Eleaml


In questo interessantissimo libello che andò ad aggiungersi alle numerose opere edite in funzione antipiemontese, sia in Italia che all'estero, l'autore svolge un discorso che ha una sua solidità dottrinale. Quando una delle due parti contraenti ritiene che i termini del contratto siano stati violati ha il diritto di rescinderlo. Rimettendo in discussione anche il voto plebiscitario. Peccato che il dotto ragionamento cozzi contro la real politik che è sempre esistita e che mosse gli interessi anglo-francesi prima e dopo la unificazione. Tanto è vero che siamo ancora qui - dopo ben 150 anni - a discutere di unità italiana incompiuta.

I fatti sono chiari: Il reame di Napoli non cadde per volontà di popolo ma perseguito d'inaudite macchinazioni, di tradimenti, ed orrori: che la storia manderà ai posteri con ribrezzo e parole di fuoco. Lo prova la resistenza morale e materiale al nuovo ordine di cose, l'aborrimento al nuovo stato, l'irritazione dei partiti, e quell'immenso gravame di balzelli escogitato, per alimentare questo fracido corpo che si chiama Italia.

Rouher infatti, confessa la natura eterogenea della supposta Unità, e non perita asserire che Buonaparte la tollera «per non rimontare la corrente e distruggere l'opera sua.»

A nostro modesto avviso, il destino del sud non fu scritto per sempre il 17 marzo 1861. Per alcuni anni, almeno fino al 1865, grazie alla insurrezione di larga parte della popolazione delle ex-provincie napolitane, restò aperta un'altra opzione che avrebbe potuto essere anche quella indicata dal nostro autore, ovvero la federazione come alternativa allo stato accentratore sabaudo.

Se questa opzione nel tempo si dimostrò perdente lo si deve alla stessa lotta per la indipendenza che alcuni strati combatterono a mano armata, non avendo altri strumenti per farlo, visto che la diplomazia aveva visto vincenti la opzione cavourrista e le mene anglo-francesi.

Quella borghesia meridionale che appoggiò l'avanzata garibaldina provocando il collasso dello stato borbonico, si sarebbe opposta alla sua emarginazione da parte delle elites finanziarie sabaude (toscopadane, direbbe Zitara). Se non lo fece, non fu per un mero errore di calcolo come sostiene qualche storico prezzolato, bensì per la paura che scatenò il brigantaggio nelle classi abbienti meridionali.

Schierarsi con i combattenti o anche solo contro il potere sabaudo comportava la messa in discussione della unità d'Italia appena conseguita.

Il potere sabaudo fu abile a giocarsi questa carta nelle aule parlamentari, sulla stampa e nel paese, chiudendo la bocca ai deputati dissenzienti (che pure ci furono e che meriterebbero un riconoscimento seppur a posteriori) e spianando la strada all'azione di quella consorteria composta per lo più dagli esuli napoletani, ben coccolati da Cavour con quattrini e incarichi in quel di Torino, nel decennio che precedette la caduta del regno meridionale.

I vari Massari, Scialoja, Spaventa, Pica, Mancini, Bonghi, Pisanelli, furono i più biechi sostenitori di tutte le politiche sabaude. In nome della patria italiana: quella napolitana andava cancellata per sempre, anche dalle coscienze.

A parte qualche solitaria voce (Ferdinando Russo, Domenico Razzano, Renato di Giacomo) abbiamo dovuto aspettare un secolo e mezzo per ridiscutere di quegli anni e di quelle scelte.

Zenone di Elea - 16 ottobre 2010

RIVELAZIONI
DI
ROUHER E VEGEZZI
SULLA QUISTIONE ITALIANA
PEL
D. ACQUAVIVA


FIRENZE 1865

Comentando la discussione sull'emendamento allo indirizzo del corpo legislativo porrebbe comporsi un volume, e chiunque armeggia in politica lo vede.

Il deputato Thiers profferi parole inspirale da profonda convinzione e spirito di progresso sociale; Rouher all'inverso, rimbeccô lo insigne storico, vagando or qua or là - però suo discorso non è scevro d'interesse, destramente scaltro e sibillinico in certi brani, preciso e concreto in altri. Noi discetteremo un poco sud'esso, studiando la brevità nella sufficienza della materia.


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I

Thiers comincio deplorando la campagna del 1859. - Sue ragioni son le seguenti.

L'unità Italiana è pel dotto statista un assurdo politico; urta agli istinti, ai costumi, alle leggi, alle aspirazioni del popolo Italiano.

Rouher non nega od afferma la tesi, ma riduce la questione ad altri termini.

Non ci piace ribadire le idee tanto maestramente svolte da Thiers, vogliamo anzi pruovare che il ministro di stato napoleonico, col suo critico senno, credendo osteggiare favori la causa degli spodestati, e senza tanti preamboli entriamo in materia.

Rouher ha detto:

» I trattati del 1815 aveano dato all'Austria dei possedimenti in Italia, ma a canto a questi possedimenti avevano posto degli stati sovrani ed indipendenti? Né, fu suo costante pensiero di estendere sulla intera Italia la sua dominazione, di far della Italia una vassalladi cui essa sarebbe la sovrana.

» Questo travaglio austriaco comincio nel momento istesso in cui si fermarono i trattati del 1815».

Qui viene citando in riassegna i preliminari del 12 Giugno 1815, che l'Austria stipula col

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Granduca di Toscana, e quelli che nel giorno stesso fece col Re di Napoli; la nota che l'imperatore d'Austria mandò all'estero, dietro le commozioni rivoluzionarie successe in Napoli nel 1820, per le quali Re Ferdinando fu obbligato dare Costituzione; in quel documento, esclama il signor Rouher, l'Austria parla come il custode naturale ed il protettore della tranquillità pubblica in Italia.

Cosi abozzati i casi del 1822, 1830 e 1847, non obliando citare la frase del Principe di Metternich: l'Italia è una espressione geografica, ripiglia:

» Il 19 Aprile l'Austria invade il Piemonte. Oh! voi domandale al governo di Francia se era possibile non isguainare la spada, se era possibile a chi porta il nome delvincitore d'Arcole e di Marengo, arrestarsi davanti alla invasione Austriaca sul territorioItaliano che è la chiave delle Alpi? e se l'imperatore avesse agito in siffatto modo non avrebbe avuto le suscettibilità legittime che i»governi prudenti aveano provato avanti alleinvasioni dell'Austria.

Menomale che in pubblico Parlamento, dopo avere inteso, le dichiarazioni di Billault e. Baroche, il messaggio di Napoleone III sull'interesse della Francia a mantenere il potere temporale, (1856) le proteste di garantire le Marche e l'Umbria, un giorno prima che fossero invase

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e rubale dai piemontesi oggi sorge Rouher, significandoci il vero scopo della campagne d'Italia.

Adesso, tant'è, il sappiamo - Il proclama di Milano Italia libera dall'Alpi all'Adriatico è una gherminella, ne potrebbe pretendersi ai 1865. Napoleone scese in Italia quel vigile custode dell'equilibrio Europeo minacciato dall'Austria. Perocchè l'Austria a quell'epoca esercitava una dominazione occulta su singoli Stati italiani, che erano altrettante sue provincie, ed i Sovrani, Proconsoli (sic). L'Austria giocava lor dipendenza e disponeva politicamente di tutta Italia a detrimento della influenza francese.

Il ministro di stato con lai solletico ritiene giusta, necessaria l'aggressione francese in Lombardia, reclamala da doveri internazionali: dritto della francia confinare l'impero tedesco nelle sue regolari influenze; può uno stato intervenire a sostegno d'un altro quando vede compromesso l'equilibrio Europeo.

Per la stessa logica guardiamo la odierna situazione politica della Penisola, è la sua espressione individua.

Un accozzaglia di provincie malamente unificate, carpite alla buona fede di Sovrani è popoli,in perpetuo contrasto d'idee, di costumi, di bisogni. Ha forse vita propria questa nazione; palpiti indipendenti, oppure è un prodotto francese nelle mille modificazioni?

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Forse penombra della luce napoleonica non si proietta da Scilla a Sesia? Leggiamo a caso i giornali italiani di tutti i colori. Taluni chiamano il Bonaparte protettore, altri padrone, altri amico; tutti concordano al suo tirocinio.

Napoleone, fra noi, redige trattati onerosi al territorio del Pontefice, senza consultare l'Europa, trincia l'Italia a dritta e rovescio, ordina nuove leggi, trasferimento di Capitale, unifica codici, dispone se si deve o no moschettiere il partito avanzato; insomma è il vero tutore e come disse le Gazzella di Venezia, il pedagogo di questo discolo adolescente.»

Questa è influenza peggiore assai dall'austriaca.

L'Austria, arrogi, non disconobbe mai le libertà internazionali dei Principi Italiani, e se gli sobillava di sottocchio, è accusa che deesi provare. Abbiamo invece esempi splendidissimi all'indipendenza loro e li attingiamo da sergente. Rivoluzionaria.

Uno degli esuli Napoletani, un certo Ayala, confinato in Piemonte, cosi scrisse di Ferdinando II.

» Ferdinando II l'otto di Novembre quando prese il regno disse a suoi sudditi:

Siamo persuasi che Iddio nello investircidella sua autorità non intende che resti inutile nelle nostre mani. siccome neppur vuole che ne abusiamo.

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Vuole che il nostro regno sia un regno di giustizia, di vigilanza,di saggezza: è che; adempiamo verso i nostri sudditi le cure paterne della sua provvidenza».

Il 18 Maggio 1833 protestava altamente contro la prammatica sanzione spagnuola del 29 maggio 1830, e contro qualunque atto che potesse alterare o indebolire quel principi che finora sono stati le basi del potere e della gloria di Casa Borbone.

Nel 1840 scongiurava l'ira brittannica annullando il contratto della compagnia Tex,ed Ajcard e rispondeva: «Il trattato del 1816 non è stato violato dal contratto dei zolfi; in luogo di danni gl'Inglesi hanno ricevuto benefici: io ho dunque per me Dio e la giustizia; sicché fido più nella forza del dritto che nel dritto della forza».

E nel 1856 seppe con occhio impassibile ed arte maravigliosa guardare le minaccie di Portsmouth ed Aiaccio.

Mazzini mandava nel 1846 manifesto alla giovane Italia cosi concepito:

» Bisogna corbellare il Re di Piemonte colla idea della corona d'Italia: il Granduca di Toscana colla inclinazione ed imitazione; non mettersi in gran pensiero della parte della penisola occupata dagli austriaci; i piccoli Principi italiani avrebbero a pensare a tutt'altro che a riforme

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Giunto al Re di Napoli Mazzini avvertiva ai suoi amici che bisognava prenderlo per la forza».

Schiettamente; potrebbe Vittorio Emmanuele vantare altrettanta resistenza alle velleità Napoleoniche?

Or comentando la teorica Rouher, per lo stesso equilibrio europeo, l'Austria dovrebbe piombare in Italia, rimostrando con buoni titoli l'esistenza di questo ninnolo francese, cosi detto Regno Italiano, contrario ai trattati ed alle influenze.

Qui non si tratta di piccoli stati amici e devoti all'Austria, ma d'una nazione di 22 milioni d'uomini che ha comune col secondo Impero origine, e dritto pubblico; che rappresentala rivoluzione cosmopolita, e manifesta intenzioni ostilïssime all'Austria.

E se questa nazione intera sviluppasse le sue forze politico-economiche, con un andamento di vita regolare, vi sarebbero più solide frontiere in Europa?

Non c'illudiamo: il pericolo è grave, imminente.

Non crediamo che l'Italia sia una minaccia per la Francia, come sostiene Thiers, almeno non pare. Torino ha bisogno dell'amicizia Napoleonica per esistere; ma la presenza d'un Regno italiano alle porte dell'impero austriaco è fatale, e più si rafforza più lo indebolisce.

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Anche dappresso nuoce all'Inghilterra, che va scemando nella supremazia del mediterraneo, ed adriatico, mentre i porti d'Italia si schiudono allo emporio del commercio francese. Poniamo per caso, un avvedimento, una gelosia qualunque che rompesse l'alleanza Nordica: Francia, ed Italia, alla spicciolata, collegate, non basterebbero ad aggiogare una dopo l'altra tutte le nazioni d'Europa? Se dunque valse un pretesto, di esquilibrate influenze a Napoleone per battere i tedeschi a Magenta e Solferino, non potrà l'Austria per una questione che mina l'impero evocare il medesimo dritto?

Il torrente rivoluzionario va correndo per ruinare tutti i vecchi troni: si persuadano gli uomini dell'ordine.

Del resto, dopo i convegni di Kissingen e Karlisbad, è da sperare che lo indirizzo d'Europa sia leale e risoluto, avversando le idee socialiste. I successi di Polonia, Danimarca lo dimostrano. Non è esclusivo privilegio napoleonico dominare influenze, rovesciare troni indifferenti, e crearne soggetti, osteggiare secolari principi, e nuovi diffonderne... L'Europa ha facoltà d'intervenire nello assestamento Italico: ha bisogno di contenere nella penisola la lava Bonapartesca, per gli stessi motivi impetrati da Rouher nella campagna del 1859.

Avanti!

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» La Francia fece la guerra d'Italia perchénon potea abbandonare i suoi più sacri doveri. E quando l'Austria minacciava l'intera Penisola, la Francia dovea sguainare la spada e difendere il Piemonte. Ma che non veggiate l'identico interesse nell'Austria?

Né questo solo. Il carattere sovversivo della politica italiana eccita serie apprensioni in Europa. Se Russia, Austria, Prussia ed Inghilterra, subirono la distruzione di secolari monarchie costruite sul diritto divine, senza valutare che l'attentato al dritto in una manifestazione, lo è sempre al diritto in essenza in ispecie, per dir preciso; ormai non potrebbero permettere, pericolando la sicurezza dei loro possedimenti, che in Italia, col tacito consenso di Francia, si lavorasse la rivoluzione cosmopolita..

Il membro cancrenito meglio troncarlo, altrimenti diffonde la peste in tutto il corpo...

Rouher l'ammette.

» La quistione romana, soggiunge Rouher, noi l'abbiamo rincontrata, non l'abbiamo provocata, e lungi dallo accertare questa responsabilità che su noi voleste far ricadere, abbiano cercato di estendere la nostra protezione sul Papato.».

È un fatto ineluttabile. Il III Napoleone sa molto di storia, e la storia non passa inutile nella ragione dei posteri.

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L'odierno Buonaparte conosce che le disgrazie di suo Zio cominciarono colla persecuzione di Pio VII. Noi siam cattolicissimi; ci accusino d'ultramontanismo non monta; la catastrofe di Pultawa, di Mosca, di Lipsia e Waterloo, furono il Sabato di Savona e Fontainebleau;la giustizia di Dio alle torture del Suo Vicario; il trionfo della Chiesa surta più splendida sulle ruine del Santuario.

Incredulo o scettico, non v'ha uomo che non senta commisto l'istinto del suo essere all'idea del Creatore. Voltaire era una ateo, ma sovente fissava il Cristo e piangeva.

Napoleone può con orpelli e magagne, guidare a sghimbescio i soggetti; ma volendo non osa domare l'ascendente religioso, in quella Francia che è il simbolo dei paesi cattolici, e stanza di quella civiltà vera, spuntala sul colle di Betlem e nelle pianure di Galilea.

Ei perciò non invase l'Italia per distruggervi il Papato e fondarvi l'Unità. Tutt'altro scopo fu il suo. Il trattato del 1815 dichiarava in perpetuo ristabilita la signoria dei Borboni e decaduta la dinastia Napoleonica.

A Bonaparte salendo sul trono di Francia, bisognava una reazione da contrapporre.

Egli mosse contro l'Austria per isolare i Principi Italiani. Sollevare il Napolitano la Sicilia contro il legittimo Sovrano scacciare Francesco II, e mandarvi un Murat, col mezzo

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dei plebisciti comporre una Italia in tre fette era il suo programma, i segreti accordi di Plombiers, quali penetrò l'Inghilterra, e scaltramente s'apparecchiò a scongiurare.

L'Inghilterra travide le condizioni di Europa, le antipatie e le scissure nordiche; rinnovare l'accordo del 1814, non poteva, altri essendo i tempi e le disposizioni; quindi mise innanzi l'Unità italiana, per sfruttare la federazione Napoleonica.

Quali sono gli effetti della politica Inglese?

La rivoluzione credula e semplice s'illuse al bagliore del protettorato Inglese, ed anziché valutarlo un contrattempo al Napoleone, lo stigmatizô auspice sincero; quindi gavazzô nei perfidi deliri, quei deliri che al presente l'affogano. L'Europa ricompatta nel pericolo, si riscosse e nel trattato di Villafranca, travide un altro Campoformio.

A Campoformio l'Austria buscô il Veneto onde dormire sui progressi della politica Francese nel mezzogiorno d'Italia; a Villafranca foron guarantite e donate al Piemonte la Lombardia, Toscana e Liguria per agevolare il movimento Muratiano nelle due Sicilie.

I fatti sono chiari: Il reame di Napoli non cadde per volontà di popolo ma perseguito d'inaudite macchinazioni, di tradimenti, ed orrori: che la storia manderà ai posteri con ribrezzo e parole di fuoco. Lo prova la resistenza morale e materiale al nuovo ordine

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di cose, l'aborrimento al nuovo stato, l'irritazione dei partiti, e quell'immenso gravame di balzelli escogitato, per alimentare questo fracido corpo che si chiama Italia.

Rouher infatti, confessa la natura eterogenea della supposta Unità, e non perita asserire che Buonaparte la tollera «per non rimontare la corrente e distruggere l'opera sua.»

Qui badisi: Rouher, non accenna mai ad Unità d'Italia dalle Alpi a Pechino, ma con artato linguaggio aggiusta altre idee.

Qualunque fosse il carattere dell'Unità dell'Italia del Nord non appartiene alla Franciaritornare sui fatti compiuti e togliere all'Italiala Toscana e Modena» e sapete perché? Non perché il plebiscito ha sanzionalo il possesso ma perché: »il Granduca di Toscana ed il Ducadi Modena s'erano battuti contro la Francia a Solferino, e quindi rispetto ad essi la Francia aveva il diritto dalla conquista.»

Rouher salva il futuro, perochè non accenna alle annessioni di Napoli e Sicilia, forse per non contrarre impegni officiali alla politica Francese, e lasciar libera all'imperatore l'azione dell'avvenire, senza precedenti.

Di Toscana e Modena ebbe a discorrere a forza, sendocchè il rinnovamento politico di questi Stati fermò base ai protocolli secreti di Plombiers. Napoli e Sicilia fuse, al Piemonte, sono anomalie rivoluzionarie, nate per caso e condannate a morire.

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Cosi la penna Rouher con tutti gli uomini serii: Il monopolio, dell'Unità dell'Italia Nordica è una specie diun compromesso franco Sardo. La quistione meridionale, lo ripetiamo, nella mente Napoleonica, è dinastica non nazionale; la Romana incontrò per via, colto alla sprovvista dai plebisciti, che non potea misconoscere, senza ruinare le pedamenta dell'Impero, ma che vuole annientati dalla rivoluzione medesima. Al postutto ne Francia, ne Inghilterra, confessiamolo, credono all'Unità d'Italia.

Napoleone ne ha divorato le conseguenze, incalzato dalle gherminelle Inglesi; Palmerston giocolla per utile proprio.

Del nobile Lord abbiamo testimonianze splendidissime anti-unitarie.

Nel 1849 rispondendo ad una nota del Conte Gallina cosi si esprimeva.

» Raccomando al Governo Sardo di offrire direttamente ai Duchi di Parma, Modena e Toscana pace ed amicizia, ed in quanto a determinare i rispettivi territori riconoscere i limiti fissati dal trattato di Vienna.

Sulle indennità richieste dall'Austria alPiemonte giudicava opportuno dovesse l'ultimo» corrispondere i redditi e le spese fatte duranteil tempo che i Ducati furono occupati dalle trappe Sarde e amministrati dagli agenti del governo Sardo.»

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Cosi finivano gli amichevoli rapporti di Palmerston colla setta Mazzinesca, che è quella che vuole l'Unità d'Italia. Riconoscere i trattati di Vienna e pagare le spese percepite durante l'occupazione.

Ne si pretenda che la politica Inglese è mutata. No, il sogghigno con cui fu salutata la proposta di un Congresso fatto da Napoleone, quando volea lacerare i trattati di Vienna; le intimidazioni di Russel che i Vascelli di S. M. brittannica, tutelerebbero l'Austria nello adriatico da qualsiasi aggressione, sono manifestazioni tutt'altro che favorevoli all'Unità.

» La Francia ha lascialo che questa Unità si stabilisse, perché ha ingrandito lo Impero, toccando le naturali frontiere di Nizza, e Savoia.

Ecco ima rivelazione che se non ha il merito dell'opportunità ha quello della sincerità. Ci pensino il Belgio e la Prussia.

Il.

» Sapete perché l'idea federale fu cancellata? Perché l'Italia si è ricordata delle carneficine di Palermo, e di Napoli. L'idea federale era stata decisa sul campo di battaglia di Novara ed il giorno in cui l'Italia conquistava la sua indipendenza essa volle una garântigia di forza Qui non siamo d'accordo col Ministro.

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Si rivolge il sentimento politico d'un popolo per forche e patiboli?

Divenne forse democratica la Russia per le velleità di Pietro il grande, o conserva istinti aristocratici? Acclamò republica l'Inghilterra dopo l'ecatombe di Enrico VIII? E non è tuttavia eminentemente monarchica la Francia, comechè la monarchia di giugno le costasse cinquecento vittime al giorno?

Gli orrori e le stragi cittadine sono la espressione di un momento d'ira, d'una voluttà brutale; ma passano com'onda rigogliosa che queta; lasciano invero tracce funeste di dolore, non mutano il cullo alle tradizioni politiche d'un popolo.

Né, gl'Italiani anelano la federazione, perché vagheggiano vita autonoma negli Stati individui; legga il Rouher, come disse Thiers, la storia d'Italia dal decimo al decimosesto secolo, l'esistenza delle diverse nazioni Italiane corrette da varî istinti, il movimento democratico di Firenze, quello aristocratico di Venezia, la pieghevolezza di Napoli ad accettare dinastie, e si convincerà se noi discorriamo a casaccio o con senno e convinzione.

Favellare di Novara, di carneficine nel Napolitano, Palermitano e Milanese, è poi troppo! Ma che cosa fu sbaragliato a Novara se non un principio corrotto e corruttore?

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Non era Carlo Alberto il campione della democrazia fremente a ? Non capitanava una frazione di quelle masse socialiste che il generale Oudinot sbalestrava sul Tebro?

Ed al 1865, quando relazioni officiali provano l'esistenza di 30 mila prigionieri politici camuffati in umide sepolcrali pareti, quattordici mila fucilali da carnefici forestieri, le vestigia della guerra civile ad ogni passo, donne, pargoli, vecchi scannati a furia di baionette nella miseranda Torino, ed ogni giorno passa travagliato nell'odio di popolo e governo, è permesso evocare le memorie di Novara e del 15 Maggio?

L'Austria nel 1820 carcerò Pellico ed Oroboni, ma perché cospiravano a suo danno, Ferdinando II il quindici Maggio mitragliò una rivoluzione armata nella sua Metropoli, ma Vittorio Emmanuele ha trucidato amici e nemici alla rinfusa, e non solo per ribellioni, ma per cinismo di ammazzare coloro che turbarono l'invereconde sue rapine.

Ammesso dunque che i popoli si staccassero dalla federazione pel sangue versato a Napoli e Milano; concedeteci che detestano l'Unità pel duro sperimento fattone, per le immense vittime che ha costato, pei paesi bruciati, per le misconosciute libertà, e tanti e tanti mali la cui trista cronaca lungo sarebbe ripetere.

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III.

Siamo alla Convenzione.

Stretto dall'incalzante logica di Thiers, il ministro di Stato, stimò ripetere, senza sibilliniche ed orpelli, assicurazioni al potere temporale.

Già Napoleone III per 27 volte ha fatto lo stesso, cominciando da Ham, ove scrisse: il Papato è l'ultima grandezza d'Italia.

Ne ciò solo asseri Rouher, ma si spinse innanti tuonando che l'Austria e la Francia si sono riconciliale a Villafranca e Zurigo. Villafranca e Zurigo è il punto d'incontro, l'identico,alla politica dei Sue stati; perciò la federazione Italiana, e non l'Unità, che in questo terreno l'Austria non potrebbe dividere le aspirazioni Napoleoniche. Ma. ragioniamo prima di Roma.

Roma oramai è una barriera insormontabile alla rivoluzione Italiana: Roma è e sarà sempre dei Papi; questo vuole la bandiera della Francia e lo tutela colle armi. Papato e l'Italia debbono coesistere sotto pena di suicidio per la stessa Italia. Le affermazioni dello insigne francese, non ci sorprendono. Esse stanno in rapporto agl'interessi di Napoleone.

L'esistenza del Papato è quistione vitale pel secondo Impero. Napoleone primo il persegui,

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ma non disconobbe che il Papa esercita sulla nazione Francese un ascendente supremo. Osservate il carattere dell'ultramontanismo. Doupanloup, Larochejaquelein, Thiers, Falloux, Gémeau, ed i più eletti ingegni francesi, sono pel potere temporale. L'eroe d'Arcole ci dona preziose confessioni sull'obietto.

Egli avea armi, soldati, spade, cannoni, milioni, eppure sentiva un vuoto attorno a se.

» Il me faut le vrai Pape; esclamava: catholique Apostolique et Romain, celui qui siège au Vatican.»

E quando taluno considerava il Papa straniero al governo temporale, Napoleone I il compativa e diceva » Ou croit, peut être qui c'est avantage de ne pas dépendre d'un chef étranger. On se trompe. Il faut un chef partout,en toutes choses.»

Entrando a svolgere la sublime e divina istituzione del Papato pronunziava accenti memorabili.

» Monsignore (cosi favellava al Vescovo diNancy) rimanete pure tranquillo; la politica dei miei Stati è intimamente collegata col mantenimento e colla potenza del Papa: conviene che egli sia più potente che mai, ed egli non avrà mai tanta potenza, quanto la mia politica mi consiglia ad augurargliene.

Rouher ha pestato le orme del primo Impero, e ciò facendo ha servito il suo paese ed il suo Imperatore.

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Diciannove secoli di regno non si cancellano per empietà. I papi stettero 70 anni esuli ad Avignone; la rivoluzione Francese ne cacciò uno a Fontainebleau, e mando Pio IX a Gaeta. Ma che perciò? si ruppe la catena dalla perpetuità? Papi vi furono sotto Nerone, e papi sotto Napoleone III.

V'è però nel discorso Rèuhep un periodo versante il tratlato del 15 Sellembre, che leggemmo e rileggemmo con sorpresa. E ci sembra l'iride di una nuova epopea.

Eccolo:

» Per la Francia la convenzione del 15 Settembre costituisce e riconosce, due sovranità, due nazioni, due esistenze distinte, e quando noi imponiamo all'Italia il rispetto del territorio pontificio, noi lo intendiamo in questo senso,che le due nazioni consisteranno una al cospetto dell'altra.

Prima di tutto domandiamo: ritenuta la grammatica del ministro francese, esiste più la cosiddetta Italia?

E può la Francia creare il dritto pubblico di un regno? Certo che no; gli Stati e le nazioni resultano o dal dritto divino, o dal suffragio universale.

Ma adagio: l'Italia, si chiama Italia ed è stata riconosciuta con tal titolo, per la espressione e la forza dei plebisciti.

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Plebisciti che ottennero sanzione in Belgio, in Portogallo ed in Francia. Noi non siamo per questo barocco dritto moderno. Il senso comune non è spesso l'intuito popolare. Il governo non appartiene al popolo, ma alla società intelligente; modificarlo e correggerlo, non è opera devoluta a prezzolata marmaglia, inope e bruta spesso; ma alla scienza ed alla esperienza; l'infallibilità del popolo, quando v'ha una maggioranza che crede tuttavia al sole che gira attorno alla terra, ed agli spiriti folletti, non ci pare attendibile; ma sia pure...

Un contralto bilaterale tra popolo e re eletto esiste finché si ottemperano scambievolmente i patti convenuti.

Nella formola dei Plebisciti quali sono questi patti?

Vogliamo l'Italia una con Vittorio Emmanuele Re costituzionale: Se condizione indispensabile, non fosse Italia una con Roma capitale potremmo fino a certo punto accettare lo emendamento Rouher, la circoscrizione di questa lingua di terra, distinta, indipendente dalla massa del Regno. Ma Roma Capitale è principio efficiente all'azione del contratto, e mancando, non solo lo muta nella sostanza, ma ne distrugge lo scopo.

Non si tratterebbe più di nazionalità e fusione, ma le annessioni acquisterebbero quel tale carattere di assorbimento che, come dice Rouher, non stà»

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Riconosco (egli esclama) nel popolo alcuni dritti di sovranità, ma questi dritti hanno limiti. Può un popolo mutare il suo organamento interno, ma non farsi assorbire da un altro popolo. In tal caso l'Europa gelosa seguirebbe con occhio attento il corso degli avvenimenti.

Or quando a romani si niega il diritto del suffragio, perché Roma ha da essere dei Papi, locchè interessa all'equilibrio Europeo; vuol dire che questo dritto di suffragio non è assoluto, ma subordinato all'equilibrio Europeo.

Ma la dissoluzione del reame di Napoli, non annienta la vita politica d'un popolo, non lede e disturba l'equilibrio Europeo?

Oh! la ragione è chiara. Roma è centro d'azione alla politica francese. La presenza delle aquile Napoleoniche nella eterna città, agita le fazioni in Italia, le mette in un urto, le fa sbalestrare a vicenda, e rende assoluta la sudditanza di questo regno che non deve durare, anzi ne accelera la dissoluzione.

Lo stesso non milita per Napoli, ove bastò che un centinaio di cialtroni prezzolali gridassero in piazza per strombettare il voto popolare; senza contare le migliaia di gente che si levano in armi e con una persistenza instancabile, e con immensi sacrifici di sangue e di sostanze, tengono fronte al governo usurpatore.

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Non è forse il Regno di Napoli uno stato che bilancia l'influenza Anglo-Austro-Franca in Italia? Uno stato che ha dritto di esistere e non essere cosi brutalmente sagrificato alle tresche straniere?

No, colà per quei cento cialtroni si conculcano i dritti di una secolare Monarchia, si dileggia la risoluta ripugnanza, onde le provincie si rivoltano contro un dominio senza titolo, a rivendicare le ragioni di un Sovrano tradito, e spogliato; s'infama col nome di brigantaggio una sollevazione di popolo in senso veramente dinastico politico, e si abbandonano 8 milioni d'uomini ad una truppa più che di soldati di sgherri, la quale soffoca i voti nel sangue! E tutto questo all'ombra della civiltà, della libertà e del progresso!!...

Certo, Francesco II, erede di una monarchia di otto secoli, e rampollo di quattro Principi espulsi dai propri Stati per violenza, è richiamato in quelli a gran voce dai popoli che, corpo a corpo stanno disputando colle armi la iniqua conquista dello invasore; ma questo plebiscito continuo non ha valore agli occhi di Rouher; ed il motivo senza andarlo investigando, ce Io dice Mazzini in una sua lettera, portante la data del 28 Settembre 1858 e diretta al Conte Cavour.

» Io vi accuso (scrive Mazzini al ministro piemontese) io vi accuso, perché spargete per ogni dove voci di disegni che non avete in animo di ridurre in atto.

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V'accuso, perché congiurando con Napoleone e cedendo Napoli, per quanto è in voi, ad un dominio straniero, persistete ad ammantarvi nella veste di emancipatore».

Ecco il segreto della politica Napoleonica riguardo a Napoli.

» Un popolo (sia dello ancora col Rouher) non ha il dritto a farsi assorbire da un altro popolo d'accordo e questo è il vizio delle annessioni: vizio che se non riparate getterà l'Europa nella costernazione, e negli orrori di una tremenda conflagrazione.

Con un po di rudimenti di dritto pubblico, di dritto delle genti e codice civile, svolgendo le prammatiche, da Licurgo a Merlin; aprendo a caso Grozio, Mitthermayer, Weaton e cento altri famosi pubblicisti, si scorge chiaro, assioma di legge, che un contratto esiste, vincola le parli contraenti, ha essenza, finché s'adempiono i patti scambievolmente promessi. La infrazione d'un di essi scioglie l'obbligazione ipso fatto, ed annulla il contratto (1).

Or bene, Vittorio Emmanuele (concediamo ai plebisciti il preteso effetto) ed il popolo Italiano, stanno in armonia di rapporti, in relazione di sovrano e sudditi,

(1) Le convenzioni legalmente formate sono leggi tra i parti che le hanno stipulate. Artic. 1088. Leg. Giv. Tra queste v' ha la obbligazione di fare, o di non fare

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in forza del seguente patto nazionale.

» Vogliamo l'Italia una, con Vittorio Emmanuele Re costituzionale, e Roma Capitale».

Fino al 15 Settembre 1864 si disse: l'Italia non ha derogato suoi dritti su Roma (sic) ma deve raccogliere sue forze, e scegliere il momento opportuno, per aver dati probabili di rivendicarli con successo.

Questo si peroro in parlamento Subalpino, e poi ripeterono a coro Nigra nel dispaccio del 7 settembre a Lamarmora, Pepoli a Milano, Visconti Venosta, Lanza, Chiaves e socii alla Camera dei Deputati.

Art. 1096. Leg, Cic e quelle condizionali che dipendono da un' avvenimento. Artic. 1121. Ood. Civ.

Siffatte convenzioni racchiuse nei tre aspetti snmmentovati, van soggette ne' casi d inadempimento, ed ha seconda delle diverse circostanze alle azioni di rifazione de danni, interessi, di nullità, o rescissione, anco per lesione. L'Art 1070. delle stesse leggi prescrive, che il dolo è causa di nullità della convenzione, quando i ragiri praticati da uno de' contraenti, siano evidentemente tali, che senza di essi l'altra parte non avrebbe contratto.

E egli evidente, che per lo sostegno di un contratto, bisogna che colui che si obbliga, miri ad un oggetto, cui il contratto si va a riferire.

Marcadè vol. 2. f. 295. N. 424. cost rassena.

La lesione, o per dir meglio il pregiudizio che soffre una parte, è qualche volta bastante per annullarsi una convenzione. Così, quantunque questa parte non sia stata in errore, niun timore le sia stato ispirato, né fallaci ragiri si siano praticati. il torto cagionato dalla convenzione, può per se stesso diventare un principio di annullamento»

Furgole, comentando sulle nullità di dritto pubblico dice:

» La nullità di dritto pubblico è fondata, o sulla indisponibilità

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Ora, la l'interpretazione Rouher che è quella della Francia, immuta radicalmente la fisionomia della quistione.

La convenzione da lui tradotta è la federazione attuata in Italia, ed accettata da Vittorio Emmanuele, che perciò cessa di essere Re d'Italia, in dritto, e l'Italia di dirsi un Regno. Sian due, tre, dieci o venti le sovranità vale lo stesso, imperocchè, ivi è federazione ove coesistono due stati indipendenti in un regno. L'unità non ha più valore e dritto pubblico, essendo risoluta nella convenzione

della cosa di coi si è tentato disporre, o dalla inosservanza, e forme legali dell'atto.»

Nel primo caso, se la convenzione fosse illecita, o sovversiva dello stato delle cose, o versasse su di un oggetto fuori commercio, la nullità può essere invocata da tutte le parti».

Le leggi romane consagravano ugual principio.

Ennecio scrisse «Che chi si era obbligato ad un fatto, poteva essere obbligato ad eseguirlo; imperocchè dallo insieme delle citate leggi apertamente si rileva, che le obbligazioni di fare si risolvevano nei danni interessi contro l'inadempiente».

Ne a ciò era contraria la Leg. 11. par. ult. S. de Leg. N«3.

Le obbligazioni cosi chiamate condizionali perciò la loro efficacia dipendono da un avvenimento futuro, ed incerto, restano risolute per lo inadempimento. Art. 121 Cod. Leg. Çiv.

I contratti unilaterali sono obbligatorii per l'altra carte, tostoccbè ne accetta il contenuto. Quelli bilaterali obbligano le parti dal à della stipulazione.

Lo inadempimento sia per la mancanza di una delle parti, sia per una condizione futura non avverata, dà luogo a di?erse azioni a seconda de' casi.

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che è la federazione; quella convenzione che ottenne il PLACET dalla rappresentanza nazionale.

Il Plebiscito comprende tre espressioni identiche nello scopo, distinte nella specie.

Italia una indivisibile: ma dove è?

Roma Capitale: e Roma sarà una nazione distinta dentro Italia.

Resta il solo Vittorio Emmanuele Re Costituzionale: ma egli è una conseguenza alle due premesse, e non un termine assoluto, isolato.

La sua firma all'atto del 15 Settembre è una spontanea rinunzia alla corona italica; Napoli e Sicilia ritornano al legittimo Principe; il plebiscito è annullato.

Napoli e Sicilia non si son date al Piemonte, ma all'Italia, (dicono) e giacchè l'Italia non è, ne sarà, e Vittorio Emmanuele la disconosce, elleno sono prosciolte da ogni impegno.

Resta il solo stato dell'occupazione permanente, che è effetto d'una scorreria, d'una pirateria, una vandalica rappresaglia che ha rincontro nei tempi d'Odoacre ed Alboino.

Ci pare aver dimostrato, esaurito profusamente la materia, e battuta la rivoluzione colle stesse sue armi.

Nulla abbiamo repulsato al Signor Rouher, nemmeno i plebisciti, eziandio condannati dalla parola infallibile

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del Papa; non gli abbiam neppur valutati investigando chi contò, controllò quel nefando monopolio di voti che la storia ha messo in chiaro. Abbiam con rassegnazione tutto concesso, per retrovolgere con più energia gli argomenti.

Ora è possibile, che quella Francia la quale va al Messico per ispegnere l'anarchia, che tutela la libertà dei popoli ovunque, protegga in Italia il vituperio in forma di governo, la rapina officiale, ed assista impassibile alla tragedia d'otto milioni di uomini, alle velleità, alle stragi, alle morti, alla guerra civile; ad una efferata tirannide, senza provare un palpito pel manomesso dritto, pel tribolalo vicario di Cristo, per lo scisma che ruina il Tempio Cristiano?

Che? non visse Napoleone III, anzi ricettò all'ombra di Pio, quando sua stirpe incalzava all'ostracismo Europa tutta? Non fu primo riconosciuto Imperatore dei Francesi da Ferdinando II, il padre dello sventurato eroe di Gaeta? Oh! rientri nel santuario di sua coscienza, guardi îl Palazzo Farnese e la coppia dei giovani Principi che vi hanno stanza, rassegnati, calmi, perché aspettano un momento speralo di riparazione; s'inspiri nei loro palpiti, mediti loro sofferenze, e gli spasimi, le torture di due popoli che col cuore sulle labbra, sospirano una restaurazione dei Sovrano legittimo.

Questi sono nobili impulsi, che se Napoleone III

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tradurrebbe in fatti, potrebbe vantarsi di aver compito un' eccelsa missione, col soddisfacimento di tutta Europa, e le benedizioni d'otto milioni di tormentati.

E quest'alba spunterà egli il sa: ché la giustizia ed il diritto, possono un istante sospendere il lor corso, ma presto o tardi tornano sovrane dell'uni verso. Alla virtù vilipesa la sapienza di Dio prepara un trono splendido, un trionfo incontestabile.

Il regno di Napoli deve risorgere come per incanto; lo deve, perché è il voto spontaneo delle popolazioni, lo deve, perché importa all'equilibrio Europeo, perché risulta da tutti i trattati, e perché infine questa Italia va a ruinare, consunta, esaninita e maledetta.

Nessun economista o statista potrebbe pretendere il contatto di nature opposte, la immedesimazione di elementi eterogenei e ripugnanti. Napoli in un secolo è stata teatro di nefande vicissitudini; la voracia forastiera vi ha sovente piantato stanza a forza d'insidie... aprite la storia... il vasto arsenale delle umane tradizioni... la dinastia dei Guiscardo é spesso stata espulsa per tradimenti, e ristorata per suffragio di popolo. Questo non si può negare e la ragione è positiva.... I Borboni a Napoli sono il centro, la bilancia, alla vita economica e politica Europea. Quando avranno spento Austria, Prussia, Russia ed Inghilterra,

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travolto l'indole dei popoli meridionali, quando il diritto sarà il ludibrio e non il codice delle genti, allora smetteremo l'assioma della restaurazione.

Ferdinando II e suo Figlio furono e saranno alleati sinceri a Napoleone III. Vittorio Emmanuele è il zimbello della rivoluzione; quella rivoluzione che non si arresta alle perpetrate spoliazioni, ma procede avanti al berretto rosso; quella rivoluzione che ha mandato Pianori, Orsini Greco, a trucidare Napoleone III tenendo sue concioni in Piemonte.

Ma dureranno questi tempi a lungo? Certo che no. L'espiazione è compita: passarono i Timour Beig, i Ludovico il Moro, i Ferdinando da Toledo, i Cromwell, i Robespierre, i Marat, e passeranno i nuovi Ezzelino d'Italia.

Rouher dice nutrire simpatie per l'Italia; essersi associato ai dolori di questo popolo; aver diviso sue speranze, udito il lungo sospiro dei secoli come accennò il poeta: ebbene, nessuna potenza meglio di Francia, potrebbe restituire il nostro sventurato paese all'altezza dei suoi destini. Consulti perciò l'universale, dal plebeo al principe, non badi alla turba dei settari, i quali non péritano vendere la terra che li vide nascere per altri trenta danari; esamini sinistra impressione, solco sanguigno ha lasciato l'unità, orrore desta nelle popolazioni la piemontese occupazione, mandi suoi emissarii ovunque,e singolarmente nel Napolitano,

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ove ogni zolla è un cipresso ed una croce mestamente deposta a ricordare una vittima di soldatesca rabbia straniera, indi risolva!...

Colà l'odio pei subalpini si traduce nella stampa, negli atti, nelle parole e fino diremmo si legge rimprontato sul viso. Non sono no, politiche ed infervorate descrizioni, ma verità che ognuno può a sua volta assicurare.

Scongiuri Napoleone l'uragano che va addensandosi negli sparsi nuvoloni. L'Europa è commossa; è in una fabbrile eccitazione pei casi successi, ed aspetta un istante propizio per finirla con questa sedicente Italia che affligge la pace del mondo. Badi, quando la rivoluzione avrà pian tale solide baracche sul Po, il fantasma di un altra Costituente sorgerà sulla Senna.

La rivoluzione è un male che si comunica colla rapidità dello elettrico, e per scongiurare gli effetti del socialismo bisogna rimontare alla sua sorgente ed affogarlo nei primi vagiti: ci risparmi giorni d'ira, di vendetta, di vergogna! Si persuada che l'Europa non può dormire sugli allori della demagogia, quella demagogia che in Italia sta scavando il sepolcro a tutte le monarchie di Europa.

IV.

Mettiamo intanto da banda le sparate di coloro che vorrebbero patrocinare tutt'altra sintesi nel

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discorso Rouher, e favelliamo di cosa non meno importante.

La missione Vegezzi!...

Si arrabattino o no i giornali ad immaginare fandonie nello scabroso sentiero, noi ci appigliamo a' fatti solamente.

Certo, la carità di Pio IX ha benissimo operato aprendo pratiche con Re Vittorio, né v'ha scandolo in ciò, ma nocumento solo pel fracido regno.

Bisogna anzitutto distinguere nel Papa, due caratteri. Quello di sacerdote, e quel di Sovrano! Col primo, Egli è faro comune ai cattolici, è pastore, è curato alle anime; è padre pietoso, tenerissimo coi figli traviali. Barbarossa levossi rubelle al Pontefice, ma pentito e umiliato gli corse ai piedi. E che perciò? fu ricevuto con rimprotti, con minacce, con oltranza? No, in Vaticano trovò il Vicario di Cristo colle braccia spiegale, che lo benedisse nell'amplesso del perdono. Lo stesso avvenne a Pipino. E Pio VII quell'iride di bontà, scortalo da' gendarmi stranieri in esilio, non pregava Dio pel suo persecutore? e quando i casi di Europa furon fatali ai Buonaparte e l'Eroe di Friedland giaceva a S. Elena, chi protestò in nome dell'umanità onde si alleggerissero sue pene, alle Potenze collegate? Il Papa somiglia all'uomo Dio! aspetta il di della risurrezione, ma torturato, crocifisso, insultato, dimentica e prega pei suoi nemici.

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Troppo bella è la virtù Cristiana!

Le dottrine dell'ottantanove, hanno portato il mal seme dell'ateismo. Francia menò in trionfo la Dea ragione, a Nostra Donna; ma la corruzione dei popoli conseguitante all'empie dottrine, spaventa gli stessi eretici, i quali s'avvidero che buon governo è dove l'istinto religioso impera supremo nelle masse; dove la forza soggiace all'incubo della civiltà morale. Al 1860 î rigeneratori, non si fidarono evocare l'attechito cadavere dei 1792. Eglino hanno scolpito bene in mente, che le forche e le bipenni dopo avere sgozzato Bailly e Condorcet, spensero Danton e Robespierre. Ma un certo rinnovamento in religione dovea portarsi; ed ecco le nostre povere città infestate da libri protestanti: Lutero, Calvino, Franchi, Us e Melantone tornarono in voga, colla sentina dei pestiferi sistemi.

In tanta minaccia di dissoluzione sociale qual è il compito dei Pontefice?

Opporre una siepe al torrente dell'eresia; raccostare il gregge cristiano ai sacerdoti; raddoppiare di vigilanza e di sollecitudine nella conservazione dei culto: perochè una rivoluzione politica si distrugge col cannone, ma in religione deesi mantenere la fede.

Perciò solo il Sovrano Pontefice chiese la reintegrazione dei Vescovi a Vittorio Emmanuele,

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Principe cattolico, e non Re d'Italia; a Vittorio Emmanuele le cui politiche velleità non tolgono il titolo di cattolico.

Costui tiene in possesso provincie non sue; ma queste provincie che han perduto la loro indipendenza, il tipo individuo, sono tuttavia cristiane. E se mai il sentimento religioso, freno a' disordini peggiori, venisse in loro insidiato o distratto, in quali orgie, in quai deliri sfrenati non precipiterebbero? Dei due mali bisogna scongiurare il maggiore, finché tempo arrivi a rimediare il secondo.

V.

Abbiamo del resto i seguenti dati.

Il Santo Padre si rivolge a Rie di Piemonte, rammaricando lo scisma, e domanda provvedere alle Sedi vacanti.

Il Pontefice aprendo negoziati col ligato piemontese non ha carattere di Sovrano, ne le versanti quistioni sono politiche.

Il Re di Roma spagliato, da Re di Piemonte, non può, non deve transigere per due potenti ostacoli. Il Re di Roma è un Principe eletto, un usufruttuario del regno della Chiesa; egli può goderne in vita, ma disporne mai: depositario fedele deve trasmettere integro, il patrimonio al successore.

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Tra il Pontefice e l'usurpazione avvi un abisso, ne questi può sanzionare in modo qualunque l'opera del furto e del sagrilegio.

Adunque ripugna che mentori politici spifferino delle marchiane cose, senza sapere che, escogitare i misteri della politica di Curia Romana è assai difficile compito, e cinguettare in controsenso alle immutabili teorie di Santa Chiesa una ridicola iattanza.

Noi potremmo col sussidio della storia argomentare sulla odierna missione Vegezzi, ma il faremo coll'ausilio dei fatti compiuti.

VI.

Rouher parla di confederazione a Parigi, mentre Persigny va esplorando la situazione del regno Italiano nei suoi foschi colori. L'amico di Napoleone III è tutto tenerezze al Valicano e si sfoga in soavissime proteste della devozione imperiale, non omettendo le proteste e le assicurazioni sui possessi attuali.

A capire che Napoleone vuol prevenire la burrasca non ci vuol troppo.

Noi lo ripeteremo fino a nausea. A Villafranca non balenò l'Unità. Questo aborto di programma è una frenesia di piazza.

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Or, poiché la federazione con mutamento dinastico andò in visibilio per le accorte girelle inglesi, Napoleone ritenta il cammino con altre evoluzioni, ma sempre ponendo per base gli stessi auspici. Il papa non può spodestare e crearne uno di sua famiglia, perciò bisogna acconciarsi... d'altro riflesso il Nord ferve e minaccia, quindi si dee finire.

In tale giunge Vegezzi a Roma.

Voi ci direte: la missione Vegezzi è puramente religiosa, e noi rispondiamo può essere:....

Il Papa per la qualità di prete negozia anco coi nemici, inspirandosi a dovere cattolico, astrazion facendo della politica: ma il Piemonte che manda Zaverio Vegezzi, diplomatico ed ex ministro a trattare col ministro del Papa, riconosce non solo il Capo della Chiesa Universale avente giurisdizione spirituale in tutta Italia, ma anche il Principe di Roma, quello che con noto sagrilegio negò il Parlamento Italiano.

AI 1857,Carlo Buoncompagni andava a visitar Pio IX in Bologna.

Arrogi, allora come sempre il Piemonte era ostilissimo al Governo del Papa. Ebbene, che scrissero all'occaso i giornali di quel tempo?

» Il Cav. Buoncompagni va ad inchinarsi a Pio IX come Capo della Chiesa Cattolica di Piemonte; e perché allora cola si vituperano le sue allocuzioni, si esiliano vescovi, si nega il Sagramento del matrimonio,

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si vogliono abolire Conventi con tante nullità che il mondo conosce?»

» Lo si manda ad ossequiare un Principe Italiano (e noi abbiam dimostrato che lo abboccamento officiale del Vegezzi, include a priori il riconoscimento d'uno Stato indipendente, d'un Regno di Roma,) ma la contraddizione è evidente.

L'Italia parlamentare, ba proclamato Roma, Capitale del gran Regno, quindi pratiche Ira ministro piemontese e ministro di Roma non possono esistere, eziandio il potere esecutivo si rivolta al legislative.

Se perciò taluni ammettono che Pio IX accordando udienza a Vegezzi, ha transatto in massima col regno d'Italia, rinsaviscano. Il Papa Angiolo di bontà, e Pastore supremo; richiama l'empio, a salubre emendamento. Vegezzi, legato di Vittorio Emmanuele, Re, sospinto dal mare rivoluzionario a scoglio durissimo; è il presente CHE RINNEGA IL PASSATO, PERCHÉ TEME L'AVVENIRE.

Egli mostra che la tirannica burbanza dello astuto serpente si prostra e striscia ai piedi del Vaticano, dove è una potenza più che umana. Egli mostra che il Centaure della nequizia, stanco di se stesso, s'umilia. Egli mostra che la rivoluzione tocca i suoi estremi nel pentimento, e rifugge il proprio errore.

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Ah! voi credete che i Giudei di Piemonte sieno teneri di morale giusto adesso? Errore! Eglino vedono la macchina Italiana, logorata, sfasciarsi e ripiegano. Al 1860 eran Titani, oggi s'atteggiano Pigmei; se non altro per aver merito di vittime.

» I rivoluzionarii (scriveva La Farinna) non banno avuto mai bontà 0 reità intrinseca ma traggono il loro carattere morale dalle circostanze che ne determinano l'azione

VII.

Spingiamo più oltre le nostre investigazioni. Le trattative a perle col Papa dal Piemonte che risultati han portato?

In materia religiosa:

Ormai tutto il mondo è convinto che la rivoluzione Italiana per quietare le suscettibilità Cattoliche ha bisogno di avvicinarsi a Roma.

Se il Papa alla tutela delle anime chiede la restaurazione dei Vescovi, adempie un sacro obbligo, ma la demagogia elevata a potere, che, dopo avere sfolgorato il Vicario di Cristo in mille modi, ripara sotto l'egida di Lui, svela un non so che di paura, diffida delle sue spacconate, e sente che sue dottrine non sono la decantata civiltà, ne reggono all'urto della vera civiltà cristiana, quella che brama e vuol mantenuta il popolo.

La rivoluzione torna indietro.

Si, quel Saverio Vegezzi che ne' primi colloqui avuti

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tuonava ineluttabile necessità votare la legge sullo incameramento dei beni ecclesiastici, e scioglimento dei corpi religiosi; redento alle impressioni del Vaticano, l'uomo di Castelfidardo, cambia tattica: la legge è ritirata, e scongiurata la turpe spoliazione.

Che importa se il Lanza or dica che fra sei mesi si ripiglierà?

Il comando di sospenderla venne da Parigi, quella Parigi che al 1865, non e più la Parigi del 1860. Ma fra sei mesi l'Italia non cangerà fisionomia? Oh! la parabola ha tutto descritto il grado ascendente.

La guerra di Crimea, il congresso di Parigi, Palestro, S. Martino, le annessioni di Toscana e Ducali, lavorate da Curletti e Farini, Marsala: l'assassinio di Castelfidardo, quello di Gaeta ed Aspromonte, formano la meta della curva saliente. Or comincia il declinio. Varsavia, Teopliz,la sgozzata ribellione polacca, Kisingen, Karlisbad, la guerra di Danimarca, la Convenzione del 15 Settembre, l'Enciclica, e la Confederazione Italiana bisticciata da Rouher nel corpo legislativo, confirmata da Persigny, e controllata da Vegezzi La rivoluzione retrocede, ma ciò non può senza suicidarsi, perciò perirà.

Guardiamo un poco il viaggio Vegezzi dal lato politico.

Se il Papa non può negoziare col Re d'Italia che disconosce, lo può benissimo col Re di Piemonte,

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e Vegezzi colla semplice qualifica di legato piemontese è recettibile a Roma. Ma il ministre italiano, in quai modo giustifica sue trattative col Re di Roma, se questo Re di Roma, è uno assurdo nella balzana mente dei novatori?

Il Papa si conduce destramente, e dove le aperture diplomatiche fallissero, direbbe che Egli si è inteso col Re di Piemonte, tentando ridurlo alla diritta via; ma Lamarmora col solo favellare Antonelli misconosce l'Unità Italiana confermando la convenzione.

Intanto il solo sospetto d'un possibile accordo, ha provocato note severissime da governi esteri tutti; Roma quindi ha sempre ottenuto una conferma un compromesso, alle teoriche dell'Enciclica, dopo riscosso le lodi cattoliche. I potentati temendo sfruttato il sussidio della quistione religiosa, sono esciti dalla consueta torpedine, e pronunziali in favore dei Dritti della Chiesa, esortando il Papa a non recedere di un passo.

Il Papa ha preso alto di queste note, e potrebbe dietro le parole... forse, evocare a sostegno i falli. Roma sa ormai precisamente le intenzioni di Europa: il mistero si va dileguando e guizza un poco di luce sugli accordi Nordici: ciò è dovuto alla missione Vegezzi.

L'elemento conservatore si è rincorato per tale successo: Egli vede primo il governo Italiano entrare nella via dell'ordine e della giustizia;

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all'opposto il partito liberalesco, è sbalestralo da mille guai, e nei suoi giornali regna tanta confusione, che par proprio la nuova Babilonia vivente.

Il prestigio del Papa s'è sommamente rilevalo nella sommessione del Governo Italiano.

La religione ha trionfato sulle selle.

Son questi gli allori che Roma raccoglie per avere ricevuto Vegezzi, e le spine che sparge nel cuore della rivoluzione.

Or fa un mese, molli ancora protestavano buona fede del Governo Italiano, nel volere l'unità, ora deridono la stolida credulità.

E benché i savi sapessero che la Russia sin dal 1814, per le parole dell'imperatore Alessandro, volesse lafederazione italiana.

L'Austria la fermasse a Villafranca.

La Prussia la propugnasse col reame del gran Federico.

L'Inghilterra l'avesse ideata al 1812; e tutti insomma concordemente la pregiassero; pure alla grossa plebaglia bisognava una pruova di fatto per convincersi che l'Unità è per sempre bandita, e la Federazione prevale.

Napoleone con arte è pervenuto a darla. Il discorso Rouher, e la missione Vegezzi lo attestano.

Ormai l'Unità è il baleno dei di che furono, e torna a rivagare nelle fervide menti della giovane Italia.

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Resta la soluzione, nella quistione dinastica, che non può appartarsi dalle leggi su cui riposano i trattati.

Noi sappiamo che Vegezzi dicesse a Torino: Roma sarà sempre dei Papi. Questo concerne lo elogio recato dall'Eterna Città.

E l'Italia tradita e spogliata, sarà restituita alle vittime del tradimento, soggiungiamo noi?

Ma sarà poi vero? Si, perché il diritto non è ciancia, e la giustizia utopia.

VIII.

Riepiloghiamo

Rouher dichiara in Italia, stabilito per la Convenzione, il principio di due Sovranità in un regno; quindi la Confederazione.

La Confederazione distrugge i plebisciti e svincola le parti contraenti.

Ammette in una potenza il diritto d'intervenire allorché una crisi politica accenna compromettere l'equilibrio Europeo.

Riconosce nei popoli il diritto di mutare l'organamento interno, ma vieta loro quello di farsi assorbire d'un altro popolo. Cioè, propugna il principio delle legittime dinastie. Per Napoli e Sicilia dice che lo Imperatore subi le annessioni, ma non le provocò; anzi protestò sulla loro attuazione e le riconobbe come fatti puramente compiuti.

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Fra giorni Napoleone, reduce dall'Algeria avrà (dicesi) abboccamento col Papa a Civitavecchia, mentre Francesco Giuseppe e Guglielmo di Prussia s'incontreranno a Karlsbad.

Persigny riferirà come una volta Sir Gladstone

Lo stato delle provincie meridionali d'Italia. Qualunque componimento giudicassero opportuno le Potenze riguardo all'Italia, il Piemonte non potrà mai pretendere l'esecuzione dei plebisciti, che ha spontaneamente declinato..

Che sia l'Italia il punto obbiettivo della politica odierna è indubitato: che un accordo segreto tra le Potenze esiste col molto d'ordine: spegnere la rivoluzione con la rivoluzione è sicuro.

L'Inghilterra è col Nord, prova l'avere sagrificato vitali interessi dinastici in Danimarca.

Tutto il problema si riduce a risolvere se Francia e Piemonte sien della brigata, e la tragedia non fosse una commedia.

A noi balenò il dubbio quando leggemmo il proclama di Vittorio Emmanuele agl'invasori delle Marche e dell'Umbria, e l'altro al popolo di Napoli. La convenzione lo avvalorò: la sua attuale politica lo dimostra (1).

(1) Nel primo notansi con meraviglia queste parole = Discordo colle grandi potenze ecc. ecc. =

E nel mondo = Con me l'era della rivoluzione è finita =

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Tant'è, pare si voglia a forza scongiurare la guerra.

Noi sovvenghiamo ai lettori un libro importante (Le memorie del Cardinal Pacca). Al 1803 fu steso un concordato tra Napoleone e Pio VII L'accordo ira la Chiesa e l'Impero segnò la fine della rivoluzione Italiana.

Il passato potrebbe accennare il futuro!....

Nessun uomo che ha buon senso crede all'Italia d'oggi, a questo pesce d'Orazio corretto alla Saint Joust, Couthon e Robespierre. Tutti ne prevedono lo sfacelo.

Secondo il convenzionista Dupin, Saint Joust, e compagni rappresentarono un dispotismo peggiore a quel di Nerone e Tiberio.

L' Italia dunque non ha libertà, ma dispotismo.

Rouher ha parlato; e nella sua locuzione vi è un segreto occulto.... Eccolo.

Si, Rouher ha voluto purgare la Francia dalla solidarietà imputatale nell'anarchia d' Italia, ha richiamato l'attenzione delle Potenze, e sostenuto il dritto d' intervento: ha infine sulla lapide sepolcrale di quest'ibrido scheletro scritto le tremende parole. Mane, Thecel, Phares.

Pria di concludere.

Promettemmo fatti a susseguo dell'assunto:

Adempiamo!

» Una convenzione è stata firmata ira Re di

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» Piemonte e Sovrano Pontefice. Il Papa manderà Vescovi in Piemonte e Lombardia col placet di Re Vittorio Emmanuele; per le provincie annesse Vittorio Emmanuele, ne prepara ne interviene, ciò spettando in futuro a Principi Legittimi.

Roma è dei Papi, per sempre...

Restano Napoli e Sicilia... Oh! Elleno non sono quistioni!

Francesco II, è loro Re legittimo, la diplomazia ed i popoli lo vogliono.

Forse Piemonte si accorda in massima co' potentati, perché re Sabaudo non vuol cimentare Torino.

Sono ancora a determinarsi quistioni subordinate.

I lettori nol crederanno?.... bene, lo dimandino alla lealtà di Vegezzi, Lamarmora,Rouher, e Napoleone III!

AVVISO

È sotto i torchi un'Opera intitolata = Rivelazioni segrete, sulla Vita politica di Giuseppe La Farina = compilata con documenti autografi dell'Apostolo Messinese.

Costerà di circa 10 fogli di stampa. Ogni copia franchi 3, a domicilio. Essa sarà una cronaca degli orrori e turpitudini commesse dal Gabinetto Cavour, complice La Farina, per illudere i popoli sull'Unità Italiana. Conterrà altresì i segreti colloqui, i dispacci inediti, nonché le biografe dei primi attori della Camarilla La Fariniana, cose tutte di grande utile per la Storia dei nostri tempi.

Ai librai non sarà concesso un numero di copie minori di 500. Si possono dirigere le dimande all'Editore proprietario, Settimio Severo - Napoli.







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