldi. Marce strategiche di costui, e rinforzi che riceve.

5. Parte oggi il colonnello Von-Mechel, dandoglisi piena libertà d'azione, con una colonna per Monreale, onde combattere la banda di Garibaldi ingrossata dagl'insorti siculi. Costui intanto, dopo l'attacco di Calatafimi marcia verso le direzioni di Alcamo, e di Palermo, con tale celerità, che non valgono a raffrenarlo, né l'asprezza delle strade, né le dirotte piogge cadute a torrenti jeri: oggi all'alba corre verso Peppio, onde attrarvi le regie truppe stanziate a Monreale, ed a Palermo; ma non essendogli riuscito questo piano, ritorna di notte a Parco, a traverso mille difficoltà, portando a' spalla d'uomo l'artiglieria smontata, per aspri sentieri e sotto pioggia continua: le sue marce e contromarce tendono a far uscire da Palermo la maggior quantità di reali truppe che fosse possibile. In questi tre ultimi giorni le sue forze si sono accresciute di molti volontari sbarcati lungo la costa da Marsala a Girgenti, ricevendo pure per quel littorale, favorevole agli sbarchi clandestini, gran quantità di munizioni, ed armi. - Oltre il corpo principale de' volontari formato in colonne mobili, e scaglionato da Castelvetrano a Zunica,

(20 maggio) 113

dicesi, che abbia pure uno squadrone di cavalleria, ed otto pezzi di artiglieria. Ne amici, ne nemici conoscono il piano di Garibaldi; e niuno fa fino ad oggi se egli si gitterà su Monreale, e Palermo, ovvero se marcerà sopra Termini, o Cefalù. Oggi lo si vuole accampato a Partenico, mentre si prepara a combattere riunendo 1200 insorti ad Altavilla, ed altri in maggior numero a Misilmeri. Altri lo dicono accampato verso Monreale organizzando le forze per un attacco decisivo; e che abbia divisi i suoi in due corpi, ad uno de' quali comanda egli, e ad un altro Medici; e ciò oltre di una riserva: ogni corpo sarebbe tripartito in compagnie di bersaglieri con armi nuove di precisione: poca artiglieria, ma ben servita sotto la. direzione di un parente di Turr professore di balistica nella scuola militare di Pesth.

Notificazioni a' consoli esteri,

6. Oggi il generale Salzano notifica a' consoli esteri residenti in Palermo, che se la città si sollevasse, e le truppe dovessero ricorrere a quelle estremità, che la guerra trascina seco, egli non saprebbe rispondere de' risultamenti, che dal conflitto potrebbero derivare, a danno de' sudditi delle potenze estere.

Dispaccio del diplomatico napoletano presso la corte imperiale di Russia.

7. In data di oggi il regio rappresentante presso la corte di Russia dirige il seguente rapporto al suo governo, "Pietroburgo maggio 1860. - Il principe Gortschakoff in una recente conversazione tenuta col ministro sardo marchese Sauli, lo incaricò di scrivere al conte Cavour, che l'Imperatore Alessandro provava tanta e tale indegnazione per ciò che accadeva in Sicilia, e per l'attitudine serbata dal governo sardo, che se la posizione geografica della Russia fosse stata diversa, egli sarebbe intervenuto materialmente, malgrado e contro i principii di non intervento proclamato dalle Potenze occidentali".

Firmato - Duca di Regina (1).

(1) Si confronti questo ragguaglio col segreto dispaccio di Cavour a Lafarina riportato in seguito sotto la data de' 19 giugno.

116 (21 maggio)

LUNEDÌ 21 MAGGIO.

Rinforzi a Von-Mechel. Suo attacco con la banda di Rosolino Pilo, e morte di costui.

1. Essendosi superiormente disposto, che il colonnello Von-Mechel, spedito a Monreale per prendere la offensiva contro Garibaldi, avesse piena libertà d'azione, gli si manda altro rinforzò di truppe col colonnello Buonopane e copiose razioni di viveri a secco pe' soldati, bastevoli per tre giorni. Arrivano il brigadiere Colonna, ed il colonnello Bartolo Marra per rimpiazzare i richiamati Fiorenza, e Primerano. Per non rimanere Napoli sguernito di truppe, è impossibile d'inviare ulteriori rinforzi. - Tuttavia lo stato della Sicilia è tale da farla ritenere interamente in sollevazione. - La colonna Von-Mechel nel procedere oggi ad una ricognizione armata, s'imbatté con la banda di Rosolino Pilo, che era in marcia per congiungersi con Garibaldi, e nello attacco rimane ucciso esso Pilo con altri sette de' suoi: de' soldati restano due morti, e sei feriti. (Dispac. di Lanza de' 21 e 23 corrente). Corrispondenza epistolare col retro-Ammiraglio inglese.

2. Dopo la visita di jeri, il retro-ammiraglio inglese Mundy fa pervenire al generale in capo Lanza la seguente lettera officiale: - "Dal legno di S. M. Britannica l'Annibale 21 maggio 1860." Signore! - Mi valgo della più pronta occasione per far giungere a V. E. il mio rincresci mento, che il generale Salzano in una lettera diretta jeri al console di S. M. Britannici, si sarebbe espresso come incapace di difendere le persone, e le proprietà inglesi nello evento di una insurrezione nella città di Palermo. Io ho creduto in seguito di ciò esser necessario di raccomandare a tutti i sudditi inglesi di cercare un asilo a bordo de' legni di S. M. ancorati nel porto; essendo generalmente ripetuto, che nello evento di una tale insurrezione si abbia in contemplazione un bombardamento della città fatto da' forti, e da' legni da guerra napoletani, lo debbo premurosamente pregare V. E. , che se si è risoluta tal cosa, si compiaccia darmi ampie informazioni se sia possibile, che le proprietà inglesi possano essere salvate dalla distrazione.

(21 maggio) 117

Io del resto non posso fare a meno di aver fiducia, che non si ricorra ad una misura così estrema, e così deplorabile, quale quella del bombardamento d'una città aperta." Firmato - Mundy retro-ammiraglio.

Il generale in capo Lanza risponde nel tenor seguente: - " Signore! - Se la tutela, e difesa delle regie truppe, rendesse mio malgrado, o soggiungo, con sommo mio rammarico, indispensabile il bombardamento della città, che venisse ad insorgere contro la legittima autorità (espediente che io, adotterei soltanto allorché ogni altro fosse esaurito), In tal caso, che si trova preveduto nella lettera, la quale V, E., mi ha fatto l'onoro di dirigermi, i sudditi inglesi, e le loro proprietà sarebbero esposti rimanendo in città, al pari ili ogni altro nazionale ed estero in Palermo dimorante. Per tale ragione, se i sudditi di S. M. la Regina della Gran Brettagna vogliono so tirarsi alla dispiacevole eventualità, che V. E. accenna, pare, che non possano avere altro ricovero, essi, ed i loco effetti, se non sopra i navigli della loro nazione, che a tal effetto il signor Elliot inviato di S. M. britannica ha dichiarato al governo del Re mio augusto Signore essere stati spediti in cotesto porlo, e che vi si trovano ancorati. Quanto sopra è in conferma della prevenzione diretta dal generale Salzano a' Consoli delle diverse nazioni; sì per, le loro persone, e famiglie; che per loro nazionali, quale avviso ella nella sua lettera ha mentovato. Nel caso poi lei previsto bombardamento non si mancherà da me di prevenirla a tempo debito, per norma de' sudditi inglesi." - Ho l'onore ecc.

Firmato FERDINANDO LANZA.

Arrivo di navi austriache: gli inglesi si rifugiano, su' loro legni.

3. Alle 2 pomeridiane entrano in rada di Palermo tre bastimenti austriaci. Verso sera tutti gl'inglesi abitarti in Palermo si rifugiano a bordo delle navi della loro nazione.

Agitazione in Catania.

4. Il console inglese in Catania scrive a quello di Messina, che oggi in Catania siavi stata una dimostrazione imponéntissima a' soliti gridi di viva l'Italia, viva Vittorio Emmanuele; e che la truppa senza fare opposizione abbia prese le armi, e siasi tenuta su le difese.

118 (21 e 22 maggio)


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Manovra di Garibaldi.

fc. Riconoscendo Garibaldi la forte posizione di Monreale, e la difficoltà di poterlo aggredire, modifica il suo

6. Riconoscendo Garibaldi la forte posizioni di Monreale, e la difficoltà di poterlo aggredire, modifica il suo piano : si propone anzi tutto circondare, e guardarne i passaggi ; per cui apposta le varie bande d'insorti su la linea della catena delle montagne, che cingono la baia. - Palermo è in uno stato di agitazione indescrivibile, e non si cura dolio stato d'assediò già proclamato. - Il Comitato segreto, trova sempre mezzi per corrispondere con Garibaldi, e lo informa, che gli abitanti sono pronti ad insorgere, a patto, che egli si mostri alla città. Lasciando avanti Monreale un corpo d'insorti per ingannare la colonna di Von-Mechel, egli con marcia per le montagne, così rapida, che più noti sarebbe, stata possibile, tende a piombare sopra Palermo, come vedremo in seguito.

MARTEDÌ 22 MAGGIO.

Pretensioni della nobiltà siciliana per avere la Costituzioni del 1812.

Pratiche col generale Lonza.

1. Da un ufficiale addetto alla Real Piazza di Palermo congiunto in parentela alla nobiltà siciliana, si fanno riservate pratiche col generale Lanza, onde ottenersi la costituzione del 1812; nel opale caso la rivoluzione avrebbe termine, e Garibaldi con la sua banda si sarebbe fatto imbarcare a Trapani, e mandato via. Inibiate le trattative, si pretende da' nobili detenuti, e dalle loro. famiglie esser mestieri della mediazione del retro-ammiràglio inglese Mundy, il quale si sarebbe deciso ad agire su la domanda del decurionato di Palermo. Presentatosi il pretore al generale Lana, questi gli dice, che non intende di venire a patti; ma che qualora il decurionato Sottoponesse qualche rispettoso voto a S. M., egli si farebbe organo per rassegnarlo al real trono. Il pretore invita i decurioni a riunirsi; ma niuno risponde allo invito; ed invece corrono carte, nelle quali e detto, che il consesso municipale si riunirà sol quando sarà allontanato il direttore Maniscalco, e formata una guardia civica. Così ha termine questo incidente. (Dispacci dì Lanza in data d'oggi)

(22 maggio) 119 Mosse delle truppe da Palermo, e da Monreale.

2. Le truppe hanno a combattere, oltre i filibustieri disbarcati, anche la popolazione siciliana sollevata. - Oggi la guarnigione di Palermo è stata sotto le armi dal l'alba fin presso la mezzanotte (disagio, che è stato riprovato dal re, reali istruzioni de' 23 corrente)

. Il colonnello Von-Mechel non avendo incontrata la gente di Garibaldi, come credeva, non ha spinto tropp'oltre la ricognizione, e si propone per domani un altra operazione più decisiva sopra Parco, dove ha saputo essersi unita la banda garibaldina alle masse sicule (giornale di Polizzy). Condiscendenza del comandante di Siracusa

,

alle esigenze della rivoluzione.

3. Gl'insorti della provincia affluiscono in Siracusa, dove, al generale Rodriguez che ha riunito un consiglio di difesa, si presentano taluni del paese, esponendo, che per lo stato dì generale rivolta della Sicilia era necessaria qualche concessione, specialmente al languente proletariato, inoperoso por l'impedito commercio; quindi chieggono far cessare lo esercizio della polizia, ed e scarcerarsi i tre detenuti politici, cioè, un tal Grimaldi cocchiere di Modica, P. Pagliaro religioso mercenario imputato di agitazioni popolari in Modica; e il cuoco Salvatore Argentò, sorpreso con una litografia indicante l'Italia riunita. Il suddetto generale adduce, che per evitare mali maggiori, e per non proclamare lo stato d'assedio (ben ché dichiari essere sprovvisto d'istruzioni) abbia emessa ordinanza di ribassarsi il dazio sul macino da grana 12 1/2 napolitane a grana otto il tomolo; di scarcerarsi i tre detenuti; e di far rimanere nella inazione la polizia, disimpegnandone gli uffizii la Compagnia d'arme del distretto. - Scomparisce dopo ciò l'agglomerazione di popolo, e l'agitazione: nella sera è affisso l'anonimo cartello: "non potendo questa città associarsi al resto della Sicilia per le sue eccezionali condizioni; ognuno avesse atteso il risultato delle cose ordite da mano amica fin da dicembre ultimo pel bene della patria" (rapporto del generale Rodriguez de' 25 corrente mese).

120 (23 maggio)

MERCOLEDÌ 23 MAGGIO.

Von-Mechel propostoti di attaccare oggi Garibaldi al Parco protrae fino a domani; il quale indugio è dannosissimo alla causa dell'ordine.

1. Garibaldi è al Parco, dove ha presa posizione, afforzato dalle masse sicule, e da 5 cannoni. Il colonnello Von-Mechel, fin da jeri si e proposto fare un impeto con la sua colonna per oggi contro al nemico, assalendo a rovescio, e di fianco la posizione che occupa. A maggior rinforzo, per di buona riuscita della impresa, il generale, in capo Lanza fa partire il brigadiere Colonna con due piccoli battaglioni, uno squadrone, ed una sezione di obici a trascino, una compagnia pionieri, e l'ambulanza, per fingere un simulacro di attacco al villaggio Parco, e così dividere le forze dell'inimico. Inopinatamente verso le 3 pomeridiane giunge segnalazione di Von-Mechel, che per imprevisti accidenti differisce a domani l'attacco del Parco, ciò che obbliga di richiamare il generale Colonna conia sua truppa, che aveva oltrepassato il villaggio delle Grazie in seguito di lieve avvisaglia col nemico, e lo si fa accampare al Piano Perrazzi, da dove gli sarà più facile, muovere domani per l'attacco in parola. Si vedrà in breve di quanto pregiudizio ridonderà alla causa legittima questo indugio!

Comando affidato a Marra. Ammontare della forza totale

in Palermo.

2. Al nuovo arrivato brigadiere onorario Bartolo Marra affidato il comando di tutti gli avamposti situati alla parte meridionale di Palermo, la cui guarnigione in totale nel giorno d'oggi è di 20,290 soldati; 571 ufficiali; 684 cavalli, 475 muli (quadro rassegnato da Lanza). Visita rena al retro-ammiraglio Mundy.

3. Oggi il generale Lanza va a render visita, al retro- ammiraglio inglese Mundy, che lo accoglie con ogni riguardo, senza interloquire su le gravi faccende attuali, (dispac. odierno di Lanza). (23 maggio) 121

Sovvenzioni pe' poveri; - e sollievo pe' feriti, e per gl'infermi.

4. Per soccorrere la classe bisognosa il Re dispone largirsi in Palermo quattromila ducati, e nella ripartizione adoperarsi il concorso de' religiosi. Spedisce da Napoli altri infermieri per meglio curare feriti ed ammalati militari; richiama a guarirsi in Napoli i più gravi; ed ordina di mettersi in salvo gli effetti di vestiario, ed altra roba, di cui la rivoluzione potrebbe profittare. (Reali istruzioni de 23 corrente).

Si spedisce pure il maggiore Nunziante per rilevare notizie, e rapporti esatti e precisi. Dal segreto de' tuguri de' beneficati molte. benedizioni si ebbe il re; ma la rivoluzione non apprezza questi fatti, e molto, meno sa imitarli.

Scomparsa di tutti gl'impiegati civili.

6. Non vi sono più amministrazioni governative in Palermo, essendosene tutti fuggiti e nascosti gl'impiegati. (Disp. odierno del Luogot.)

- Ma ha poca ragione di lagnarsene il generale Lanza, avendoli egli autorizzati ad imbarcarsi per Napoli in gran quantità. (Reali istruzioni de' 26 corrente)

. Di fatti, lo si era facultato d'ordine Sovrano a permettere la venuta in Napoli delle famiglie paesane, preferendo però sempre le militari.

Incarico al capitano di marina Longo.

6. Col piroscafo il Pompei si invia il capitano di fregata Longo nelle acque di Ponza, per avvenire il comandante della pirofregata Sannita e gl'impiegati telegrafici del littorale da Montecircello a Gaeta di vigilare, e segnalare per un temuto sbarco in quelle coste, rimanendo pure ivi in crociera di conserva col Sannita - (uffizio del retro-ammiraglio de' 23 corrente).

Pe' trasporti di truppe, e munizioni s'invia in Messina col Caprio il tenente di vascello Caracciolo - (ivi). Fatti sediziosi in Siracusa. 1, All'alba di questo dì il caporale dell'undecimo di linea Girolamo Milo, con altro soldato strappano dalla cima dell'orologio del carcere centrale in Siracusa una bandiera tricolore postavi da ignota mano nel corso della notte.

121 (23 e 24 maggio)

Durante il giorno vi sono attruppamenti; ma il sistema di dolcezza e mitigazione adottato dal comandante di piazza fa sì che si sgombrano agevolmente: ciò non ostante girano forti pattuglie, e bivacca in tutta la notte nel largo Duomo una compagnia di artiglieria e fanteria, Pe' bisogni della truppa esso comandante si serve dì circa 12 mila ducati dal Regio banco, dalla cassa distrettuale, e dalle percettori e. (Rapporto del generale Rodriguez de' 25 corr.).

GIOVEDÌ 24 MAGGIO.

Stato di Palermo. - Attacco delle bande di Garibaldi al Parco: finta ritirata di costui, e strategica per piombare sopra Palermo; dove, favorito dalla rivoluzione, entra, mentre Von-Mechel crede inseguirlo profugo e sconfitto.

1. Continua ad essere allarmatissimo lo stato della città, durante il giorno vi sono dimostrazioni con gridi. La notizia della insurrezione di Termini, e di essere stata sbaragliata la colonna del generale Letizia aumenta l'agitazione. Il generale in capo concentra le reali truppe nella pianura di Palermo; innalza ridotti su le alture che coprono le strade, e dispone le forze in guisa da poterle aver tutte in linea per dar battaglia. Questa avrebbe avuto esito a lui favorevole senza l'accanita insurrezione degli abitanti di Palermo, e se Garibaldi non avesse delusi i suoi piani strategici. Di fatti, mentre Von-Mechel coadiuvato dalle truppe del brigadiere Colonna alle 10 di questa mattina attacca il Parco, e l'occupa dopo lieve pugna a mezzodì; e mentre riferisce (chiedendo viveri, che gli s'inviano con 6 mila ducati) di voler attaccare domani la banda garibaldina scacciata dal Parco, e trincerata con cannoni su monti a qualche miglio lungi dal Parco, la strategica del nemico è tutt'altra in realtà da ciò che sembra in apparenza (giornale di Polizzy).

La scaltrezza di Garibaldi nel rincontro è tale da far dire da un vecchio militare, che Von-Mechel non è cane per quella volpe (rapporto del generale Salzano de' 3 luglio). Attaccato oggi al Parco dalle regie truppe (che voglionsi far accendere a diecimila) egli non solo fa mostra di resistere, ma simula eziandio di assalirle con una parte de' suoi, mentre un altra parte si ritira verso Corleone nello scopo

(24 maggio

) 123

di attirarle innanzi all'artiglieria che dovrebbe mitragliarle, e nel contempo per dissestarle sempre più dalla capitale della Sicilia. - Ciò riuscito, Garibaldi mena frettolosamente il grosso della sua banda per torti sentieri alla direzione di Palermo per Marineo, e questa sera inosservato bivacca a Misilmeri dove ha dato appuntamento ai suoi: puntualmente lo raggiunge Turr, Bixio, Carini, il proprio figlio, e il figlio di Manin (i quali tre ultimi diconsi feriti a Calatafimi), il monaco fra Pantaleo, e qualcuno de' più influenti palermitani. Mentre le relazioni officiali de' capi delle colonne militari (1) lo portano sbaragliato, ed inseguito a Corleone, per imbarcarsi, e la sciare la Sicilia, egli medita un arditissimo colpo di mano, e vanta aver fatti cadere nella rete i napoletani, i quali giudicano per disfatta, una finta ritirata, e per fuga il rinvio de' cannoni nello interno dell'isola; ne sospettano punto del movimento di fianco di Misilmeri, per cui rimangono forti colonne di regie truppe alla Piana, al Parco, alle strade vicine, fino a Monreale (lettera del colonnello Briganti de' 30 corrente, e reazione confidenziale dì Palermo de' corrente).

Il piano di Garibaldi, è di penetrare in Palermo per la parte, meno difesa:, favorito da una insurrezione generale degli abitanti. Combinate queste misure, riunisce i capibanda, comunicando loro le sue idee, ed assicurando esser questa la prima volta contro il suo solito, che tiene una specie di consiglio di guerra; egli propone un dilemma, o impadronirsi di Palermo con un colpo di mano, che è la cosa da lui preferita; - ovvero organizzarsi nello interno dell'isola in armata regolare: persuade gl'irrisoluti, che non si tratta di lunghi combattimenti, ma di un urto vigoroso; ritiene forse in cuore, che più di ogni altra cosa il tradimento, i cupi maneggi, l'oro e le perfidie, gli fanno vedere facile la vittoria. Il piano di Garibaldi è accettato, e si separano per disporne la esecuzione.

Intanto il colonnello Buonanno riferisce, che attaccati su tutti i punti gl'insorti ai Parco dalle 7 del mattino all'una pomeridiana di oggi, hanno lasciato varii prigionieri,

(i) Dispac. del generale Lanza de' 24 e 26 corrente. Bollettini militari pubblicati da lui a' 25 e 26 corrente, co' quali si annunzia distrutta la banda di Garibaldi, e questi in fuga.

(24 maggio) 124

e si sono messi in fuga verso Piana de' greci inseguiti da Von-Mechel; mentre il generale Colonna occupa il Parco, ed esso Buonanno si è ritirato a Monreàle con 18 compagnie - (Rapporto di Buonanno dì questa data).

- Ma queste restano inutilizzate in un sito, dove il maggiore Bosco valorosamente si sosteneva con sole 8 compagnie; mentre avrebbero potuto utilmente agire in concerto di Von-Mechel, che ne rimaneva privo; come osservano le reali istruzioni de' 26, e i dispacci di Lanza. Ritiro di seicentomila ducati del Regio banco di Palermo. S'ingiunge superiormente l'uso a farsene. Diversità dì cifre. Fondi esistenti nelle altre casse.

2. Pe' bisogni della truppa in caso di ritirata, il generale in capo Lanza fa estrarre nel corso della notte seicentomila ducati dal Regio bianco di Palermo; e li fa depositare a bordo della pirofregata Ercole (1). Si ricusa il Direttore delle finanze alla richiesta di esso Lanza di voler ritirare altro denaro di spettanza de' particolari, che tumultuano a folla nel Banco per riscuotere in contanti le loro polizze. (Giornate di Poliz.).

D'ordine Sovrano, s'ingiunge, che tale somma (passata poi nel forte di Castellammare per maggior sicurezza) sia cosi ripartita; ducati 150 mila per Messina, e 450 mila da inviarsi a Napoli (Reali istruz. 14 giugno).

Identici ordini vengono ripetuti al generale di marina Chretien. (Uffizio del Retro-ammiraglio del detto dì).

Non solamente non consta, che siasi data esecuzione a simili ordini; ma nel rendiconto delle somme esistenti a tutto questo nelle diverse casse regie, provinciali, comunali etc. della Sicilia si ha, che Lanza dichiara aver rilevati dal Banco 720 mila ducati da lui specificati come appartenenti non solo al conto corrente della tesoreria, ma anche alle madrefedi intestate al tesoriere generale. Con tale occasione si desume dalle poche notizie della presidenza de' ministri in Napoli, di esistere per conto della tesoreria generale in Palermo ducati 477,324 e gratta 22; per la costruzione di nuove strade ducati 198,575 e gr. 79; e di conto della cassa di soccorso delle opere pubbliche

(1) Si vegga in seguito sotto la data de' 24 giugno §. 2.

24 maggio)

125

provinciali ducati 163,690 e grana 62: oltre le varie somme, che risguardano speciali dettagli di amministrazione dipendenti dalla Luogotenenza. (Rapporto del presidente de' ministri, de' 7 giugno) Spedizione di rinforzi da Napoli, ed altri provvedimenti risguardanti la Sicilia.

3. Si spediscono in Catania altri 400 soldati da Napoli, ultimi e soli che si son potuti raccozzare, e il real vapore Tancredi da destinarsi per crociera, non cessando da' 9 corrente, le molestie degli sbarchi de' garibaldini. Si desidera imitata dagli altri comandante del naviglio la diligenza ed energia del capitano di fregata Carlo Flores, che ha ristabiliti i telegrafi, e reintegrate Le autorità rovesciate dalla rivoluzione in Sciacca, e Girgenti. Pel sospetto, che potessero parteggiare pe' loro compatrioti insorti rispediscono in Napoli dal generale Lanza molti soldati, e caporali siciliani, che servivano tra le truppe della guarnigione del re, che ha fiducia ne' militari siculi, non è approvata questa misura (istruzioni reali di pari data)

. Elogio al suddetto u flirtai e di marina Flores; ed incarico al capitano di vascello Rodriguez, onde col Tancredi muova per Palermo, e faccia perlustrare là costa di Marsala dalla pirofregata Ercole, mentre di col Tancredi vigila Castellammare del golfo, tino a Milazzo, essendo partito nella decorsa notte da Livorno per Sicilia il vapore inglese di commercio Black-Wall con 830 volontari, - 400 mila franchi, quattromila fucili, e gran quantità di munizioni; il capitano è Giuseppe Rodi, e riuscendo a catturarlo, lo faccia, potendosi poi far sostituire dall'Archimede in questo disimpegno (uffizio del Retro-Ammiraglio in data d'oggi). Truppa in Catania, e Messina.

4. La guarnigione di Catania si compone oggi del 3 cacciatori, di una intera batteria di artiglieria, e di 4 squadroni di lancieri: ed è aumentata dalla colonna del generale Rivera composta di 6 compagnie carabinieri; di quattro del 4 reggimento

; di altrettante del 13; e del 2; e di uno squadrone di cacciatori a cavallo, e mezza batteria, con lo incarico a questa di rinforzare anche Messina. (Reali istruz. in data d'oggi).

126 (24 maggio) Tardo arrivo d'una colonna al Parco, e scempiaggini in quello attacco. L'astuzia di Garibaldi è indovinata del maggiore Del Bosco, che propone analoga manovra; ma non è inteso.

6. Il primo corpo ad attaccare e penetrare nel Parco è quello comandato dal maggiore Del Bosco; mentre il generale Colonna arriva dopo che questi ha terminata la operazione. La truppa di esso Colonna, ed altri corpi commettono scempiaggini; qualche pattuglia pel buon ordine si permette far bottino. L'astuta tattica di Garibaldi che ha finto ritirarsi e fuggire, per colpire con maggiore avvedutezza, sopra Partenico, ben si è capita dal maggiore Del Bosco, il quale, nel consigliò di guerra tenuto oggi dopo la presa del Parco, ha appoggiato il voto del suddetto generale Colonna di ritornare in Palermo, dove sicuramente (egli dice) poteva ripiegare Garibaldi da abile partigiane; qual'è, sapendo sfornita quella città della eletta: di sue truppe dilungate ad inseguirlo sopra una falsa via. Von-Mechel, leale, ma testardo soldato, tien fermo a continuare la marcia per Corleone; e quel ch'è peggio, lo fa a piccolissime tappe, bivaccando molto prima del tramonto del sole nel secondo giorno, dopo aver camminato appena 7 miglia, ed ostinandosi fino a dire a Del Bosco (il quale presago della sventura gli proponeva almeno prendere la via di Marineo, e non quella di Corleone) - "Marciate per Corleone con l'avanguardia, prenderò tutto su di me". E del Bosco fremente giunge a Corleone, attacca la massa degl1 insorti col suo battaglione, e le toglie due cannoni, cioè, una colubrina fusa in Livorno, e quell'obice perduto dalle truppe di Landi a Calatafimi; - la insegue per lungo tratto senza poterla raggiungere. Nella marcia ai ritorno Von-Mechel va pure deviando;si mostra freddò, irrisoluto; nel mattino de' 28 invece di partire all'alba, come sarebbe stato interessante, dorme fino alle 7 ½; ordirna distribuirsi la carne; e muove a mezzogiorno; dando così tempo al nemico, e perdendo il prestigio della celerità e della energia:. egli non sente il consiglio di affrettare il passo direttamente a Palermo, dove lo vedremo giungere a' 30 di questo mese... sventuratamente troppo tardi! (Rapporti del Maggiore del Bosco de' 24, 28, e 30 maggio corrente, e 2 giugno).

(34 maggio) 127

In questo paragrafo si sono scenate talune nozioni risguardanti i giorni di dimani, e dopo dimani per non interrompere il filo della narrazione.

Garibaldi pranza sul legno inglese, Per un malinteso è insidiata la bandiera, e la casa del vice-Console inglese in Siracusa protetta del corpo consolare: risposta del comandante di quella piatta,

6. Si dice, che oggi Garibaldi sia andato a pranzo sul vascello inglese; e ohe dimani, o diman l'altro, egli lo restituisca agli ufficiali inglesi.

Pel natalizio della regina d'Inghilterra oggi s'inalbera su la casa del viceconsole, inglese sig. Carlo Azzuppardi in Siracusa la bandiera brittannica, che agli occhi del caporale Tommaso Palermo, e del soldato Michele Tedeschi sembra vessillo rivoluzionario. Il primo di essi obbliga i soldati, del vicino posto di guardia Sergio, Nicoletti, e Bruno a seguirlo nella casa del detto viceconsole, dove con gridi e minacce, pretende l'abbassamento della bandiera: in assenza del marito, la settuagenaria, moglie del viceconsole apre, inavvedutamente la porta, ed è percossa su la spalla dal caporale: né alle esortazioni dello accorso viceconsole; né alle ingiunzioni del sergente Gambello sopraggiunto si veggono cessare le insolenze del caporale: i soldati tirano due colpi di fucile, che forano le imposte senza ferire: alle officiali rimostranze dell'offeso viceconsole ed alla solenne protesta, che in data di oggi ne avanzano collettivamente i viceconsoli al generale Rodriguez comandante della piazza, costui di officio assicura, che i colpevoli saranno puniti; ciò che riesce di soddisfazione per tutti, anzi la offesa signora Azzuppardi intercede pel perdono de' rei. Avvertito col filo elettrico da Modica (che è in mano degl'insorti) arriva per chiedere riparazione il vapore inglese da guerra il Caradoc; il cui comandante rimane convinto del vero carattere dello incidente. (Rapporto del generale Rodriguez de' 25; e sua corrispondenza col viceconsole inglese, e viceconsoli esteri in Siracusa de' 24 e 25 maggio corrente).


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128 (24 e 25 maggio)

Insurrezione di Pollina.

7. Il sindaco Nicola trailo convoca oggi netta piazza la popolazione di Pollina; propone di rovesciare, il governo borbonico, ed inaugurare quello di Vittorio Emmanuele; ciò che è acclamato tra gridi: e si bruciano gli stemmi reali, recando in trionfo il ritratto del re di Sardegna.

VENERDÌ 25 MAGGIO.

Statoti Palermo; e corrispondenza co' capi delle colonne mobili d'operazione.

1. I fuochi di bivacco, che scorgensi di notte su i monti circonvicini a Palermo sono molto più numerosi delle precedenti notti; ciò che fa presumere il loro aumento, e gli apparecchi di un prossimo attacco. A mezzodì giunge il capitano d'arme Chinnici latore di un rapporto del colonnello Von-Mechel, che assicura esser deciso di inseguire e distruggere la profuga banda di Garibaldi in piena ritirata sopra Corleone, e dice, che costui tenta per imbardarsi a Sciacca con i suoi. Il generale in capo di riscontro gli ricorda che la base di operazione è Palermo, da cui non deve mai troppo allontanarsi, e richiama da Monreale a Palermo il battagliane del 1 di linea, e la truppa del generale Colonna. (Giornale di Polizzy). Prudenti temperamenti dei comandante di Catania. Sua corrispondenza col viceconsole inglese.

2. Il generate Clary comandante in Catania rapito si loda pel regolare modo di servire di quell'intendente principe di Fitalia, e di quel patrizio. - Comunque vi fossero stati tentativi di seduzione verso i soldati, rimasti fermi nella fedeltà, e si fossero propagate voci allarmanti relative alle campagne, pure la calma si è mantenuta in Catania, dove egli per sensate riflessioni non crede proclamare lo stato di assedio. Soltanto per produrre una seria impressione su i malintenzionati fa mostra di mine e di apparecchi bellicosi; ciò che gli procura le moleste rimostranze di quel viceconsole inglese sig. Giovanni Jeans, nella cui casa è istallato il comitato rivoluzionario di guerra. (Rapporti del generale Clary de' 25 corrente, e di date susseguenti)

, i cui membri sarebbero Giuseppe Poulet presidente

(25 maggio) 1

29

cav. Martella, barone Pucci, e marchese Casalotto, membri. - Intanto esso sig. Jeans invia oggi al generale Clary la seguente lettera: - "Signor generale da questa mattina corre voce, ed ora da notevoli cittadini mi è stato assicurato, che munizioni da guerra sono state collocate ne' sotterranei esistenti sotto il piano del Duomo. Tale voce ha sparso un allarme indicibile tra ogni classe della popolazione, e varii sudditi brittannici residenti nelle partì centrali della città si sono a me diretti per dilucidazioni e consigli, supponendo un prossimo pericolo dietro tale operazione. - Perciò mi dirigo a lei in questo stato d'incertezza, per ottenere qualche assicurazione formale intorno alla salvezza de' sudditi di S. M. la mia regina, e delle loro proprietà; affinché io possa, quante volte vi sia la imminenza di tale pericolo, prendere le giuste misure di precauzione".

Oggi stesso il generale Clary rispande, esser vero, che per motivi di sicurezza, e per non esservi sito più opportuno, abbia fatto ivi riporre le munizioni da guerra; e spera non aversene a far uso, quante volte ognuno resti ne' limiti del dovere, e le truppe non sieno costrette ad agire: in ogni caso si farà il possibile, perché sieno rispettati gl'individui delle estere nazioni, e le loro proprietà. Replica immediata del ripetuto viceconsole così espressa: - "Ho l'onore accusarle ricezione del suo gentil foglio di pari data, in risposta al mio di questa mane. Dietro alle sue assicurazioni intorno al rispetto, che in caso di conflitto sarà usato, per quanto si potrà, a' sudditi, ed alle proprietà estere, ho creduto del mio dovere di parteciparlo a' miei colleghi signori viceconsoli di Francia, di Austria, America, Sardegna, Grecia, Spagna, Prussia, Olanda, e Danimarca, i quali fidenti in lei hanno interpetrato ne' sensi i più rassicuranti il tenore della sua assicurazione etc.".

Navi regie a Palermo. Nuova notificazione a' consoli esteri. Marcia dì Garibaldi. Arrivo

di legno inglese.

3. Otto navi regie si accostano innanzi Palermo. - Il generale in capo, dirama a' consoli delle potenze estere la prevenzione di porre se stessi, le loro robe, e quelle de' loro connazionali in sicurtà nel caso di attacco; assicurandoli nel contempo, che studierebbe ogni maniera per allontanare dalla città le calamità della guerra.

130 (25 e 26 maggio)

- Di fatti, tutti que' preparativi bellici sono per mera apparenza, ed a solo fine di influire per un ravvedimento nell'animo dei traviati. (Cronaca della guer. d'It. parte 3 pag. 53).

In questo stesso dì Garibaldi trovasi a sei miglia da Palermo, essendo riuscito (come si è accennato sotto la data di ieri) con le sue astuzie a farne sortire numerosi, e scelti corpi di regie truppe, i cui capi ingannati corrono sopra una linea opposta, credendo perseguitarlo nella fuga fino a Corleone, ed inabilitati perciò di ritornare a Palermo, dove convergono i supremi sforzi del medesimo. A mezzodì arriva in Palermo il vapore inglese l'Intrepido, e vi divulga la notizia, che Garibaldi si trova al Parco: la popolazione si agita vie maggiormente; ed il generale in capo fa i preparativi per rinserrarsi nella fortezza - (ivi pag. 68).

SABATO 26 MAGGIO.

Apparecchi di difesa in Palermo: invio in Napoli di spoglie conquistate. 1. Per farlo tosto accorrere a Palermo in caso di bisogno, si ordina, che il battaglione dell'8 reggimento da Boccadifalco vada ad occupare il convento di Malverde su la consolare, che mena a Monreale. Si fanno approvvigionamenti di munizioni da guerra nel quartiere di s. Giacomo, onde in caso di rivolta non si debba dipendere dal deposito del forte di Castellammare (giornale di Polizzy).

Nunzio della lieta novella della creduta disfatta di Garibaldi al Parco, e portatore di due involti di oggetti di abbigliamento presi a prigioni fatti nella banda di Garibaldi (vestiari giudicati non belli, ne' brillanti) parte oggi da Palermo, e ritorna in Napoli il maggiore Nunziante. (Disp. del gen. Lanza in data d'oggi; e rapp. di Salzano 3 luglio). Invio di rinforzi.

2. Benché scarso sia il numero delle truppe rimaste sul continente, s'inviano da Napoli altri 1200 soldati dei carabinieri leggieri esteri, come rinforzo ultimo per la Sicilia - (istruzioni reali in data d'oggi). (21 maggio) 131

DOMENICA 27 MAGGIO. (Pentecoste).

Garibaldi entra in Palermo insorta, contro la quale e contro i garibaldini le regie truppe sostengono un vivo attacco, sono costrette tirare col cannone in varii punti della città divenuti fortilizii de' rivoltosi. Tregua per curare i feriti, e seppellire i morti. Norma per la validità delle carte bancarie.

1. All'alba, dopo uno scambio continuo di segnali nel corso della notte, tra la città e le montagne, prorompe la generale insurrezione dentro la città di Palermo, suonandovisi tutte le campane a stormo: la truppa ivi rimasta accorre, e da pruove di valore, cominciando i primi attacchi con gli abitanti in rivolta nelle vie interne, ed al Ponte dell'Ammiragliato, e Ponte delle teste. Malgrado la viva resistenza delle reali milizie sostenute da qualche pezzo di artiglieria sul ponte della Guadagna fuori le mura, Garibaldi si avanza da Misilmeri e Gibilrosso, ed alle 5 di questa mattina con meno di mille, tra i quali Nullo, Damiani, Manin, Bozzi, Tranquillini, Zazio, Missori, Sirtori, Cairoli, Dezza, Gusmaroli, seguiti da tre in quattromila delle bande siciliane, sforzando la porta di Termini, entra in Palermo, e si ferma per poco a Mercato Vecchio, dov'è acclamato dalla gente; mentre dalla parte di s. Antonino, e della Flora (non ostante il fuoco violento del contiguo forte) Turr, ed altri capi garibaldini, bersagliati pure di fianco dall'artiglieria, e dalle truppe appostate a s. Antonino, si slanciano alla baionetta co' cacciatori delle alpi, e s'innoltrano ad afforzare la interna insurrezione (1). Gli esteri, ed i pacifici cittadini si rifugiano su le navi straniere nel porto. Gli avamposti comandati dal brigadieri» Bartolo Marra si sostengono da prima, ma attaccati in mezzo a due fuochi sono costretti a ritirarsi. Il generale in capo per ben due volte gli manda ordini di difendere le posizioni tino agli estremi, e gl'invia pure un battaglione ai rinforzo, richiamando in Palermo il battaglione dell'8 reggimento dal convento di Malverde. Marra, nel sentirsi ripetere gli ordini di resistere, arresta le truppe in ritirata,

(1) In questa occasione è ucciso il colonnello garibaldino Tukery. (Dumas, Les garibaldiens, p. 104).

132 (21 maggio)

e si attacca di nuovo con gli assalitori: ma non riesce a farli indietreggiare. - Ogni casa, ogni abituro diviene per gl'insorti una piazza d'armi per tirare a colpo sicuro su le regie truppe: mentre queste non possono sparare, che contro le mura. Dalle finestre, e da' loggiati si fanno cadere su le truppe stesse mobili, tavole di marmo, e quante altre masserizie la rabbia rivoluzionaria, e il terrore impresso da' capi del movimento su gli abitanti, può suggerire: essi bruciano l'archivio del comandante della provincia e delta piazza; e di altre pubbliche officine. Il combattimento si prolunga al bastione Montalto, e la truppa si ritira sul largo s. Teresa. Il generale Landi aggredito con violenza alla gran guardia, si situa al largo Real Palazzo, dove si vanno concentrando tutte le altre truppe. A tener lontano il nemico si occupa la casa dell'Arcivescovo, e#quelle di contro, e con una sezione di cannoni da campo si tira contro le barricate in costruzione alla strada Cassero. - Il generale Letizia accorre al rione Ballerò, discaccia i rivoltosi, brucia le loro barricate, e le case in cui sonosi fortificati, e da dove tiravano su le truppe. In questo modo si prendono d'assalto il campanile del Duomo, la Badia de' sette Angeli, la Badia nuova, i palazzi Carini, e Cattolica, e vi si stabiliscono co' loro distaccamenti i capitani di stato maggiore Willamatt, e Bellucci. Alle 9 dei mattino il forte comincia lentamente a lanciare qualche bomba, e poscia incalza. Alle 11 i rivoltosi attaccano con veemenza le truppe situale a Porta Macqueda, Giardino inglese, s. Francesco di Paola, e Villa Filippina: sono feriti il lenente colonnello Marulli, i maggiori Orlando, e d'Alessio del 9 reggimento, ed altri molti uffiziali, e soldati. Il maresciallo Cataldo, che comanda tali punti, riceve in rinforzo Landi con due compagnie, e li sostiene meno l'ultimo punto, che è dominato dal bastione della Concezione occupato da' ribelli. Le reali truppe, attaccate dagl'insorti, si sostengono pure ne' conventi dell'Annunziata, de' Benedettini, nel bastione Montata, e nel quartiere s. Giacomo. A mezzodì due reali legni dalla rada aprono pure il fuoco contro la città. Le truppe rimaste col colonnello Buonanno a Monreale, attaccate dai forti masse, sono richiamate a Palermo. Alle 4 pomeridiane Cataldo non potendo reggere senza altri rinforzi, riceve ordine di ripiegare a Palazzo Reale;

(27 maggio) 133

dalle cui riserve dì viveri ricevono in questa sera la sussistenza tutte le truppe ivi concentrate, unite con le altre richiamate da' Quattroventi, non essendosi presentato l'appaltatore. - Appena lasciati i Quattroventi, tutti i condannati a' ferri del bagno, e tutti carcerati della Vicaria al numero di oltre duemila aprono le prigioni, e corrono ad aumentare le masse nemiche, le quali si impossessano così de' 4 cannoni rimasti nelle caserme delle abbandonate prigioni: le misere famiglie de' militari ivi stanziate, per la via di mare, vanno a rifugiarsi nel forte di Castellammare. Fino a quasi mezzanotte continua il fuoco ad esser vivo da ambo le parli. - Il piano inferiore della città, meno il palazzo Finanze, e il torte Castella minare, è tutto in potere degl'insorti. - Bizzarro, e misterioso contrasto offre in questa sera la festosa illuminazione delle case per lo incipiente trionfo della rivoluzione, con la luce de' colpi di cannone, e di moschetteria, che di quando in quando rischiara le tenebre!

Dal generale in capo si spediscono corrieri in varie direzioni per richiamare a Palermo la colonna Von-Mechel, il quale (come osserva un antico militare) (1): - "se invece di ostinarsi a marciare con la più scelta truppa sopra Corleone, si fosse messo alle spalle di Garibaldi, siccome gli consigliava il maggiore Bosco, la vitale quistione della rivoluzione si sarebbe decisa a favore delle armi reali nel piano della Guadagna."

- Verso il tardi della notte il generale in capo fa segnalazione al generale di marina sig. Chretien di salire a bordo dal retro-ammiraglio inglese per indurlo a ricevere due generali napoletani inviati a trattare breve sospensione d'armi, onde seppellire i morti, e medicare i feriti, che già ascendono a 120: in risposta si ha, che volontieri sarebbero ricevuti, purché Garibaldi dia loro il passaggio. Ma con costui il generale in capo dice in replica non poter trattare. (Cronaca della guerra d'Italia del 1859. 1860. parie 3 pag. 46. 53. 54. Giornale Polizzy Rapporto di Salzano de' 3 luglio Dispaccio in data d'oggi del generale Lanza lettera del colonnello Briganti de' 30 corrente: relazioni particolari etc).

Per gli effetti della rivoluzione su la circolazione delle carte bancarie, si dispone: 1. vietarsi il pagamento delle polizze,

(1) Rapporto del generale Salzano de' 3 luglio.

134 (27 maggio)

e fedi di credito emesse dalla cassa di Palermo da oggi in poi; non così per quelle di data precedente; 2. mancando regolari comunicazioni tra Palermo, è Messina, sospendersi il mutuo sconto delle cambiali (real rescritto de' 12 giugno). Garibaldi si stabilisce nel Pretorio di Palermo: sua allocuzione.

2. Dopo 36 ore di non interrotta marcia e di combattimenti, riposa per poco questa notte Garibaldi in Palermo, e stabilisce il suo quartiere generale nella piazza del Pretorio. I suoi apologisti gli attribuiscono aver oggi scritto un ordine di guerra sotto il titolo di - "Parole agli ufficiali, ed a' militi dello esercito

" cosi concepito: - "1. Tra le qualità, che debbono primeggiare negli ufficiali dello esercito italiano, oltre il valore, deve contarsi l'amabilità, che attrae e vincola l'affetto del soldato: - 2. Il valore è sempre accompagnato dalla generosità: il valoroso soldato italiano deve essere magnanimo con tutti, e massime con le popolazioni, tra cui soggiorna e transita. Questa guerra di emancipazione da voi così eroicamente iniziata, deve la somma de' suoi successi allo slancio ed alle simpatie delle popolazioni; il movimento, che da Parco ci portava a Gibilrosso, e da Gibilrosso a Palermo; ciò che ci valse la liberazione della capitale della Sicilia; quel movimento, dico, ebbe uno splendido risultato, perché il nemico non poté conoscerlo ad onta delle numerose spie, e ciò fu dovuto all'affetto delle popolazioni per la causa, che propugniamo, ed al lodevole contegno de' nostri militi verso gli abitanti. - 3. Uno studio particolare deve essere consacrato alla concordia tra le provincie italiane: infelicemente questa verità riconosciuta da tutti, non è da tutti praticata: gl'italiani del nord più assuefatti al fragore delle armi, insuperbiti dalle passate vittorie sul nemico d'Italia, debbono affratellarsi il nuovo milite del mezzogiorno, fregiarlo della loro esperienza, e rinfrancarlo con amore; pensare sopratutto, che nelle ultime battaglie l'Italia ha potuto vedere, che può contare su tutti i suoi figli senza eccezione, e persuadersi che il valore italico in tutte le epoche della storia ha brillato nelle fredde pianure del Piemonte, della Lombardia, e del Veneto, siccome su le lave del centro, e del mezzogiorno.

(27 e 28 maggio) 135

Dunque io non raccomando valore al soldato italiano; ma con tutto il fervore dell'anima debbo raccomandare la disciplina dell'antica Roma! Concordia inalterabile da individuo ad individuo! da provincia a provincia! rispetto alle proprietà, massime de' poveri contadini! - 4. lo ripeterò, che l'ufficiale amato e rispettato da' suoi soldati si accorgerà con compiacenza dei fascino acquistato su di loro dal suo valore ed amorevolezza, massime ne' perigliosi casi di guerra; perciò dev'essere cura speciale degli ufficiali di stare coi loro militi, e prenderne cura, come della propria famiglia. - 5. Agli italiani tutti raccomanderò alfine con la coscienza di essere ascoltato: che in pochi, noi la finiremo tardi, e con gran sagri fio io d'oro e di sangue: in molti, la finiremo presto, bene, e saremo ricordati con affetto dalle generazioni venture".

Menzogne giornalistiche.

3. In presenza di questa semplice esposizione di fatti, de' quali sono spettatori i palermitani, si scorge qual fede possano meritare le corrispondenze di varii giornali inglesi, piemontesi, e francesi, che riferiscono le strepitose vittorie riportate da' garibaldini sotto le mura di Palermo; narrano le cariche a mitraglia di Orsini, che non vi si è trovato, con l'artiglieria, già caduta nelle mani delle truppe napoletane: - descrivono i mucchi di cadaveri, che ingombrano le vie, la ostinazione della pugna e le tante altre cose più degne del romanzo, che della storia; ma tendenti unicamente a far comparire gigantesco il valore di Garibaldi, e colpire di stupore la immaginazione de' popoli. Sventuratamente vediamo, che queste imposture da cerretani riescono ad ingannare, non solo il basso popolo; ma anche le più elevate classi della società!

LUNEDÌ 28 MAGGIO.

Posizione delle truppe. Presa dell'ospedale a tradimento. Rinforzi alle reali truppe.

1. Il generale in capo è ritirato a Palazzo reale con le truppe concentrate ivi in quartiere generale, formando così una linea, che si prolunga da s. Francesco di Paola sino alle caserme de' Quattroventi. In città da per tutto sono le barricate con insorti armati in gran quantità.

136 (28 e 29 maggio)

Il forte Castellammare fulmina a riprese. Per traili mento del cappellano, e per viltà del comandante, l'ospedale è occupato da' rivoltosi, e la truppa è obbligata a ritirarsi con varii ammalati, ed impiegati, che si rifugiano nel cennato forte. Tutta la flotta a vapore, ed a vela, co' brigantini carichi di viveri, muove alla direzione di Solanto, primo indizio di ritirata di truppe verso Messina. - Alle 5 di questa mattina approdano i battaglioni 1 e 2 carabinieri esteri comandati dal maggiore Migy, impediti, pel fuoco, che ferve tuttora, a sbarcare nel corso del giorno, come essi ardentemente desiderano per prender parte nel conflitto. - Le truppe per un momento rinnovano in città l'attacco, e s'innoltrano. Arriva da Napoli il colonnello Buonopane con medici, chirurgi, impiegati d'ospedale, materassi, medicinali, ed altro per curare i feriti. I trasporti a vapore fanno fuoco da ieri contro la città, e due o tre granate cadute presso il real palazzo hanno uccisi 3 soldati 7 e feriti 7 del primo reggimento ivi situato. Tutte le posizioni occupate dalle reali truppe sono valorosamente difese: una compagnia dell'ottavo reggimento batte i ribelli, che vogliono impossessarsi del campanile della Matrici. Il generale de Wittemback fa una sortita con un battaglione del decimo reggimento, ed incalza i rivoltosi fino al piano del monte Pietà. Parecchi sono i morti, ed i feriti. (Gli stessi documenti citati per jeri;

più i rapporti odierni del maggiore Migy, ed i telegrammi di risposta). Proclama adulatorio.

3. Con proclama di oggi Garibaldi felicita il popolo di Palermo per la sua attitudine e probità durante la pugna; e per evitare disordini minaccia severe pene contro i perturbatori.

MARTEDÌ 29 MAGGIO.

Invio di munizioni e viveri da Napoli. Continua il conflitto in Palermo. Nuove trattative di tregua per curare i feriti. Atti di Garibaldi.

1. Da Napoli si spedisce il vapore Mongibello con munizioni, e si approntano altri legni con carichi di viveri (reali istruzioni di oggi).

(29 maggio) 137

Da Palermo si richiamano i vapori mossi jeri per Solanto; si fanno sbarcare nel forte di Castellammare il 1 e 2 battaglione carabinieri esteri comandati da Migy; e questa sera, a baionetta calata, per vie recondite, e con lievi perdite, arrivalo a Palazzo reale, consegnando i plichi recati dal colonnello Buonopane rimasto nel cennato forte.

Dopo valida difesa e soverchiate dalle forze maggiori del nemico, alle 11 del mattino le reali truppe lasciano le posizioni de' Benedettini, dell'Annunziata, e bastione di Montalto; ed alle 2 pomeridiane gl'insorti occupano il campanile della Madre Chiesa, da dove tirano con vantaggio; e producono molte morti tra i soldati, ed artiglieri delle truppe di Palazzo reale. Con vigorosi attacchi delle regie truppe rafforzate, si ripigliano le cennate tre prime posizioni sotto gli ordini del generale Colonna, ed il campanile della Madre Chiesa dal generale Sury. - I feriti aumentano al numero di 356, cui le rotte comunicazioni fanno mancare i ristori, e le medicature bisognevoli. Si rinnova l'incarico al generale di marina Chretien, onde ripeta la stessa proposta di jeri l'altro al retro-ammiraglio inglese per una breve tregua sotto le stesse condizioni. - Garibaldi intanto ferve nell'opera per sempre più organizzare e continuare la lotta: decreta la formazione di una guardia nazionale: apre una soscrizione per provvedere a' bisogni della guerra con offerte spontanee: stabilisce la pena di morte, dietro condanna del consiglio di guerra, contro i rei di furto, e di saccheggio di ogni maniera: vieta di percorrersi a mano armata le strade senza essere sotto la direzione di un capo: un comitato provvisorio di guerra provvede agli arruolamenti: proibisce di perseguitare gl'impiegati dell'antica polizia; - ordini iilusorii! perché le vendette private, e le enormità commesse in tale rincontro da' rivoluzionari superano ogni credere (1). Alle 9 di sera rincomincia il fuoco dal forte, ed un vasto incendio si manifesta ne' dintorni di piazza s. Domenico. (Giornale di Polizzy).

(1) Sono riportati alcuni cenni di atrocità più che ferina sotto le date de' 16 giugno, ed 8 marzo, in questa Cronaca.

138 (29 e 30 maggio)


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Primi indizii del ritorno della errante colonna Von-Mechel.

2. Dal forte di Castellammare si osserva in lontananza nelle ore pomeridiane di oggi venire dalla parte di Villabate la colonna Von-Mechel composta de' quattro forti battaglioni cacciatori, alcuni de' quali son comandati dal prode maggiore del Bosco, e prendere posizione dalla Flora a Porta s. Antonino, contornando la città. (Lettera del colon nello Briganti comandante il detto forte). Insurrezione nella provincia di Catania: fermento maggiore per lo arrivo di legni esteri. Proteste de' consoli.

3. Catania, e la intera provincia sono in preda della insurrezione, che prepara armi ed artiglierie per attaccare la fedele guarnigione nella stessa città di Catania, dove allo arrivo di ogni nave estera s'ingigantiscono, si esagerano, e s'inventano le notizie per iscorare anche i più arditi. I consoli stranieri ivi residenti rinnovano pro teste per temuti danni ed interessi a causa delle future contingenze; e gli si risponde, che l'aggressione e la provocazione non provenendo mai dalle reali milizie, sono inutili le proteste (corrispondenza di oggi del generale Clary).

MERCOLEDÌ 30 MAGGIO.

Improvviso arrivo della colonna Von-Mechel, il cui vittorioso impeto è paralizzato dagli scrupolosi riguardi per l'armistizio.

1. Alle 9 1/2 del mattino il telegrafo del posto di Palazzo Reale annunzia l'arrivo di truppe dalla parte del Ponte delle Teste, e si crede essere quelle di Von-Mechel, il quale, senza dar notizie, erra da quattro giorni fra Piana, Corleone, e Marineo, e che ora sboccando per Misilmeri, parimenti senza prevenire il generale in capo, alle 10 1/2 antimeridiane attacca vigorosamente la porta di Termini, sbaraglia le bande garibaldine ed i posti degl'insorgenti, prende d'assalto otto barricate, e s'impossessa della Fiera Vecchia; ma per ordine dello stesso generale in capo accorrono i capitani di stato maggiore Bellucci, e Nicoletti, ed arrestano quel marziale impeto, che avrebbe dato un

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sicuro trionfo alle armi regie, con che Von-Mechel (che per la stranezza degli umani eventi è simultaneamente meritevole di lode, e di biasimo) avrebbe riparate le sue troppo dannose sviste precedenti! (1)

È intanto da premettersi, che per mezzo di un prigioniere piemontese il generale in capo fin dalle prime ore del mattino ha scritto a Garibaldi per una breve sospensione d'armi da trattarsi sul legno inglese da' generali Letizia e Chretien, onde sotterrare i morti, e far imbarcare i feriti: dopo un'ora si riceve risposta affermativa, con l'assicurazione di essersi comunicati gli ordini per far cessare il fuoco su tutta la linea, ed eguali ordini per le 11 antimeridiane si comunicano alle reali milizie, ed al. forte Castellammare. Subito dopo si vede passare Garibaldi con tunica rossa ricamata, e cappello conico, co' suoi uffiziali, ed indi in carrozza con bandiera bianca Letizia, Chretien, ed un uffiziale garibaldino (2); fanno alto alla stazione della Quarantena, si uniscono a Garibaldi, e montano sul legno inglese, dove, oltre del retro-ammiraglio Mundy, si trovano i comandanti del vascello, e della fregata americana l'Irochese. I generali napoletani propongono l'armistizio per 24 ore, e si dice, che abbiano pure proposte le seguenti condizioni: - 1. conservazione delle rispettive posizioni; - 2. facoltà di soccorrere i feriti, e trasportarli su la flotta; - 3. facoltà di far giungere viveri all'ospizio de' poveri: - 4. domanda da parte della municipalità palermitana al commessario regio Lanza di sollecitare la concessione delle riforme, ed istituzioni necessarie al paese. I tre primi punti sono ammessi, ed il quarto è rifiutato da Garibaldi, al quale si vuole, che unente dalle prime ore di oggi il Comitato insurrezionale avesse fatto sentire di voler condiscendere al 4. punto per non veder distrutta la città;

(1) L'opportuno concorso di Desaix fece mutare le sorti della battaglia di Marengo e quello di Mac-Mahon in Magenta: identico sarebbe il caso di Von-Mechel; ma per un fatale cumulo di errori, non è eguale il risultamento a' due precedenti fatti storici. È notevole, che Lanza avendo comunicazioni col forte di Castellammare, doveva conoscere fin da jeri il ritorno della importante colonna Von-Mechel, veduta dal detto forte come si è accennato nella pagina precedente.

(2) È il maggiore Cenni. (Dumas - pag. 112).

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ma che dal medesimo fosse stato bruscamente dissuaso; ordinandosi altresì, che niuno potesse sortire da Palermo (giorn. Poliz. Rapporto del colonnello Briganti in data d'oggi Dispacci di Lanza, idem). Si calcolano i danni di questo primo armistizio.

2. Così vien conchiuso questo primo armistizio meritamente chiamato doloroso (istruzioni reali de' 5 giugno) senza del quale, le prodi colonne di Von-Mechel, e di Bosco giunte trionfanti a pochi passi dal Cassero avrebbero potuto, con movimento contemporaneo da Palazzo, ripigliare con sicuro successo la parte della città perduta; dove fra gl'insorti lo scoramento era divenuto universale, essendo masse vili, e malamente armate, a segno di gettar via le armi, ed i nastri tricolori. Se Von-Mechel avesse almeno inteso l'ultimo consiglio di accelerare le marce, e non camminare a piccole tappe, sarebbesi evitato l'armistizio e liberata la città dalle bande ribelli. (Rapporto del maggiore del Bosco de' 2 giugno)

. Si sarebbe potuto pure dichiarare il blocco di Palermo, e richiamarsi le guarnigioni di Catania, da Trapani, e da Termini, facendo da esse occupare le posizioni de' Quattroventi vilmente, e senza scopo abbandonate. (Rapporto di Luverà de' 2 giugno)

. Si calcolano intanto pe' soli due giorni 27 e 28, uccisi 4 uffiziali, e 20 tra sottuffiziali, e soldati; e feriti 33 uffiziali, e 529 tra sottuffiziali e soldati. (Dispacci del generale Lanza de' 13 giugno): si contano, tra gli uffiziali morti, Purman di artiglieria, e Stornajolo del treno; - per bravura il caporale Barbaro del treno è promosso a primo sergente e decorato (estratto di lettera del colonnello Briganti)

. La peggior conseguenza di questo armistizio è, che le colonne Bosco e Von-Mechel, per inqualificabile abbandono, o oblio di Lanza, e di Letizia segnatarii della tregua, si trovano quasi prese, e ristrette in una rete di barricate costruite da' rivoluzionarii, inabilitate a muoversi in caso di nuovo attacco. Una delle essenziali condizioni dell'armistizio avrebbe dovuta essere di non aggiungere altre fortificazioni a quelle rispettivamente occupate dalle parti. Il non averla stabilita, ed il non aver protestato contro le nuove barricate de' garibaldini, che rendono più difficile la posizione de' regii, è dalla parte di Lanza un tradimento manifesto;

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ma lo scopo di lui è di giustificare la necessità della capitolazione, che ha sottoscritta senza pudore, siccome si giudica generalmente.

GIOVEDÌ 31 MAGGIO.

Truppe pronte per rincominciare l'attacco Dissuasione del colonnello Buonopane. Secondo armistizio. Altri incidenti.

1. Il piano per rincominciare oggi gli attacchi appoggiando le operazioni rimaste jeri sospese dalla colonna Von-Mechel restata ferma nelle posizioni occupate, è di far muovere, - 1. una colonna sul Papireto sotto gli ordini di Wittemback col 1 battaglione estero, ed uno del 10 di linea, e sezione d'obici a trascino; - 2. un'altra colonna per la strada Ballerò sotto gli ordini del generala Sury, col 2 battaglione estero, un battaglione dell'8 reggimento, e sezione d'obici a trascino; - 3. una terza colonna per la strada Cassero sotto gli ordini del generale Landi con due battaglioni scelti del 3 e 5 di linea. Mentre tutto è pronto giunge il colonnello Buonopane a Palazzo reale, e dissuade il generale in capo dallo impegnarsi in questa impresa, che ritiene impossibile, per aver osservato nella decorsa notte fortificati gl'insorti con barricate innumerevoli; quindi propone di andare con Letizia a trattare presso Garibaldi il prolungamento dello armistizio per altri tre giorni, nel corso de' quali avrebbero avuto tempo di prendere, e riportare da Napoli gli oracoli sovrani. Con difficoltà v'inerisce il generale in capo; ed a mezzodì i due suddetti Buonopane e Letizia riportano l'adesione di Garibaldi, e gli fanno segnare la tregua, che verrà in seguito trascritta: indi s'imbarcano per Napoli (1). Giungo intanto presso Lanza un caporale del 3 battaglione estero, da parte di Von-Mechel, e gli dice esser difficile rincominciare l'attacco per le molte barricate costruite alla Fiera Vecchia. (Giorn. Polizzy).

(1) Nel suo rendiconto finale contenuto nel rapporto de' 13 giugno, il generale Lanza si duole della condotta di Buonopane, e di Letizia, pel niun conto che han fatto di lui, e pe' continui andirivieni da Napoli a Palermo.

142 (31 maggio) Deplorabile condizione di Palermo.

2. Dalle 10 del mattino de' 27 fino a' 30 continuano interrottamente i tiri dell'artiglierie del forte, e della flotta regia. È difficile descrivere l'abbattimento, la costernazione, e la esasperazione degli abitanti di Palermo in vista de' danni cagionati da' colpi di cannone, i quali, benché diretti contro il palazzo pretorio, pure vanno a cadere su' due contigui monasteri del Cancelliere

, e di s. Caterina. - La popolazione si ripara nelle campagne, o ne' sotterranei, e nelle sepolture: la maggior parte si rifugia nelle chiese. In quelle de' Teatini, e de' Gesuiti si affolla una calca innumerevole d'ogni classe, d'ogni età, uomini, e donne, distribuiti per famiglie, dormendo nella notte sul pavimento, o su qualche giaciglio salvato dalle case particolari: taluni han perduta l'abitazione ed ogni avere; - altri dal fuoco de' combattenti si han veduto uccidere i loro più cari, e li hanno rimasti sepolti sotto le rovine, Un eco doloroso di pianti, e di ululati echeggia sotto le volte del tempio. - I religiosi addetti al servizio delle cennate chiese apprestano tutti i possibili soccorsi a quegli infelici.

Garibaldi trae profitto dagli armistizi. Suoi atti.

3. Continuano gl'insorti a fortificarsi sempre più a Palermo, col favore de' due armistizi, per quanto favorevoli ad essi, altrettanto nocivi alla causa reale. Si barricano le strade, si armano gli uomini; monaci e preti esaltati ascendono su le barricate ad eccitare la gente. Garibaldi ne trae profitto per constituire un ministero, e per organizzare il nuovo governo: sicuro oramai del possesso di Palermo, e valutando di essere ogni indugio giovevole alla insurrezione, egli non incalza gli avversarii per una risoluzione definitiva; e così annunzia la nuova tregua nel suo proclama di oggi: - "Siciliani! - L'inimico ci ha proposto un armistizio, che in una guerra generosa come questa che noi combattiamo, io ho creduto ragionevole di non rifiutare. - Il seppellire i morti, il curare i feriti, in una parola, tuttociò che è reclamato dalle leggi della umanità, ha sempre onorato il valore del soldato italiano. D'altronde i feriti napoletani son pure nostri fratelli, sebbene agiscano essi con una inimicizia crudele. -

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Sieno ora immersi nelle tenebre dello errore politico; ma non passerà lungo tempo che la luce della bandiera nazionale li guiderà ad aumentare le file dell'armata italiana. Ed affinché i termini della convenzione stipulata sieno mantenuti con la religione d'una lealtà degna di noi, pubblichiamo quanto siegue: - 1. La sospensione delle ostilità sarà prolungata per tre giorni a contare da questo momento, che è mezzodì del 31 maggio; al termine della quale S. E. il generale in capo spedirà uno de' suoi aiutanti di campo, a fine di stabilire di comune accordo l'ora della ripresa delle ostilità. - 2. La Banca reale sarà consegnata al rappresentante Crispi, segretario di Stato, dietro ricevuta analoga, ed il distaccamento, che vi è di guardia attualmente, andrà a Castellammare con armi, e bagagli - 3. L'imbarco de' feriti, e delle famiglie sarà continuato, non trascurando alcun mezzo per impedire qualunque abuso. - 4. Il trasporto de' viveri sarà libero per. le due parti combattenti in tutte le ore del giorno, prendendo le disposizioni convenienti, perché ciò abbia un pieno effetto. - 5. Sarà permesso di cambiare i prigionieri Mosto, e Rivalta, col primo tenente colonnello, ed un altro uffiziale, per esempio il capitano Grossi - firmato - il segretario di Stato del governo provvisorio di Sicilia - F. CRISPI. Il generale in capo - FERDINANDO LANZA.

Ed al suo amico Bertani cosi Garibaldi espone il progresso delle sue gesta - "Mio caro Bertani - Noi siamo a Palermo. Il nemico occupa ancora qualche posizione della città; ma noi speriamo rendercene padroni ben presto. I nostri cacciatori hanno mostrato un coraggio ammirabile; ma essi sono più che decimati, e noi avremo bisogno che ci giunga ancora qualcuno de' nostri bravi. Il popolo è nello entusiasmo, ed io conto molto su di esso. Il generale napolitano mi ha domandato 20 ore di armistizio per inviare i suoi feriti a bordo. Oggi a mezzodì si dovevano riprendere le ostilità: ma siccome non gli era bastato il tempo per imbarcare i feriti, si è stipulata una nuova convenzione per tre giorni, affinché possa seppellire i morti, che sono numerosissimi. Che vengano dunque uomini, armi, munizioni, e finiremo presto l'opera cominciala" - Addio - Vostro GIUSEPPE GARIBALDI. (Cronaca della guerra d'Italia del 1859-1860 parte 3 pagine 62 e 65).

144 (31 maggio) Le truppe lasciano Trapani, e si concentrano a Messina. Attaccate a Catania dagl'insorti, li vincono, e li disperdono: lo imponente effetto di questa vittoria è distrutto dall'ordine di ritirarsi a Messina.

4. Si spedisce la nave il Veloce ad imbarcare le truppe, che abbandonano Trapani, e Favignana per concentrarsi a Messina (istruzioni reali di oggi).

All'uopo s'inviano le superiori disposizioni oggi al generale di marina Cossovich per trasmetterle al generale in capo Lanza; ed in caso d'interrotte comunicazioni, le faccia pervenire a' comandanti della provincia, e del forte di Trapani (uffizio di pari data del retro-ammiraglio Del Re).

All'alba le campane di Catania suonano a stormo: le bande d'insorti venute da' prossimi paesi rivoltati attaccano quella guarnigione militare; contro la quale si uniscono pure varii abitanti della città barricandosi nei casamento, ove abita il console prussiano, che d'altronde toglie lo stemma nazionale, per agevolare le operazioni della truppa, la quale adempie coraggiosamente al suo dovere durante sette ore e mezza di combattimento accanito per le vie, pe' vicoli, per le piazze, per le case, prendendo al nemico tre cannoni, e due bandiere, - ma ha a deplorare 180 uomini fuori di combattimento tra morti e feriti, annoverandosi tra i primi il tenente Melillo del 5 cacciatori, e tra i secondi il tenente di vascello Giulio Vecina. Il completo trionfo delle regie truppe produce imponente effetto su la città e provincia, molto più per la sopravvenienza in quella notte di altra colonna militare del generale Rivera. Si proclama lo stato d'assedio; le armi consegnate tra 24 ore vengono per la più parte inviate a Napoli: avvilite le masse rivoluzionarie, scompariscono: deputazioni de' vicini paesi vengono a fare atti di sommessione, ciò che influisce a far ristabilire l'ordine anche nelle limitrofe province di Caltanissetta, di Noto, e di Girgenti. Tutti questi buoni effetti si dileguano al giungere dell'inopinato ordine, che le reali truppe avessero vuotata Catania, e fossero ripiegate a Messina (1). Pur nondimeno tutti i paesi percorsi in

(1) La ragione di quest'ordine è espressa nel susseguente paragrafo e nella nota ivi apposta.

(31 maggio e 1 giugno)

145  tale tragitto cessano dalla insurrezione, inalberano bianche bandiere, e si mostrano obbedienti, e rispettose verso l'autorità militare. (Telegrammi, dispacci, e rapporti del generale Clary da' 3 agli 8 giugno).
















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