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Teodoro Salzillo da Venafro:

la storia dimenticata dei “Mille” sbagliati.


Antonio Armenti

(se vuoi, puoi scaricare l'articolo in formato ODT o PDF)

13 Maggio 2011

Chi non conosce i Mille di don Peppino Garibaldi? Sono passati alla storia come i fautori principali dell’Unità d’Italia, grazie a loro (ed a  più di un aiutino… i Savoia riuscirono a coronare il sogno che avevano sempre avuto e che Emanuele Filiberto di Savoia, nel ‘500, profeticamente sintetizzò  con la frase “.. l’Italia è un carciofo che i Savoia mangeranno una foglia alla volta..”  Grazie a loro cessò di esistere un pacifico regno nato nel  dicembre del 1130 da Ruggero d’Altavilla e che attraversò i secoli  sotto diverse dominazioni straniere fino a giungere, nel 1734 con la battaglia di Bitonto  grazie a Carlo di Borbone, alla nascita di una dinastia italiana che durò fino al 1860.

Grazie alla Storia che ci hanno insegnato sappiamo tutto dei Mille di Garibaldi ma ignoriamo completamente chi fossero i Mille di Teodoro Salzillo da Venafro, nella provincia di Isernia, allora Contado del Molise.

Intellettuale e ricco possidente, Teodoro Salzillo nell’ottobre del 1860 riuscì a formare un battaglione di volontari, circa mille uomini ex borbonici congedati e guardie giurate rimaste fedeli a Francesco II. Per l’invasore piemontese però si trattava di comuni briganti così come recitava il bando di Manfredo Fanti, generale e comandante delle operazioni al Sud, che quindi annunciava il ricorso a tribunali speciali per debellarne il fenomeno.

I Mille di Salzillo conquistarono Venafro, Fornelli e Forli del Sannio ricacciando i garibaldini ( quelli storicamente famosi..) ed istituendo amministrazioni fedeli al Re Borbone, attaccarono gli invasori ad Isernia, Carpinone, Pettoranello e parteciparono valorosamente alla Battaglia del Macerone che spianò la strada all’esercito piemontese sceso a “liberare” la Bassa Italia.

Si portarono quindi a Gaeta per condividere la sorte di Francesco II e della regina Maria Sofia contribuendo alla resistenza della piazza bombardata senza pietà dall’eroico (!) Cialdini.

Dopo la resa si rifugiò prima a Malta e poi a Roma pagando con l’esilio e la persecuzione la propria fedeltà alla dinastia Borbonica, di lui rimane soprattutto il libro “1860-1861 L’assedio di Gaeta” stampato nel 1868  e riedito nel 2000.

E’ sintomatico che oggi nessuno ricordi Teodoro Salzillo, non una lapide o un vicolo a lui intitolato,

 lui ed i suoi “mille” vengono citati brevemente solo un qualche pubblicazione cosiddetta “revisionista”.

Si è soliti dire “..il tempo è galantuomo..” ma nel caso di Teodoro Salzillo da Venafro e dei suoi “Mille” che combatterono per difendere la loro terra  dall’invasione  non è stato proprio così.

Armenti Antonio -Isernia





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