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L'ALFIERE - APRILE 2007 - FASCICOLO XLVI

Vento del Sud

di Edoardo Vitale
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Sebbene si fondi sullo studio ed esorti alla riflessione, rifuggendo dall'invettiva manichea e dalle semplificazioni fuorvianti, L'Alfiere è stata fin dalla nascita una rivista di battaglia. Nel 1960, sotto i bombardamenti a tappeto della vulgata pseudo-patriottica, nel cono d'ombra opprimente proiettato da una secolare impalcatura di bugie, nel frastuono delle celebrazioni del centenario della soppressione violenta dell'indipendenza meridionale, l'antica capitale del Sud vide finalmente sventolare, sorretta da poche giovani braccia, la bandiera della verità storica e della dignità nazionale. Fu l'inizio antagonista di una lunga traversata controcorrente, tenacemente condotta nell'alternarsi delle stagioni politiche, col timone saldamente orientato nel segno della tradizione.

Le successive, ricorrenti ondate di retorica "risorgimentale", nelle loro varianti caricaturali, superficiali o semplicemente menzognere, ma sempre significativamente accompagnate da un pregiudizio antimeridionale, hanno suscitato reazioni sempre più vibrate e diffuse.

L'ALFIERE - APRILE 2007 - FASCICOLO XLVI

L'ultimo pretesto cui l'apparato mediatico e istituzionale ha fatto ricorso per avvolgere l'Italia di una soporifera e strumentale oleografia, grondante ossequio verso tutti i miti fondanti del sistema politico ed economico che domina in occidente, è il bicentenario garibaldiano. Come il suo codice genetico gli impone, L'Alfiere ha riversato l'indignazione per la spudorata arroganza dei mistificatori in una risposta culturale tanto ferma quanto densa di significati: onorando la magnifica figura della nostra Regina Maria Sofia, mito autentico la cui luce abbagliante ricaccia nell'ombra gli idoli di cartapesta tenuti in piedi e imbellettati dai falsi intellettuali al servizio del potere.

Dai muri della sua capitale e della città che la vide impavida protagonista dell'estrema difesa, il suo viso nobile e intenso è tornato dopo quasi un secolo e mezzo a ricordare agli uomini e alle donne del Sud che l'ingiustizia non può essere eterna, che il sacrificio di chi difende la dignità di un intero popolo non può essere vano. In onore suo e di tutti gli eroici difensori del Regno, le note dell'inno di Paisiello, dopo 146 anni, sono tornate orgogliosamente a risuonare per le strade e le piazze di Gaeta. Per la prima volta, dal mare, la candida bandiera del Sud, innalzata da numerose imbarcazioni, ha risposto a quella che sventolava sulla sommità dell'impervio bastione ove si consumò la gloria e la tragedia della batteria Transilvania. Una folla mai così numerosa, che il luogo non riusciva a contenere, ha assistito commossa e composta al ricordo di quei ragazzi, che mostrarono al mondo fino a quale punto possa giungere la fedeltà, l'amore e il coraggio delle genti napoletane. Assieme alla tradizionale corona, quest'anno, nei flutti luccicanti che lambiscono il promontorio è sceso anche un umile mazzolino di fiori, per ricordare la semplicità, la freschezza e lo splendore della nostra intrepida Regina, della quale siamo tutti innamorati, così come lo furono i soldati che l'ebbero alloro fianco nella lotta.

Ma la luce di Gaeta non conosce confini e si propaga in ogni luogo in cui risuonano le verità misconosciute sulla catastrofe che devastò le istituzioni, desertificò l'economia, offese le tradizioni, vulnerò la stessa identità dell'antica nazione che andava dal Tronto a Lampedusa.

Sempre più spesso notiamo, con elettrizzato stupore, che a moltissimi compatrioti, quale che sia la loro dimestichezza con la storia del Sud, basta un contatto anche breve con le tesi della storiografia che confuta le interessate fandonie antimeridionali o un momento anche fugace di commossa evocazione dei momenti più intensi del nostro passato per passare dall'apatia al fervore della conoscenza, dal fatalismo alla militanza nella difesa della propria cultura.

È la prova entusiasmante del fatto che un secolo e mezzo di denigrazioni, di falsificazioni strumentali ossessivamente propinate, di continui attentati alle peculiarità culturali e ambientali di un popolo non è riuscito a distruggere, nell'animo dell'uomo del Sud, quel cassetto prezioso ove sono custoditi gli elementi essenziali della sua personalità, plasmati nei millenni da una storia di incomparabile ricchezza.

Non vi è sforzo per la difesa della verità storica che non sia ripagato dal cogliere lo sguardo luminoso di chi riscopre l'orgoglio della propria identità. Un nobile popolo comincia a risvegliarsi. Il cammino è ancora lungo e impervio, ma si avverte sempre più distintamente che un gagliardo vento di libertà ha cominciato a soffiare. Un vento di scirocco tiepido e teso, che spalanca le finestre delle nostre case, che gioiosamente ci scorre sugli occhi e fra i capelli, che ci invita a scendere per le strade, a riappropriarci del nostro presente e a rivendicare il nostro futuro, a scoprire nello sguardo dei nostri simili una comunanza di destino. Un vento del Sud che porta speranza ed energia, coraggio e passione. Perché noi non auspichiamo anacronistici restauri, né ci nutriamo di rancori. L'unica vendetta che sogniamo è - parafrasando Bobby Sands, figura-simbolo della lotta del popolo irlandese - il sorriso dei nostri bambini. Quei bambini che lo persero, un tempo, perché costretti a emigrare in terre lontane, e che lo perdono oggi, perché emarginati dal cinismo di una società mai riscattatasi dalla violenza che la generò.


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APRILE 2007 - FASCICOLO XLVI - REDAZ.: CORSO V. EMANUELE, 499 - 80135 NAPOLI

L'ALFIERE
APRILE 2007 - FASCICOLO XLVI
REDAZIONE: CORSO V. EMANUELE, 499 - 80135 NAPOLI


SOMMARIO
  • Vento del Sud di EDOARDO ViTALE
  • Il sacco dell'orco
  • Dal sole delle Alpi al sole del Sud di ULDERICO NISTICÒ
  • Lo sventramento di Napoli di CARMELA PiANO
  • L'occhio nel ciclone di ETTORE
  • Garibaldi tra rivoluzione e cleptomania di PIERO VASSALLO
  • Un romanzo premonitore di GIANANDREA DE ANTONELLlS
  • Quando un ospedale fa la storia di ERMINIO DE BIASE
  • Una medaglia racconta di UMBERTO PONTONE
  • Le alleanze dinastiche delle Due Sicilie di ROBERTO MARTUCCI
In copertina: 30 reggimento Svizzero, Sottouffiziale in Gran Tenuta Uffiziale in Gran Tenuta








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